{"id":10262,"date":"2007-10-03T12:00:00","date_gmt":"2007-10-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-028\/italiano-liberi-prototipi-per-le-vie\/"},"modified":"2020-10-25T09:49:56","modified_gmt":"2020-10-25T08:49:56","slug":"italiano-liberi-prototipi-per-le-vie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-028\/italiano-liberi-prototipi-per-le-vie\/","title":{"rendered":"Liberi Prototipi Per Le Vie"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Il nostro tempo \u00e8 questo. Non pi\u00f9 &#8220;movimenti&#8221; generazionali o de-generati, non pi\u00f9 pesi disciplinari conformati da tradizioni drammaturgiche, non pi\u00f9 corpi intrisi da addomesticamenti in superficie e gi\u00e0 visti insostenibili. Non pi\u00f9 clich\u00e9 s&#8217;il vous plait.<\/p>\n<p align=\"justify\">Qualcosa \u00e8 cambiato, evoluto e schiuso dagli anni ottanta fino ai novanta con le cosiddette compagnie &#8220;Invisibili&#8221; \u0096 come si facevano chiamare (e venivano chiamate) &#8211; a sottolineare il totale disinteresse e abbandono delle istituzioni teatrali nei loro confronti, per fortuna solamente agli inizi della nuova cultura performativa che stava sconvolgendo le &#8220;basse&#8221; platee italiane. Ma purtroppo siamo in Italia. E cos\u00ec dai <em>Motus <\/em> passando per i <em>Masque Teatro <\/em>e la <em>Raffaello Sanzio <\/em> fino ai <em>Teatrino Clandestino <\/em> si arriva a questa nuova generazione iniziata con prepotenza e coraggio solo agli inizi del nuovo millennio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sto parlando di realt\u00e0 giovani e libere, colte e sensibili, come <span class=\"testoscuro\">Cosmesi, Kinkaleri, OOFF.OURO, MK, Nico Vascellari, Corpicrudi, Teatro Sotterraneo, Dafne Buggeri , Orthographe o Anna De Manincor <\/span>, realt\u00e0 che toccano diversi ambienti e diverse discipline artistiche, a volte mescolate, a volte integrate; esasperate o poeticizzate. E i Festival finalmente si fanno sentire, crescendo sia di qualit\u00e0 sia di quantit\u00e0, veri e unici luoghi dove apprezzare e degustare le nuove tendenze teatrali; ed ecco il <em>Signal <\/em> di Cagliari, il <em>Festival Santarcangelo <\/em>, <em>Drodesera <\/em> nella splendida Centrale Fies, il <em>Coreografo Elettronico <\/em> di Napoli, <em>OrienteOccidente <\/em>, <em>Zip Festival, <\/em><em>Tramedautore, Romaeuropa Festival, quello delle Colline Torinesi, TTV di Riccione, <\/em><em>Crisalide, Ipercorpo <\/em>fino ai vari <em>Inteatro <\/em>, <em>Contemporanea <\/em>e il giovane <span class=\"testoscuro\">VIE Scena Contemporanea Festival <\/span> che dal <span class=\"testoscuro\">12 al 20 ottobre<\/span> ospiter\u00e0 alcune tra le realt\u00e0 pi\u00f9 interessanti della scena contemporanea europea e italiana a Modena, Carpi e Vignola. Ritorno quindi all&#8217;Emilia Romagna, fucina storica di compagnie e movimenti teatrali, anche se questa volta protagonista di un Festival innovativo e libero da ogni tendenza pi\u00f9 o meno remota.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ecco le numerose presenze al VIE: <em>That night follows day <\/em> della compagnia belga <span class=\"testoscuro\">VICTORIA <\/span> diretto dal regista londinese <span class=\"testoscuro\">TIM ETCHELLS <\/span>, gi\u00e0 fondatore di <span class=\"testoscuro\">Forced Entertainment <\/span>, prima nazionale per uno spettacolo esplosivo che coinvolge 17 bambini tra gli 8 e i 14 anni. Per la prima volta in Italia dopo i successi riscontrati in tutt&#8217;Europa, il gruppo formato da tre registi berlinesi <span class=\"testoscuro\">RIMINI PROTOKOLL <\/span> si confrontano in prima nazionale con <em>Il Capitale di Karl Marx <\/em>. Artista eclettica <span class=\"testoscuro\">EMANUELLE HUYNH <\/span> porta a Modena <em>Le Grand Dehors <\/em>, un&#8217;altra prima nazionale che vede la coreografa nella sua doppia veste anche di interprete collaborare con il compositore Pierre Jodlowski (IRCAM).<\/p>\n<p align=\"justify\">Tra le presenze italiane <span class=\"testoscuro\">DANIO MANFREDINI <\/span> presenta la sua ultima densa creazione <em>Il sacro segno dei mostri <\/em>, <span class=\"testoscuro\">ROMEO CASTELLUCCI <\/span> firmer\u00e0 un evento speciale,\u00a0 e <span class=\"testoscuro\">SANDRO LOMBARDI e VIRGILIO SIENI <\/span> daranno voce e corpo alle pasoliniane <em>Ceneri di Gramsci <\/em>. Il ritorno al Festival del regista lettone <span class=\"testoscuro\">ALVIS HERMANIS <\/span> con <em>Sonja <\/em>tratto da un racconto di Tatjana Tolstaja, figlia di Aleksei, scrittore di regime di epoca staliniana, sigla una modalit\u00e0 di investimento che VIE riconosce ad alcuni artisti valorizzando cos\u00ec il percorso coraggioso e la capacit\u00e0 di mettersi in gioco. Dalla Slovenia vengono i <span class=\"testoscuro\">VIA NEGATIVA <\/span> con un progetto sui vizi capitali che prosegue idealmente la performance presentata in occasione della Biennale Teatro di Romeo Castellucci nel 2005. L &#8216;artista tedesco <span class=\"testoscuro\">RAIMUND HOGHE <\/span> si muove come un sonnambulo seguendo il suono della voce di Maria Callas che abit\u00f2 nella famosa 36, <em>Avenue Georges Mandel <\/em> che d\u00e0 il titolo allo spettacolo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo il successo dello scorso anno torna a l&#8217;accoppiata <span class=\"testoscuro\">JONATHAN BURROWS e MATTEO FARGION <\/span> con <em>Speaking Dance <\/em> la nuova produzione che conclude il trittico iniziato con <em>Both Sitting Duet <\/em> e <em>The Quiet Dance <\/em> sulla delicata relazione tra danza e musica. <span class=\"testoscuro\">PATRICIA ALLIO <\/span> compie con <em>Blood and guts in high school <\/em> la sua incursione nell&#8217;immaginario di Kathy Acker figura di culto della letteratura punk, scomparsa da dieci anni lasciando una scia di testi incendiari. <em>Beards <\/em> \u00e8 la prima opera della trilogia Beards del regista belga <span class=\"testoscuro\">STEFAN OERTLI <\/span>. Continua l&#8217;esplorazione dell&#8217;Ubu Re di Alfred Jarru da parte del <span class=\"testoscuro\">TEATRO DELLE ALBE <\/span> e del regista <span class=\"testoscuro\">Marco Martinelli <\/span> che questa volta, dopo aver lavorato con i ragazzini di Scampia e di Chicago, si cimenta nell&#8217;universo magmatico adolescenziale lavorando con un gruppo di adolescenti del Senegal, dando vita all&#8217; <em>Ubu Buur <\/em>, spettacolo dalla vitalit\u00e0 estrema e dal coinvolgimento assicurato.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il coreografo, <span class=\"testoscuro\">ROBERTO CASTELLO <\/span>, si misura ne <em>Il Duca delle Prugne <\/em> progetto non esclusivamente coreografico ma pi\u00f9 vicino alla forma del variet\u00e0, capace di offrire una piacevole pausa agli spettatori. Si prosegue con l&#8217;ultima creazione corale di <span class=\"testoscuro\">ANTONELLA BERTONI <\/span> in prima nazionale, che presenter\u00e0 anche il suo assolo <em>Try <\/em>. Italianissimi, nonostante il nome, la giovane formazione <span class=\"testoscuro\">ORTHOGRAPHE <\/span> presenta al Festival in anteprima nazionale <em>Tentativi di volo <\/em>, visioni evanescenti e oniriche confermano il loro inusuale modo di fare teatro. Continua con <em>Noccioline <\/em>, scritto dal giovane <span class=\"testoscuro\">FAUSTO PARAVIDINO <\/span> e messo inscena da <span class=\"testoscuro\">VALERIO BINASCO <\/span>,\u00a0 l&#8217;attenzione del Festival alle nuove forme di drammaturgia contemporanea. Il testo inquadra in 23 sequenza brevi come fumetti una societ\u00e0: una schiera di adolescenti formato &#8220;Peanuts&#8221; all&#8217;improvviso passa dai giochi infantili al confronto con il presente.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;Il mito della sicurezza rappresenta oggi un tema attorno al quale si spiegano dibattiti e conflitti, tragedie quotidiane. <\/em> \u0096 scrive <span class=\"testoscuro\">Sergio Givone <\/span> nell&#8217;introduzione al Festival &#8211; <em>La paura permea luoghi e azioni della nostra vita. Si desidera controllare ci\u00f2 che \u00e8 selvaggio, sensuale, immaginario, realmente libero e misterioso, ci\u00f2 che non ha spiegazioni. Il teatro non \u00e8 controllabile, luogo reale di oltrepasso e attraversamento di frontiere e recinzioni, limite fra le nostre paure e quelle degli altri. Come le sirene, il teatro \u00e8 feroce e bellissimo, vive negli abissi, in un terreno favoloso e leggendario che in molti cercano di imprigionare. Il suo richiamo \u00e8 inudibile ma pu\u00f2 fare impazzire che lo sente.&#8221; <\/em> Poi arriva lei, <span class=\"testoscuro\">Barbara Regondi<\/span>, ideatrice e anima del festival, ovviamente gentilissima nonostante gli impegni, a farci partecipi di alcune impressioni personali da me stimolate, alcune perle sintetiche ma esaustive quanto bastano per calarci nell&#8217;atmosfera necessaria\u0085.e dopo averla ringraziata in queste righe l&#8217;appuntamento \u00e8 per met\u00e0 ottobre attirati dal canto delle sirene.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>: Il programma di quest&#8217;anno \u00e8 un perfetto mix di &#8220;veterani&#8221; e nuove promesse. Che tipo di\u00a0rapporto\u00a0esiste fra queste compagnie? E&#8217; cosi imprescindibile dal passato la nuova scena teatrale o continua alla grande la generazione performing art?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Barbara Regondi<\/span><\/strong>: Credo che questi siano anni in cui non ci si possa intestardire a rintracciare tendenze. Cercare di cogliere i tratti comuni pu\u00f2 essere un inutile sforzo che distoglie l&#8217;attenzione da una costellazione di artisti priva di confini precisi. Ed \u00e8 proprio questo arcipelago di isole solitarie abitato da personalit\u00e0 clandestine che noi vogliamo far venire a galla senza dare giudizi o pretendere di individuare tendenze. Se la funzione degli artisti \u00e8 osservare il mondo, quella di stare nel presente diventa un&#8217;occasione complessa da sondare. E ognuno lo fa a modo suo: chi attraverso l&#8217;uso della parola convocando una drammaturgia puntuale capace di captare fratture e inciampi come quella di Tim Etchells per la compagnia belga Victoria, chi come i Rimini Protokoll che toccano la materia incandescente dello stato economico delle cose che ci circondano, per rendere consapevoli pi\u00f9 che rassicurare. Questi atteggiamenti smuovono quesiti e sollevano domande nel pubblico. Oppure c&#8217;\u00e8 chi cerca nel gesto poetico una possibile via di fuga come la Compagnia Tardito Rendina o semplicemente la possibilit\u00e0 di rispondere in assenza di parole, spostando l&#8217;eloquio e la carica comunicativa nel corpo, come accade nel percorso del duo Burrows Fargion.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Massimo Schiavoni<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Cosa vedremo quindi\u00a0a Modena, Carpi e Vignola\u00a0al di l\u00e0 della creativit\u00e0 e della fusione di pi\u00f9 forme artistiche, sociali e sinestetiche?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Barbara Regondi<\/span> Vie \u00e8 l&#8217;occasione per le compagnie per esporsi in un luogo tutelato che ha un pubblico allenato allo sguardo, operatori attenti che si pongono in dialogo, critici in movimento. Questi elementi messi insieme creano una geografia favorevole alle compagnie che vedono in VIE un territorio dove mettersi in gioco attraversando anche zone di rischio sapendo di non essere fraintesi. Uno dei compiti di VIE \u00e8 la coraggiosa e delicata funzione di mediazione fra chi elabora idee artistiche e complesse e chi vi si accosta per acquisire una visione pi\u00f9 profonda e articolata della realt\u00e0. Le grandi compagnie affermate che replicano modalit\u00e0 consolidate e usano grammatiche a loro note, non ci interessano, anche a loro chiediamo di valicare i confini e spingersi a indagare senza meta o con obiettivi spostati e obliqui.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto riguarda i giovani siamo attirati da coloro che sanno percorrere una visione di teatro coraggiosa: ci fa piacere ospitare la crescita visionaria di Orthographe, accogliere il lavoro lieve e di confine della giovane coreografa portoghese Marc\u00eca Lan\u00e7a, o dare spazio alla compagnia dei giovani del Teatro Stabile d&#8217;Abruzzo: e la loro chiara idea del loro fare teatro e dell&#8217;incontro con il pubblico, ci piacciono per onest\u00e0 e limpidezza di intenti. VIE rappresenta anche l&#8217;occasione di incontro per gli aspiranti artisti con maestri nei campi dell&#8217;arte: i diversi laboratori oltre all&#8217;idea di fucina artistica che ci \u00e8 cara, offrono un panorama variegato di proposte che vanno dal seminario tenuto da Giovanna Marini sul canto a quello di improvvisazione tenuto da C\u00e8sar Brie, quello di &#8220;cunto&#8221; tenuto da Vincenzo Pirrotta e uno di visione e riflessione sulla creazione contemporanea tenuto da Burrows Fargion.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nostro tempo \u008f questo. Non pi\u009d &#8216;moviment&#8221; generazionali o de-generati, non pi\u009d pesi disciplinari conformati da tradizioni drammaturgiche, non pi\u009d corpi intrisi da addomesticamenti in superficie e gi\u0088 visti insostenibili. 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