{"id":10281,"date":"2007-11-02T12:00:00","date_gmt":"2007-11-02T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-029\/italiano-allan-kaprow-a-genova-un-anno-dopo\/"},"modified":"2020-10-25T10:00:04","modified_gmt":"2020-10-25T09:00:04","slug":"italiano-allan-kaprow-a-genova-un-anno-dopo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-029\/italiano-allan-kaprow-a-genova-un-anno-dopo\/","title":{"rendered":"Allan Kaprow A Genova Un Anno Dopo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">E&#8217; passato poco pi\u00f9 di un anno dalla scomparsa di un artista determinante ed essenziale per tutta la storia dell&#8217;arte contemporanea; un artista senza il quale forse tutto sarebbe diverso nel panorama delle arti figurative, nel teatro e nella performing art odierna.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Allan Kaprow <\/span> ha gettato le basi di gran parte della cultura espressionistica americana, della partecipazione attiva dello spettatore nell&#8217;opera d&#8217;arte, del cambiamento della percezione dinanzi ad uno spettacolo\/evento e quindi del ruolo che doveva incominciare ad assumersi il fruitore. Fu il primo nel 1959, sulla rivista <em>The Antologist <\/em> e successivamente in una sua opera, <span class=\"testoscuro\">18 Happenings in 6 parts <\/span> a usare e a far entrare nel linguaggio comune il termine <em>happening<\/em>; gli inviti della mostra, che consistevano soprattutto in buste di plastica contenenti piccoli collages, fotografie, legno, frammenti dipinti e figure ritagliate, includevano l&#8217;affermazione <em>&#8220;you will become a part of the happenings; you will simultaneously experience them&#8221;<\/em>.<\/p>\n<p align=\"justify\">La rappresentazione era suddivisa in sei parti contenenti ognuna tre happening simultanei dove durante gli intervalli tra gli atti, gli spettatori cambiavano stanze e posti a sedere prendendo parte di volta in volta ad un accumularsi illogico di eventi visivi, sonori e olfattivi. Parola nuova <em>happening <\/em>&#8211; arte di tipo teatrale basata sulla multimedialit\u00e0, sulla interazione e sulla stimolazione sensoriale &#8211; entrata inconsapevolmente a far parte per prima istanza nella scultura e precisamente nelle opere di <span class=\"testoscuro\">Jean Tinguely o Claes Oldenburg <\/span>, poi proprio nei lavori assemblati di <span class=\"testoscuro\">Kaprow <\/span> dove sfidavano la bidimensionalit\u00e0 per tendere verso la terza dimensione, veri e propri ambienti dove intervenire per stimolare la sensazione dei suoni, rumori e odori.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Da qui, il passo verso l&#8217; <em>environment <\/em> \u00e8 breve; l&#8217;opera-ambiente \u00e8 nata, ora bisognava solo far interagire e &#8220;riattivare&#8221; lo spettatore con interventi di testi drammatizzati o vere partiture scritte appositamente per i partecipanti ignari. Come in <span class=\"testoscuro\">A Spring Happening<\/span>, presentato nel marzo del 1961 alla <em>Reuben Gallery <\/em> di New York, dove gli spettatori erano confinati dentro una sorta di vagone bestiame; nelle pareti di legno erano stati praticati degli spiragli attraverso i quali si poteva vedere cosa accadeva all&#8217;esterno. Alla fine la pareti crollarono e gli spettatori vennero cacciati via da un tale che manovrava una falciatrice meccanica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Eravamo di fronte alla negazione di qualsiasi continuit\u00e0 narrativa, un&#8217;opera d&#8217;arte senza struttura vera e propria; solo attesa, sospensione, indecisione, a volte scocciature e spaventi. Ecco quindi i legami con Cage, il Living Theater ed Artaud. Addirittura in <span class=\"testoscuro\">Courtyard <\/span> del 1962 alcuni spettatori ricevevano delle scope ed erano invitati a spazzare; in <span class=\"testoscuro\">Eat <\/span> il pubblico era condotto in una rete di sotterranei dove si scontravano con cibi appesi al soffitto. Nel 1979 in <span class=\"testoscuro\">Station Hotel <\/span> riunisce un piccolo gruppo di persone davanti alla stazione di New York, d\u00e0 loro istruzioni su azioni da compiere e poi le riconvoca per registrare le esperienze che ne hanno ricavato. Era iniziata una rivoluzione. Ed oggi qualcuno pensa ancora di aver inventato chiss\u00e0 cosa, mentre \u00e8 solo un&#8217;appendice rivisitata e magari mascherata sotto spoglie tecnologiche o digitali.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Niente di nuovo, <span class=\"testoscuro\">Kaprow <\/span> ha gi\u00e0 dato, forse rimanendo al suo posto anche troppo , assistendo da protagonista alla nascita di una nuova era che aveva sostituito Parigi con New York. Il &#8220;Non-Artista&#8221;, come si definiva, vedeva l&#8217;arte come un gioco non separato dalla vita di tutti i giorni, ma piuttosto come qualcosa che coincide con la vita quotidiana: <em>&#8220;everything is art, art is everything&#8221; <\/em>. Ecco allora dove si sono incubate ed assimilate le varie arti elettroniche, le installazioni interattive, l&#8217;urban-art, l&#8217;iperrealismo, l&#8217;arte contestuale fino alla net-art e al teatro digitale. Sembra ieri.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">&#8220;Allan Kaprow_Arte come Vita&#8221; <\/span> al <span class=\"testoscuro\">Museo d&#8217;Arte Contemporanea di Villa Croce di Genova <\/span> aperta dal <span class=\"testoscuro\">30 novembre 2007 al 10 febbraio 2008 <\/span>\u00e8 la prima grande mostra dedicata all&#8217;artista, curata congiuntamente dall&#8217; <em>Haus der Kunst <\/em>di Monaco e <em>Van Abbemuseum <\/em> di Eindhoven, sotto l&#8217;egida del <span class=\"testoscuro\">Kaprow Estate<\/span>, unica istituzione autorizzata a promuovere e a esporre il lavoro del Maestro; prevede 2 sedi europee, Berna e Genova, prima del trasferimento negli USA, a Los Angeles, da cui prender\u00e0 le mosse un tour extra-europeo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si tratta dunque di un&#8217;iniziativa di rilevanza internazionale cui Genova partecipa in virt\u00f9 di contatti diretti del Museo d&#8217;Arte Contemporanea di Villa Croce con l&#8217; <em>Haus der Kunst <\/em> e dei rapporti intercorsi con l&#8217;artista e la sua famiglia in occasione del Workshop di una settimana, <span class=\"testoscuro\">&#8220;Just doing&#8221;<\/span>, tenuto da <span class=\"testoscuro\">Allan Kaprow<\/span> al museo nel 1998, di cui si conserva documentazione video e fotografica che sar\u00e0 esposta nell&#8217;occasione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La mostra espone opere inedite dell&#8217;artista (10 tra dipinti e collages di grandi dimensioni) realizzate negli anni &#8217;40 e &#8217;50. Accanto a queste opere, alcune delle quali recentemente acquisite da grandi musei europei come il <em>Centre Pompidou <\/em> di Parigi, saranno esposti per la prima volta i documenti dell&#8217;archivio Kaprow, scritti, registrazioni audio, video, acquisiti dal <em>Getty Research Institute <\/em>, Los Angeles, California. Secondo la volont\u00e0 dell&#8217;artista, la mostra dedica ampio spazio alla &#8220;reinvenzione&#8221; di Happening ed <em>Environments <\/em> che, con la regia dell&#8217;artista fluxus <span class=\"testoscuro\">Geoffrey Hendricks <\/span> e la collaborazione di docenti tra cui Franco Sborgi e Cesare Viel, coinvolger\u00e0 soprattutto gli studenti dell&#8217;Accademia di Belle Arti e dell&#8217;Universit\u00e0 di Genova e, in una dimensione pi\u00f9 allargata, studenti dei licei artistici, scolaresche, pubblico adulto, invitati a intervenire sulle installazioni modificandole.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa sezione della mostra, documentata in tempo reale sul sito <span class=\"testoscuro\">kaprow.org<\/span> sar\u00e0 realizzata, oltre che negli spazi del museo, in altri luoghi cittadini, pubblici e privati, tra cui Accademia Ligustica di Belle Arti, la Loggia della Mercanzia di Piazza Banchi e la Galleria Unimediamodern.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Questo evento unico in Europa, colloca al centro della scena il pi\u00f9 effimero lavoro performativo rispettando la volont\u00e0 dell&#8217;artista secondo la quale <em>&#8220;&#8230; il museo moderno \u0085 si spera diventer\u00e0 un istituto educativo, una banca dati della cultura storica, ed un&#8217;agenzia per l&#8217;azione&#8221;. <\/em> (A.K) Sia i primi dipinti, che i collages, come l&#8217;opera <span class=\"testoscuro\">&#8220;Rearrangeable Panel&#8221; (il Chiosco)<\/span> dimostrano come Kaprow esplor\u00f2 le differenti categorie dello spazio: spazio privato (lo studio e la sua residenza) e spazio pubblico (stazioni della metropolitana e ponti). I documenti degli <span class=\"testoscuro\">Scores (i canovacci) <\/span> e i pezzi letterari sono esposti su tavoli ricoperti da una lastra di vetro e l&#8217;ordine cronologico illustra il loro sviluppo formale.<\/p>\n<p align=\"justify\">All&#8217;inizio gli <em>Scores <\/em> erano simili a partiture musicali, non molto diverse da quelle elaborate da <em>John Cage<\/em>, successivamente si tratta di vere e proprie istruzioni molto dettagliate; infine egli usa espressioni sintetiche, tali da permettere la maggior libert\u00e0 d&#8217;esecuzione e i testi diventano simili a poesie concrete. La mostra rende giustizia alla centrale importanza che Kaprow attribuisce alla mediazione e all&#8217;insegnamento grazie al suo carattere interattivo che coinvolge direttamente il pubblico. Genova torna protagonista quasi inatteso.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00e9 passato poco pi\u009d di un anno dalla scomparsa di un artista determinante ed essenziale per tutta la storia dell&#8217;arte contemporanea; un artista senza il quale forse tutto sarebbe diverso nel panorama delle arti figurative, nel teatro e nella performing art odierna.<\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":28731,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,182],"tags":[63],"class_list":["post-10281","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-029","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Allan Kaprow A Genova Un Anno Dopo &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-029\/italiano-allan-kaprow-a-genova-un-anno-dopo\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Allan Kaprow A Genova Un Anno Dopo &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:it]\u00e9 passato poco pi\u009d di un anno dalla scomparsa di un artista determinante ed essenziale per tutta la storia dell&#039;arte contemporanea; un artista senza il quale forse tutto sarebbe diverso nel panorama delle arti figurative, nel teatro e nella performing art odierna. 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