{"id":10240,"date":"2007-09-06T12:00:00","date_gmt":"2007-09-06T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/"},"modified":"2020-10-25T09:37:20","modified_gmt":"2020-10-25T08:37:20","slug":"skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/","title":{"rendered":"Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"justify\">\n<p>La recente pubblicazione di un bellissimo Dvd (presentato al festival Elektra di Montreal e ora distribuito in tutto il mondo), rappresenta il capitolo pi\u00f9 recente di <span class=\"testoscuro\">Silent Room<\/span>, lavoro degli artisti canadesi<span class=\"testoscuro\"> Skotz Kolgen<\/span> nato nel 2003 e negli anni rielaborato in modalit\u00e0 differenti, che vanno dalla video installazione al live cinema audio-video.<\/p>\n<p>Ognuna di queste forme \u00e8 stato un modo differente per reinterpretare il flusso di poesia audiovisiva originario, e sperimentare modi differenti di narrare. Ma il Dvd appena prodotto rimane un gioiello di gusto e packaging, con un doppio contenuto interno (cd audio e dvd video ricco di extra sulla fase di produzione dell&#8217;opera) e un booklet ricco di bellissime immagine in 3 lingue: inglese, francese e&#8230;.italiano!<\/p>\n<p>&#8220;Ce ci n&#8217;est pas un film&#8221;. Parafrasando Magritte, gli <span class=\"testoscuro\">Skotz Kolgen<\/span> introducono il visitatore\/spettatore tra le stanze delle quali si compone il <span class=\"testo_iframebold\">film-poem di Silent Room<\/span>. Il gioco concettuale di collegare questo lavoro al medium cinematografico e di smentirlo allo stesso tempo, riassume aspetti importanti di questo lavoro: porsi in una zona liminare tra video e cinema, individuare attraverso la mescolanza di mezzi video digitali, pellicola e suono, il filo rosso che collega alcune caratteristiche del cinema sperimentale con gli sviluppi successivi del linguaggio audiovisivo, dalla video arte al live.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Silent Room si colloca negli interstizi tra le diverse categorie del linguaggio audiovisivo. La pellicola, il film, \u00e8 usato dagli <span class=\"testoscuro\">Skotz Kolgen<\/span> per ripensare una delle caratteristiche principali del linguaggio cinematografico: la costruzione di una storia. Ogni stanza \u00e8 un tableau vivent, un nucleo che compone, insieme agli altri, una narrazione modulare, un narrare dato da elementi slegati e ricomposti di volta in volta in percorsi sempre diversi creati dallo spettatore che si muove tra le installazioni o tra le tracce del dvd, o dalla rielaborazione del materiale in live, che mescola le identit\u00e0 dei vari personaggi su cinque schermi. Ogni vita ed ogni storia \u00e8 una monade isolata, i personaggi non si mostrano, i loro sono racconti muti, accomunati proprio dalla loro segregazione, dal proprio trovarsi chiusi in uno stato che \u00e8 puro esistere.<\/p>\n<p>La similitudine della loro condizione fornisce il trait d&#8217;union grazie al quale trovare una traccia comune nella molteplicit\u00e0: &#8220;Silent Room&#8221; \u00e8 composto difatti da elementi ma riesce al tempo stesso ad essere poema, opera organica sulla solitudine, nella quale ogni stanza \u00e8 una sfumatura del tema dell&#8217;alienazione. Ogni personaggio \u00e8 circondato unicamente da se stesso, immerso in una condizione nella quale, anche l&#8217;ambiente, gli oggetti intorno, diventano esternazioni della psiche.<\/p>\n<p>Gli <span class=\"testoscuro\">Skotz Kolgen<\/span> fanno un uso surrealista dell&#8217;oggetto che perde ogni funzionalit\u00e0 e diviene simbolo, lessema di un linguaggio privo di parole, con il quale scrivere &#8220;cieli di silenzio&#8221; e permettere allo spettatore di sentire lo spazio mentale di ogni stanza. Altra voce che descrive \u00e8 il corpo di ciascun personaggio, che diventa filtro e manifestazione di stati interiori. La deformazione del corpo parla come manifestazione organica di anomalie dell&#8217;esistenza. Allo stesso tempo ogni corpo \u00e8 il metronomo di un tempo concentrico e claustrofobico, attraverso gesti ripetuti in loops e rituali senza scopo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Gli artisti canadesi descrivono, attraverso piani ravvicinati, dettagli che mescolano riprese in 35 mm , video digitale e foto, un tempo ed uno spazio che sono insieme prodotto e gabbia di ciascuna stanza, essendo entrambi proiezione psicologica del personaggio. Un avvicinarsi visivo che non racconta ma si lascia deformare, immerso dalla realt\u00e0 osservata.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Claudia D&#8217;Alonzo: Com&#8217;\u00e8 nato il concept di Silent Room?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Skotz Kolgen:<\/span> A dire il vero Silent Room ha preso forma in modo graduale. Inizialmente, ci siamo messi a fare dei disegni, degli schizzi su carta senza uno scopo ben preciso, prendevamo solamente del tempo per noi, in relax, la mattina all&#8217;ora del caff\u00e8. Come modo per distendere il nostro ritmo di vita e dedicare del tempo all&#8217;introspezione.<\/p>\n<p>Abbiamo abbozzato delle forme umane a matita e carboncino, delle impressioni emotive, forme allungate, deformate come se il loro stato interiore avesse deformato il loro stato fisico. Infine ci siamo ritrovati con un gran numero di concept che, un po&#8217; alla volta, ci hanno invogliato a procedere. Dei temi sono coincisi, hanno formato delle associazioni e la maggior parte dei temi di Silent Room ha iniziato a prendere forma.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>: Come avete trovato i personaggi? Qual \u00e8 il senso della struttura in stanze?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Skotz Kolgen<\/strong>:<\/span> Discutendo dei nostri disegni, ci siamo trovati ad immaginare ed estrapolare delle situazioni, dei luoghi, dei personaggi. Volevamo creare degli snapshots audiovisivi per ciascun personaggio in mezzo alla propria vita privata, la propria stanza. Seguendo le nostre impressioni, illustrare il momento in cui alcune persone possono proiettarsi nel loro mondo interiore, a causa dell&#8217;isolamento. Trasformarsi a poco a poco fino ad essere un&#8217;estensione del loro stato d&#8217;animo. Il luogo che abitano diventa un rifugio senza testimoni, dove possono, senza contatto con l&#8217;esterno, sviluppare una personalit\u00e0 psicologica sempre pi\u00f9 a senso unico. I muri diventano i loro confini, gli oggetti diventano il riflesso della loro interiorit\u00e0. Come se la loro stanza fosse l&#8217;estensione della loro camera interiore.<\/p>\n<p>A partire da questi temi abbiamo elaborato dei mini storyboards flessibili. Questi ritratti astratti ci hanno ispirato il contesto, l&#8217;ambiente estetico e l&#8217;asse creativo di ciascuna stanza. Una volta iniziato, \u00e8 stato subito chiaro che non cercavamo una struttura rigida e lineare, ma piuttosto delle costruzioni a spirale con delle astrazioni temporali, il processo si colloca tra il tableau vivant e la poesia.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>: In che modo avete realizzato le riprese, costruito il set ed elaborato il materiale filmato?<\/p>\n<p><strong><span class=\"testoscuro\">Skotz Kolgen<\/span><\/strong>: Per il set, abbiamo improvvisato uno studio in una vecchia fabbrica tessile di Montreal. Ci siamo chiusi per pi\u00f9 di un mese in questa fabbrica. Ogni mattina, costruivamo le scene, sceglievamo gli oggetti personali e a fine giornata, fino a notte, filmavamo con il personaggio, spesso a porte chiuse. Ci concentravamo, in genere, sulle riprese di una camera al giorno.<\/p>\n<p>Anzitutto abbiamo fatto una ricerca per reperire i figuranti. Non volevamo degli attori professionisti, quindi abbiamo fatto dei casting in strada e conosciuto gente. Ci \u00e8 sembrato pi\u00f9 adatto trovare delle persone che, gi\u00e0 al naturale, si avvicinassero fisicamente ai nostri personaggi. Abbiamo quindi puntato sulla loro spontaneit\u00e0 e il loro lasciarsi andare durante le riprese. Per gli oggetti, i mobili, gli abiti, le tappezzerie, con l&#8217;aiuto di alcuni amici, abbiamo fatto delle scoperte un po&#8217; ovunque dai rigattieri, nei mercatini delle pulci e in vecchie boutiques.<\/p>\n<p>Per le riprese, volevamo filmare con pi\u00f9 ottiche e punti di vista simultanei. Abbiamo costruito dei sistemi di camere sincronizzate. Volevamo allo stesso tempo combinare e confrontare uno stile digitale con quello pi\u00f9 organico delle immagini filmate su pellicola 35mm.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>: Che tipo di legame avete cercato tra immagini e tracce audio? Che lavoro avete fatto sul suono?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Skotz Kolgen<\/strong>: <\/span>Ci sono stati tanti modi di lavorare sul suono quante sono le stanze. Per alcune, avevamo gi\u00e0 pensato una base che avevamo durante le riprese per sincronizzare le camere. Per altre stanze, l&#8217;architettura sonora \u00e8 stata costruita prima dell&#8217;editing, abbiamo sviluppato dei software per legare il movimento del suono ai software di montaggio. In altre, come l&#8217;<em>Usure du temps,<\/em> la trama sonora \u00e8 stata costruita in parallelo al montaggio e in modo intuitivo. Ciascuna traccia sonora \u00e8 stata creata appositamente per ogni stanza e tutte le sorgenti audio sono state create da noi.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>: In alcuni video sono presenti degli animali, hanno un particolare valore simbolico ? C&#8217;\u00e8 un legame tra gli animali e i corpi, che mi sembrano molto importanti nella costruzione delle identit\u00e0 dei personaggi ?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Skotz Kolgen<\/strong>:<\/span> A dire il vero noi non avevamo nessuna volont\u00e0 particolare di utilizzare degli animali. Erano presenti sin dalla fase degli schizzi. Mettendo insieme tutti i nostri disegni preliminari, \u00e8 vero che ce ne sono molti. Io penso che vi fosse interesse al rapporto uomo\/animale nei suoi sviluppi pi\u00f9 peculiari. Ma anche per il confronto tra la condizione umana e quella animale. C&#8217;era probabilmente (intuitivamente) l&#8217;idea dell&#8217;animale da compagnia, portata all&#8217;estremo, del mimetismo progressivo dell&#8217;animale e dell&#8217;uomo in condizioni di coabitazione prolungata.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>: In che modo utilizzate il materiale originale nelle tre modalit\u00e0 di presentazione di Silent Room (DVD, installazione, live) ?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Skotz Kolgen<\/strong>: <\/span>L&#8217;idea di partenza era di proiettare ogni capitolo nelle camere di un vecchio hotel in Argentina. Immagina l&#8217;odore di queste stanze, i loro muri sbiaditi, le tappezzerie floreali scolorite, i letti, i vecchi oggetti\u0085Gli spettatori nell&#8217;ascensore avrebbero scelto il piano e il numero di camera degli abitanti. Si sarebbero seduti sul letto di Milka o di Rudolf e avrebbero visto sul muro ci\u00f2 che era stata la camera dell&#8217;occupante. Tutto questo, circondato dagli oggetti privati del personaggio.<\/p>\n<p>L&#8217;idea era stimolante, ma ci \u00e8 sembrato rischioso accedere ai contesti che permettono questo genere di diffusione. Abbiamo quindi semplificato il concept e abbiamo deciso di farne una versione lineare con tutte le tracce, in un&#8217;unica sequenza, per presentare il lavoro all&#8217;interno di festival cinematografici. E&#8217; in questa forma che S.R. \u00e8 stato proiettato per pi\u00f9 di tre anni. Sul DVD si ritrova questa versione insieme a delle traccie inedite, che erano state escluse nella versione per i festival.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il festival italiano <span class=\"testoscuro\">Transart di Bolzano<\/span> ci ha dato la possibilit\u00e0 di presentare S.R. sotto forma d&#8217;installazione. Abbiamo avuto a disposizione delle camere di una caserma in un campo militare. Abbiamo allestito ogni stanza con degli oggetti, degli animali che introducessero nello spazio elementi dell&#8217;universo intimo di ogni stanza. Ciascun personaggio occupava la stanza attraverso la proiezione video. Il pubblico passava da una camera all&#8217;altra attraverso dei corridoi e restava nelle stanze quanto voleva. La fruizione era dunque completamente diversa per ogni spettatore, a seconda del percorso e del ritmo scelti.<\/p>\n<p>Nella performance, \u00e8 molto pi\u00f9 intenso, perch\u00e8 utilizziamo 5 proiettori simultaneamente. Questo ci permette di confrontare l&#8217;identit\u00e0 di pi\u00f9 personaggi insieme. Abiamo optato per una sonorizzazione avvolgente, dunque la tonalit\u00e0 emotiva \u00e8 molto dinamica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><strong>Claudia D&#8217;Alonzo<\/strong>: Silent Room \u00e8 un film-poem. In effetti si tratta di un lavoro estremamente poetico, se per poesia s&#8217;intende l&#8217;impulso ad una profonda introspezione, ad una riflessione sull&#8217;individuo e sulla sua condizione esistenziale. Pensate che attualmente la poesia trovi spazio nell&#8217;ambito dell&#8217;arte digitale?<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Skotz Kolgen<\/strong>:<\/span> L&#8217;arte digitale \u00e8 l&#8217;utilizzo della potenza del computer per creare delle opere artistiche con o senza poesia. Riconsiderare la nozione di poesia nell&#8217;arte digitale attuale e l&#8217;aggiunta di organicit\u00e0 nel processo digitale \u00e8 fondamentale per noi.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.skoltzkolgen.ca\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.skoltzkolgen.ca<\/a><\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente pubblicazione di un bellissimo Dvd (presentato al festival Elektra di Montreal e ora distribuito in tutto il mondo), rappresenta il capitolo pi\u009d recente di Silent Room, lavoro degli artisti canadesi Skotz Kolgen nato nel 2003 e negli anni rielaborato in modalit\u0088 differenti, che vanno dalla video installazione al live cinema audio-video.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":28903,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,180],"tags":[41,53,54,71],"class_list":["post-10240","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-027","tag-cinema","tag-interviews","tag-live-cinema","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]The recent release of a wonderful DVD (presented during Elektra Festival in Montreal and now worldwide distributed) represents the newest chapter of Silent Room, a work by the Canadian artists Skotz Kolgen, started in 2003 and featured through years in different ways, from video installation to AV live cinema.[:it]La recente pubblicazione di un bellissimo Dvd (presentato al festival Elektra di Montreal e ora distribuito in tutto il mondo), rappresenta il capitolo pi\u009d recente di Silent Room, lavoro degli artisti canadesi Skotz Kolgen nato nel 2003 e negli anni rielaborato in modalit\u0088 differenti, che vanno dalla video installazione al live cinema audio-video.[:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2007-09-06T12:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-10-25T08:37:20+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/videoart_claudiadalonzo01.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"280\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"210\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Redazione Digicult\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Redazione Digicult\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"17 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/\",\"name\":\"Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/videoart_claudiadalonzo01.jpg\",\"datePublished\":\"2007-09-06T12:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-10-25T08:37:20+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/7f7953dd7d02dc6fca67d18299fbfa0e\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/videoart_claudiadalonzo01.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/videoart_claudiadalonzo01.jpg\",\"width\":280,\"height\":210},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/7f7953dd7d02dc6fca67d18299fbfa0e\",\"name\":\"Redazione Digicult\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/simbolo-grigio-96x96.png\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/simbolo-grigio-96x96.png\",\"caption\":\"Redazione Digicult\"},\"description\":\"Digicult \u00e8 dal 2005 una delle principali piattaforme in Rete che esamina l\u2019impatto delle tecnologie digitali e delle scienze su arte, design e cultura contemporanea. Digicult \u00e8 una testata editoriale che quotidianamente si occupa di pubblicare news, informazioni, articoli, interviste, report e saggi. Digicult ha una struttura liquida, siamo un vero e proprio network, una nuova categoria di professionisti mutevole e non classificata, che lavora in attraverso paradigmi estetici, culturali e tecnologici fluidi e condivisi.\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/mkadmin\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:en]The recent release of a wonderful DVD (presented during Elektra Festival in Montreal and now worldwide distributed) represents the newest chapter of Silent Room, a work by the Canadian artists Skotz Kolgen, started in 2003 and featured through years in different ways, from video installation to AV live cinema.[:it]La recente pubblicazione di un bellissimo Dvd (presentato al festival Elektra di Montreal e ora distribuito in tutto il mondo), rappresenta il capitolo pi\u009d recente di Silent Room, lavoro degli artisti canadesi Skotz Kolgen nato nel 2003 e negli anni rielaborato in modalit\u0088 differenti, che vanno dalla video installazione al live cinema audio-video.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2007-09-06T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-25T08:37:20+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/videoart_claudiadalonzo01.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Redazione Digicult","twitter_misc":{"Scritto da":"Redazione Digicult","Tempo di lettura stimato":"17 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/","name":"Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/videoart_claudiadalonzo01.jpg","datePublished":"2007-09-06T12:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-25T08:37:20+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/7f7953dd7d02dc6fca67d18299fbfa0e"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/videoart_claudiadalonzo01.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/09\/videoart_claudiadalonzo01.jpg","width":280,"height":210},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/skoltz-kolgen-silence-in-the-rooms\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Skoltz Kolgen: Il Silenzio Nelle Stanze"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/7f7953dd7d02dc6fca67d18299fbfa0e","name":"Redazione Digicult","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/simbolo-grigio-96x96.png","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/simbolo-grigio-96x96.png","caption":"Redazione Digicult"},"description":"Digicult \u00e8 dal 2005 una delle principali piattaforme in Rete che esamina l\u2019impatto delle tecnologie digitali e delle scienze su arte, design e cultura contemporanea. Digicult \u00e8 una testata editoriale che quotidianamente si occupa di pubblicare news, informazioni, articoli, interviste, report e saggi. Digicult ha una struttura liquida, siamo un vero e proprio network, una nuova categoria di professionisti mutevole e non classificata, che lavora in attraverso paradigmi estetici, culturali e tecnologici fluidi e condivisi.","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/mkadmin\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10240","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10240"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10240\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59364,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10240\/revisions\/59364"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/28903"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10240"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10240"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10240"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}