{"id":10253,"date":"2007-10-03T12:00:00","date_gmt":"2007-10-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-028\/italiano-silenzio-le-declinazioni-della-sound-art\/"},"modified":"2020-10-25T09:54:05","modified_gmt":"2020-10-25T08:54:05","slug":"italiano-silenzio-le-declinazioni-della-sound-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-028\/italiano-silenzio-le-declinazioni-della-sound-art\/","title":{"rendered":"Silenzio, Le Declinazioni Della Sound Art"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Si \u00e8 conclusa lo scorso 23 settembre la mostra <span class=\"testoscuro\">Silenzio, curata da Francesco Bonami alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino<\/span>, con una buona affluenza di pubblico, un po&#8217; incuriosito dal tema e dalla modalit\u00e0 di fruizione delle opere, un po&#8217; stordito dalla variet\u00e0 dei suoni presentati.<\/p>\n<p align=\"justify\">Complessivamente <span class=\"testoscuro\">Silenzio<\/span> \u00e8 stata una mostra ben allestita dal lato tecnico e piuttosto coraggiosa da quello curatoriale, per la scelta di trattare a parte la sound art tracciando un percorso storico non sempre soddisfacente, ma in ogni caso emblematico dell&#8217;autonomia e della vitalit\u00e0 di un campo di ricerca artistica esplorato negli ultimi quarant&#8217;anni e oggi al centro di un rinnovato interesse. Le opere, quasi tutte contenute nel lettore digitale portatile da ritirare all&#8217;ingresso, declinano l&#8217;arte sonora nel campo della ricerca scientifica, secondo il modello del documentario (non solo sonoro purtroppo!) della critica sociale e politica, nell&#8217;approccio ironico, onirico, installativo o semplicemente musicale.<\/p>\n<p align=\"justify\">La modalit\u00e0 di fruizione di <span class=\"testoscuro\">Silenzio (cuffie e lettore come una specie di iPod\/telecomando)<\/span> ha reso inedita l&#8217;esperienza sociale della mostra, coinvolgendo il visitatore in uno spazio collettivo ma al contempo interiore, con il risultato di vedere strani individui girare in tondo o fissare per decine di minuti le descrizioni delle opere infisse sui muri, spesso unico appiglio visivo. D&#8217;altra parte, la difficolt\u00e0 di usare soprattutto le orecchie in un contesto formale, ha contribuito a mettere in primo piano il concetto, facendolo inevitabilmente diventare il criterio adatto a misurare il valore delle opere esposte sulla base del loro accordo con le pretese concettuali avanzate.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/elettronica_alessandromassobrio02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">I lavori pi\u00f9 interessanti sono sembrati quelli accomunati dalla tendenza a privilegiare il lato oggettivo della ricerca sul suono, ponendo l&#8217;accento sul piano concreto della musica e trattando la materia sonora come elemento capace di operare cognitivamente sull&#8217;individuo nell&#8217;esperienza dell&#8217;ascolto, come accade ad esempio nelle registrazioni di <span class=\"testoscuro\">Vito Acconci <\/span> sul linguaggio e la famiglia, oppure evidenziando la natura fisica del suono, come nel caso di <span class=\"testoscuro\"><em>Modell zur visualisierung <\/em> di Carsten Nicolai<\/span>, in cui alcune onde sonore di forma sinusoidale vengono tradotte in un fascio luminoso da un tubo di diffrazione elettronica, o ancora in <span class=\"testoscuro\">The Soundmaker, in cui l&#8217;artista Julian Rosefeldt <\/span>gioca sull&#8217;ambiguit\u00e0 della percezione ponendo il visitatore di fronte a due situazioni equivalenti dal punto di vista sonoro ma divergenti sul piano visivo, che finiscono per attivare un processo illusionistico per cui non si riesce pi\u00f9 a mettere in connessione il movimento percepito nel video con il suono ad esso associato, e quest&#8217;ultimo con la sua origine fisica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Meno convincenti invece quei lavori in cui \u00e8 la soggettivit\u00e0 dell&#8217;artista a occupare il centro, chiamando in causa la capacit\u00e0 esecutiva, la bellezza del suono e altri criteri estetici validi per la musica astratta ma forse inefficaci per la sound art. Cos\u00ec ad esempio nell&#8217;opera di <span class=\"testoscuro\">Susan Philipsz<\/span>, il cui intento dichiarato \u00e8 voler restituire un&#8217;idea della solitudine umana attraverso l&#8217;ascolto di un canto vocale, mantre l&#8217;unica cosa a rimanere isolata \u00e8 l&#8217;intenzione dell&#8217;artista, che non raggiunge in nessun modo l&#8217;ascoltatore e rimane fine a se stessa. Similmente <span class=\"testoscuro\">Talk is Cheap , il brevissimo video loop di Adel Abdessemed <\/span> in cui l&#8217;ascolto del rumore prodotto da un microfono calpestato dovrebbe erigersi a simbolo di tutti i soprusi del mondo contro l&#8217;ingiustizia sociale e l&#8217;arte concettuale, lascia emergere l&#8217;ideologia dell&#8217;artista a discapito dell&#8217;artefatto, come accade nel video di <span class=\"testoscuro\">Victor Alimpiev<\/span>, dove il suono in presa diretta \u00e8 forse troppo elaborato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/elettronica_alessandromassobrio04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Al contrario, <strong class=\"testoscuro\">Goldberg Variations di Ceal Floyer <\/strong> ci mette di fronte alla soggettivit\u00e0 attraverso l&#8217;oggettivit\u00e0 della registrazione: l&#8217;esperimento di sovrapporre le trenta versioni disponibili in commercio della celebre e omonima composizione di Bach, genera nell&#8217;opera una cacofonia straordinaria in cui il giudizio e l&#8217;interpretazione impattano violentemente tra di loro lasciando emergere il ruolo del soggetto come scarto o differenza individuale e incomunicabile nell&#8217;esecuzione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sorprendentemente, un numero considerevole di lavori presenti a <span class=\"testoscuro\">Silenzio<\/span> mettono al centro il legame tra suono e immagine, riducendo di molto il confine tra sound e video art. <span class=\"testoscuro\">Kvida vid Grammofon di J. Stj\u00e4rne Nilsson<\/span>, tratta il suono con fantasia e ironia in un breve cortometraggio molto ben girato e il bel documentario di <span class=\"testoscuro\">Jule Mije <\/span> sui canti di gola eschimesi, pone l&#8217;accento sul gioco e l&#8217;etnomusicologia. Altri lavori invece escono un po&#8217; dalla sound art in direzione della musica elettroacustica e della sperimentazione, segnando peraltro il confine problematico tra arte e musica. \u00c8 questo il caso di <span class=\"testoscuro\">Haikustrings di Stefano Pilia<\/span> , per tre shuffle cd, che riprende la pratica poetica giapponese degli haiku con una miscela random di suoni molti efficaci e piacevoli di per se stessi. <span class=\"testoscuro\">Terence Hammam <\/span>, con la sua proiezione multischermo, enfatizza la ricerca rituale e religiosa della musica dei Sun O))), metal band che suona le chitarre distorte e a bassa frequenza per coinvolgere il pubblico in un&#8217;esperienza fisica, inducendo uno stato di trance. Folle inoltre il lavoro di <span class=\"testoscuro\">Roberto Cuoghi <\/span>, che ricostruisce per intero nei minimi dettagli un Mei gui tradizionale cinese, cos\u00ec comeintenso \u00e8 quello di <span class=\"testoscuro\">Diego Perrone <\/span>, <em>La ginnastica mi spezza il cuore <\/em>, focalizzato sulla gestualit\u00e0 corporea in rapporto all&#8217;esmissione vocale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag28\/articoli\/img\/elettronica_alessandromassobrio03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Tutti interessanti i lavori degli anni Settanta del Novecento, in cui predomina il tema del linguaggio, studiato come un fenomeno in cui il piano sonoro e quello semantico si mescolano, coinvolgendo la sfera sociale, ideologica e politica. <span class=\"testoscuro\">Marcel Broodthaers <\/span> discute di arte con il suo gatto in <em>Interview with a cat <\/em>, con grande trasporto di entrambe le parti, mentre <strong class=\"testoscuro\">John Baldessarri <\/strong> canticchia i testi critici di Le Witts, mettendo in risalto in modo biunivoco il gap tra arte e critica. Numerose le opere di <strong class=\"testoscuro\">Vito Acconci <\/strong>, dalle celebri tape situations fino a <em>The American Gift <\/em>, che esplora i problemi della traduzione e della nazionalit\u00e0, o <em>The Gangster Sister From Chicago Visits New York (A Family Piece) <\/em>, in cui si ascolta un ritratto tagliente della famiglia americana in cui i coniugi, i figli e Ges\u00f9, sono coinvolti in liturgie incestuose e orgiastiche.<\/p>\n<p align=\"justify\">Rassicurante la presenza di <span class=\"testoscuro\">Kristin Oppenheim <\/span>, che conferma con due opere recenti il suo talento a richiamare con il suono atmosfere puramente mentali, creando narrazioni oniriche di grande suggestione e intensit\u00e0 emotiva. Toccante il video di <span class=\"testoscuro\">Johanna Billing<\/span>, un magnifico video loop di 6 minuti in cui una classe di bambini di Zagabria viene coinvolta nella preparazione e poi nell&#8217;esecuzione della canzone Magical World, di Sidney Barnes, confrontandosi senza mediazione con la realt\u00e0 esterna lasciata dalla guerra e con la difficolt\u00e0 di pronunciare una lingua sconosciuta. Nell&#8217;opera di <span class=\"testoscuro\">William Hunt <\/span> che rappresenta uno dei pochi eventi performativi di Silenzio, vediamo l&#8217;artista autoissarsi a testa in gi\u00f9 a quattro metri di altezza ed eseguire un brano folk per voce e chitarra, con grande cura e precisione nonostante l&#8217;evidentissimo disagio, il sangue alla testa e l&#8217;impossibilit\u00e0 di contenere le smorfie deformanti del volto trasfigurato dallo sforzo. Il senso dell&#8217;azione, che \u00e8 visibile su un piccolo televisore posto di fianco al marchingegno costruito per autoissarsi, \u00e8 contenuto nel titolo programmatico dell&#8217;opera: <em>The impotence of radicalism in the face of all thede extreme positions <\/em>.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.fondsrr.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.fondsrr.org<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u008f conclusa lo scorso 23 settembre la mostra Silenzio, curata da Francesco Bonami alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, con una buona affluenza di pubblico, un po&#8217; incuriosito dal tema e dalla modalit\u0088 di fruizione delle opere, un po&#8217; stordito dalla variet\u0088 dei suoni presentati.<\/p>\n","protected":false},"author":106,"featured_media":28843,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,181,308],"tags":[39,65],"class_list":["post-10253","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-028","category-sound","tag-electronic-music","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Silenzio, Le Declinazioni Della Sound Art &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-028\/italiano-silenzio-le-declinazioni-della-sound-art\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Silenzio, Le Declinazioni Della Sound Art &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:it]Si \u008f conclusa lo scorso 23 settembre la mostra Silenzio, curata da Francesco Bonami alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, con una buona affluenza di pubblico, un po&#039; incuriosito dal tema e dalla modalit\u0088 di fruizione delle opere, un po&#039; stordito dalla variet\u0088 dei suoni presentati. 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