{"id":10264,"date":"2007-10-03T12:00:00","date_gmt":"2007-10-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-028\/death-24x-death-and-feticism-of-image\/"},"modified":"2020-10-25T09:52:42","modified_gmt":"2020-10-25T08:52:42","slug":"death-24x-death-and-feticism-of-image","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-028\/death-24x-death-and-feticism-of-image\/","title":{"rendered":"Death 24x, Morte E Feticismo Dell&#8217;immagine"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Il filo dei pensieri con cui vorrei avvolgervi \u00e8 che la decostruzione dei new media, la non linearit\u00e0 delle arti digitali siano semplicemente coerenti con una percezione \/ concezione del reale che \u00e8 a noi contemporanea. Quindi se vogliamo fare della ricerca artistica , della sperimentazione, dobbiamo andare oltre questo, dare per assodati, ma non pi\u00f9 sufficenti, concetti come arte generativa, arte come decostruzione, arte come remix postmoderno. Non basta pi\u00f9 che un&#8217;opera sia interattiva a una presenza o risponda ai criteri di postmodernit\u00e0 perch\u00e8 abbia un qualche valore artistico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ovviamente non basta fare affermazioni di principio, ma dobbiamo cercare di inoltrarci oltre i confini. Come? Le stesse domande in realt\u00e0 si ascoltano in aree di espressione vicine (spesso sovrapposte) ai new media, come il teatro post drammatico o il cinema. Anche qui infatti la mutata concezione del mondo e l&#8217;ibridazione con la tecnologia hanno mutato forme, contenuti e fruizione; la intenzione di queste righe \u00e8 solo di allargare le riflessioni gi\u00e0 fatte in questi campi alle arti e alle espressioni digitali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel libro <span class=\"testo_iframebold\">Death 24x a Second di Laura Mulvey<\/span> si affronta il tema della mutata relazione dello spettatore verso il cinema attraverso le nuove tecnologie. Semplificando (ma vi invito a cercare le fonti) la Mulvey osserva che il dvd permette di fermare il flusso visivo della narrazione cinematografica e di osservare come la illusione di vita del film sia composta da still frame, da fotogrammi statici. Questo da sempre \u00e8 il paradosso del cinema, ma adesso il singolo fotogramma diventa facilmente osservabile per lo spettatore.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/videoart_motor03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\">.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>The individual frame, the projected film&#8217;s best-kept secret, can now be revealed, by anyone, at the simple touch of a button. Easy access to repetition, slow motion and the freeze-frame may well shift the spectator&#8217;s pleasure to a fetishistic rather than a voyeuristic investment in the cinematic object. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Questa osservazione rivela insieme una tensione del cinema verso la morte (da cui il titolo): <em>Yet, there is another, narrative aspect to the stillness\/movement tension that is not specific to the cinema but has been reworked and reinvented within the constraints of mass entertainment story-telling. Mulvey detects, at the present moment, an attraction to endings, and with the threat of &#8216;ending&#8217; hanging over the cinema itself, there is an extra awareness of the deathlike properties of narrative closure. Inevitably, such a conjunction shifts the attention of the psychoanalytically influenced critic away from a preoccupation with the erotic, as the propelling force of narrative, towards death. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Allarghiamo la prima riflessione dal punto di vista dei new media (siano essi cd-rom, siti web, installazioni eccetera). Non c&#8217;\u00e8 una gran differenza concettuale tra un dvd e un cd-rom. Entrambi, sia pure con gradi diversi di complessit\u00e0, sono dispositivi multimediali, hanno men\u00f9 e comandi di navigazione, permettono in sostanza un accesso non lineare ai contenuti, immagini (in movimento o statiche) e suono (chi volesse approfondire potrebbe studiare la complessit\u00e0 di applicazioni come DVD studio PRO, ambienti di sviluppo che usano diagrammi di flusso, eventi e codice per l&#8217;authoring dei dvd ).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/videoart_motor04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\">.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con il dvd possiamo dunque , con sguardo feticista, fermare il flusso delle immagini e osservare il frame singolo, possiamo tornare indietro e rivedere ogni singola scena. Lo sguardo diventa cos\u00ec erotico, non pi\u00f9 drammatico. (Al tempo stesso ricordiamoci del paradosso insito nella tecnologia digitale stessa: in realt\u00e0 in un dvd noi non vediamo il fotogramma originale della pellicola, ma il suo campionamento come key frame compresso oppure la sua interpolazione rispetto all&#8217;ultimo keyframe &#8230;)<\/p>\n<p align=\"justify\">La narrazione cinematografica (in sostanza la narrazione drammatica) tende a partire da una situazione statica , vi pone un incidente narrativo che verr\u00e0 poi risolto con un ritorno alla stasi , spesso rappresentato dalla morte esplicita di uno dei protagonisti, o comunque ad un ritorno ad una sitazione consona al principio entropico (la morte termica). In qualche modo la carica erotica della immagine viene poi bilanciata dalla stasi riconquistata, dal ritorno all&#8217;ordine. Se per\u00f2 togliamo valore al tempo come invetabile volgersi, e quindi l&#8217;inizio e la fine non sono pi\u00f9 punti inevitabili , sia pure simbolicamente neghiamo la morte stessa. Il film viene letto come un videoclip, pu\u00f2 essere rivisto a piacere (e spesso essere &#8220;ri-mediato&#8221; in in un vj set).<\/p>\n<p align=\"justify\">Negare lo svolgimento (drammatico?) temporale,lineare avviene anche in molte installazioni, luoghi dove lo spettatore entra e in qualche modo interagisce con i contenuti e i processi. Il cinema stesso nelle installazioni diventa uno spazio da esplorare , come in &#8220;24 hours psycho&#8221; di Douglas Gordon.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/videoart_motor02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\">.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il dvd multimediale, multi canale (mi si perdoni l&#8217;involontario gioco di parole&#8230;) diventa perfetto per la visione pornografica, che fa della ripetizione e della variazione sul tema il suo schema narrativo. La ripetizione infinita diventa una scaramanzia contro il concetto di inevitabilit\u00e0 della fine (almeno per noi occidentali che abbiamo in eredit\u00e0 una concezione lineare della storia).<\/p>\n<p align=\"justify\">In un video game shoot&#8217;em -up possiamo congelare la partita e tornarvi dopo, tipicamente con possibili sviluppi diversi (\u00e8 tipico dei giocatori salvare il gioco prima di un passaggio particolarmente difficile, ma questo significa che la narrazione pu\u00f2 procedere in modi diversi). Anche in questo genere di gioco \u00e8 sintomatico il concetto che il giocatore muoia e risorga un numero potenzialmente infinito di volta.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dunque attraverso le tecnologie contemporanee lo spettatore-giocatore spesso nega uno dei principi della autorit\u00e0 del regista e cio\u00e8 quando far accadere cosa. Il materiale mediatico si rivela cos\u00ec pi\u00f9 come un materiale plastico, su cui intervenire.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel libro Death 24x a Second di Laura Mulvey si affronta il tema della mutata relazione dello spettatore verso il cinema attraverso le nuove tecnologie. Semplificando (ma vi invito a cercare le fonti) la Mulvey osserva che il dvd permette di fermare il flusso visivo della narrazione cinematografica e di osservare come la illusione di vita del film sia composta da still frame, da fotogrammi statici. 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