{"id":10279,"date":"2007-11-02T12:00:00","date_gmt":"2007-11-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-029\/near-future-lab-imagining-a-possible-future\/"},"modified":"2020-10-25T09:59:42","modified_gmt":"2020-10-25T08:59:42","slug":"near-future-lab-imagining-a-possible-future","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/near-future-lab-imagining-a-possible-future\/","title":{"rendered":"Near Future Lab: Immaginare Un Futuro Possibile"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Provare ad immaginare nuove modalit\u00e0 di interazione tra corpo e tecnologia \u00e8 ormai, sembra chiaro, la grande sfida a cui sono chiamati a rispondere scienziati, artisti e studiosi del mondo contemporaneo.<\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;\u00e8 un modo per non annullare la nostra fisicit\u00e0 di fronte al digitiale? Qual \u00e8 la terza via che supera la &#8211; per ora \u0096 irrisolta dicotomia tra un anacronistico &#8220;ritorno alla natura&#8221; e una cieca trasformazione del nostro corpo in uni e zeri? Forse basterebbe un po&#8217; d&#8217;immaginazione in pi\u00f9 per uscire da binari gi\u00e0 dati e sui quali sembriamo correre come treni a destinazione programmata in partenza.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Near Future Laboratory <\/span> \u00e8 un gruppo di ricercatori che tenta appunto di uscire dagli schemi convenzionali per creare nuove possibilit\u00e0 di interazione uomo-macchina. Con la pragmaticit\u00e0 che contraddistingue spesso gli studiosi di scienze applicate potremmo definire il loro modo di lavorare un &#8220;pensiero in azione&#8221;. Dall&#8217;idea al prototipo fino a tornare all&#8217;idea, magari arricchita di nuove sfaccettature. Un movimento continuo tra pensiero e azione per costruire dispositivi che ci aiutino ad immaginare un mondo pi\u00f9 vivibile, pi\u00f9 sostenibile e \u0096 perch\u00e9 no \u0096 anche pi\u00f9 divertente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ho intervistato <span class=\"testoscuro\">Julian Bleeker e Nicolas Nova<\/span> , fondatori del progetto, per cercare di comprendere meglio teoria e pratica che accompagna il loro lavoro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/design_giuliasimi07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Giulia Simi<\/strong>: Partiamo dal titolo del progetto: &#8220;Near Future Laboratory&#8221;. Si nota subito l&#8217;importanza del tempo e una sorta di ridefinizione del concetto di futuro, che forse ha subito una trasformazione con l&#8217;avvento delle nuove tecnologie. Il termine laboratorio, invece, ricorda qualcosa che ha a che vedere con un approccio di ricerca e di sperimentazione. Possiamo dire quindi che siete un gruppo di ricercatori che cerca di esplorare le possibilit\u00e0 del nostro futuro attraverso la tecnologia e i media digitali, al di fuori dei vincoli legati al mercato \u0096 e questo \u00e8 tra l&#8217;altro, secondo me, ci\u00f2 che in qualche modo pu\u00f2 legarvi all&#8217;arte. Come \u00e8 cominciato il vostro progetto? Qual \u00e8 stata la domanda alla quale cercavate di dare una risposta?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Julian Bleeker e Nicolas Nova<\/strong>:<\/span> Il progetto \u00e8 cominciato perch\u00e9 abbiamo pensato che ci fosse uno spazio vuoto tra chi \u00e8 impegnato a costruire oggetti e chi invece si occupa di pensare quali oggetti dovrebbero essere costruiti, basandosi sull&#8217;analisi del trend e altre pratiche di previsione. Abbiamo visto un&#8217;opportunit\u00e0 in una pratica di ricerca e di design che operasse a met\u00e0 tra i tempi lunghi della ricerca e degli studi accademici e quelli corti dello sviluppo del prodotto commerciale. Nel mezzo \u0096 tra 12 mesi e 4 anni circa \u0096 c&#8217;\u00e8 quel gap che noi chiamiamo <span class=\"testoscuro\">&#8220;near future&#8221; <\/span>. Pensiamo ci siano dei vincoli irragionevoli e difficilmente superabili, sia nell&#8217;ambiente aziendale legato ad obiettivi di mercato, sia in quello accademico, caratterizzato da un immobilismo e da un modo di operare che a volte sembra essere quello del secolo scorso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quello che stiamo cercando di fare \u00e8 quindi incoraggiare l&#8217; <em>innovazione del design l<\/em>iberandola da questi vincoli. Non abbiamo aspettative o requisiti da rispettare per fare oggetti che dovranno usare milioni di persone, anche se, chiss\u00e0\u0085 Il punto \u00e8 che comunque noi non ci poniamo questo problema in partenza. Lavoriamo velocemente ed economicamente; non censuriamo i nostri progetti basandoci su fattori di mercato come l&#8217;aspettativa dei consumatori; ci impegniamo per far circolare conoscenza e intuizioni velocemente \u0096 mesi non anni \u0096 usando il sistema creative commons e non quello feudale del <em>pagare-per-conoscere <\/em> che circola nell&#8217;ambiente professionale delle riviste, dei convegni e cos\u00ec via.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/design_giuliasimi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ecco. E&#8217; cos\u00ec che \u00e8 cominciato il progetto. Come una reazione positiva alle difficolt\u00e0 nell&#8217;impegnarsi in un lavoro creativo, intuitivo, divertente e innovativo, con vincoli minori rispetto a quelli che abbiamo trovato nel mondo accademico o in quello aziendale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Avevamo bisogno di descrivere in qualche modo lo spazio di possibilit\u00e0 del lavoro che volevamo intraprendere. Usare il tempo come &#8220;espressione&#8221; polivalente sul quale lavoravamo sembrava la cosa giusta. Non soltanto perch\u00e9 i nostri progetti hanno a che vedere con il tempo \u0096 ma piuttosto perch\u00e9 il fulcro della nostra riflessione \u00e8 proprio come potrebbe essere il nostro mondo in un <em>futuro prossimo <\/em>. In un certo senso stiamo definendo un piccolo angolo del prossimo futuro allo stesso modo in cui potrebbe farlo <span class=\"testoscuro\">Bruce Sterling <\/span> nei suoi mondi immaginari. La differenza \u00e8 che noi non siamo scrittori dell&#8217;immaginario ma <em>costruttori dell&#8217;immaginario<\/em>, che elaborano artefatti di un mondo futuro che ci aiuti a raccontare storie sul mondo presente. Usiamo questa nozione temporale di <em>futuro prossimo <\/em> piuttosto che, per esempio &#8220;mobile technology&#8221; o &#8220;digital game&#8221; perch\u00e9 ci sembra polivalente rispetto al lavoro che svolgiamo. Il <em>futuro prossimo <\/em> \u00e8 uno spazio indistinto che \u00e8 quasi, non abbastanza, ma molto vicino, a sembrare possibile.<\/p>\n<p align=\"justify\">Immaginare il futuro \u00e8 una questione di analisi dei bordi e dei confini, in modo di articolare idee, concetti e nozioni che escano dalla risonanza convenzionale dell&#8217; <em>inside-the-box <\/em> tipica delle pratiche aziendali \u0096 noi invece cerchiamo temi o concetti legati a pratiche sociali che in qualche modo sono stati abbandonati o dimenticati, o semplicemente giacciono sotto la superficie. Potrebbe suonare molto &#8220;<em>William Gibsonesco<\/em>&#8221; in effetti (<em>&#8220;Il futuro \u00e8 gi\u00e0 qui, \u00e8 solo mal distribuito&#8221; <\/em>), ma \u00e8 proprio cos\u00ec: noi pensiamo davvero che il futuro sia semplicemente nascosto in angoli polverosi. Il punto quindi rimane quello di esplorare mondi dimenticati e guardare alle cose con un&#8217;angolatura diversa, o addirittura ortogonale. C&#8217;\u00e8 una citazione che ci piace molto e che riecheggia questo tipo di sentire: quando Oscar Wilde si trov\u00f2 di fronte per la prima volta alle Cascate del Niagara disse &#8220;Sarebbe molto pi\u00f9 impressionante se l&#8217;acqua scorresse dalla parte opposta.&#8221; Ecco, questa frase \u00e8 perfetta per descrivere il tipo di ricerca che facciamo. S\u00ec, noi osserviamo le aree sociali e culturali del nostro mondo tecnologico, ma sottosopra.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/design_giuliasimi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Giulia Simi<\/strong>: Nella descrizione del vostro progetti parlate di &#8220;segnali deboli&#8221; della nostra cultura digitale che voi focalizzate e espandete per creare prototipi per il futuro prossimo. Potreste fare qualche esempio di ci\u00f2 che ci\u00f2 che definireste, in questo senso, un &#8220;segnale debole&#8221;?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Julian Bleeker e Nicolas Nova<\/strong>:<\/span> L&#8217;espressione <em>&#8220;segnali deboli&#8221; <\/em> deriva dalla letteratura sulle analisi di previsione, il design sul lungo termine e le ricerche sul futuro. Evoca la nozione di prime avvisaglie di fenomeni che potrebbero diventare importanti in futuro. In un certo senso si tratta di comportamenti, attitudini, prodotti e servizi dell&#8217;oggi che annunciano il futuro. Riprendendo di nuovo la frase di Gibson, i segnali deboli sono la prova che il futuro \u00e8 gi\u00e0 qui, deve solo essere scovato. Il secondo step \u00e8 chiedere a se stessi criticamente se questi segnali siano importanti per questo &#8220;quasi-futuro&#8221; che sta arrivando. Se s\u00ec, che cosa annunciano? Dovrebbero essere amplificati? Fare ricerche sul futuro non \u00e8 solo andare dietro a trends saltuari, ma anche creare il proprio futuro amplificando alcuni segnali. Cio\u00e8, tenere conto non solo di ci\u00f2 che uno &#8220;vede&#8221; accadere in questi segnali ma anche di ci\u00f2 che uno immagina che potrebbe avvenire o che comunque sarebbe interessante sperimentare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Penso che questo sia il punto in cui tante buone idee diventano &#8220;progetti&#8221;, che richiedono poi impegni in termini di tempo, soldi, programmazione e cos\u00ec via. Molte di queste idee vengono fuori dal desiderio di sperimentare intuizioni trovate in un libro (non solo di fantascienza) oppure da qualcosa nato come uno scherzo o uno sguardo ironico sulla realt\u00e0. A volte ti chiedi: forse questo piccolo quadro sociale che vedo o che vivo nella mia vita potrebbe raccontare una storia affascinante che altri potrebbero aver voglia di condividere e sperimentare.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/design_giuliasimi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Per cercare di tenere organizzato il nostro lavoro, dividiamo i nostri progetti in temi. Un tema in cui in realt\u00e0 cadono molti aspetti dei nostri progetti \u00e8 quello delle <em>nuove modalit\u00e0 di interazione<\/em>. Siamo interessati a capire come le modalit\u00e0 di rappresentazione di noi stessi in ambienti mediati dal computer possano essere plasmate e modificate rispetto a quelle a cui siamo abituati e che ci vedono seduti davanti a uno schermo con tastiera e mouse. Dove sono le altre interfacce per la nostra vita digitale? Tutte le nostre rappresentazioni online, in internet, nei videogiochi o in comunit\u00e0 virtuali come Facebook, possono essere formate da elementi diversi che non dei bottoni da premere stando fermi davanti a uno schermo per ore?<\/p>\n<p align=\"justify\">Ecco, stiamo andando in questa direzione in un modo molto semplice. I dispositivi che stiamo costruendo registrano i movimenti fisici in vari modi. Uno dei nostri progetti (<span class=\"testoscuro\">MobZombies<\/span>)<em>, <\/em> ti trasforma in una specie di &#8220;joystick umano&#8221; obbligandoti a fare movimenti molto ampi \u0096 come rincorrere una palla, che \u00e8 ben diverso da schiacciare un bottone o muovere il mouse \u0096 per giocare a un videogioco che vedi in un dispositivo che pu\u00f2 stare in una mano. Un altro progetto va ancora oltre: tutti i movimenti che puoi arrivare a compiere in una passeggiata di 4 miglia diventano <em>&#8220;un movimento&#8221; <\/em> per un diverso tipo di videogioco. La stessa attivit\u00e0 fisica potrebbe divenire addirittura necessaria per azionare i controlli di un videogioco. Abbiamo quindi una buona variet\u00e0 di esperimenti di interfacce per poter chiamare in causa &#8220;nuovi partners&#8221; nell&#8217;interazione. Questi sono progetti che ci permettono di usare network digitali o dispositivi per comunicare, per esempio, con il clima o con animali domestici. Siamo molto interessati a queste possibilit\u00e0 \u0096 non solo a nuovi oggetti con cui potremmo interagire, ma a nuovi paradigmi che potremmo usare per condividere esperienze. Gli animali domestici in questo sono particolarmente rilevanti, cos\u00ec come altre creature o il clima.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/design_giuliasimi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Giulia Simi<\/strong>: In un lungo ed interessante post legato al progetto &#8220;Slow Messenger&#8221; parlate di &#8220;costruire da soli i propri oggetti&#8221; e di <em>hardware sketching <\/em> come una pratica culturale e politica. E&#8217; un qualcosa che ricorda il Do It Yourself e la volont\u00e0 di controllare il processo creativo, tipico di molte correnti artistiche contemporanee. Potremmo quindi definire i vostri progetti una sorta di &#8220;hardware art&#8221;?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Julian Bleeker e Nicolas Nova<\/strong>:<\/span> Noi abbiamo parlato di questo come <span class=\"testoscuro\">&#8220;device art&#8221; <\/span> che ci sembra un termine pi\u00f9 vicino alle pratiche sociali piuttosto che &#8221; hardware &#8220;, secondo il nostro modo di pensare. Il termine &#8220;device&#8221; (in italiano pu\u00f2 essere tradotto come <em>dispositivo <\/em> ma anche come <em>stratagemma<\/em>, o <em>espediente<\/em>) in qualche modo esprime o suggerisce uno scopo da raggiungere. C&#8217;\u00e8 anche un modo di dire &#8220;Left to your own devices&#8221; (la traduzione in italiano potrebbe essere qualcosa tipo <em>&#8220;abbandonato ai propri espedienti&#8221; <\/em>) che di base indica quello che potresti fare da solo, senza alcun limite se non te stesso, utilizzando ci\u00f2 che ti circonda. Ci sembra quindi che &#8220;device art&#8221; sia un modo pi\u00f9 ricco per descrivere questi piccoli assemblaggi che creiamo e che si attivano in modi inaspettati.<\/p>\n<p align=\"justify\">C&#8217;\u00e8 anche una spinta politica che stiamo investigando. Da una parte siamo interessati a un tipo di potere espressivo che questi &#8220;dispositivi&#8221; hanno, nella loro capacit\u00e0 di plasmare le nostre esperienze con alcuni aspetti del mondo. Per esempio, <span class=\"testoscuro\">&#8220;Slow Messenger&#8221;<\/span>: che forma pu\u00f2 prendere la relazione tra due persone, amici o amanti, facendo scattare un messaggio speciale che circola tra loro semplicemente tenendo addosso un dispositivo di messaggistica per un lungo periodo di tempo? E&#8217; un esperimento molto semplice, piano, quasi ortogonale, che cambia il modo in cui le persone comunicano nella nostra era di network digitale. E&#8217; ortogonale perch\u00e9 fa qualcosa che \u00e8 abbastanza inaspettato rispetto ai nostri assunti convenzionali sulle tecnologie e sugli strumenti di comunicazione. Dall&#8217;altra parte c&#8217;intriga anche il processo opposto, ovvero quello di trasferire ed esprimere questo pensiero attraverso un assemblaggio. Quello che troviamo affascinante \u00e8 in realt\u00e0 l&#8217;espressione del design attraverso i suoi molteplici gradi di evoluzione, legando insieme tutte queste piccole parti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/design_giuliasimi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Abbiamo imparato che le tecnologie sono pratiche sociali \u0096 ovvero molto di pi\u00f9 di una semplice e inerte componente statica. Sono l&#8217;incarnazione di una variet\u00e0 di forze sociali e quando ci costruiamo i nostri dispositivi possiamo vedere in gioco tutti questi fattori, non riuscendo pi\u00f9 a guardare alle tecnologie con gli stessi occhi. <span class=\"testoscuro\">&#8220;Slow Messenger&#8221; <\/span> \u00e8 esemplificativo in questo senso. Riunisce insieme un sacco di cose: una vaga idea saltata fuori in un lungo viaggio aereo, alcuni appunti presi su un quaderno, indagini aperte in importanti pratiche artistiche precedenti, alcuni saggi sul carattere sociale del tempo, la storia del telegrafo, interessanti rapporti sulla comunicazione sottomarina (che sembra essere molto lenta a causa della difficolt\u00e0 della trasmissione radio attraverso l&#8217;acqua salata), e le preoccupazioni politiche ad essa legata, e infine tutte le note, le specifiche tecniche e le componenti di design che sono andate a costituire l&#8217;attuale dispositivo di &#8220;Slow Messenger&#8221;<\/p>\n<p align=\"justify\">Questa parte del processo creativo \u00e8 per noi assolutamente cruciale. Non \u00e8 pi\u00f9 abbastanza avere delle idee che poi non possono essere sperimentate o vissute. Non \u00e8 il fatto di privilegiare il prodotto materiale sull&#8217;idea, \u00e8 che l&#8217;azione che si sprigiona dalle idee &#8220;fatte materia&#8221; ci disegna all&#8217;interno di un mondo incredibilmente ricco e in grado di fornire ulteriori informazioni sulle idee che avevi avuto. C&#8217;\u00e8 anche una sorta di conferma e soddisfazione che arriva quando riesci a passare avanti e indietro dalle idee alla loro espressione e articolazione in qualcosa che puoi guardare e dire: &#8220;Questo porta dentro un&#8217;idea che avevo avuto e ti permette di sperimentarla&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pensare per fare \u0096 oppure pensare mentre fai \u00e8 un modo per rinforzare e rendere pi\u00f9 ricco e analitico il lavoro che svolgiamo al Laboratorio, che \u00e8 poi \u00e8 quello di costruire artefatti. C&#8217;\u00e8 un valore aggiunto e un&#8217;autorit\u00e0 nel fatto di non fare solo analisi da lontano, ma di impegnarci a fondo nella pratica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/design_giuliasimi08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Giulia Simi<\/strong>: &#8220;Slow Messenger&#8221; \u00e8 secondo me uno dei progetti pi\u00f9 interessanti che avete sviluppato fin ora. C&#8217;\u00e8 un rovesciamento della prospettiva abituale secondo cui la tecnologia deve creare dispositivi che riducano i tempi di comunicazione indipendentemente dai vincoli fisici. Al contrario, voi avete creato un dispositivo che non solo rallenta il processo di comunicazione, ma lo lega ai nostri movimenti corporei (il messaggio non viene recapitato se stiamo fermi tutto il giorno, ad esempio seduti davanti a un monitor). Pensate che ci sia una realistica possibilit\u00e0 che la tecnologia smetta di rincorrere l&#8217;accelerazione del tempo? O piuttosto la lentezza sar\u00e0 sempre un eccentrico e in qualche modo &#8220;artistico&#8221; sguardo sulla realt\u00e0?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Julian Bleeker e Nicolas Nova<\/strong>:<\/span> Non \u00e8 irrealistico, certo, anche solo rispetto alla tua domanda. Posso immaginare che ci sia qualcuno per cui questo tipo di interazione potrebbe essere interessante in alcuni contesti. C&#8217;\u00e8 <strong>un&#8217;intimit\u00e0 <\/strong> in questo tipo di messaggio, nelle modalit\u00e0 di invio e ricezione, ed \u00e8 ci\u00f2 che ha motivato questo progetto. Ci sono alcuni messaggi che uno potrebbe voler vedere languire nel tempo o che comunque potrebbe non volere che arrivassero immediatamente a destinazione. Stiamo cercando di recuperare il carattere riflessivo della comunicazione pre-digitale, quella della lettera scritta, magari con penna e inchiostro.<\/p>\n<p align=\"justify\">La comunicazione veloce ed efficiente \u00e8 un prodotto del nostro potere politico. Se devi esercitare l&#8217;influenza geografica su qualcuno \u00e8 necessario che tu possa superare i limiti dati dalle distanze nel minor tempo possibile. Inviare un messaggio lentamente non pu\u00f2 aver senso in quel contesto. Questa semplice necessit\u00e0 ha poi invaso gran parte delle nostre forme di comunicazione, indipendentemente dal nostro potere d&#8217;influenza. Ormai \u00e8 una sorta di preconcetto il fatto che la comunicazione debba avvenire velocemente, non perch\u00e9 non possa avvenire in altro modo, ma perch\u00e9 sembra essere divenuto parte di un indiscusso <span class=\"testoscuro\">DNA della comunicazione <\/span> come pratica sociale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/design_giuliasimi09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In molti dei nostri progetti noi lavoriamo a partire da premesse non convenzionali proprio per vedere come potrebbero essere le esperienze di comunicazione in un &#8220;anti-&#8221; universo differente. Non possiamo forse imparare qualcosa sulle nostre pratiche di comunicazione esistenti \u0096 la messaggistica istantanea, gli SMS, la nostra continua presenza e disponibilit\u00e0 online, se facciamo esperimenti dove la premessa parte da un concetto opposto? In questo caso per esempio, se comunichiamo molto pi\u00f9 lentamente, non impariamo qualcosa sul nostro modo di relazionarci e di comunicare con gli amici e le persone amate? Non \u00e8 necessario pensare che questo sia il modo migliore per comunicare, non stiamo costruendo un nuovo prodotto o cose simili. E&#8217; piuttosto un esperimento di design per cercare di darci delle risposte su alcune domande che riguardano la nostra relazione con questi peculiari e stravaganti sistemi di comunicazione.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.nearfuturelaboratory.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.nearfuturelaboratory.com<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.nearfuturelaboratory.com\/2007\/04\/04\/old312\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.nearfuturelaboratory.com\/2007\/04\/04\/old312\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.nearfuturelaboratory.com\/2007\/06\/25\/left-to-our-own-devices-hardware-sketchingwhat-this-means\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.nearfuturelaboratory.com\/2007\/06\/25\/left-to-our-own-devices-hardware-sketchingwhat-this-means\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Provare ad immaginare nuove modalit\u0088 di interazione tra corpo e tecnologia \u008f ormai, sembra chiaro, la grande sfida a cui sono chiamati a rispondere scienziati, artisti e studiosi del mondo contemporaneo. <\/p>\n","protected":false},"author":50,"featured_media":28693,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,36,182],"tags":[80,53],"class_list":["post-10279","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-design","category-issue-029","tag-interaction","tag-interviews"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Near Future Lab: Immaginare Un Futuro Possibile &#8226; 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