{"id":10285,"date":"2007-12-03T12:00:00","date_gmt":"2007-12-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-030\/italiano-scolpire-microscopicamente-il-suono\/"},"modified":"2020-10-25T10:08:33","modified_gmt":"2020-10-25T09:08:33","slug":"italiano-scolpire-microscopicamente-il-suono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-030\/italiano-scolpire-microscopicamente-il-suono\/","title":{"rendered":"Scolpire Microscopicamente Il Suono"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"testoscuro\">Torna SIGNAL, dal 30 novembre al 15 dicembre<\/span>. La seconda edizione di un Festival senza padri ne padroni, in una terra dove niente e tutto \u00e8 possibile, dove uomini e cultura mescolano l&#8217;ospitalit\u00e0 con i venti d&#8217;oltre mare, con passioni e forze nuove provenienti da lontano; ma a Cagliari \u00e8 come ritrovarsi, un ricrearsi di energia pura e creativa, libera e mai superficiale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo Festival Internazionale lo dimostra con performances, video e concerti; un progetto che riesce a coniugare riferimenti musicali di rigoroso valore storico ad esperienze di ricerca che superano i generi e attraversano vasti paesaggi sonori, analizzando i linguaggi e proponendo nuove forme. <span class=\"testoscuro\">SIGNAL <\/span> \u00e8 musica d&#8217;avanguardia, sperimentazione, improvvisazione, elettronica e ha uno sguardo trasversale sulle ricerche in campo visivo, performativo e cross-media. E&#8217; esperienza e futuro, collaborazioni e visioni, profumi e odori, avvicinamenti live e sapori acustici, fruizioni collettive e allestimenti orchestrati. <strong class=\"testoscuro\">SIGNAL , progetto di <em>TiConZero <\/em> curato minuziosamente da Alessando Olla <\/strong> (di seguito intervistato), esplora la dimensione sonora attraverso le ricerche contemporanee che intrecciano i linguaggi e le pratiche, in una continua messa in discussione dei presupposti compositivi, che \u00e8 poi il punto di partenza di ogni pensiero artistico votato alla sperimentazione e pienamente aperto al cambiamento.<\/p>\n<p align=\"justify\">I concerti iniziano il 30 Novembre spaziando tra grammatiche musicali differenti, e scegliendo come sempre di muoversi sul terreno instabile e sorprendente dell&#8217;improvvisazione; i <span class=\"testoscuro\">Syntax Error <\/span> daranno vita alla colonna sonora del filmato d&#8217;animazione &#8220;<span class=\"testoscuro\">L&#8217;ombra delle Torri<\/span>&#8220;, tratto da una graphic novel di <span class=\"testoscuro\">Art Spiegelman <\/span>e presentato al pubblico in anteprima assoluta. L&#8217;ensemble \u00e8 composto da musicisti con percorsi artistici singolari, che passano con disinvoltura dagli ambiti accademici a quelli pi\u00f9 innovativi e sperimentali. Art Spiegelman deve la sua fama principalmente all&#8217;opera &#8220;Maus&#8221;, un romanzo (auto)biografico a fumetti che gli \u00e8 valso uno speciale Premio Pulitzer nel 1992. I momenti in cui la storia individuale e la Storia mondiale collidono sono per Art Spiegelman quelli da cui nasce il racconto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/audiovideo_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Accade anche con <em>L&#8217;Ombra delle Torri <\/em>, il suo racconto dell&#8217;attentato dell&#8217;Undici Settembre, un vero e proprio diario per immagini di quel giorno infausto vissuto interamente in prima persona dall&#8217;autore. Un dialogo serrato e sorprendente in perfetto stile dadaista tra le proiezioni di tre esperimenti cinematografici di <em>Man Ray <\/em> e l&#8217;ensemble <span class=\"testoscuro\">Dissonenzen <\/span>, organo cameristico nato a Napoli nel 1993 con l&#8217;obiettivo di divulgare la musica del Novecento storico di maggiore impegno. <em>\u00abLe musiche sono concepite come improvvisazioni condotte secondo uno studio sulla &#8220;reazione&#8221; alle immagini attraverso la tecnica della libera associazione di idee. Partendo da un&#8217; ossatura centrale (la musica di Erik Satie, in particolare le sue pagine pianistiche), e recuperando il &#8220;suono&#8221; della sala di proiezione dell&#8217;epoca, si proceder\u00e0 alla progressiva &#8220;polverizzazione&#8221; della materia musicale (incisi melodici, elementi accordali, micro-strutture ritmiche), sviluppando, in campo informale e improvvisatorio, ed estendendo a tutti gli strumenti del gruppo (ivi compresa l&#8217;elaborazione elettronica) gli elementi provenienti dalle pagine di Satie. Il gioco si manifesta, quindi, anche come continuo slittamento tra sincronia e a-sincronia cronologica con il dettato filmico; rimandi al &#8220;profumo&#8221; epocale e scarti verso una pi\u00f9 spregiudicata chiave di lettura musicale.\u00bb <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">I <span class=\"testoscuro\">Taxonomy <\/span> invece si muovono tra composizione ed improvvisazione attraverso il sincretismo tra differenti codici musicali, esplorando luoghi non riportati da alcuna cartina geografica, analogie morfologiche tra pensieri e microrganismi, strane correlazioni tra lettere di alfabeti dimenticati e linguaggi globalizzati (delocalizzati). Nelle loro storie il libro, l&#8217;alfabeto, il segno e poi la chimica (organica ed inorganica), la geografia, la religione, la politica e il viaggio appaiono solo paesaggi di un vissuto, di un sogno o di un&#8217;aspirazione. Ci\u00f2 che ne risulta \u00e8 la messa in evidenza di dettagli estremamente ricchi tra tessiture silenziose e rumore stridente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Gianluca Becuzzi<\/span>, compositore elettronico conosciuto anche sotto la sigla <span class=\"testoscuro\">Kinetix<\/span>, e <span class=\"testoscuro\">Fabio Orsi <\/span>sono apprezzatissimi dalla critica e da un pubblico di nicchia. La loro produzione artistica \u00e8 approdata oltreocaeno sull&#8217;americanissima <em>Digitalis Industries<\/em>. Caratterizzati da una forte impronta sperimentale e dall&#8217;interesse per le possibilit\u00e0 espressive delle tecnologie digitali, la netta propensione estetica di Becuzzi verso forme minimaliste e sonorit\u00e0 microrumoriste viene &#8220;riscaldata&#8221; dalle sonorit\u00e0 pi\u00f9 melodiche e immediate dell&#8217;elettronica umanistica di Orsi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/audiovideo_massimoschiavoni07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Arriviamo al concerto dell&#8217;australiano <span class=\"testoscuro\">Peter Waters<\/span>. Pianista tra i pi\u00f9 trasversali e preparati sulla scena musicale contemporanea, predilige particolarmente la musica di Mozart, Faur\u00e9 e del XX secolo. Quale membro del <em>Collegium Novum <\/em> di Zurigo, lavora con compositori quali <em>Kagel, P\u00e4rt, Gubaidulina, Schuller, Reimann e Crumb <\/em>. Appassionato sperimentatore musicale, crea delle performances improntate al confronto tra il linguaggio della musica classica e quello della musica improvvisata, in bilico tra l&#8217;idiomaticit\u00e0 interpretativa e il libero flusso creativo. <span class=\"testoscuro\">IN-STRU-MENTAL <\/span> \u00e8 un concerto eseguito da una giovane orchestra elettroacustica, che procede nella ricerca di nuovi linguaggi compositivi attraverso l&#8217;interazione in tempo reale. I musicisti si alternano in diverse formazioni, seguendo un reticolo di pattern tra i quali spaziare liberamente attraversando strutture mobili in continua evoluzione e riorganizzazione. La ripetizione, la de-strutturalizzazione delle regole tonali e compositive sono parti integranti del lavoro.<\/p>\n<p align=\"justify\">Imperdibile sar\u00e0 l&#8217;evento in concomitanza con il progetto espositivo\/segnali video: la performance di <span class=\"testoscuro\">Max Eastley <\/span>, storico artista concettuale dell&#8217;avanguardia inglese, che da decenni lavora combinando sculture sonore cinetiche e musica, arrivando a produrre una forma d&#8217;arte unica. Sin dagli anni &#8217;60, quando rimase affascinato dalle relazioni tra la musica e l&#8217;arte, Eastley \u00e8 una figura importante e innovativa nel campo della sound art. Ha esposto le sue installazioni sonore in tutto il mondo, e lavorato a fianco di un vasto numero di artisti, musicisti e filmmakers, quali <span class=\"testoscuro\">Brian Eno, Peter Greenaway, Evan Parker, Thomas K\u00f6ner, Eddie Pr\u00e9vost and The Spaceheads<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il 12 dicembre sar\u00e0 la volta dell&#8217;inaugurazione di <span class=\"testoscuro\">Segnali Video<\/span>, dove nella sua prima edizione aveva presentato lavori di videoarte che esprimevano la ricerca di alcuni artisti emergenti intorno al suono. Rovesciando l&#8217;abituale aspettativa di un primato visivo sulla colonna sonora, propria del video, i progetti avevano come loro centro il mondo dei suoni. Musica, elettronica o acustica, silenzio, composizioni per voce umana, ambienti sonori: tutto quanto si relazionasse alla dimensione sonora, intesa per\u00f2 come vincolo irrinunciabile e cruciale. L&#8217;indagine sull&#8217;ibrido video-sonoro continua a sondare i contorni pi\u00f9 che mai sfumati delle pratiche artistiche contemporenee, e si espande ora verso strutture pi\u00f9 articolate, affiancando alla bidimensionalit\u00e0 del video il potere espressivo dei progetti scultorei, degli intenti performativi e delle installazioni audiovisive. In <em>&#8220;Memory steal space&#8221; <\/em><span class=\"testoscuro\">Riccardo Benassi <\/span> si relaziona alla memoria storica degli edifici della Vetreria, ritrovandone l&#8217;anima sonora (non a caso pre-industrial) e racchiudendola in due <em>black boxes <\/em>, fantomatiche &#8220;scatole nere&#8221; i cui tentacoli si intrecciano con i tessuti costruttivi dei locali. Durante l&#8217;opening di \/segnali video ed in concomitanza con il concerto di Max Eastley, uno dei padri storici della sound art, Benassi dar\u00e0 quindi vita a una performance musicale strutturata sulla continua modifica del suono non amplificato, in cui si avvale di un set vintage di armoniche di fine anni 70.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/audiovideo_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Signorafranca <\/span> crea per la prima volta un&#8217;installazione stabile: <em>&#8220;dipingo&#8221; <\/em> \u00e8 un&#8217;opera interattiva giocata sulla triplice interazione tra il movimento, il suono e l&#8217;immagine. Attraverso un&#8217;operazione di decontestualizzazione informatica di una piattaforma per l&#8217;entertainment, propone una particolare lettura dei meccanismi culturali legati al gioco e alla creativit\u00e0, espressi dall&#8217;audio e dal video. <em>&#8220;Donny G.&#8221; <\/em> di <span class=\"testoscuro\">Gabriel Shalom <\/span> \u00e8 il cortometraggio tratto da un concerto audiovisivo live ispirato al Don Giovanni mozartiano. Il progetto, promosso da <em>Jeunesses Musicales Deutchland e Zentrum f\u00fcr Kunst und Medientechnologie Karlsrhue <\/em>, ha coinvolto giovani compositori di diverse nazionalit\u00e0, con i quali Shalom ha lavorato alla creazione di un&#8217;originale partitura audiovisiva, sviluppando approcci radicalmente diversi alla sincronizzazione tra suono e immagine.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;installazione video-sonora <em>&#8220;A Short-lived Fault In The System&#8221; <\/em> di <span class=\"testoscuro\">Michele Spanghero <\/span> nasce dal campionamento di un silenzio futurista di Russolo, in cui l&#8217;usura della registrazione ha trasformato di fatto il silenzio in rumore. Il progetto analizza l&#8217;ossimoro acustico e vi interagisce inserendo glitch digitali, sviluppando cos\u00ec una composizione in cui rumore e suono divengono indistinguibili. Similmente il video deriva dall&#8217;analisi dello spettro sonoro attraverso un sistema analogico di disturbi, interruzioni ed errori nel segnale dell&#8217;immagine, facendo cos\u00ec del difetto e dell&#8217;imperfezione il movente estetico e il tema del lavoro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/audiovideo_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Siamo alla seconda edizione di un Festival che definirei indispensabile sia per una questione di &#8220;luogo&#8221;, inteso proprio come ubicazione territoriale, che per una questione di visibilit\u00e0, osservazione e promozione di nuovi talenti dell&#8217;avanguardia artistica contemporanea. Come ti sei mosso Alessandro per far nascere questo progetto e per renderlo intriso di tutte le caratteristiche di cui ho parlato sopra?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Alessando Olla<\/strong>: l progetto &#8220;Signal festival&#8221; nasce dopo oltre 10 anni di un&#8217;attivit\u00e0 costante dell&#8217;associazione<span class=\"testoscuro\"> Ticonzero<\/span> impegnata nel campo della ricerca e sperimentazione non solo musicale. Negli anni precedenti a Signal organizzavo una piccola rassegna (microonde) che gravitava\u00a0 intorno a dei workshop di composizione e improvvisazione affidati ad\u00a0 artisti come: David Shea, Tim Hodgkinson, Otomo Yoshide, Jan marc Monter\u00e0, etc che invitavamo in Sardegna per una o pi\u00f9 settimane. A conclusione dell&#8217;attivit\u00e0 laboratoriale si realizzavano delle performance insieme ai partecipanti (che includevano anche danzatori e attori) in luoghi di particolare interesse storico architettonico come ad esempio i siti archeologici. Ho sempre creduto nell&#8217;importanza di coinvolgere trasversalmente il\u00a0 territorio anche fuori dai centri urbani e nell&#8217; utilizzo dei\u00a0 nuovi linguaggi artistici\u00a0 come possibilit\u00e0 di abitare luoghi non convenzionali e come momento di aggregazione lontano dalle logiche di consumo culturale. Nel 2006 grazie a un nuovo finanziamento della assessorato allo spettacolo della regione Sardegna siamo riusciti ad ampliare questa attivit\u00e0 e farla diventare un vero e proprio festival con ambizione di crescita e visibilit\u00e0 internazionale<\/p>\n<p align=\"justify\">In Sardegna si sentiva la mancanza\u00a0 di un festival che si occupasse di avanguardia musicale non accademica e dove convergessero anche\u00a0 improvvisazione,\u00a0 videoart, e installazioni. Come puoi immaginare questa attivit\u00e0 artistica-organizzativa \u00e8 realizzata con enormi sforzi economici da parte dell&#8217;associazione sia perch\u00e9 il finanziamento copre solo il 60 % delle spese sostenute, sia perch\u00e9 il contributo arriva con ritardi insostenibili e il rapporto con le istituzioni \u00e8 figlio di una politica anacronistica e malata.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/audiovideo_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Forse in Italia ci si \u00e8 resi conto in ritardo, rispetto al resto d&#8217; Europa, che bisognava far qualcosa per &#8220;tamponare&#8221; lo straripamento di una cultura non pi\u00f9 accademica e monotematica e per restare quindi a galla in un mare dove le persone ora criticano, curano ed inventano artisti, generi ed eventi &#8220;dal basso&#8221; con le proprie forze. Tu quando hai capito che potevi realizzare qualcosa di importante e &#8220;libero&#8221; non solo per la Sardegna ?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Alessando Olla<\/strong>: E&#8217; da circa 10 anni che\u00a0 avverto un nuovo fermento, una richiesta sempre pi\u00f9 crescente di nuovi linguaggi da parte di un pubblico curioso di\u00a0 percorsi mentali originali e interessato a prospettive alternative a quelle preconfezionate dalla comunicazione\u00a0 partorita e fagocitata dal regime commerciale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo \u00e8 successo anche in Sardegna. Il fermento \u00e8 andato avanti lentissimamente perch\u00e9 le istituzioni preposte non hanno le capacit\u00e0 e la cultura per investire nella sperimentazione e nei nuovi linguaggi; inoltre l&#8217;Italia forse pi\u00f9 di altre societ\u00e0 \u00e8 vittima del consumismo culturale, si confonde l&#8217;arte con la decorazione, il luna park con lo spettacolo. Ancora oggi quando parli di nuovi linguaggi e di sperimentazione in alcuni ambienti sei guardato come un alieno frustrato. Attualmente\u00a0 comunque si avverte in modo irrinunciabile l&#8217;esigenza di esprimersi, di organizzare, coinvolgendo\u00a0 esperienze artistiche e culturali differenti, abbattendo i confini tra generi, utilizzando le nuove tecnologie in modo non convenzionale,\u00a0 accostando sonorizzazioni a installazioni, performance di danza ad azioni videosonore. \u00c8 per questo che Signal anche in questa seconda edizione ospita artisti che sperimentano nuovi linguaggi, che ricercano nuove grammatiche,che premono innovazione, insomma artisti non allineati al sistema. Questa edizione prevede musicisti del calibro di Mira Calix, Max Eastley, SISU, Taxonomy, etc. e una esposizione di installazioni audio video di giovani emergenti quali Riccardo Benassi (I\/D), Gabriel Shalom (USA\/D), Signorafranca (I), Michele Sganghero.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/audiovideo_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Il vostro vero punto di forza, nonostante i ridicoli finanziamenti, dove pu\u00f2 essere ricercato? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Alessando Olla<\/strong>: Forse nella passione che da anni ci alimenta e nel masochismo che ci fa lavorare spesso senza orari n\u00e9 compenso.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Credi che l&#8217;arte oramai stia diventando un mix, una miscela implosiva che integra tutti i linguaggi: musica, improvvisazione, elettronica, video, performance ed interattivit\u00e0? Quanto il digitale ha influenzato questo &#8220;cambiamento di stato&#8221;?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Alessando Olla<\/strong>: Il desiderio di\u00a0 creare l&#8217;opera totale che includesse tutte le possibili espressioni artistiche \u00e8 spesso stato al centro della storia della musica;\u00a0 attualmente l&#8217;approccio transmediale alla creazione \u00e8 istigato dalle nuove tecnologie che hanno reso facile e intrigante la manipolazione dei vari linguaggi. Il mezzo digitale\u00a0 ha amplificato la possibilit\u00e0\u00a0 di creare e far vivere contemporaneamente vari linguaggi, vari livelli percettivi, di ricevere ed elaborare differenti sinestesie e sensazioni. Questo approccio, questa tendenza, non solo appaga l&#8217;horror vacui che caratterizza questa societ\u00e0 ma \u00e8 anche specchio della\u00a0multidimensionalit\u00e0 (o schizofrenia) in cui siamo immersi nella vita quotidiana. In definitiva penso che l&#8217;uso del\u00a0 mezzo digitale ha determinato una svolta epocale; nel caso della musica ad esempio\u00a0 ha accelerato il rinnovo dei linguaggi, ha permesso di scolpire microscopicamente il suono. Un apporto stimolante \u00e8 dato soprattutto dai non-musicisti come deejay e videoartisti,\u00a0 o dai musicisti non accademici ovvero da tutti quelli che non avevano i filtri dottrinali delle scuole.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag30\/articoli\/img\/audiovideo_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Massimo Schiavoni:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">&#8220;Scolpire microscopicamente il suono&#8221;. Mi piace molto questa frase che hai usato per dare forma a qualcosa di invisibile, in cui c&#8217;\u00e8 tutto l&#8217;essere dentro una dimensione che viviamo ogni giorno, nella quale siamo immersi come pesci in un acquario. Ma posso pensare che pi\u00f9 si va avanti e pi\u00f9 si possono sciogliere le sensibilit\u00e0 e le peculariet\u00e0 di singoli linguaggi artistici (coprese quelle musicali) perdendo il valore univoco mascherato dai Mixing Engine, Audio Networking o equalizzatori a tre bande? Posso chiamare iperarte questa con-fusione senza etichette ne bandiere? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Alessando Olla<\/strong>: Non so se si pu\u00f2 chiamare iper-arte, certo che nell&#8217;atteggiamento contemporaneo c&#8217;\u00e8 insita una tendenza a superare e far collassare i linguaggi; sinceramente faccio enorme fatica\u00a0 ad etichettare o inquadrare, perch\u00e8\u00a0 i fenomeni artistici vanno vissuti e analizzati da diverse prospettive e i confini sono sempre pi\u00f9\u00a0 labili e confusi. Penso che le peculiarit\u00e0 espressive e le vere competenze artistiche non saranno intaccate da questa overdose iper-trans-multi \u0096mediale; sono solo nuovi territori dove navigare\u00a0 a volte con difficolt\u00e0 tra superficialit\u00e0 e decorazione. Infatti la facilit\u00e0 d&#8217;uso del mezzo digitale ha altres\u00ec incentivato un approccio orizzontale e non verticale alla forma e al contenuto dell&#8217;oggetto artistico.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.signal-festival.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.signal-festival.org\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Torna SIGNAL, dal 30 novembre al 15 dicembre. 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