{"id":10236,"date":"2007-09-06T12:00:00","date_gmt":"2007-09-06T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-027\/italiano-motus-in-stato-di-grazia\/"},"modified":"2020-10-25T09:39:50","modified_gmt":"2020-10-25T08:39:50","slug":"italiano-motus-in-stato-di-grazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-027\/italiano-motus-in-stato-di-grazia\/","title":{"rendered":"Motus, In Stato Di Grazia"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Chi l&#8217;ha detto che il teatro di ricerca in Italia non richiama pi\u00f9 pubblico? Nell&#8217;edizione 2007 a dire il vero un po&#8217; sottotono, del festival <span class=\"testoscuro\">Santarcangelo dei Teatri<\/span>, <span class=\"testoscuro\">MOTUS<\/span> fa ancora una volta centro (e <em>sold out <\/em>) con il nuovo spettacolo <span class=\"testoscuro\">X Racconti crudeli della giovinezza <\/span> debuttato poche settimane prima in versione provvisoria alla Biennale di Venezia sezione danza: a Santarcangelo erano proprio loro il richiamo principale per la stampa nazionale ed estera, per gli operatori teatrali locali e internazionali, e ovviamente per i numerosissimi fan che ormai la compagnia vanta in ogni angolo della penisola italica.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">X (ICS)<\/span> \u00e8 prima di tutto un progetto aperto che mette in cantiere contemporaneamente uno spettacolo e un film ed \u00e8 costruito intorno a tre fasi di lavoro organizzate tra l&#8217;Italia, la Francia e la Germania: la prima \u00e8 debuttata alla <span class=\"testoscuro\">Biennale di Venezia<\/span> lo scorso giugno con una definizione della costruzione scenografica, un abbozzo di drammaturgia e una parte del video (costituito da vari cortometraggi) girato nelle periferie della riviera adriatica. A Santarcangelo la compagnia ha mostrato proprio questa prima sezione.<\/p>\n<p>La seconda fase \u00e8 prevista per il 15 novembre 2007 a Valence presso la<span class=\"testoscuro\"> Sc\u00e8ne National Lux<\/span> con un allestimento dello spettacolo in versione francese e la creazione di nuovi cortometraggi girati per l&#8217;occasione tra Valence e Grenoble. Terza fase: corrisponder\u00e0 alla presentazione del lavoro ad Halle, citt\u00e0 della ex DDR presso il <span class=\"testoscuro\">Festival Theater der Welt<\/span> nel giugno 2008; alcune aree industriali oggi in disuso e abbandonate dalla popolazione molto significativamente entreranno nel lavoro video.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il progetto si concluder\u00e0 con la postproduzione di un&#8217;opera cinematografica che manterr\u00e0 testimonianza delle varie residenze internazionali. Un vero progetto di <em>intermediate theatre <\/em>, per usare un termine oggi parecchio in voga? In realt\u00e0 mi piace definire questo spettacolo l&#8217;avanguardia di un <em> double coding theatre, <\/em> uno spettacolo in cui saltano le gerarchie e le preoccupazioni di specificit\u00e0 del mezzo per dare vita a una narrazione espansa, doppia, contemporanea tra cinema, graphic e videogames art e teatro con un libero nomadismo di linguaggi gi\u00e0 ampiamente sperimentato dal gruppo nelle precedenti prove teatrali (da <em>Twin rooms <\/em>a <em>Splendid&#8217;s <\/em> a <em>L&#8217;ospite <\/em>) contro ogni tentativo di totalizzazione e genere.<\/p>\n<p>E&#8217; una rinuncia a un riferimento unico, stabile e stanziale (di stile, di linguaggio); del resto nomade e ribelle agli schemi \u00e8 la vicenda narrata di due ragazzi, simboli di una generazione inquieta, tra degradazione urbana ed erranza esistenziale con un sottofondo di paesaggio da &#8220;bordo stradale&#8221;: sentimenti a brandelli in una citt\u00e0 selvaggia, giovani vite umane ai margini perennemente vaganti e in bilico, forse in frantumi, comunque precarie ma la cui precariet\u00e0 \u00e8 vissuta con un sotterraneo senso di euforica libert\u00e0 nelle pieghe della citt\u00e0 tra ipermercati e angoli industriali abbandonati.<\/p>\n<p>Teatro e video scorrono l&#8217;uno nell&#8217;altro in un assemblaggio scenico composito dove la ricercata discontinuit\u00e0 della sintassi drammaturgica si confonde con una sorta di montaggio alternato tra scena e immagine: &#8220;Scegliamo una formula ibrida&#8221; -spiegano gli autori- &#8220;brevi cortometraggi come cartografie immaginarie di personaggi immersi nelle inquietanti urbanizzazioni periferiche e, sulla scena, corpi, racconti fatti di corpi, messi a nudo e confronto con il mutare della pelle e del desiderio, tra dolore e leggerezza, perch\u00e9 il passaggio di tempo non pu\u00f2 e non deve essere necessariamente sfavorevole, ma farsi fonte di nuove risorse&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Il corpo della bravissima attrice-danzatrice Silvia Calderoni che incarna a pieno lo spirito Motus e la sua filosofia postmodern, funziona come cesura, anello vitale di questa doppiezza dello spettacolo: spirito libero, vaga con i suoi pattini a distribuire volantini in uno shopping center mentre si consumano i riti cannibalici del consumismo quotidiano, e l\u00e0 incontra un ragazzo. Stessa inquietudine, stessa solitudine, stesso spaesamento. La storia \u00e8 narrata, cantata, esposta per quadri visivi tra frenesia, sesso e suicidio. I luoghi periurbani evocano ancora una volta le periferie pasoliniane e i &#8220;frammenti disgreganti&#8221; e i &#8220;grossi pezzi sanguinanti di cruda esperienza&#8221; delle vite nei romanzi di De Lillo (le definizioni sono di Fredric Jameson).<\/p>\n<p>Il teatro rincorre il tempo del video: gli attori (Silvia Calderoni, Dany Greggio, Sergio Policicchio, Alexandre Rossi, Nicoletta Fabbri) in una prova intensa e ricca di pathos, stentano a stargli dietro: ma \u00e8 il cinema a inseguire la realt\u00e0, a offrirgli insomma il copione e la sceneggiatura o viceversa? Un enorme schermo amplifica dettagli di una storia che il teatro pu\u00f2 solo accennare: le immagini in bianco e nero pixellate sono sguardi evocativi di un turbolento e angosciante paesaggio-stato d&#8217;animo ma anche schermate di videogames mentre i ragazzi indossano improbabili mantelli da supereroi che combattono gli alieni; video che spia i personaggi nella loro fuga dalla realt\u00e0 e che insegue gli attori stessi nel loro lavoro di scavo psicologico, come gi\u00e0 accadeva ne <em>L&#8217;ospite <\/em>.<\/p>\n<p>Come ci ricordano Daniela Niccol\u00f2 e Enrico Casagrande &#8220;Sulla linea del percorso pasoliniano compiuto con <em>Come un cane senza padrone <\/em> e <em>L&#8217;ospite <\/em>, ci rivolgeremo, complice il mezzo cinematografico, a un paesaggio ancora una volta in radicale trasformazione\u0085Brevi cortometraggi come viaggi tra i giovani e le periferie umane: i nostri attori sono stati filmati a conttto con i ragazzi che gravitano e si incontrano alle panchine dei parchi pubblici, di desolati centri commerciali, o nelle sale prove musicali. L&#8217;immagine anonima della panchina \u00e8 usata da noi come simbolo della zona liminale tra citt\u00e0 e campagna, come luogo di incontro e di attesa: cos&#8217;\u00e8 del resto l&#8217;adolescenza se non una fremente, snervante attesa dell&#8217;et\u00e0 adulta che a volte giunge troppo presto o non arriva mai&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag27\/articoli\/img\/performing_annamariamonteverdi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Vale la pena ricordare alcuni dei riferimenti letterari e cinematografici di questo spettacolo definito dagli autori &#8220;un viaggio all&#8217;interno dello junkspace contemporaneo&#8221;: non solo gli amati De Lillo, Fassbinder, Gus Van Sant e neanche soltanto Eston Ellis offrono spunti e personaggi dai lucidi deliri e identit\u00e0 paranoiche e autodistruttive ma James Purdy, Douglas Coupland (non a caso lo scrittore della &#8220;generazione X&#8221;) e il consumismo da lui descritto quale simbolo stesso della morte al lavoro, il Ballard de <em>Il regno a venire, <\/em> la generazione crudele di Nagisa Oshima. Un rinvio quello di Ballard giustificato anche dalla nota attenzione e attrazione da parte dell&#8217;autore di s.f. per geografie anomali come territori psichici, per territori periferici delle metropoli (&#8220;Per questo le periferie mi interessano, perch\u00e9 ved accadere il futuro. L\u00ec ti devi svegliare al mattino e devi decidere di compiere un atto deviante o antisociale, perverso, foss&#8217;anche prendere a calci il cane, per poter affermare la tua libert\u00e0&#8221;).<\/p>\n<p>Ecco il perch\u00e9 della scelta del tema e dei riferimenti dalle parole stesse degli autori, DANIELA NICOLO&#8217; e ENRICO CASAGRANDE:<\/p>\n<p><em>Abbiamo scelto il sottotitolo dal film degli esordi di Oshima non tanto per citare quel film ribelle e criminale che sconvolse la cinematografia giapponese degli anni Sessanta, ma per l&#8217;eloquenza del titolo, il presupposto in esso conchiuso ovvero l&#8217;idea di racconto, lo sguardo rivolto all&#8217;indietro, all&#8217;evocare in svariate forme, momenti frementi, attimi di estasi, rivolta e narcisismo sfrenato vissuti in quel periodo magico e contraddittorio che \u00e8 la giovinezza che in piena sindrome di Peter Pan (quella X generation degli anni Novanta cinicamente descritta da Douglas Coupland) cade vittima del tranello consumistico che appiattisce la comunicazione sostituendola con narcisismi autistici, protesi alla continua alterazione della &#8220;confezione corpo&#8221;, del suo &#8220;package&#8221; da merce di scambio amorosa. <\/em><\/p>\n\n<p><span class=\"testo_iframebold\">ICS racconti crudeli della giovinezza<\/span>:<br \/>\nIdeazione e regia. Enrico Casagrande e Daniel Nicol\u00f2<br \/>\nCon Silvia Calderoni, Nicoletta Fabbri, Dany Greggio, Sergio Policicchio, Alexander Rossi.<br \/>\nIn video: Adriano e Luio Donati, il gruppo musicale Foulse Jockers<br \/>\nProduzione video Motus e Francesco Borghesi (p-bart.om)<br \/>\nIn collaborazione con Camera stylo<br \/>\nRiprese: Francesco Borghesi, Daniela Nicol\u00f2. Stefano Bisulli<br \/>\nVideo compositing: Francesco Borghesi<br \/>\nText Compositing: Daniela Nicol\u00f2<br \/>\nSound Compositing. Enrico Casagrande<br \/>\nElementi scenografici Erich Turroni<\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Chi l&#8217;ha detto che il teatro di ricerca in Italia non richiama pi\u009d pubblico? 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