{"id":10298,"date":"2007-12-03T12:00:00","date_gmt":"2007-12-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-030\/the-importance-of-being-interactive\/"},"modified":"2020-10-25T10:07:53","modified_gmt":"2020-10-25T09:07:53","slug":"the-importance-of-being-interactive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-030\/the-importance-of-being-interactive\/","title":{"rendered":"L&#8217;importanza Di Essere Interattivi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><em>Testo originale di Mark Coniglio<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Io e la mia collaboratrice <span class=\"testoscuro\">Dawn Stoppiello<\/span> abbiamo fondato il gruppo di danza <span class=\"testoscuro\">Troika Ranch Company <\/span>nel 1994; il nostro scopo era quello di creare opere d&#8217;arte dinamiche, mutevoli e che fondessero elementi tradizionali della danza, della musica e del teatro con i media digitali interattivi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Eravamo convinti che collegando direttamente le azioni del performer al suono e alle immagini, saremmo approdati a nuove modalit\u00e0 di creazione artistica e performativa, ed infine anche a una nuova forma d&#8217;arte dal vivo. Mentre non possiamo ancora affermare di aver raggiunto questo ultimo obiettivo, piuttosto ambizioso, abbiamo focalizzato la nostra attenzione sulla performance interattiva e sulla sua importanza sia per il performer sia per il pubblico. L&#8217;obiettivo del nostro testo \u00e8 presentare questo punto di vista, ma prima di proseguire penso che valga la pena di rispondere a una semplice domanda: prima di tutto, perch\u00e9 un artista dovrebbe desiderare di creare opere d&#8217;arte come queste?<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Live media\/Dead media<\/p>\n<p align=\"justify\">La risposta parte da un dispositivo che ho creato nel 1989 denominato <span class=\"testoscuro\">MidiDancer <\/span>, un sistema sensoristico che utilizza sensori di flessione senza fili per segnalare la posizione delle giunture del ballerino a un computer. Il software interpreta cos\u00ec le informazioni del movimento, che possono a loro volta manipolare i media digitali in numerosi modi:<\/p>\n<p align=\"justify\">1. facendo partire il nastro registrato delle note o delle frasi musicali;<\/p>\n<p align=\"justify\">2. manipolando le immagini video live o preregistrate;<\/p>\n<p align=\"justify\">3. controllando le luci di scena.<\/p>\n<p align=\"justify\">Queste sono appena tre delle possibilit\u00e0 del Midi Dancer.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/performingart_markconiglio02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ma <span class=\"testoscuro\">MidiDancer<\/span> non era tanto una risposta alla domanda posta all&#8217;inizio. La tecnologia dei pc di quel tempo ci aveva permesso di utilizzare il movimento del danzatore per generare un accompagnamento musicale. In altre parole, lo abbiamo fatto perch\u00e9 era diventato possibile farlo. Non avevamo per\u00f2 ancora un&#8217;idea chiara sul perch\u00e9 fosse essenziale per l&#8217;espressione estetica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una chiara risposta alla domanda del &#8220;perch\u00e9&#8221; mi si present\u00f2 solo nel 1996. A quell&#8217;epoca Dawn e io avevamo ottenuto una residenza a <span class=\"testoscuro\">STEIM (STudio for Electronic Instrumental Music) ad Amsterdam<\/span>. Durante i primi tre giorni di quella residenza quattro persone a turno, passandomi vicino mi chiesero: &#8220;Jorgen non ti ha ancora portato nella sua stanza ?&#8221; Jorgen, la cui la specialit\u00e0 era la creazione elettronica, era uno dei tanti ingegneri di talento che a STEIM aiutava gli artisti in residenza a realizzare i loro progetti. Incuriosito, lo cercai e gli chiesi piuttosto intimidito: &#8220;Jorgen, posso vedere la tua stanza?&#8221; Dopo un cenno affemativo del capo mi condusse su per quattro rampe di scale molto ripide e strette fino alla soffitta dell&#8217;edificio. Di fronte a noi una sola porta bianca, che Jorgen apr\u00ec con un certo fare cerimonioso. All&#8217;interno, la pi\u00f9 elaborata e completa collezione di sintetizzatori analogici degli anni Sessanta e Settanta che io avessi mai visto, raccolta in uno stesso luogo!<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo avermi mostrato tutto lo spazio, inizi\u00f2 a farmi sentire parecchi esempi della sua musica usando un solo sequencer analogico per controllare ogni strumento nella stanza. Eravamo nel 1996, e poich\u00e9 mi ero personalmente saldamente radicato nell&#8217;idea di utilizzare la tecnologia digitale, mi venne da chiedergli: &#8220;n questa stanza c&#8217;\u00e8 qualche cosa di digitale?&#8221; Mi fulmin\u00f2 con uno sguardo e rispose &#8220;Oh, nooo.&#8221;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/performingart_markconiglio03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Quando gli chiesi: &#8220;Perch\u00e9 no?&#8221; mi rispose piuttosto seriamente: &#8220;Perch\u00e9 \u00e8 sempre lo stesso&#8221;. In quel momento mi sono reso conto che ci\u00f2 che amavo dei mezzi digitali era esattamente ci\u00f2 che lo rendeva inappropriato per un uso della performance live: cio\u00e8 era <em>davvero sempre lo stesso. <\/em>I media digitali sono straordinari perch\u00e9 possono essere duplicati all&#8217;infinito e\/o essere presentati senza timore del pi\u00f9 piccolo cambiamento o degrado. Ma \u00e8 proprio questa specifica qualit\u00e0 (l'&#8221;immortalit\u00e0&#8221; dei media) a essere antitetica con la natura fluida, sempre mutevole della performance dal vivo. Ogni volta che si rappresenta una performance, ogni ordine di fattori pu\u00f2 cambiare significativamente come \u00e8 realizzata in quel momento &#8211; forse la cosa pi\u00f9 significativa che cambia \u00e8 la relazione (&#8220;interplay&#8221;) tra la capacit\u00e0 e il temperamento dei performer e l&#8217;attitudine e impegno del pubblico. Il fallimento dei media digitali registrati \u00e8 che riduce questa fondamentale fluidit\u00e0, impedendo agli esecutori di cambiare le caratteristiche del materiale volta per volta.<br \/>\n<span class=\"testoscuro\"><br \/>\nOrganico &gt; elettronico<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sono stato spesso testimone della tensione tra mezzi registrati e live performance quando frequentavo una piccola realt\u00e0 di danza moderna alternativa a New York City. E&#8217; quasi un dato acquisito che in queste situazioni i danzatori lavorino con musica pre-registrata su cd. Ogni sera questi esecutori hanno la potenzialit\u00e0 di conferire alle performance di una vita, data la giusta combinazione di abilit\u00e0, una comprensione del loro strumento (cio\u00e8 il loro corpo) rispetto al materiale che devono rappresentare, e una consapevolezza del <em>nebuloso <\/em> (ma reale, come sa ogni esecutore) ciclo di retroazione (loop) tra performer e pubblico. Ma quando i performer tentano di sottolinare un gesto o una frase in risposta ai rapporti sopra accennati, un compagno inesorabile e inconsapevole \u0096 <em>la musica registrata digitalmente &#8211; <\/em> li contrasta. In questa maniera non possono davvero ottenere un equilibrio spettacolare perch\u00e9 nel cercarlo, la musica correrebbe davanti a loro e se loro tentassero di raggiungerla, la frase di danza successiva ne subirebbe le conseguenze.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/performingart_markconiglio04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Cos\u00ec, la risposta alla mia propria domanda \u00e8: io fornisco il controllo interattivo all&#8217;esecutore in modo da imporre il caos dell&#8217;organico sulla natura fissa dell&#8217;elettronica, assicurando per\u00f2 che i materiali digitali rimangano sempre fluidi e vivi come gli stessi performer. Ci sono due implicazioni che derivano da questo approccio:<\/p>\n<p align=\"justify\">1. Dobbiamo fornire ai performer la giusta &#8220;latitudine&#8221; (le coordinate, ndt) per improvvisare se vogliono avvantaggiarsi da tale interattivit\u00e0;<\/p>\n<p align=\"justify\">2. Il pubblico deve avere una certa comprensione dell&#8217;interazione per completare fino in fondo il ciclo di retroazione tra loro e il performer.<\/p>\n<p align=\"justify\">Desidero esaminare questi punti in dettaglio, usando i modelli musicali di performance che sono resi pi\u00f9 espressivi dall&#8217;interazione in tempo reale. Per quanto riguarda il controllo interattivo e l&#8217;importanza dell&#8217;improvvisazione, consideriamo l&#8217;esempio dell&#8217;orchestra classica. La musica suonata dall&#8217;orchestra (i &#8220;media&#8221;) \u00e8 stata scritta molto tempo prima della performance. Eppure facendo affidamento sulla stessa abilit\u00e0, consapevolezza e risposta dal pubblico citati sopra, \u00e8 il direttore d&#8217;orchestra che determiner\u00e0 i tempi della musica e le dinamiche da momento a momento, e la sua realizzazione finale (questo modello sembra particolarmente adatto alle prestazioni interattive di danza, poich\u00e9 entrambi contano sul gesto come mezzo di controllo interattivo). Il direttore di un&#8217;orchestra classica non riformula la musica in modo cos\u00ec radicale da alterare la natura dell&#8217;opera, anche se ci\u00f2 sarebbe certamente possibile. E poich\u00e9 il direttore a un qualche livello improvvisa, \u00e8 possibile che tale ri-formulazione possa anche accadere qualche volta. Si potrebbe affermare che potendo cambiare soltanto due parametri (ripetiamo: tempo e dinamica) il direttore non pu\u00f2 cambiare in maniera sostanziale un&#8217;opera musicale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/performingart_markconiglio05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ebbene, mi \u00e8 stato dimostrato proprio il contrario nel corso di un&#8217;esercitazione di cui sono stato testimone come allievo. Il mio insegnante <span class=\"testoscuro\">Morton Subotnick <\/span>aveva dato a una dozzina circa di compositori nel mio corso le prime due pagine della <em>Sonata n. 1 <\/em> per piano di Pierre Boulez con le seguenti istruzioni: dovevamo cambiare a piacimento le dinamiche e le trasposizioni in ottave delle note, ma non potevano alterare nessun altro parametro. La settimana successiva ciascuna delle nostre versioni rimaneggiate veniva eseguita, ma senza identificare chi aveva svolto il compito. Con mio grande stupore trovai che potevo riconoscere gli autori delle diverse versioni della composizione perch\u00e9 ero intimamente vicino allo stile dei miei colleghi. Anche lasciando aperti alla possibilit\u00e0 di cambiamento solo due parametri, i risultati erano assolutamente personali. Allora ne consegue che un esecutore interattivo esperto potrebbe ugualmente imporre la propra personale interpretazione su materiali digitali composti in precedenza sotto il suo controllo \u0096 anche se il numero di parametri che possono essere cambiati \u00e8 limitato. Questa consapevolezza si \u00e8 trasformata in una strategia interna nel mio approccio a creare arte interattiva live.<\/p>\n<p align=\"justify\">Vale la pena di notare che, se nell&#8217;esercizio potevamo maneggiare soltanto due parametri, potevamo comunque farlo senza alcuna limitazione. Per applicarlo all&#8217;interazione live, questo ci dice che mentre il numero di parametri che un performer pu\u00f2 manipolare pu\u00f2 essere limitato, la gamma di quelle manipolazioni deve per\u00f2 essere abbastanza ampia da permettere al performer di &#8220;piazzare&#8221; il suo personale marchio interpretativo sul materiale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/performingart_markconiglio06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Improvvisazione essenziale<\/p>\n<p align=\"justify\">Un altro modello musicale da considerare \u00e8 il jazz, per le sue implicazioni sull&#8217;improvvisazione e sulla comprensione del pubblico rispetto al processo improvvisativo. Prendiamo lo specifico esempio di un pianista di jazz. Pu\u00f2 sembrare ovvio ma grazie all&#8217;esperienza storica o a quella personale sappiamo che quando si appoggia un dito sul tasto, il tasto si abbassa e viene prodotta una nota musicale. Questo presupposto ci permette di sapere che il pianista sta suonando il suo strumento e noi lo osserviamo suonare (in effetti scoppi\u00f2 un certo scandalo quando il pubblico scopr\u00ec che questo rapporto era finto: vedi l&#8217;esempio di Milli Vanilli negli anni Novanta). Se conosciamo la forma del jazz, giungiamo alla comprensione e all&#8217;aspettativa che la musica verr\u00e0 creata al momento della performance. Cos\u00ec proviamo una certa emozione quando osserviamo un performer organizzare istantaneamente e suonare con abilit\u00e0 i propri materiali sotto i nostri occhi. La natura real time della creazione musicale \u00e8 cos\u00ec integra che \u00e8 parte integrante del suo significato. Non comprendere questo significa non essere in grado di apprezzare completamente la forma artistica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una simile considerazione potrebbe essere valida anche per le performance interattive ma di fatto subentrano vari ostacoli. Quando presentiamo questi lavori non possiamo <em>a priori <\/em>confidare nella stessa aspettativa e nella comprensione per la performance che ha un pubblico jazz.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infatti:<br \/>\n1. il pubblico pu\u00f2 non essere consapevole del fatto che sta accadendo un qualche livello di improvvisazione;<br \/>\n2. il pubblico non ha una comprensione a priori degli strumenti con cui il performer controlla quella manipolazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/performingart_markconiglio07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ho preso in considerazione questi due punti in riferimento ai lavori di teatrodanza della mia compagnia Troika. I lavori vengono spesso presentati su un palcoscenico che storicamente ospita lavori che sono composti in precedenza. Cos\u00ec mentre diamo ampio spazio alla latitudine improvvisativa dei perfomer, il pubblico generalmente pensa che quello che sta vedendo non \u00e8 affatto improvvisato, a causa del luogo in cui avviene la performance.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo problema di percezione aumenta con la scarsa conoscenza degli strumenti usati per manipolare i media. I nostri danzatori usano sensori wireless posizionati sui loro corpi, e questo permette loro di manipolare in tempo reale i media digitali Questi strumenti interattivi sono piuttosto simili alla loro controparte musicale: infatti traducono i gesti in altre forme. Dunque si potrebbe dedurre che il pubblico pu\u00f2 comprendere facilmente la loro funzione. Ma questi strumenti interattivi sono nuovi, unici e non familiari, il pubblico non ne ha un&#8217;esperienza storica o personale. Cos\u00ec in pratica \u00e8 piuttosto difficile per il pubblico percepire che una performance dei <em>Troika Ranch \u00e8 molto simile a una di quelle performance jazz descritta sopra. <\/em> Anche se con questo non voglio affermare che un lavoro interattivo non possa essere apprezzato per il suo valore esteriore.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel nostro esempio del pianista jazz, persino quelli che non comprendono il funzionamento interno di un pianoforte, o che non si rendono conto che il performer stia improvvisando, possono pur sempre apprezzare il risultato &#8211; la musica. Cos\u00ec dovrebbe essere per la performance interattiva. Ma una comprensione da parte del pubblico del fatto che il performer ha una padronanza virtuosistica del proprio strumento e che sta creando qualcosa nel momento stesso della performance aggiunge ancora un altro livello di <em>liveness <\/em> all&#8217;esperienza del pubblico: questo, secondo me, \u00e8 un motivo chiave per aggiungere l&#8217;interattivit\u00e0 al mix degli altri elementi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/performingart_markconiglio08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\">Un incremento fondamentale<\/p>\n<p align=\"justify\">Voglio anche introdurre un&#8217;affermazione di una qualche utilit\u00e0 fatta da un mio collega. Vale a dire, l&#8217;uso da parte mia dei modelli musicali sopra descritti sarebbe reazionario perch\u00e9 imporrebbe un tipo di visione a tunnel, inibendo lo sviluppo di nuove grammatiche\/strategie per la creazione e la realizzazione di nuove performance. Dal mio punto di vista, questo discorso non funziona perch\u00e9 presuppone che l&#8217;uso delle tecnologie sensoristiche e dei media digitali costituisca una svolta radicale nella natura della performance in s\u00e9. La questione va oltre gli obiettivi di questo saggio, ma voglio prendere in considerazione quella ce possiamo considerare un&#8217;innovazione tecnologica rivoluzionaria: la fotografia. La capacit\u00e0 di catturare all&#8217;istante e riprodurre un&#8217;immagine ha cambiato l&#8217;esperienza pubblica del mondo quasi dal giorno alla notte.<\/p>\n<p align=\"justify\">Prendiamo come esempio le prime orribili immagini dei soldati sparsi sopra il campo di battaglia durante la guerra civile degli Stati Uniti. Queste fotografie ampiamente difuse e pubblicate hanno portato a chi le guardava un&#8217;esperienza della guerra immediata e fino a quel momento inconcepibile, e ha formato un&#8217;opinione pubblica su quella guerra. Se l&#8217;integrazione della tecnologia pi\u00f9 innovativa nel teatro fosse altrettanto radicale, il suo impatto non sarebbe altrettanto immediato e incontenibile come quello della fotografia? Nella nostra epoca, abbiamo la vaga senzazione che qualunque tecnologia nuova e non sufficientemente familiare porter\u00e0 alterazioni radicali del tessuto della societ\u00e0. Questo luogo comune si basa in gran parte sulle innovazioni tecnologiche trasformative della fine del XIX e dell&#8217;inizio del XX secolo. E&#8217; anche frutto delle tesi assai discutibili di un marketing che ha raggiunto il suo apice al culmine del boom di Internet.<\/p>\n<p align=\"justify\">E nel campo delle tecnologie della performace live, gli artisti hanno spesso rivendicato il potenziale delle nuove forme rivoluzionarie (devo dichiararmi colpevole, ma l&#8217;ho fatto solo durante i primi tempi del MidiDancer &#8211; non che all&#8217;epoca non lo credessi possibile). E tuttavia ritengo che le innovazioni portate dai nuovi media e dalla tecnologia sensoriale nelle performance siano pi\u00f9 incrementali che fondamentali . Un programma come Photoshop fornisce un esempio utile. La sua metafora centrale, quella della pittura su tela, \u00e8 radicata in una tradizione che tutti comprendono. La capacit\u00e0 di conservare le versioni multiple, la nozione di &#8220;undo&#8221; e l&#8217;introduzione dei processi algoritmici che possono essere applicati all&#8217;immagine (cio\u00e8 i filtri) cambia il processo di lavoro in modo significativo. Ma, mentre possiamo essere d&#8217;accordo sul fatto che artisti esperti hanno utilizzato questo attrezzo per fare immagini interessanti, sorprendenti o belle, la natura dell&#8217;immagine in s\u00e9 non \u00e8 cambiata. E&#8217; molto diverso da quello che \u00e8 accaduto con la fotografia, che ha rappresentato il mondo con un senso della realt\u00e0 (che implica sia verit\u00e0 che obiettivit\u00e0) che non era mai stato sperimentato prima: la fotografia ha ridefinito l&#8217;immagine.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/performingart_markconiglio09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ora, il mio collega potrebbe ragionevolmente sostenere che la ragione per cui Photoshop non ha ridefinito l&#8217;immagine era perch\u00e9 la sua metafora era basata sui modelli pre-esistenti di creazione delle immagini. Risponderei affermando che non era possibile andare oltre i modelli esistenti perch\u00e9 Photoshop semplicemente non ha alterato l&#8217;essenza della nozione di immagine.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;impatto della nuova tecnologia e dell&#8217;interattivit\u00e0 sulle performance live \u00e8 molto pi\u00f9 simile a quello di Photoshop che alla fotografia. Dunque mi sembra che applicare modelli esistenti alle performance aumentate tecnologicamente sia valido e utile;e analogamente penso che l&#8217;uso dell&#8217;interattivit\u00e0 nelle performance live sia essenziale. Le performance live sono forse la pi\u00f9 inefficiente forma di arte contemporanea, perch\u00e9 con loro non puoi fare quello che puoi fare con altre opere d&#8217;arte digitali: duplicarle e distribuirle senza grosse spese a un ampio pubblico. Ma \u00e8 proprio questa qualit\u00e0 ineffabile del &#8220;liveness&#8221; che mi spinge a creare e frequentare le performance. Usando nuova tecnologia per far s\u00ec che che i nostri esecutori diventino creatori in tempo reale e chiedendo al pubblico di essere presente alla loro arte volatile, noi ci assicuramo che ciascuna performance sia assolutamente irripetibile. E questa potrebbe essere la pi\u00f9 coraggiosa mossa in assoluto.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Io e la mia collaboratrice Dawn Stoppiello abbiamo fondato il gruppo di danza Troika Ranch Company nel 1994; il nostro scopo era quello di creare opere d&#8217;arte dinamiche, mutevoli e che fondessero elementi tradizionali della danza, della musica e del teatro con i media digitali interattivi.<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":28595,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,183],"tags":[40,63],"class_list":["post-10298","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-030","tag-focus","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>L&#039;importanza Di Essere Interattivi &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-030\/the-importance-of-being-interactive\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L&#039;importanza Di Essere Interattivi &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]My collaborator Dawn Stoppiello and I created our dance theatre company Troika Ranch in 1994, our purpose being to create dynamic, challenging artworks that fused traditional elements of dance, music and theatre with interactive digital media.[:it]Io e la mia collaboratrice Dawn Stoppiello abbiamo fondato il gruppo di danza Troika Ranch Company nel 1994; il nostro scopo era quello di creare opere d&#039;arte dinamiche, mutevoli e che fondessero elementi tradizionali della danza, della musica e del teatro con i media digitali interattivi. 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