{"id":10271,"date":"2007-11-02T12:00:00","date_gmt":"2007-11-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-029\/vinz-beschi-media-dont-eat-children\/"},"modified":"2020-10-25T10:02:39","modified_gmt":"2020-10-25T09:02:39","slug":"vinz-beschi-media-dont-eat-children","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-029\/vinz-beschi-media-dont-eat-children\/","title":{"rendered":"Vinz Beschi: I Media Non Mangiano I Bambini"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Il mondo dei media, del digitale, dell&#8217;audio\/video io l&#8217;ho scoperto per puro caso a scuola, anzi durante il primo anno di Universit\u00e0. Prima non mi sognavo neppure che cosa significasse; guardavo la televisione, andavo al cinema, vedevo video musicali, scrivevo e-mails, ascoltavo musica su cd. Per\u00f2 non avevo mai ricevuto un&#8217;educazione in merito, non avevo mai imparato a capire quali meccanismi stessero dentro e dietro agli strumenti che utilizzavo, quale fosse la storia che li aveva formati e sorretti. E quali gli sviluppi e le implicazioni per il futuro\u0085.<\/p>\n<p align=\"justify\">Spesso, fin da piccola, mi \u00e8 capitato di ascoltare voci che si opponevano ad uno sviluppo tecnico e tecnologico, pensieri negativi sull&#8217;uso dei nuovi media, sul rapporto che le nuove generazioni possono instaurare con essi. Eppure, la prima volta che mi sono trovata ad affrontare criticamente il mondo dell&#8217;elettronica analogica, prima, e del digitale poi, ho pensato che se avessi conosciuto prima le dinamiche che stavano alla base di questi mondi, e qualcuno mi avesse insegnato quale potesse essere una giusta distanza da essi e mi avesse dato alcuni consigli per un loro utilizzo creativo e interpretativo, sicuramente avrei potuto godere prematuramente di tutti i vantaggi che il mondo dei media ha portato con s\u00e9 e che ancora porter\u00e0. Non \u00e8 questa la sede appropriata per una dissertazione in merito, tantomeno \u00e8 mia intenzione fare un discorso generalista, ma un uso consapevole degli strumenti elettronici e digitali ed una conoscenza storica e teorica delle novit\u00e0 che i creativi, gli artisti e gli studiosi hanno saputo trarre da essi, a vantaggio di tutti, \u00e8 soltanto uno dei validi motivi che pu\u00f2 indurre ad intendere i nuovi media come uno strumento efficace attraverso cui guardare ed interpretare il mondo. Per questo, e per molte altre ragioni, accanto alla storia, alla filosofia, alla matematica ed alla letteratura, i bambini di oggi \u0096 che nascono e vivono in un mondo profondamente intriso dai media \u0096 possono conoscere ed imparare a &#8220;viverli&#8221; in modo consapevole.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ho cercato, dunque, un buon esempio, raro, quasi unico in Italia, per parlare di questi argomenti, attraverso un&#8217;esperienza concreta, che incoraggiasse anche uno sguardo critico nei confronti di una certa &#8220;didattica dell&#8217;arte&#8221;, che avvicina bambini \u0096 e tante volte adulti \u0096 al mondo della <span class=\"testoscuro\">contemporaneit\u00e0 creativa <\/span>, all&#8217;arte contemporanea e ai nuovi media, che, sebbene sia connaturata al nostro tempo e dovrebbe pertanto essere vicina a noi ed al nostro modo di pensare, ne \u00e8 spesso aliena ed ha quasi costantemente bisogno di essere spiegata e resa evidente, proprio perch\u00e9 ancora esclusa da tanti ambiti di cultura &#8220;popolare&#8221; come le scuole, i musei, i cinema, la televisione&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Vinz Beschi <\/span> \u00e8 un modello esemplare per affrontare queste tematiche. Nato a Brescia, classe &#8217;58, \u00e8 diplomato al Conservatorio di Brescia e all&#8217;Istituto d&#8217;Arte di Guidizzolo, esperto Avisco in comunicazione audiovisiva e arti applicate, con particolare attenzione al rapporto tra suono e immagine e al mondo dell&#8217;infanzia.\u00a0Come sottolinea nel suo curriculum \u00e8 &#8221; legato al mondo dell&#8217;infanzia\u0085Convinto che ricercare nell&#8217;universo visivo-sonoro momenti di libera espressione insieme a bambine bambini, ragazze e ragazzi sia un modo per fare una &#8220;non arte&#8221; fuori dagli schemi di strutture rigide e competitive\u0085&#8221;<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi<\/strong>: Vinz, ti va di raccontarmi le tue prime esperienze in questo campo, come sei passato dal diploma al Conservatorio di Brescia, dall&#8217;attivit\u00e0 di musicista alla comunicazione audiovisiva?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Vinz Beschi<\/span><\/strong>: Ricordo con piacere le emozioni che provavo quando da piccolo assistevo alle proiezioni casalinghe delle pellicole nelle quali si vedevano momenti di vita familiare che mio pap\u00e0 riprendeva con una piccola cinepresa 8 millimetri . E ricordo come la mia attenzione ad un tratto si soffermava su quelle macchie informali un po&#8217; pelose che a volte apparivano sullo schermo, provocate da piccoli ciuffetti di polvere che si introducevano tra la pellicola e il fascio di luce del proiettore . Sembravano piccoli animaletti nati proprio dalla magia della proiezione che si muovevano a volte a scatti a volte lentamente fino a scomparire dopo aver attraversato tutto lo schermo. E poi il suono, il suono di quel piccolo bel proiettore Bolex Paillard che ora \u00e8 in bella mostra nel mio studio. Suono che sembrava accompagnare perfettamente i movimenti di quelle macchie.<\/p>\n<p align=\"justify\">Credo che la mia passione per l&#8217;audiovisivo sia nata proprio in quelle proiezioni. Gli studi al conservatorio affiancati a quelli dell&#8217;istituto d&#8217;arte hanno dato concretezza al desiderio di scoprire come la parte pi\u00f9 invisibile dell&#8217;inquadratura, i suoni, potessero entrare in relazione con la parte visibile, le immagini. All&#8217;et\u00e0 di 20 anni, mi \u00e8 stata offerta l&#8217;occasione di insegnare educazione musicale alla <span class=\"testoscuro\">scuola Audiofonetica di Mompiano<\/span> in provincia di Brescia. Il contatto diretto con ragazze e ragazzi audiolesi che vedevano immagini senza udirne il suono corrispondente mi ha portato a pensare nuovi percorsi di educazione audio\/visiva partendo dalla constatazione che, a differenza di un udente che pu\u00f2 percepire un&#8217;immagine anche attraverso un suono, il loro modo di percepire le immagini avveniva quasi esclusivamente attraverso il silenzio. Silenzio che \u00e8 stato ed \u00e8 tuttora protagonista della mia ricerca &#8220;audiovisiva&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nell&#8217;aula di musica avevo una scatola trasparente, ermeticamente chiusa. All&#8217;interno una scritta: &#8220;In questa scatola di vetro trasparente \u00e8 contenuto il silenzio, prezioso come un segreto, fragile o resistente come ogni indefinibile essenza. Fuori lontano, nel tempo e nello spazio, i rumori, l&#8217;aggressione sonora, la massa parlante, l&#8217;universo acustico, l&#8217;urlo violento degli esclusi&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi<\/strong>: Il tuo lavoro in video insiste particolarmente sul rapporto tra immagine e suono, penso ad esempio all&#8217;ispirato video &#8220;Strip Melody&#8221;, Omaggio a Cathy Berberian, che, oltre ad aver ricevuto numerosi riconoscimenti, sar\u00e0 presentato il 23 novembre prossimo durante il Festival Cimatics di Bruxxel, nella rassegna di video d&#8217;autore curata da Claudia D&#8217;Alonzo per Digicult. Senza dubbio il legame tra sonorit\u00e0 e immagini \u00e8 un aspetto sostanziale del tuo lavoro, ma un altro tema fondamentale su cui vorrei soffermarmi \u00e8 il rapporto tra i bambini che frequentano i tuoi laboratori ed il mezzo video. Un esempio chiave \u00e8 \u0096 a mio parere \u0096 l&#8217;opera &#8220;Di tutti i colori&#8221;, 14 minuti di video che sono il risultato di un laboratorio creativo con i bambini della PInAC di Rezzato (Brescia). Mi racconti questa esperienza di &#8220;Videoattivo&#8221;?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Vinz Beschi<\/strong>: <\/span> L&#8217;esperienza di <span class=\"testoscuro\">Videoattivo <\/span> nasce soprattutto dall&#8217;incontro con <span class=\"testoscuro\">Elena Pasetti, direttrice della PInAC, <\/span> che ne ha colto le potenzialit\u00e0 e mi ha coinvolto in maniera entusiasmante in questa ricerca. Un&#8217;esperienza, quella del Videoattivo, che invita ad esplorare e scoprire nuovi significati, nuove &#8220;bellezze&#8221; e nuovi colori e aspetti nella realt\u00e0 pi\u00f9 &#8220;banale&#8221; degli oggetti che solitamente abbiamo intorno. In pratica, un esercizio di regia dello sguardo. In una postazione televisiva che prevedeva lo spiazzamento del punto di vista, i bambini hanno realizzato &#8220;in diretta&#8221; eventi visivi mediante il gioco compositivo ottenuto dalla manipolazione di liquidi e materiali plastici, il materiale &#8220;corpo&#8221;. Il mezzo televisivo, grazie al circuito chiuso, \u00e8 diventato cos\u00ec un potenziamento dei sensi, una protesi fantastica per vedere diversamente, una &#8220;macchina per vedere &#8221; e per reinventare la realt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo tanti anni di laboratori di Videoattivo, questo della PInAC \u00e8 stato uno dei pi\u00f9 completi e gratificanti al cui risultato hanno contribuito un insieme di elementi in armonia tra loro, in particolar modo il sostegno, le indicazioni e i suggerimenti di Elena Pasetti che ha creduto fortemente in questa esperienza e gli spazi della PInAC, un piccolo scrigno dove bambini e adulti si sono trovati a loro agio liberi di provare, azzardare, manipolare secondo il loro istinto artistico. Da questa esperienza \u00e8 nato il video &#8221; <span class=\"testoscuro\">Di tutti i colori <\/span>&#8220;, una sorta di documento sulla creativit\u00e0 infantile, che evidenzia un percorso di ricerca\/azione artistico-espressiva attraverso il quale abbiamo sperimentato, con una trentina di bimbi di cinque anni, le possibilit\u00e0 concesse dal sistema televisivo all&#8217;elaborazione infantile, nonch\u00e9 le opportunit\u00e0 espressive offerte proprio dall&#8217;esperienza senso-percettiva mediata dallo specifico del medium televisivo. Le immagini sembrano dovute al caso, al gioco, ma in realt\u00e0 sono il frutto della curiosit\u00e0, del divertimento e dell&#8217;inventiva di chi manipola gli oggetti con il gioco.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; stato bello vedere bambini emozionarsi, divertirsi stupirsi, eccitarsi e gioire di fronte ad un grande schermo televisivo nel quale le immagini erano il risultato di una loro ricerca\/azione espressiva. Commovente la loro capacit\u00e0 di coinvolgermi e trasmettermi emozioni, curiosit\u00e0, gioia . Anch&#8217;io come loro sono stato, pi\u00f9 di una volta, colto di sorpresa da ci\u00f2 che accadeva sullo schermo. Schermo che lentamente ha perso la sua connotazione pi\u00f9 tecnica per diventare una grande tela. Una <span class=\"testoscuro\">tela elettronica <\/span> sulla quale le immagini nate dai materiali pi\u00f9 vari e di uso comune hanno lasciato affiorare qualcosa che solitamente \u00e8 nascosto per fare emergere segni, trame, visioni di un mondo tutto da inventare e da scoprire.<\/p>\n<p align=\"justify\">La telecamera non si \u00e8 lasciata sfuggire nulla. Ore e ore di immagini registrate su nastro digitale. Cosa fare di tutto questo prezioso materiale? L&#8217;idea \u00e8 stata quella di un breve diario nel quale rivivere in altra forma le sensazioni, le emozioni, le sorprese provate durante l&#8217;esperienza diretta e attiva. E&#8217; nato cos\u00ec un video dove se ne vedono di tutti i colori <strong>, <\/strong> dove attraverso un&#8217;operazione di taglia e cuci il materiale \u00e8 diventato spesso irriconoscibile, attraversato da trasparenze e increspature che potrebbero far pensare all&#8217;uso di effetti di postproduzione, quindi di effetti speciali cui ci ha ormai abituato tanta televisione e cinema attuale e invece si trattava sempre e solo di farina, di schiuma, di dentifricio, di miele\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La colonna visiva a questo punto \u00e8 diventata lo stimolo per cercare suoni, rumori che attraverso sincronizzazioni realistiche, inusuali, ritmiche, melodiche potessero dare nuovi significati alle immagini, un nuovo ritmo alle sequenze. Un suono che ha dato spessore e concretezza alle emozioni provate dal vivo. Il video &#8220;Di tutti i colori&#8221; si chiude con l&#8217;immagine di un bambino con le mani dentro una bacinella piena di salsa di pomodoro, che sorride osservando alternativamente le sue mani rosse e l&#8217;immagine fantastica e stravolta riprodotta sulla grande tela. Un sorriso, un&#8217;espressione, uno sguardo ma soprattutto una gioia pura di fronte a questo piccolo &#8220;miracolo d&#8217;arte&#8221;, che coinvolgono e commuovono profondamente lo spettatore.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi<\/strong>: Questo tipo di lavoro unico in Italia, ed eccezionale anche a livello europeo, \u00e8, dunque, possibile grazie alla presenza della PInAC, la Pinacoteca Internazionale dell&#8217;et\u00e0 evolutiva &#8220;Aldo Cibaldi&#8221; del Comune Rezzato (Brescia). Secondo Elena Pasetti, direttrice della PinAc, qual \u00e8 il significato e l&#8217;importanza di una realt\u00e0 di questo genere in Italia?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Elena Pasetti<\/strong>: <\/span>La PinAC e un&#8217;istituzione civica, che supera i confini del proprio territorio ed \u00e8 impegnata a declinare concretamente l&#8217;intelligentemente locale di un museo-casa dei disegni dei bambini che ha per confini il mondo. Unica nel suo genere anche in Europa custodisce una collezione fortemente segnata dal carattere internazionale, racconta emozioni, sentimenti, pensieri e speranze di migliaia di bambini. La sua attivit\u00e0 prevede azioni diversificate: raccoglie gli elaborati espressivi realizzati dai bambini in collaborazione con Scuole, Enti e Associazioni interessati a diffondere la Cultura visiva prodotta dall&#8217;Infanzia e la sua visione del mondo. Favorisce l&#8217;avvicinamento dei giovani alle forme dell&#8217;arte e all&#8217;espressione creativa. Costruisce offerte formative per insegnanti ed educatori nell&#8217;ambito dell&#8217;Educazione estetica e interculturale promuove e organizza incontri e atelier per genitori, educatori e adulti curiosi.<\/p>\n<p align=\"justify\">La casa della PInAC ha porte e finestre aperte. A partire dai bambini e dalle bambine, Rezzato si mette in relazione con i bambini e le bambine di tutto il mondo sul filo dei diritti. Il diritto alla creativit\u00e0 e all&#8217;espressivit\u00e0, tanto per cominciare, dei piccoli, ma anche quello per tutti fondamentale, il diritto alla bellezza. L&#8217;impegno a lavorare per coltivare l&#8217;espressivit\u00e0, per garantire una vita creativa, ribadisce, prima di tutto, l&#8217;irrinunciabilit\u00e0 ad avere una vita degna. Per disegnare ci vogliono matite e colori, bisogna avere acqua e pace, quindi nel DNA del lavoro della PInAC c&#8217;\u00e8 anche l&#8217;impegno a garantire a tutti i cittadini, piccoli e grandi del mondo, il diritto ad una esistenza pacifica e serena, all&#8217;istruzione alla salute.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi<\/strong>: Con il tuo lavoroi bambini si accostano all&#8217;arte ed in particolar modo al mezzo audio-video. In che modo si realizza questo avvicinamento? Come si inserisce il tuo lavoro, Vinz, nel mondo della &#8220;didattica dell&#8217;arte&#8221;?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Vinz Beschi<\/strong>: <\/span> Permettimi una piccola citazione da Jean Dubuffet: &#8221; <em>L&#8217;arte non dorme nei letti che sono stati preparati per lei, fugge appena viene pronunciato il suo nome, ama l&#8217;incognito. I suoi momenti migliori sono quando si dimentica come si chiama <\/em>&#8220;. Non \u00e8 semplice oggi coinvolgere i bambini in percorsi legati all&#8217;arte. Proprio per la difficolt\u00e0 di definire l&#8217;arte oggi. Mi piace pensare alla parola &#8220;arte&#8221; come molto vicina alla parola &#8220;arto&#8221;. Arto come mano; arto come occhio, orecchio\u0085arto come telecamera. Io credo che partecipare insieme ad un gruppo di bambini, bambine, ragazzi e ragazze ad una esperienza nella quale insieme ci si accosta alle cose, ai materiali, agli oggetti che ci circondano, in un modo diverso, inusuale, sia un fare &#8220;arte&#8221; che trova la sua esistenza non tanto nel risultato ottenuto quanto nel fare collettivo. Quando questi bambini\/ragazzi si soffermano con intensit\u00e0 su gesti quotidiani o azioni che possono sembrare insignificanti, come strappare un foglio di carta, rovesciare un vasetto di salsa di pomodoro, o pronunciare una parola senza senso, cercando di gustarne collettivamente forme, linee, suoni silenzi e colori, io credo che \u00e8 in quei momenti che il significato della parola arte possa prendere forma.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ma dove comincia l&#8217;arte e finisce il gesto ordinario? Eh! Come mi piacerebbe saperlo\u0085Credo, comunque, non nella ricerca di nuove realt\u00e0, bens\u00ec in nuovi modi di rapportarsi all&#8217;esistente. Coinvolgere i bambini in esperienze circoscritte, vissute con i sensi attraverso l&#8217;occhio e l&#8217;orecchio della telecamera, vuol dire tenere in considerazione l&#8217;influenza che il campo audio-visivo gioca sulla formazione dell&#8217;identit\u00e0 e sullo sviluppo di capacit\u00e0 creative ed estetiche, quali strategie personali per interagire con gli altri e con la realt\u00e0 li circonda.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi<\/strong>: La PInAC \u00e8 una realt\u00e0 straordinaria, che permette di lavorare con i bambini accostandoli ai mezzi elettronici\u0085A mio vedere, portare avanti un&#8217;attivit\u00e0 di questo genere significa essere coscienti ed assumersi la responsabilit\u00e0 di avvicinare fin da piccoli bambini e ragazzi che saranno adulti in una societ\u00e0 in cui i media permeano ormai l&#8217;intera esistenza. Non \u00e8, dunque, un modo per renderci coscienti fin da piccoli delle potenzialit\u00e0 del mezzo elettronico e digitale, ed insegnarci a comprenderlo, usarlo in modo creativo e personale, senza lasciarci sopraffare da esso?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Vinz Beschi<\/strong>: <\/span> Certamente. Il rapporto bambini-ragazzi e tv \u00e8 stato oggetto di moltissimi libri e saggi scritti da psicologi, sociologi, educatori. C&#8217;\u00e8 chi sostiene che faccia male, chi bene, chi si pone nel mezzo, affermando che basta prenderla a piccole dosi. Lontano dal demonizzare la televisione o lodarne le sue doti, credo sia necessario che la scuola e gli altri spazi educativi, educhino i ragazzi a &#8220;guardare&#8221; e a vivere la televisione.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;attivit\u00e0 creativa\/espressiva della ricerca &#8220;pennelli elettronici&#8221; della PinAC si affianca ad una serie di esperienze all&#8217;interno dell&#8217; <span class=\"testoscuro\">Avisco <\/span> di Brescia, associazione culturale e professionale che ha lo scopo di promuovere attivit\u00e0 per la ricerca, la formazione, l&#8217;aggiornamento sui linguaggi audiovisivi. Da oltre vent&#8217;anni, Avisco \u00e9 impegnata a spronare bambini e ragazzi a saper vedere, ad utilizzare le cose (il mondo), rappresentandole con i linguaggi dell&#8217;immediatezza percettiva, come l&#8217;immagine ed il suono, a fare i conti con l&#8217;ingombrante presenza della TV, cercando strade per raccontare pensieri, esperienze e desideri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tra le tante, un&#8217;esperienza particolarmente significativa \u00e8 &#8221; <span class=\"testoscuro\">Dentro il video, oltre la TV <\/span>&#8220;, un progetto che si propone di &#8220;smontare&#8221; la televisione, facendo familiarizzare i ragazzi con il linguaggio televisivo attraverso un percorso teorico-operativo che vuole lasciare, per mezzo di attivit\u00e0 ludiche ed espressive, ampio spazio all&#8217;immaginazione e alla creativit\u00e0. Nel laboratorio audiovisivo hanno occasione di vivere queste opportunit\u00e0: sperimentando le potenzialit\u00e0 espressivo-creative della tecnica del video, esplorano con gli occhi, le mani e il cuore, giochi e situazioni che diventano immagini elettroniche, televisione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Intraprendere un percorso di produzione vuol dire non seguire un percorso lineare e regolare, descrivibile secondo un diagramma di flusso in tutti i suoi passaggi, ma attivare un processo concettuale di origine sperimentale, che ha la grande ambizione di dare conto di come funziona la mente.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi<\/strong>: Che tipo di collaborazioni si instaurano lavorando in questo settore? Quali sono, a tuo parere, in Italia, le realt\u00e0 pi\u00f9 sensibili a queste tematiche?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Vinz Beschi<\/span><\/strong>: Oltre alla PInAC, dove ho la possibilit\u00e0 di effettuare percorsi di ricerca particolarmente legati alla creativit\u00e0, svolgo il mio lavoro collaborando a progetti audiovisivi in molti istituti scolastici, dalla scuola dell&#8217;infanzia fino all&#8217;universit\u00e0. Inoltre, collaboro con altre istituzioni pubbliche e private che si occupano di educazione ai media. Come l&#8217;Avisco esistono in Italia altre realt\u00e0 che si occupano di queste tematiche e che fanno capo al CIAS, <span class=\"testoscuro\">Coordinamento Italiano Audiovisivi a scuola <\/span>. Tra le tante ricordo: la Cineteca del Comune di Bologna, con il programma &#8220;Schermi e lavagne&#8221;; la Citt\u00e0 di Torino, Divisione Servizi educativi, Iter, con gli storici laboratori &#8220;Immagine di via Millelire&#8221; e &#8220;Immagine 2&#8221;; il GET \u0096 didattica dell&#8217;immagine e l&#8217;Accademia del Cinema di Bari; Multimmagine di Bergamo; la Biennale del Cinema di Pisa; il Comune di Venezia \u0096 Servizi di Progettazione Educativa\u0085.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi<\/strong>: Anche il tuo ultimo video &#8220;Carta bianca&#8221;, che \u00e8 stato selezionato e sar\u00e0 presentato durante la prossima edizione di INVIDEO &#8211; Mostra Internazionale di video e cinema oltre &#8211; a Milano dal 7 all&#8217;11 novembre 2007, \u00e8 frutto di un lavoro con i bambini? Hai voglia di darmi un&#8217;anteprima di come sar\u00e0?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Vinz Beschi<\/strong>: &#8220;Carta Bianca&#8221; <\/span> nasce da un&#8217;esperienza di laboratorio che ha visto coinvolti un gruppo eterogeneo di ragazze e ragazzi tra i 12 e 15, anni provenienti dalla scuola media di Rezzato. Come quasi tutti i miei laboratori anche questo \u00e8 iniziato cercando il silenzio dentro e fuori. Silenzio come lo spazio bianco di una tela pronta a ricevere pennellate. Un silenzio pronto per essere interrotto, infranto, accarezzato, bucato, etc. da pennellate visivo\/sonore. Il silenzio pu\u00f2 essere un foglio di carta bianca? Con un foglio di carta bianca possiamo rompere, stravolgere, ferire, colpire, bucare, strappare\u0085il silenzio? Come?<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Su questa provocazione i ragazzi sono stati invitati a provare tutte le possibili azioni offerte da un foglio di carta. Ne \u00e8 nata una situazione caotica, quasi incontrollabile, dove tutti hanno dato sfogo alla loro voglia di scatenarsi, producendo azioni e rumori molto intensi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una volta esaurito questo impulso irrefrenabile di distruggere e provocare, insieme abbiamo osservato il panorama composto da brandelli di carta sparsi per tutto lo spazio e, ritornando lentamente al silenzio, abbiamo raccolto tutto in sacchi fino a rendere lo spazio nuovamente libero. Ancora qualche attimo di silenzio. Ora saranno l&#8217;occhio e l&#8217;orecchio della telecamera a dover esplorare il foglio di carta bianca e catturare le azioni precedentemente sperimentate.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ognuno ha scelto il &#8220;suo&#8221; gesto, visivo e sonoro, e lo ha realizzato davanti alla telecamera mentre altri 2 ragazzi erano cameraman e ciakkista.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Carta Bianca&#8221; \u00e8 la storia di un foglio di carta, senza senso ma pieno di &#8220;sensi&#8221;, dove all&#8217;inizio l&#8217;esito era indefinito, dove non si racconta nulla, forse piccolissime storie: senza inizio e senza fine. Storie sviluppate intorno al silenzio, al respiro, all&#8217;ascolto, al caos, all&#8217;azione. Una catena di suoni e immagini che si susseguono secondo un ordine mai stabilito ma che affiora nella casualit\u00e0. Carta Bianca \u00e8 stata una esperienza attiva, concreta, sensuale, nella quale i partecipanti si sono buttati senza timore, sorpresi dai loro stessi risultati, piacevolmente trascinati dalle immagini e dai suoni, dai loro gesti sopra, sotto, dentro fuori un foglio di carta bianca.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag29\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;esperienza di laboratorio \u00e8 stata vissuta in un&#8217;atmosfera intensa ed il coinvolgimento fortemente emotivo ha fatto si che ragazze e ragazzi tra i 12 e i 15 anni, un poco spavaldi e provocatori, si lasciassero trasportare dall&#8217;idea di accarezzare, squarciare, colpire seccamente un foglio di carta\u0085e anche dal gusto di cibarsene . Hanno mostrato una gestualit\u00e0 piena: le mani di un partecipante, che ha appena terminato la sua azione audiovisiva con la carta, chiudono l&#8217;esecuzione come un direttore d&#8217;orchestra termina un tempo lento. Ci si accorge che un semplice strappo nel foglio pu\u00f2 rappresentare bene la lacerazione, la spartizione, la rottura o una lenta agonia. Il foglio e i gesti intorno a lui possono raccontare gioie e dolori. E perch\u00e9 no un piccolissimo omaggio a Lucio Fontana&#8230;.ai suoi tagli e ai suoi buchi&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Carta Bianca&#8221; sar\u00e0 presentato, dopo INVIDEO, il primo dicembre all&#8217;interno del &#8221; <span class=\"testoscuro\">20es Les instants video <\/span>&#8221; in Francia, nella sezione &#8221; <span class=\"testoscuro\">Vid\u00e9o ponctu\u00e9e de po\u00e9sie&#8221; <\/span>.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><strong><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.vinzbeschi.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.vinzbeschi.it<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.pinac.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.pinac.it<\/a><\/strong>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mondo dei media, del digitale, dell&#8217;audio\/video io l&#8217;ho scoperto per puro caso a scuola, anzi durante il primo anno di Universit\u0088. 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