{"id":10290,"date":"2007-12-03T12:00:00","date_gmt":"2007-12-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-030\/graffiti-research-lab-writers-as-hackers-as-artists\/"},"modified":"2020-10-25T10:10:44","modified_gmt":"2020-10-25T09:10:44","slug":"graffiti-research-lab-writers-as-hackers-as-artists","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-030\/graffiti-research-lab-writers-as-hackers-as-artists\/","title":{"rendered":"Graffiti Research Lab: Writers As Hackers As Artists"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Spazi reali e spazi virtuali, citt\u00e0 e nuovi media. Sono questi i campi dove si misurano i nuovi scontri semantici, fatti di messaggi massificati e pre-digeriti da una parte e libera circolazione, manipolazione ed espressione di idee dall&#8217;altra. I protagonisti: le grandi compagnie, che comprano spazi pubblicitari per innescare quel consumismo che costituisce la base della loro economia da un lato, e i singoli individui, magari raccolti in piccoli gruppi indipendenti che usano le nuove tecnologie per realizzare mezzi d&#8217;espressione e Internet per comunicare e aggregarsi dall&#8217;altro.<\/p>\n<p align=\"justify\">A New York, uno dei gruppi pi\u00f9 attivi in questo senso \u00e8 quello dei <span class=\"testoscuro\">GRL &#8211; Graffiti Research Lab<\/span>, think tank creato da <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Evan_Roth\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Evan Roth <\/a> and <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/w\/index.php?title=James_Powderly&amp;action=edit\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">James Powderly <\/a> che combina tecnologie open source e pratiche di attivismo metropolitano, di cui avevamo gi\u00e0 avuto modo di parlare approfonditamente nel corso del numero 23 di DigiMag di Aprile 2007 (<a class=\"testoscuro\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=791\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=791<\/a>). Alcuni dei loro strumenti di comunicazione non allineata sono stati messi all&#8217;opera da loro stessi o da gruppi di individui che hanno sviluppato i loro progetti pubblicati sul Web, non solo a New York, ma in altre citt\u00e0 di tutto mondo. Dai <span class=\"testoscuro\">LED Throwies<\/span>, LED colorati e dotati di una calamita diventati involontariamente &#8220;famosi&#8221; grazie ad un episodio di guerrilla marketing orchestrato da un&#8217;agenzia pubblicitaria e scambiato nientemeno che per un attacco terroristico, al <span class=\"testoscuro\">LASER Tag<\/span>, che &#8220;spara&#8221; su palazzi e strutture architettoniche non vernice, bens\u00ec il fascio di luce di un videoproiettore che riproduce scritte e disegni tracciati con un puntatore laser.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;ultima apparizione \u00e8 stata proprio <span class=\"testoscuro\">lo scorso Sabato 1 Dicembre al Festival Enzimi di Roma, per invito diretto di Marco Mancuso\/Digicult che ha curato la loro conferenza (incentrata proprio sul rapporto diretto tra writers, hackers urbani e communities open source in tutto il mondo) e performance<\/span>. Prima loro apparizione in Italia, a bordo di una vecchia FIAT 500 ricoperta di LED colorati, si sono mossi lungo il quartiere <span class=\"testoscuro\">Testaccio per arrivare fino alla Piramide Cestia<\/span>, sulle pareti della quale si sono esibiti in una lunga e significativa dimostrazione di graffitismo digitale, lasciando al contempo i laser in mano ai writers e gente comune accorsa all&#8217;appuntamento.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/hackart_monicaponzini07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo aver iniziato la propria attivit\u00e0 all&#8217;interno dell&#8217;<span class=\"testoscuro\">OpenLab di Eyebeam<\/span>, centro dedicato alla sperimentazione digitale e alle nuove tecnologie, <span class=\"testoscuro\">Evan e James hanno creato uno spin-off, il F.A.T. Lab, Free Art and Technology Lab<\/span>, nel tentativo di allargare sempre di pi\u00f9 la portata dell&#8217; <em> open source <\/em> anche negli ambiti di quella cultura pop che sembra dominata dalle regole di un mercato standardizzato. A New York, Evan e James ci hanno parlato dei GRL e dei loro progetti\u0085<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Come \u00e8 nato il progetto Graffiti Research Lab?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: GRL<\/span> \u00e8 iniziato quando Evan e io \u0096 che non ci conoscevamo \u0096 abbiamo fatto domanda per la stessa borsa di studio ad Eyebeam. <span class=\"testoscuro\">Jonah Peretti <\/span>stava aprendo un laboratorio dedicato alla ricerca sulle tecnologie <em>open source <\/em>, in particolare le versioni pi\u00f9 popolari di progetti DIY. Lui aveva creato parecchi software qui ad Eyebeam e aveva ricevuto dei fondi per questo laboratorio che avrebbe raccolto artisti ed ingegneri. Evan era l&#8217;artista, io ero l&#8217;ingegnere. Ci siamo incontrati, abbiamo visto i rispettivi lavori e da l\u00ec ci siamo evoluti in maniera naturale. Il primo progetto che abbiamo postato sul Web sono stati i <span class=\"testoscuro\">LED Throwies e abbiamo creato il sito www.graffitiresearchlab.com<\/span> .<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Evan<\/strong>: <\/span> Per noi aveva senso realizzare graffiti per spazi pubblici in un contesto artistico-tecnologico. Vediamo una somiglianza tra i <em>graffiti writers <\/em> e gli <em>hackers<\/em>: i writers in un certo senso &#8220;hackerano&#8221; la citt\u00e0, gli street artists &#8220;hackerano&#8221; gli spazi pubblici per rigirare i sistemi cittadini in propri messaggi, mentre gli <em>hackers <\/em> lo fanno da un punto di vista digitale. Ci \u00e8 sembrato logico mettere insieme questi due gruppi di persone. Abbiamo cercato di contattare pi\u00f9 <em>graffiti writers <\/em>possibili, abbiamo incontrato abbastanza persone che hanno avuto una buona influenza su di noi e noi speriamo di aver fatto altrettanto con loro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/hackart_monicaponzini02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Qual \u00e8 la filosofia dei GRL?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Evan<\/strong>: <\/span>Il nostro impegno fin dall&#8217;inizio \u00e8 stato quello di creare mezzi <em>open source <\/em> per artisti e contestatori, e penso che ancora oggi sia cos\u00ec. In generale ci rifacciamo sempre all&#8217;idea di livellare il &#8220;terreno di gioco&#8221; della comunicazione tra le voci che diversi gruppi hanno in citt\u00e0. Per esempio, i pubblicitari hanno parecchia voce in capitolo, come in ogni altra citt\u00e0 del mondo. Noi non lavoriamo per loro, stiamo dalla parte opposta. Loro hanno gi\u00e0 parecchio peso e il nostro intento \u00e8 quello di dare a noi stessi, ai nostri amici e a quelli che non hanno mezzi per comprare spazi promozionali, la stessa portata delle pubblicit\u00e0. Noi viviamo qui, ci dovrebbero essere i nostri messaggi l\u00ec sopra, non i loro. Buona parte della nostra ricerca si rivolge alla creazione di oggetti facilmente riproducibili da persone che non hanno molte risorse.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Come si \u00e8 sviluppata la vostra collaborazione con Eyebeam e come nasce il vostro nuovo F.A.T. Lab, a Brooklyn?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: <\/span>Abbiamo avuto una borsa di studio per un anno ad Eyebeam e il primo anno abbiamo sviluppato i LED Throwies e altri progetti, che sono culminati nel <span class=\"testoscuro\">Laser Tag System<\/span>. Poi abbiamo fatto domanda per rinnovare per una altro anno e quell&#8217;anno \u00e8 iniziato con i laser Tag, che abbiamo portato in giro per il paese e per il mondo. Abbiamo curato una mostra qui ad Eyebeam, che ospitava i nostri amici che in qualche modo erano i nostri &#8220;eroi&#8221; e <em>public artist <\/em> che realizzavano lavori senza permesso. Di recente abbiamo lasciato Eyebeam, non abbiamo fatto richiesta per una terza borsa di studio. Abbiamo deciso di creare una sorta di spin-off di Eyebeam che \u00e8 appunto il F.A.T. Lab.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Open Lab<\/span> \u00e8 un concetto ancora nuovo e interessante, una risorsa possibile di laboratorio per arte e tecnologia <em>open source <\/em>. Per\u00f2 non volevamo limitarlo alle arti: ci sono un sacco di elementi di cultura popolare, come l&#8217;industria musicale o dello spettacolo, che hanno fatto <em>open source <\/em> per tanti anni. Volevamo aprire il nostro laboratorio, che non si rivolgesse anche a quel tipo di cultura pop e che cercasse di spingere ancora di pi\u00f9 l&#8217;open source, come ha fatto per esempio Linux con i Web server. Linux ha preso pi\u00f9 del 50% del mercato dei Web server, dunque perch\u00e9 il 50% dei rappresentanti dell&#8217;industria dello spettacolo non pu\u00f2 fare il proprio lavoro senza <em>copyright <\/em>? Ovviamente non lo fanno, per lo meno non quelli pi\u00f9 conosciuti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Evan<\/strong>: <\/span> Eppure ce ne sono gi\u00e0, solo che molti non se ne sono accorti\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/hackart_monicaponzini04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: <\/span> I pubblicitari preferiscono oggi tenere le strade tappezzate con il loro linguaggio figurativo, piuttosto che lasciare gli spazi aperti in modo che i privati cittadini si possano esprimere con la stessa portata. La stessa cosa succede nell&#8217;industria dello spettacolo, dove ci sono organizzazioni che si oppongono attivamente a qualsiasi allentamento dei diritti d&#8217;autore. Come gli spazi urbani hanno bisogno di una voce d&#8217;opposizione, che raccolga e amplifichi le voci pi\u00f9 piccole, cos\u00ec nell&#8217;industria dello spettacolo c&#8217;\u00e8 bisogno di una voce d&#8217;opposizione, di qualcuno che dica &#8220;dobbiamo seppellire l&#8217;ascia di guerra e andare avanti&#8221;. L&#8217;industria musicale sta soffrendo perch\u00e9 non riesce ad adeguarsi al mercato della distribuzione che cambia, c&#8217;\u00e8 stagnazione, non \u00e8 un periodo eccitante e noi pensiamo che con l&#8217;introduzione dell&#8217; <em>open source <\/em> si potrebbero conoscere artisti che fanno lavoro interessante. Non siamo solo portatori di cattive notizie, come negli spazi pubblici: noi diciamo &#8220;questo ha funzionato, e potrebbe funzionare meglio se non ci combattessimo a vicenda&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il laboratorio che abbiamo fondato a Brooklyn si chiama <span class=\"testoscuro\">F.A.T. Lab, Free Art and Technology Lab, e tutto il nostro lavoro di GRL \u00e8 sponsorizzato dal F.A.T Lab. <\/span>In questo senso stiamo per avere uno spazio vero e proprio: per ora abbiamo uno spazio virtuale, con collaboratori virtuali. John Johnson, che \u00e8 la persona che mette un tetto sulla testa di Eyebeam, ci sta dando il sostegno iniziale per cominciare questo nuovo laboratorio. Cos\u00ec come GRL abbiamo raggiunto un punto in cui gruppi da tutto il mondo ci chiedono se possono fondare un loro Graffiti Research Lab, cos\u00ec vogliamo che il nostro F.A.T. Lab sia lo stesso, un esempio per chiunque voglia fondare un&#8217;organizzazione non profit. E fondare una non profit non \u00e8 semplice\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/hackart_monicaponzini08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Che differenze ci sono tra la controcultura negli Stati Uniti rispetto a quella nel resto del mondo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: <\/span>Anche le frange pi\u00f9 estreme della cultura fanno parte della cultura stessa; ogni paese accetta poi in maniera diversa tale controcultura. In Messico, i graffiti sono illegali, in altri paesi quello che facciamo viene tollerato di pi\u00f9. Noi viviamo in una delle citt\u00e0 meno tolleranti per i graffiti: New York \u00e8 in guerra con i graffiti ed \u00e8 stato un esempio per molte altre citt\u00e0 nel mondo. Per esempio Barcellona, che prima era pi\u00f9 tollerante \u0096 tanto che c&#8217;era un turismo diretto proprio ai graffiti &#8211; ha seguito la stessa politica di &#8220;tolleranza zero&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Evan<\/strong>: <\/span> Probabilmente, come New York, Barcellona a questo punto vuole tenere tutto &#8220;presentabile&#8221; per i turisti.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: <\/span>Eppure a New York ci si pu\u00f2 esprimere pi\u00f9 che in altre citt\u00e0 degli Stati Uniti, un po&#8217; come Hong Kong rispetto al resto della Cina. E parlando di soggetti poco liberali, le organizzazioni artistiche tendono ad essere proprio le meno liberali. Sono fatte di persone liberali che sono sempre a caccia di piccole somme di denaro; siccome chi ha quel denaro fa parte della cultura dominante, le organizzazioni artistiche si trovano nella posizione di censurare pi\u00f9 di altri i propri lavori. Noi tendiamo a rifiutare le commissioni pubbliche\u0085ti sorprenderebbe sapere quanto un museo sia disposto a censurare i propri artisti\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/hackart_monicaponzini06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Qual \u00e8 stata la vostra reazione al caso dei &#8220;Mooninites&#8221; a Boston, l&#8217;azione di guerrilla marketing realizzata con pannelli di LED piazzati in diverse parti della citt\u00e0 che \u00e8 stata paradossalmente scambiata per un&#8217;azione terroristica a base di apparati esplosivi, ed \u00e8 finita con l&#8217;arresto dei due artisti?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: <\/span>Abbiamo avuto un&#8217;introduzione piuttosto particolare. Uno dei miei studenti era a Boston a una convention di street art e ha notato assieme ad amici in un sottopassaggio quello che sembrava un grappolo di LED Throwies. Era piuttosto ubriaco, si \u00e8 arrampicato, ha tirato gi\u00f9 uno di questi<span class=\"testoscuro\"> Mooninites<\/span>, lo ha smontato, rimontato, fotografato e messo su Flickr. La cosa \u00e8 stata segnalata anche su <span class=\"testoscuro\">Make Magazine<\/span> e altre pubblicazioni, e tutto questo 3 settimane prima che <span class=\"testoscuro\">Homeland Security<\/span> li scoprisse. Le tecnologie per costruirli sono pubblicate online e Make Magazine le aveva correttamente segnalate come una campagna non-violenta per promuovere un film in uscita. Fra l&#8217;altro, il mio studente si \u00e8 messo in contatto con gli autori della campagna ad <span class=\"testoscuro\">Intereference, Inc<\/span>., che in un video su Internet avevano guarda caso segnalato i Graffiti Research Lab come loro ispirazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quindi, anche se era esattamente il contrario di quello che avremmo voluto, lo abbiamo preso come esempio per mostrare fin dove pu\u00f2 arrivare la distribuzione open source. Quando Homeland Security ha contattato lo studente, dicendo di sapere che i GRL erano coinvolti, gli abbiamo detto di indirizzarli ai veri autori della campagna. Noi siamo stati contattati da varie TV per rilasciare dichiarazioni, ma non abbiamo risposto. Abbiamo solo postato il loro video, che nel frattempo era stato oscurato, sul nostro sito, dichiarando di non avere niente a che fare direttamente con loro e che operavamo all&#8217;opposto.<\/p>\n<p align=\"justify\">In generale non prestiamo attenzione alle campagne di marketing che utilizzano le nostre tecnologie. Su Internet c&#8217;\u00e8 una sorta di &#8220;cervello collettivo&#8221; che sa distinguere tra la vera controcultura e le campagne marketing. I Mooninites di Boston ha probabilmente introdotto i LED Throwies nella cultura &#8220;mainstream&#8221;, ma \u00e8 un esempio di come opera l&#8217;amministrazione americana, che ha fatto diventare un evento legato alla promozione di un cartone animato in una minaccia terroristica\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/hackart_monicaponzini05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Come concepite e sviluppate di solito i vostri progetti?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Evan<\/strong>: <\/span> Tendiamo a non pubblicare sul Web progetti artistici &#8220;finiti&#8221;, per noi si tratta pi\u00f9 di fare ricerca. I LED Throwies ne sono un esempio: non li consideriamo qualcosa di finito, \u00e8 solo qualcosa che si pu\u00f2 produrre per un dollaro e attaccare in giro per la citt\u00e0\u0085 Di solito i nostri progetti nascono da un brainstorming, dalla domanda &#8220;come possiamo far sentire di pi\u00f9 la nostra voce nella citt\u00e0?&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: <\/span>Spesso iniziamo qualcosa, la postiamo su internet e poi lasciamo che venga &#8220;rimasticata&#8221;, rielaborata da altri, finch\u00e9 il nostro nome diventa sempre meno importante e tutto ruota attorno ai nostri lavori\u0085<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Il vostro lavoro, il vostro messaggio, si trasmette in buona parte anche attraverso Internet, spesso in maniera autonoma, virale\u0085 Mi viene in mente M dot Strange, che ha &#8220;distribuito&#8221; il suo film We Are The Strange grazie a Internet. Credete che sia simile al vostro caso?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: <\/span>S\u00ec, la sola differenza con M dot Strange \u00e8 che lui ha creato un&#8217;esperienza che la gente ha apprezzato, ma in una maniera pi\u00f9 &#8220;rifinita&#8221; rispetto a noi. Noi di solito iniziamo qualcosa e poi lo passiamo agli altri: noi disegniamo in un certo senso il contorno, Internet lo riempie. Internet in questo momento \u00e8 un luogo in cui anche la cultura mainstream cerca i propri contenuti, cos\u00ec anche gente come M dot Strange o come i GRL arriva a mostrare i propri lavori a grossi Festival. E anche se Internet e gli altri micromedia sono comunque invasi dalla pubblicit\u00e0, rimane uno spazio grande abbastanza per diffondere il nostro lavoro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/hackart_monicaponzini03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Evan<\/strong>: <\/span>Quando pubblichiamo i nostri lavori su Internet, lo facciamo intenzionalmente. Internet \u00e8 la pi\u00f9 grande tecnologia per graffiti disponibile, se vuoi dare visibilit\u00e0 ai tuoi lavori. Ovviamente avere un buon contenuto \u00e8 il fattore principale per avere pi\u00f9 diffusione\u0085<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>James<\/strong>: <\/span>E non semplicemente un &#8220;buon&#8221; contenuto, ma un contenuto unico, quello che Jonah Peretti chiama the &#8220;holy shit factor&#8221;: qualcosa che per esempio M dot Strange ha, qualcosa che in qualche modo abbiamo anche noi. Un ingegnere e un architetto che si sono messi assieme per fare graffiti con tecnologie open source tramite Internet, per spingere l&#8217;open source fin dove i media pi\u00f9 grandi ci lasceranno andare\u0085.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/graffitiresearchlab.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/graffitiresearchlab.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/muonics.net\/blog\/index.php?postid=15\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/muonics.net\/blog\/index.php?postid=15<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/fffff.at\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/fffff.at\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A New York, uno dei gruppi pi\u009d attivi in questo senso \u008f quello dei GRL &#8211; Graffiti Research Lab, think tank creato da Evan Roth and James Powderly che combina tecnologie open source e pratiche di attivismo metropolitano, di cui avevamo gi\u0088 avuto modo di parlare approfonditamente nel corso del numero 23 di DigiMag di Aprile 2007 (https:\/\/digicult.it\/digimag\/article.asp?id=791)<\/p>\n","protected":false},"author":52,"featured_media":28617,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,183],"tags":[43,48,53],"class_list":["post-10290","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-030","tag-free-software","tag-hacking","tag-interviews"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Graffiti Research Lab: Writers As Hackers As Artists &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-030\/graffiti-research-lab-writers-as-hackers-as-artists\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Graffiti Research Lab: Writers As Hackers As Artists &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]Real and virtual spaces, cities and new media. 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