{"id":10309,"date":"2008-01-29T12:00:00","date_gmt":"2008-01-29T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-031\/scanner-intellectual-electronica\/"},"modified":"2020-10-25T10:25:38","modified_gmt":"2020-10-25T09:25:38","slug":"scanner-intellectual-electronica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-031\/scanner-intellectual-electronica\/","title":{"rendered":"Scanner: Intellectual Electronica"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Scanner<\/span> \u00e8, sin dagli esordi, un&#8217;artista inclassificabile nel fitto panorama della creativit\u00e0 elettronica. <span class=\"testoscuro\">Robin Rimbaud <\/span>\u00e8 conosciuto infatti nel mondo della musica elettronica di qualit\u00e0, ammirato anche dal suo stesso padre spirituale Karlheinz Stockhausen, ma da sempre si muove nel fertile terreno di contaminazione delle nuove tecnologie e delle potenzialit\u00e0 offerte dai mezzi di espressione elettronica e dei media integrati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto il suo mondo <span class=\"testoscuro\">Scanner<\/span> lo ha costruito attorno al suo stesso nome, mantenuto sin dagli esordi nell&#8217;ormai lontano 1995. Per <span class=\"testoscuro\">Robin Rimbaud<\/span> lo scanner \u00e8 dichiaratamente uno strumento, un mezzo per comunicare, un artificio elettronico in grado di captare voci e dialoghi di persone sconosciute, che ci circondano, che vivono dove noi stessi viviamo, che respirano, si emozionano, comunicano, amano e odiano come noi stessi facciamo. Tutto ci\u00f2 ha portato Robin a collaborare con entit\u00e0 e mondi tra i pi\u00f9 diversi, con una fertilit\u00e0 e una rigore progettuale che pochi possono vantare. Da video artisti ad architetti, da coreografi a designer, in molti hanno avuto desiderio di costruire ambientazioni sonore grazie al contributo di Robin. Alla base l&#8217;integrazione tra diverse discipline digitali e analogiche, dall&#8217;urbanistica alla musica elettronica, dal design alla video arte, dal sound design alle installazioni e ai live media.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dal compositore <span class=\"testoscuro\">Jean Paul Dessy<\/span> al fashion designer <span class=\"testoscuro\">Hussein Chalayan<\/span>, Scanner ha elaborato lavori di <span class=\"testoscuro\">Salvatore Sciarrino <\/span>e ha collaborato con gli italiani <span class=\"testoscuro\">Alter Ego<\/span>, ha sonorizzato le immagini di <span class=\"testoscuro\">Michelangelo Antonioni o di Jan Luc Godard <\/span>e ha preparato la sigla della nuova Comunit\u00e0 Europea, ha collaborato con il video artista <span class=\"testoscuro\">Edith Garcia<\/span> e con altri artisti visuali per installazioni audio-video in giro per il mondo (molto noto il lavoro con il regista sperimentale <span class=\"testoscuro\">Steve McQueen per l&#8217;opera Gravesend presentata alla 52ima Biennale di Venezia<\/span>).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"7\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/elettronica_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Photo by: Diana Bier<\/p>\n<p align=\"justify\">Scanner ha inoltre lavorato al fianco di coreografi come <span class=\"testoscuro\">Wayne McGregor o Daniel Larreu<\/span> e ha esplorato i lavori di <span class=\"testoscuro\">Andy Warhol<\/span>, ha preparato diverse sonorizzazioni urbane e si \u00e8 occupato di sound toys con l&#8217;amico <span class=\"testoscuro\">Richard Tonne<\/span>. Da molte delle sue opere sonore sono nati veri e propri dischi, da solo o in collaborazione con altri artisti, dai lavori con <span class=\"testoscuro\">Stephen Vitello (con cui ha firmato la prima opera di sound-art mai commissionata dalla Tate Modern di Londra), Kim Cascone, Alva Noto e DjSpooky<\/span> alle intriganti sound polaroids sempre con Richard Tonne, dove ambiguo diventa il confine tra la rappresentazione sonora delle immagini e l&#8217;intepretazione visiva dei suoni. Per concludere con le collaborazioni pi\u00f9 recenti, da quella con il multimedia artist italiano<span class=\"testoscuro\">Tez (con la bellissima performance multischermo Blindscape) alle colonne sonore scritte per le coreografe Christin Bastin e Shobana Jeyasingh al pi\u00f9 recente progetto <\/span>. I suoi lavori sono stati esposti e rappresentati al Centre Pompidou di Parigi, alla Kunsthalle di Vienna, alla Royal Opera House e alla Tate Modern di Londra e al teatro Bolshoi di Mosca.<\/p>\n<p align=\"justify\">Insomma Scanner non si risparmia: ha curato la mostra <span class=\"testoscuro\">Mobile presso l&#8217;Espace Landowski di Boulogne nel 2006<\/span> e ha diretto il progetto <span class=\"testoscuro\">Night Jam con i bambini dell&#8217;Horizon Youth Centre di King&#8217;s Cross a Londra<\/span>, per comprendere come, attraverso l&#8217;isegnamento per mezzo di una serie di workshop su musica e voce, i bambini potessero esprimere come la citt\u00e0 di notte appare e si sente ai loro occhi e alle loro orecchie. Robin \u00e8 anche membro del <span class=\"testoscuro\">Free103 point9,<\/span> organizzazione no-profit di media artisti con lo scopo di promuovere le innovative Arti di Trasmissione e non gli manca il tempo per collaborare alla newsletter londinese <span class=\"testoscuro\">Kulture Flash.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ricordare tutte le collaborazioni e i progetto in corsi di Robin Rimbaud \u00e8 impresa realmente impossibile, le mostre a cui ha partecipato un lavoro di ore e ore di intervista che nessuno forse far\u00e0 mai. Il consiglio in fondo \u00e8 quello di seguire da vicino la sua continua attivit\u00e0 in Rete, attraverso il suo sito\/blog e la sua newsletter. Altro indizio ineluttabile della necessit\u00e0 di Robin di comunicare con le persone che lo amano e lo seguono, in ogni angolo del pianeta da casa propria: io ho il piacere di essere suo amico e francamente la sua ironia e la sua visione ironica e mai banale del mondo dell&#8217;arte contemporanea e della musica elettronica moderna sono per me un elemento di confronto sempre importante.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"7\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/elettronica_mk08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Robin, incominciamo a capire da dove arriva il tuo nome d&#8217;arte. Pi\u00f9 che altro vorrei sapere dalla tua voce perch\u00e9 hai iniziato a usarlo all&#8217;inizio della tua carriera e in che modo lo scanner rappresenta per te uno strumento per comunicare in un&#8217;era in cui la Rete sembra aver soppiantato fagocitato ogni altra forma di comunicazione digitale<\/p>\n<p align=\"justify\">Beh, sicuramente \u00e8 curioso il fatto che quando si fa musica bisogna avere necessariamente un&#8217;altra identit\u00e0, sia che si chiami Franz Ferdinand, che Oasis o Autheche o Aphex Twin. C&#8217;\u00e8 sicuramente qualcosa di curioso nella necessit\u00e0 di usare un&#8217;altra identit\u00e0 e questo \u00e8 qualcosa che esiste non solo nella musica ma anche nella letteratura, succede da centinaia di anni. In Inghilterra per esempio, George Eliott \u00e8 un esempio classico, di cui non si \u00e8 mai saputo se fosse maschio o femmina. Io personalmente ho usato molti nomi nel corso degli anni e inoltre ho un nome francese che spesso per le persone \u00e8 piuttosto difficile da assimilare: io mi chiamo Rimbaud capisci? Per cui in francese &#8220;je m&#8217;appelle Robin Rimbaud&#8221; suona anche bene, ma in inglese spesso la gente sbaglierebbe il nome, non saprebbe come pronunciarlo, quindi Scanner \u00e8 sicuramente perfetto. Ho iniziato quindi questa parte della mia carriera utilizzando per l&#8217;appunto uno scanner telefonico: cio\u00e8 che mi piace e mi affascina di questa macchina \u00e8 l&#8217;abilit\u00e0 di catturare i suono che ci circondano, la capacit\u00e0 di raccogliere suono in un raggio di 1 Km come un ricevitore radio. Ho trovato questa idea molto eccitante sia psicologicamente che creativamente, la capacit\u00e0 cio\u00e8 di entrare improvvisamente negli spazi in un modo che normalmente non \u00e8 possibile agli esseri umani, entrare nella conversazione privata tra due persone. Per me lo scanner \u00e8 lo strumento perfetto perch\u00e9 mi consente di disegnare delle narrazioni, suoni e storie dalle citt\u00e0 nelle quali mi capita di lavorare. Questo mi consente di far s\u00ec che i miei live e i miei lavori siano diversi sempre gli uni dagli altri, nel momento in cui il materiale di partenza proviene da luoghi e momenti completamente differenti<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Quindi lo scanner \u00e8 per te quasi uno strumento per creare un ponte di comunicazione tra il materiale da te registrato e rielaborato per l&#8217;ascolto di un pubblico di volta in volta diverso.<\/p>\n<p align=\"justify\">S\u00ec, per me \u00e8 essenziale comunicare idee, storie, emozioni e narrazioni.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"7\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/elettronica_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Ti chiedo questo perch\u00e8 purtroppo non \u00e8 molto frequente, nel mondo della musica elettronica, trovare artisti anche molto conosciuti e considerati, che abbiano realmente qualcosa da dire non solo sulla loro musica ma sulle loro emozioni e idee.<\/p>\n<p align=\"justify\">S\u00ec, come ti dicevo \u00e8 importante per me avere delle idee e condividerle, un processo che potrebbe facilmente essere definito come &#8220;intellettuale&#8221;: mi piace fare progetto che siano pubblici, coinvolgere il pubblico e avere un dialogo con esso. Lavoro da quasi 15 anni come Scanner e il modo di lavorare \u00e8 piuttosto semplice: lavoro con le persone che mi piacciono, in situazioni che mi piacciono, non lavoro in posti in cui non mi sento felice con le persone, e nemmeno su progetti commerciali. Non mi interessano. Effettivamente nel mondo dell&#8217;elettronica troppo spesso ci si sofferma a parlare su quale \u00e8 il prossimo disco o il prossimo progetto, mentre effettivamente a me piace parlare di idee e concetti, soprattutto quelli che attraversano i confini tra musica, cinema, architettura e moda.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Riguardo alla tua musica, mi ricordo una volta di aver letto da qualche parte che tu dicevi che la tua musica vorrebbe comunicare soprattutto solitudine. Contrasta molto questo concetto con l&#8217;immagine di te e il tuo modo aperto e sincero di relazionarti alle persone<\/p>\n<p align=\"justify\">Penso che ci siamo molte idee diverse che mi piace comunicare con la mia musica: il concetto di comunicazione tra le persone, il dialogo tra il bene e il male delle nuove tecnologie, cosa ci offrono e cosa ci tolgono, come consentono una connessione tra le persone in diverse parti del mondo e come per\u00f2 questo ci disconnette a volte dalla realt\u00e0. Voglio lavorare in modo tale da colpire emozionalmente le persone e colpire al cuore, essere quanto pi\u00f9 emotivo possibile. Quello che realmente mi interessa \u00e8 di agganciare le persone e scuoterle in un certo modo, per dare loro un responso emotivo con la mia musica. Voglio costantemente creare musica allo scopo che le persone possano dire &#8220;Dio, questa cosa mi ha veramente colpito, mi ha fatto immergere nel suo mondo per un momento. Voglio fare qualcosa che sia bello, elegante e bello\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"7\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/elettronica_mk09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Secondo te quindi perch\u00e8 molti ti considerano un po&#8217; un&#8217;intellettuale nel mondo della musica elettronica moderna?<\/p>\n<p align=\"justify\">Proprio perch\u00e8 parlo di id\u00e9e e, tralasciando ogni commento sul mio talento come musicista o artista, ho penso l&#8217;abilit\u00e0 di parlare e condividere concetti e progetti, ed \u00e8 per questo che collaboro piuttosto frequentemente con altri artisti. Ho lavorato con musicisti, video artisti ma anche con fashion designers, compagnie di danza, compagnie di teatro, gallerie e musei. Tutte queste persone non mi hanno mai visto come un musicista che arrivi ad illustrare qualcosa, ma come qualcuno che fa parte di un team di persone; questo \u00e8 la modalit\u00e0 con cui gran parte del mio lavoro funziona<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Ti consideri pi\u00f9 un musicista elettronica o un compositore contemporaneo? Penso che al giorno d&#8217;oggi sia una distinzione che vale la pena di fare in maniera sempre pi\u00f9 chiara, anche per non perdere di vista un percorso preciso fatto da alcuni artisti come te nell&#8217;epoca della sovrapproduzione e distribuzione di musica elettronica e digitale<\/p>\n<p align=\"justify\">Beh, penso che attualmente io non sia nessuno dei due. Ho lavorato con gli italiani Alter Ego piuttosto spesso e sulle musiche del compositore Salvatore Sciarrino, cos\u00ec come con altri musicisti contemporanei. Ma ad essere sincero tendo a rifiutare la chiusura in parametri definiti: io uso l&#8217;elettronica, uso strumenti reali, suono la chitarra, il pianoforte, so leggere la musica. Sin dai miei esordi i critici musicali trovavano tutto questo piuttosto problematico, proprio perch\u00e9 non erano troppo sicuri di dove collocarmi. Ma per me non fa molta differenza, io cerco comunque di fare il mio lavoro in modo che abbia senso per me e di convogliare le mie passioni verso il pubblico, sia che si tratti di musica elettronica, classica, contemporanea o come la vogliamo chiamare. La difficolt\u00e0 con e categorizzazioni \u00e8 che sono molto utili quando si va in un negozio di dischi, ma altrimenti annoiano.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"7\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/elettronica_mk06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Quali direzioni sta prendendo la musica elettronica oggi, dall&#8217;alto della tua esperienza e della tua frequentazione di festival e artisti in tutto il mondo? Senza cadere in facili luoghi comuni, \u00e8 oggettivamente vero che la musica elettronica e digitale vivono un momento in cui \u00e8 sempre pi\u00f9 raro individuare lavori che si differenziano qualitativamente dalla massa dell&#8217;iper-produttivit\u00e0 attuale<\/p>\n<p align=\"justify\">Beh, penso che la cosa pi\u00f9 eccitante in assoluto sia di non sapere cosa accadr\u00e0 innanzitutto a me. Qualcosa per esempio che trovo vibrante \u00e8 la pop musica, sempre capace di reinventarsi: \u00e8 qualcosa di cui non mi capita di parlare spesso perch\u00e9 io sono coinvolto in tutte quelle forme pi\u00f9 serie di arte e musica. Ma trovo che la pop music, nel suo uso di strumenti tradizionali come le chitarre o la batteria, sia sempre capace di trovare strade nuove e originali anche quando pensi che sia ormai esaurita. Per quanto riguarda la musica elettronica sono d&#8217;accordo con te: al momento si \u00e8 un po&#8217; chiusa in un angolo, forse dovrebbe fermarsi un secondo e ripensare i suoi processi. Penso che uno dei principali problemi \u00e8 la facile disponibilit\u00e0 di softwares che consentono di fare musica, che per l&#8217;appunto non vuol dire sempre buona musica. Il software spesso lavoro nell&#8217;ottica di creare o prendere un suono o un loop che si pensa possa funzionare, a cui segue un secondo suono e quindi un terzo suono, fino ad avere in mano 3 suoni da modulare e montare fino a quando si \u00e8 convinti che il pezzo sia finito con essi. Ma alla fine cosa si \u00e8 fatto? Si sono scelti 3 suoni, come un curatore da una palette di strumenti e opzioni.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Cosa puoi dirmi invece della tua sterminata produzione discografica? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">S\u00ec, ci sono sempre troppi nuovi dischi in lavorazione. Realizzo effettivamente molti dischi in un anno, \u00e8 molto stupido. Ogni anno produco 6 o 8 albums che sono effettivamente pi\u00f9 una sorta di documentazione di ci\u00f2 che sono i miei lavori e le mie collaborazioni. Non penso di ricordarmi nemmeno tutto quello che ho prodotto e che \u00e8 stato pubblicato come disco: pensa che una volta sono stato invitato a un matrimonio in Olanda e ho creato la colonna sonora per il matrimonio, una cosa molto romantica per un amico. Ecco, anche quella colonna sonora \u00e8 diventata un disco con un titolo lungo e ridicolo\u0085non me lo ricordo nemmeno, ah s\u00ec The Radiance Of A Thousand Suns Burst Forth At Once.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"7\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag31\/articoli\/img\/elettronica_mk07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: A fianco di tutta la tua sterminata produzione musicale ci sono anche molti progetti che coinvolgono la compenetrazione di suono e immagine, cos\u00ec come anche dei progetti in rete\u0085<\/p>\n<p align=\"justify\">S\u00ec, ho lavorato a questo progetto chiamato Double Fold a Lubiana: il progetto prende forma da un archivio che alimenta un film su internet della durata di 10 minuti, che si pu\u00f2 vedere online ma a cui si pu\u00f2 contribuire con materiale che si pu\u00f2 inserire all&#8217;interno dell&#8217;archivio stesso. Il progetto tratta della cancellazione della storia ad opera della tecnologia digitale e si completa attraverso una performance audiovideo in cui la parte audio \u00e8 composta da me. L&#8217;idea \u00e8 molto semplice ed \u00e8 appunto collegata a come sono cambiate le biblioteche e gli archivi negli ultimi anni. Dappertutto si stanno digitalizzando tutte le biblioteche e le si stanno portando online, non si comprano pi\u00f9 libri, si gettano via i giornali e quindi in un certo qual modo stiamo perdendo la nostra storia. Stiamo perdendo il vero feeling che ti pu\u00f2 dare un giornale o un libro, considerando che la carta esiste da secoli, da molto prima che la tecnologia digitale fosse solo immaginata.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: E&#8217; da poco morto Karl Heinz Stochausen, so che per te \u00e8 sempre stato un punto di riferimento importante. Ci puoi raccontare come eri entrato in contatto con lui?<\/p>\n<p align=\"justify\">Beh, avevo registrato una trasmissione per la BBC radio e avevo fatto un&#8217;intervista con lui in cui parlava della musica contemporanea, citando artisti come Aphex Twin, Plastic Man e qualcun altro di cui non ricordo, circa 10 anni fa, e me. Mi mand\u00f2 un cd in cui c&#8217;era scritto che gli piaceva il mio lavoro, che era veramente dolce, e mi faceva molti complimenti: mi diceva che capiva la direzione nella quale stavo lavorando, che avevo bisogno di sentire le sue cose per rilevare delle affinit\u00e0. E&#8217; stato per me come una specie di padre, una figura sicuramente eccentrica. Non ho mai collaborato con lui purtroppo, ma \u00e8 stato un momento molto importante per me, sia quando facemmo l&#8217;intervista che la sua successiva lettera.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.scannerdot.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.scannerdot.com<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.robinrimbaud.co.uk\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.robinrimbaud.co.uk\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scanner \u008f, sin dagli esordi, un&#8217;artista inclassificabile nel fitto panorama della creativit\u0088 elettronica. 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