{"id":10228,"date":"2007-07-02T12:00:00","date_gmt":"2007-07-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-026\/sonarcinema-2007-music-for-the-eyes\/"},"modified":"2020-10-25T09:27:37","modified_gmt":"2020-10-25T08:27:37","slug":"sonarcinema-2007-music-for-the-eyes","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-026\/sonarcinema-2007-music-for-the-eyes\/","title":{"rendered":"Sonarcinema 2007, Musica Per Gli Occhi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Come ogni anno l&#8217;<span class=\"testoscuro\">Auditorium <\/span> del <span class=\"testoscuro\">Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona (CCCB)<\/span> ha ospitato durante le tre giornate di festival (14, 15 e 16 giugno 2007) <span class=\"testoscuro\">SonarCinema<\/span>: la sezione dedicata alle evoluzioni dell&#8217;immagine in movimento.<\/p>\n<p>Al plurale, perch\u00e8 ci\u00f2 che emerge chiaramente dalla selezione compiuta dai curatori (<span class=\"testoscuro\">Andy Davies e Advanced Music<\/span>) \u00e8 la voglia di offrire un programma eterogeneo e multi-sfaccettato composto da quelle produzioni audiovisive contemporanee particolarmente attente al rapporto esistente fra musica (elettronica si potrebbe dire, ma dal momento che si parla di Sonar il riferimento al termine &#8220;avanzada&#8221; \u00e8 d&#8217;obbligo) e immagine. Fuori dalla contemporaneit\u00e0 risulta la proposta di alcuni video dei Devo, che anzi vuole porsi come momento di rivalutazione critica d&#8217;un immaginario decisamente trascurato dalla cultura mainstream, come pure il documentario &#8220;<span class=\"testoscuro\">Derailroaded<\/span>&#8221; dedicato al cantautore americano Larry Fisher.<\/p>\n<p>Spaziando dalle forme d&#8217;arte audiovisive tipiche delle avanguardie artistiche dei nostri giorni, passando per l&#8217;animazione, i videoclip musicali e il cinema sperimentale, si \u00e8 messo in scena un possibile campionamento de l&#8217;Immagine Avanzada. Ma a ben guardare per\u00f2 ci\u00f2 che manca alla sezione SonarCinema \u00e8 proprio il cinema. Quel cinema che va sotto il nome di film. Tutto tranne i film. E questa assenza non \u00e8 per niente casuale o episodica dal momento che spesso, in questa tipologia di festival che pongono al centro della propria struttura la musica (elettronica o &#8220;avanzata&#8221;), viene posta grande attenzione soprattutto alle sperimentazioni audiovisive a discapito di ci\u00f2 che comunemente chiamiamo &#8220;film&#8221;. Undici sezioni comunque, quattro fra film e documentari, sedici videoclip e trenta cortometraggi sperimentali generati con le nuove tecnologie digitali. Il tutto condito da una particolare attenzione alla musica, perch\u00e8 il men\u00f9 delle dieci ore di programmazione del SonarCinema 2007 si conferma, anche quest&#8217;anno, musica per gli occhi!<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\"><span class=\"testoscuro\">&#8211; Zidane, un Portrait du 21e Si\u00e8cle<\/span><br \/>\nRegia e Sceneggiatura : Douglas Gordon e Philippe Parreno; Fotografia: Darius Khondji; Montaggio: Herv\u00e9 Schneid; Mixaggio: Tom Johnson; Musiche originali: Mogwai; Produzione: Anna Lena Films et Naflastrengir; Distribuzione: United International Pictures; Paese: Francia\/Islanda; Anno: 2006; Durata: 90&#8242;.<\/p>\n<p>&#8220;Dal calcio d&#8217;inizio al fischio finale. Madrid, Sabato 23 aprile 2005. Chi avrebbe potuto immaginare che nel futuro ci si potr\u00e0 ricordare di questo giorno straordinario come d&#8217;una passeggiata in un parco. Faccia a faccia, il pi\u00f9 vicino possibile, per il tempo pi\u00f9 lungo possibile&#8221;. Con queste parole, sotto forma di didascalie a corredo dell&#8217;immagine, si aprono i 90 minuti di &#8220;Zidane, un Portrait du 21e Si\u00e8cle&#8221;, straordinario documento d&#8217;arte audiovisiva in bilico fra il concettuale e l&#8217;agiografia di un mito contemporaneo.<\/p>\n<p>Il film, realizzato dalla coppia di artisti composta da <span class=\"testoscuro\">Douglas Gordon e Philippe Parreno<\/span>, racconta l&#8217;intero svolgimento della partita del campionato spagnolo fra Real Madrid e Villareal che ha avuto luogo nell&#8217;imponente Santiago Bernabeu sabato 23 aprile 2005. La racconta per\u00f2 disinteressandosene completamente, perch\u00e8 il suo unico scopo \u00e8 quello di pedinare con 17 telecamere ogni singolo movimento di Zin\u00e9dine Zidane, componendone un ritratto che gioca con la durata reale dell&#8217;evento. L&#8217;operazione si ispira al documentario realizzato per la tv tedesca (trattasi della Germania dell&#8217;Ovest) dal filmmaker tedesco <span class=\"testoscuro\">Hellmuth Costard<\/span> che nel 1970 riprese le gesta del leggendario George Best durante una partita fra il Mancester United ed il Coventry City (&#8220;Fu\u00dfball wie noch nie&#8221;, conosciuto anche con il titolo &#8220;Soccer As Never Before&#8221;) e si innesta nel multiforme percorso artistico che i due quarantenni portano avanti singolarmente da qualche decennio. Rispetto al lavoro di Costard cambiano i mezzi di produzione dell&#8217;immagine e di registrazione e post-produzione del suono.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Per l&#8217;immagine sono state utilizzate ben diciassette telecamere 35mm in alta risoluzione capaci di cogliere dettagli da una distanza che appare siderale e dirette dall&#8217;operatore Darius Khondji (celebre direttore della fotografia che vanta collaborazioni di primissimo piano, dal popolarissimo &#8220;Se7en&#8221; di David Fincher, passando per &#8220;Io ballo da sola&#8221; di Bernardo Bertolucci; ha lavorato con nomi del calibro di Alan Parker, Roman Polanski, Woody Allen e Sydney Pollack).Anche il suono \u00e8 assolutamente stupefacente, capace di cogliere addirittura il rumore dei passi di Zidane sull&#8217;erba del Bernabeu. E&#8217; proprio l&#8217;elemento sonoro a tessere fra loro i singoli istanti ed i differenti punti di vista in una trama del tempo reale, tutt&#8217;altro che &#8220;naturale&#8221; ma altres\u00ec artificiale. La dimensione extra-terrena, definibile come siderale, oltre a costituire un punto costante nella produzione artistica sia di Serrano che soprattutto dallo scozzese Douglas Gordon, \u00e8 esplicitamente evocata nell&#8217;unico momento di distacco dai movimenti per il campo di Zizou. Quando finisce il primo tempo della partita vediamo una serie di fatti accaduti nel mondo, sulla terra, in quel sabato 25 aprile 2005, fatti piccoli ed eventi importanti che si consumano e scorrono davanti ai nostri occhi come uno spettacolo senza senso. Raccontati in pochi frame ed accompagnati dalla pat\u00e8tica musica dei <span class=\"testoscuro\">Mogwai<\/span> (pat\u00e8tico da intendersi come aggettivo volto a definire ci\u00f2 che suscita commozione e compassione), a ricordarci che l&#8217;esistenza non ci appartiene e che tutto scorre incessante e senza senso.<\/p>\n<p>Quando le immagini ci portano a <span class=\"testoscuro\">Najaf<\/span>, fra le macerie di un attentato esplosivo che caus\u00f2 la morte di nove persone, tra il fumo e la gente ferita, l&#8217;occhio scorge una maglietta con sopra scritto il nome Zidane. Fra queste immagini ne troviamo alcune che raccontano dei confini dell&#8217;universo conosciuto, ponendo l&#8217;intera operazione sotto la luce spazio e temporale di un &#8220;qui-e-ora&#8221; congelato ed archiviato per i posteri d&#8217;un futuro impreciso. Da qui il senso complessivo dell&#8217;operazione richiamato dal titolo, ritratto del XXI secolo, e dall&#8217;incipit didascalico che apre la pellicola: &#8220;Dal calcio d&#8217;inizio al fischio finale. Madrid, Sabato 23 aprile 2005. Chi avrebbe potuto immaginare che nel futuro ci si potr\u00e0 ricordare di questo giorno straordinario come d&#8217;una passeggiata in un parco. Faccia a faccia, il pi\u00f9 vicino possibile, per il tempo pi\u00f9 lungo possibile&#8221;.<\/p>\n<p>Come un presagio di quella che sar\u00e0 la sua ultima partita, a pochi istanti dalla conclusione del match Zizou verr\u00e0 espulso e lascer\u00e0 il campo fra gli applausi. In questo film c&#8217;\u00e8 tutto Zinedine Zidane, nel bene e nel male, con il suo strano modo di muoversi per il campo assorto in un silenzio oscuro che ha illuminato quest&#8217;ultimo decennio di calcio, come una cometa luminosa lascia una scia che per anni e anni tutti potremo ancora ammirare e ricordare, ma nascondendo la sua reale natura, lontana e sfuggente. E&#8217; un film d&#8217;una struggente malinconia che prende la bocca dello stomaco. Ha partecipato fuori concorso al Festival di Cannes 2006, \u00e8 stato distribuito nelle sale francesi e nominato ai Cesar Awards (l&#8217;equivalente transalpino dei nostri David, o se si preferisce degli Oscar americani) nella categoria miglior documentario. Fra i produttori associati figura la torinese Fondazione Sandretto Re Baudengo, un poco di Italia per un&#8217;opera straordinaria.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">&#8211; Awesome; I Fuckin&#8217; Shot That!<\/span><br \/>\n<span class=\"testoscuro\">Regia : Nathanial H\u00f6rnblow\u00e9r (aka Adam Yauch, aka MCA); Montaggio : Michael Boczon, Remi Gletsos, Phil Knowlton, Neal Usatin; Musica originale : Mike D, Doug E. Fresh, Adam Horovits, Money Mark, Adam Yauch; Cast : Beastie Boys, Mix Master Mike, Doug E. Fresh; Produttori : John Doran, Nathanial H\u00f6rnblower; Produzione : Oscilloscope Films; Distribuzione: THINKFilm; Paese: USA.; Anno: 2006; Durata: 90&#8242; . <\/span><\/p>\n<p>Cinquanta videocamere Hi8, cinquanta punti di vista differenti dai quali osservare \u0096 dall&#8217;interno \u0096 il concerto che il 9 ottobre 2004 i <span class=\"testoscuro\">Beastie Boys<\/span> hanno tenuto al Madison Square Garden di New York. Il risultato sono 75 ore di girato condensati in 90 immersivi minuti di visione; unit\u00e0 di tempo e luogo restituita attraverso un punto di vista molteplice. Dietro lo pseudonimo di Nathaniel H\u00f6rnblow\u00e9r si nasconde<span class=\"testoscuro\"> Adam Yauch, ovvero MCA<\/span>, ovvero uno dei componenti del leggendario trio newyorkese, ospite d&#8217;eccezione di questa quattordicesima edizione del Sonar. Un omaggio dunque, ma al contempo una notevolissima opera audiovisiva dotata d&#8217;una complessa struttura sia tecnica che sintattica.<\/p>\n<p>Si ricostruisce l&#8217;evento dilatando la dimensione spaziale del punto di vista, alternando differenti visuali al contiuum costituito dal concerto. Quel che traspare \u00e8 la voglia di comunicare una presenza nel reale, attraverso una prima parte che mette in scena la citt\u00e0 di New York \u0096 vero cordone ombelicale del mondo BB \u0096 si scivola all&#8217;interno del Madison Square Garden sopra il quale come in un rito profano viene celebrata una strana festa di parole e musica. La scelta del punto di vista molteplice \u00e8 in grado di dare centralit\u00e0 effettiva al ruolo attivo del pubblico, qui non inteso come semplice sparring partner dello show-man di turno ma come portatore d&#8217;un valore unico e irripetibile nel proprio unico punto di vista.<\/p>\n<p>I differenti angoli di visione vengono fra loro letteralmente mixati e campionati come fossero beat musicali senza alcun freno inibitore nella ricerca sfrenata e incessante di un campionario di effetti digitali che deformano-sgranano-alterano le spesso incerte immagini analogiche delle videocamere Hi8 utilizzate. L&#8217;estetica dell&#8217;opera si colloca all&#8217;estremo opposto dell&#8217;ultimo DVD-Live di Madonna (&#8220;Confession on tour&#8221;) dove all&#8217;immagine perfetta e super patinata si sostituisce l&#8217;underground d&#8217;una immagine sudata e partecipe. In Italia lo si \u00e8 visto ad Ottobre in occasione del Roma Film Fest, ma la premiere \u00e8 avvenuta all&#8217;inizio del 2006 in quei del Sundance Film Festival. E&#8217; reperibile in DVD attraverso il quale ci si pu\u00f2 liberamente muovere fra le 50 immagini registrate dalle telecamere.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">&#8211; S\u00f3nar around the world. ( Import\/Export)<\/p>\n<p>L&#8217;autoreferenzialit\u00e0 \u00e8 una malattia inevitabile. Questo documentario realizzato dal programma televisivo <span class=\"testoscuro\">Sputnik<\/span> in onda sulle frequenze della Televisi\u00f3 de Catalunya, diretto da Jofre Font e Josep Maria Salat, celebra il successo planetario al quale \u00e8 giunto il festival catalano. Lo fa raccontandoci un intero anno in giro per il mondo del progetto d&#8217;esportazione <span class=\"testoscuro\">SonarSound<\/span>, vetrina dell&#8217;<span class=\"testoscuro\">Advanced Music<\/span> e dell&#8217;arte multimediale. Da Barcellona si parte per un frenetico e complesso tour che da Buenos Aires si trasferisce ad Amburgo per poi fare tappa a Tokio e Se\u00fal. Conosciamo un p\u00f2 meglio il geniale trio <span class=\"testoscuro\">Advanced Music, composto da Enric Palau, Sergio Caballero e Richard Robles<\/span>, cercando di carpire, nei 65 minuti di durata, il maggior numero di idee che paiono da loro fluire ininterrotte. Da evento locale il Sonar si \u00e8 trasformato con gli anni in una fabbrica di creativit\u00e0 che ha contagiato l&#8217;intero pianeta.<\/p>\n<p>Con &#8220;S\u00f3nar around the world&#8221; viene finalmente creato uno strumento per comunicare con quelle persone che non conoscono la reale portata culturale, produttiva ed economica, alla quale Advanced Music \u00e8 riuscita a spingere il proprio progetto. Durante la proiezione uno dei sentimenti pi\u00f9 ricorrenti che hanno attraversato chi scrive \u00e8 stata l&#8217;invidia&#8230; A round the world, inside the S\u00f3nar!<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">&#8211; Derailroaded: Inside the Mind of Wild Man Fischer<\/span><br \/>\n<span class=\"testoscuro\">Regia : Josh Rubin; Fotografia: Bryan Newman; Montaggio: Josh Rubin, Jeremy Lubin e Howard Leder; Sonoro: Torrel Alexis; Produttore: Jeremy Lubin (Ubin Twinz Productions); Paese: USA; Anno: 2005; Durata: 86&#8242;. <\/span><\/p>\n<p>Descritto come il collegamento mancante fra Syd Barrett e Homer Simpson,<span class=\"testoscuro\"> Larry &#8220;Wild Man&#8221; Fischer<\/span> \u00e8 una leggenda vivente del songwriting d&#8217;autore e una delle voci pi\u00f9 eccentriche dell&#8217;underground americano delle ultime tre decadi. <span class=\"testoscuro\">Derailroaded<\/span>, il documentario realizzato da <span class=\"testoscuro\">Ubin Twinz (Josh Rubin dirige mentre Jeremy Lubin si occupa della produzione)<\/span>, segue il percorso artistico di questa figura di culto \u0096 musicista &#8220;barbone&#8221;, cantante psicotico, artista paranoico \u0096 che ha affascinato nomi del calibro di Frank Zappa (con il quale ha collaborato per due dischi) e altre celebrit\u00e0 della controcultura pop nordamericana, compreso Mark Mothersbaugh (membro di Devo, ma anche ottimo compositore per il cinema) con il quale ha registrato molti dei suoi leggendari album.<\/p>\n<p>All&#8217;ultimo Festival di Cannes \u00e8 stato presentato un documentario che esplicitamente dichiarava di voler raccontare la mente (e i suoi processi creativi) di David Lynch, qui allo stesso modo bracchiamo il selvaggio Fischer rubandogli con tutta probabilit\u00e0 un poco d&#8217;anima e ottenendo in cambio un instabile ritratto d&#8217;una meteora impazzita nel firmamento della pop culture d&#8217;oltreoceano. L&#8217;uomo che incontriamo riesce sinceramente a commuovere&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati11.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">&#8211; Devo<\/p>\n<p>I videoclip dei Devo sono stati fra i primi esempi di pop culture post-moderna, capaci di anticipare i tempi e di dettare le linee di tendenza per gli sviluppi di questa attivit\u00e0. Lo-fi e kitsch, i video realizzati da<span class=\"testoscuro\"> Jerry Casale<\/span> (storico membro della band di Akron nell&#8217;Ohio) sono stati anche una riflessione sul contemporaneo dotata d&#8217;una forte venatura critica sui modi di vita dell&#8217;america anni ottanta. La selezione compiuta dal Sonar, in occasione della loro prima esibizione europea dopo pi\u00f9 di quindici anni, si pone l&#8217;obiettivo di fare giustizia e ricordare la centralit\u00e0 del loro apporto al mondo della musica come oggi lo conosciamo. Quel che fecero in maniera totalmente pionieristica diverr\u00e0 da l\u00ec a poco elemento imprescindibile per ogni promozione della propria musica e della propria estetica d&#8217;ogni operazione discografica che si rispetti. Certo, la gara all&#8217;individuazione del capostipite \u00e8 un esercizio alquanto sterile di reali risultati, ma con i Devo ci troviamo realmente vicini al punto zero del moderno videoclip.<\/p>\n<p>L&#8217;attenzione dei Devo nei confronti dell&#8217;audiovisivo quale strumento per diffondere la propria personalissima teoria de-evolutiva si manifesta gi\u00e0 nel &#8217;76 con il cortometraggio <span class=\"testoscuro\">The Truth About Devo<\/span>, opera che, notata dalla critica, gli permetter\u00e0 di ottenere quella visibilit\u00e0 altrimenti difficilmente raggiungibile. Da quel momento e per poco meno di un decennio la band originaria dell&#8217;Ohio svilupper\u00e0 totalmente la propria visione del contemporaneo, lo far\u00e0 con la musica e la sintetizzer\u00e0 per immagini con una serie di video dei quali la sezione SonarCinema offre una esaustiva panoramica riassumibile nel ritornello di &#8220;Beautiful World&#8221; (1981): &#8220;Its a beautiful world \/ For you \/ Its not for me!&#8221;. Si potrebbe forse dire che prima di MTV ci furono i DEVO.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">&#8211; Koichiro Tsujikawa<\/p>\n<p>Koichiro Tsujikawa (nato a Tokyo nel 1972) \u00e8 uno dei pi\u00f9 importanti e celebri videoclipmakers contemporanei. Lo si potrebbe considerare il pi\u00f9 celebre regista asiatico di questo genere dell&#8217;audiovisivo contemporaneo, assimilabile a quelle super star del calibro di <span class=\"testoscuro\">Michel Gondry, Chris Cunningham e Spike Jonze<\/span> \u0096 ai quali il SonarCinema, nelle passate edizioni, ha dedicato ampie retrospettive dei migliori lavori da loro realizzati.<\/p>\n<p>Quest&#8217;anno tocca appunto a Tsujikawa, con una scelta di 10 lavori capaci di raccontare per i mmagini la sua folle visionariet\u00e0 resa popolare dal sodalizio artistico con quel geniaccio di <span class=\"testoscuro\">Cornelius<\/span> (presente al Sonar la notte del 15). Tutti ricorderanno il superlativo <span class=\"testoscuro\">Drop<\/span> (quello che vede come protagonista un bambino alle prese con un lavandino colmo d&#8217;acqua), ma pochi conoscono lo stile ricorsivo delle ossessioni visive del quasi quarantenne Tsujikawa. La tecnica del passo uno praticata dal regista giapponese si sposa con perfetta armonia alle ritmiche sincopate e ripetitive della musica di Cornelius tanto da far apparire lo stile visivo dei video realizzati un tutt&#8217;uno con la musica, compiendo quella perfetta sintesi fra musica e immagini che rende ognuno di questi dieci episodi della carriera artistica del filmmaker dei piccoli-grandi capolavori. High-tech e slow motion modulati fra loro costituisco un ottimo esempio di sintesi fra le tecniche del cinema delle origini e quelle dell&#8217;attuale epoca digitale, in quella direzione analizzata e descritta da Lev Manovich, nel celeberrimo &#8220;The Language of New Media&#8221;, come punto di convergenza e rivitalizzazione al quale il cinema contemporaneo \u00e8 sottoposto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati12.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">&#8211; Clips<\/p>\n<p>Una selezione di 7 videoclip che rappresenta un (ancora) arbitrario, quanto efficace, campionamento dello stato dell&#8217;arte videoclippara dell&#8217;ultimissimo anno o gi\u00f9 di l\u00ec. I registi selezionati hanno per la maggior parte iniziato a produrre dal 2000 in poi, rappresentando dunque le reali evoluzioni della pratica dei video musicali, che dall&#8217;epoca dei Devo pare essersi, nonostante tutto, evoluta\u0085<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"> Get Down. <\/span> <span class=\"testoscuro\">Dir: Pleix. M: Groove Armada <\/span><\/p>\n<p>I conigli tendono a riprodursi molto velocemente, solo che in questo video sono oltretutto lussuriosi e particolarmente aggressivi. Pleix, che dirige l&#8217;ultimo video dei britannici Groove Armada, crea bianchi conigli stranianti dal carattere decisamente ispirato al mondo manga giapponese. Pleix negli ultimi anni ha firmato alcuni dei videoclip pi\u00f9 eccentrici e perturbanti, fra cui su tutti \u00e8 il caso di citare l&#8217;oscuro &#8220;Birds&#8221; di Vitalic, quello per intenderci dei cani lanciati in aria.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">The<\/span><strong><span class=\"testoscuro\"> State We&#8217;re In<\/span><\/strong><span class=\"testoscuro\">. Dir: Ne-o. M: Coldcut<\/span><\/p>\n<p>Passo uno ed effetti visivi all&#8217;interno d&#8217;un asettico ufficio popolato da asiatici colletti bianchi. Il tutto a corredo sincronico d&#8217;un brano dei Coldcut (rappresentati in questa sezione con ben due video). Dirige Ne-o, giovane astro nascente dell&#8217;immagine musicale in movimento.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">We Share Our Mothers Healt . Dir: Motomichi Nakamura. M: The Knife<\/p>\n<p>Rosso, nero e bianco sono i soli colori utilizzati per raccontare, con rotonde silhouette stilizzate, una parabola attorno al dolore necessario all&#8217;ottenimento dei propri obiettivi. Protagonista una post-moderna Eva alla caccia d&#8217;un esoterica mela. A dirigere questo splendido clip \u00e8 l&#8217;artista di origini giapponesi Motomichi Nakamura, vero e proprio campione del software Flash capace d&#8217;uno stile essenziale e fortemente caratterizzato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati13.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">U=Utopia. Dir e M: Tuomas Toivonen<\/p>\n<p>Architetto rigoroso ma anche poliedrico artista a 360\u00b0, Toivonen \u00e8 un finlandese pieno di risorse e creativit\u00e0. Qui dimostra le proprie velleit\u00e0 registiche confezionando immagini a corredo del bellissimo brano proveniente dal suo ultimo album, sagacemente intitolato &#8220;New Album&#8221;. Sospensione temporale e dilatazione. Visione (ed ascolto) da recuperare per chi fosse interessato a freddi luoghi cupi. La cosa bella del Sonar \u00e8 che dopo la visione hai modo di vederti l&#8217;artista, su di un palco, a due passi dalla sala&#8230;<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">A Whistle and a Prayer. Dir: Woof Wan-Bau. M: Coldcut<\/p>\n<p>Woof Wan-Bau dirige video dai primi anni 2000, giovane creativo di talento ha gi\u00e0 fatto incetta di premi e collaborazioni importanti dai Mogwai ai Four Tet ed appunto ai Coldcut. Questo video risente pesantemente della vena Radiohead del gruppo britannico e cade nella tentazione di ri-creare una ri-lettura del celeberrimo &#8220;Paranoid Android&#8221;: qu\u00ec protagonista \u00e8 la sagoma rossa d&#8217;una ragazzina che si aggira all&#8217;interno d&#8217;un mondo fanciullesco, ma cupo e minaccioso.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Wishing Bone. Dir: SSSR. M: Subtle<\/p>\n<p>SSSR \u00e8 un collettivo londinese di cui fanno parte tre piccoli geni dell&#8217;animazione \u0096 i norvegesi Kristian Hammerstad e Marc Raisbig e il giapponese Yu Sato. Il loro sodalizio con la band Subtle ha generato alcuni fra i pi\u00f9 originali videoclip in circolazione. Ottimamente compendiato da questo &#8220;Wishing Bone&#8221;, il lavoro dei tre SSSR somma diverse tecniche restituendo un&#8217;immagine fuori dall&#8217;ordinario.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Sloup. Dir: Imery Watson. M: Susumu Yokota<\/p>\n<p>Imery Watson esce da quel foltissimo gruppo di creativi neozelandesi che, capitanati da Peter Jackson, ha saputo imporre un nuovo standard agli effetti visivi per il cinema. In questo video realizzato per l&#8217;artista pop giapponese Susumu Yokota da una prova delle enormi potenzialit\u00e0 che la tecnica del 3d spalanca alla creativit\u00e0.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati14.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">&#8211; QOOB.TV<\/p>\n<p>Una delle poche presenze italiane di questa quattordicesima edizione del Sonar \u00e8 il canale digitale <span class=\"testoscuro\">Qoob<\/span> che, sviluppato da Telecom Italia Media in collaborazione con MTV Italia, ha da qualche mese lanciato la propria versione internazionale, ancor pi\u00f9 aperta all&#8217;intermedialit\u00e0. Qoob \u00e8 addirittura fra i main sponsor della kermesse catalana, fatto che sottolinea ancor di pi\u00f9 la particolare attenzione posta dalla realt\u00e0 italiana alla valorizzazione strategica del proprio brand attraverso canali particolarmente ricettivi nei confronti dell&#8217;innovazione e della creativit\u00e0 (sar\u00e0 presente anche ad Elctrowave 2007). Le stesse grafiche d&#8217;introduzione a ogni singola proiezione appositamente realizzate dal network, testimoniano le finalit\u00e0 auto-promozionali messe in campo.<\/p>\n<p>Attraverso una selezione di otto fra i migliori contributi audiovisivi uploadati dagli utenti, come pure di quelle opere maggiormente professionali meritevoli di attenzione, Qoob porta in scena il potenziale artistico del web 2.0. Il risultato \u00e8 davvero un piacere per gli occhi e una boccata d&#8217;aria fresca capace di portare all&#8217;intera sezione un&#8217;approccio all&#8217;audivideo assolutemente divertente e divertito, ricco di trovate geniali. Uno spasso!<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Optically Illusion . Dir: Mauro-Vecchi. M: Whitest Boy Alive<\/p>\n<p>Mauro Vecchi \u00e8 un damsiano doc impeganto da quasi otto anni nella produzione audiovisa. Il videoclip qui presentato \u00e8 un compendio di alcuni dei pi\u00f9 celebri effetti ottici proposti in sincro perfetto con il groove dei Whitest Boy Alive. Un&#8217;idea semplice ma efficace, a dimostrazione del fatto che un buon video nasce da un buono script, da una buona trovata.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Paintballing . Dir: Lovesport<\/p>\n<p>Quel che da programma ci viene indicato come Lovesport altri non \u00e8 che Grant Orchard del londinese Studio Aka. Lovesport \u00e8 una serie dedicata a sport pi\u00f9 o meno probabili andata in onda (e finanziata) sul canale digitale Qoob. Protagonisti della serie sono dei piccoli rettangolini composti d&#8217;una manciata di pixel colorati che saltellano su e gi\u00f9 per l&#8217;inquadratura. Qui si mette in scena una guerra fra due fazioni che cercano di sconfiggersi a colpi d&#8217;armi che sparano variopinti getti di colore in una escalation di folle brutalit\u00e0 che minaccer\u00e0 la loro stessa esistenza di specie.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Aqua. Dir: Loper<\/p>\n<p>Brevissimo clip di chiara provenienza casalinga ad opera di Lorenzo Fernandez, che ne firma ogni aspetto realizzativo. Questo cortissimo al di l\u00e0 dell&#8217;ottima confezione dimostra le potenzialit\u00e0 messe a disposizione dai media digitali. Con il semplice utilizzo del software After Effect si \u00e8 elaborata un&#8217;immagine ottenuta mediante stop motion accurata d&#8217;una immagine in (falso) movimento.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Cityscan_3 . Dir: HFR-Lab. M: Synapsia<\/p>\n<p>Dietro all&#8217;acronimo HFR si nascondono Chiara Horn, Tommaso Franzolini e Davide Quagliola, tre giovani video artisti di origini italiane portatori d&#8217;una visione dello spazio urbano destrutturante e ri-costruttiva di forme insolite ed impossibili. Cityscan \u00e8 una serie decisamente ampia di variazioni del medesimo tema. In questo breve filmato scorgiamo una Londra capovolta a 90\u00b0, che scrorre davanti ai nostri occhi dall&#8217;alto verso il basso, destabilizzando le abituali coordinate spaziali della visione d&#8217;uno skyline, d&#8217;un profilo della citt\u00e0.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Summer 01 . Dir: Mbanga<\/p>\n<p>&#8220;Il mondo binario&#8221;, cos\u00ec recita il testo d&#8217;accompagnamento al video dello studio romano Mbanga presente sul sito Quoob.tv. &#8220;Summer 01&#8221; \u00e8 una breve animazione che utilizza il classico riferimento alla rappresentazione della realt\u00e0 tramite codice binario. Clip non particolarmente originale ad esser sinceri, probabilmente inserito nella selezione per affermarne il carattere underground e di apertura anche verso quelle produzioni non necessariamente perfette dal punto di vista formale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati18.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Kids&#8217;n&#8217;Revolution . Dir: Louis B\u00f6de<\/p>\n<p>Louis B\u00f6de \u00e8 un progetto fondato dallo scrittore Marco Mancassola. Louis B\u00f6de \u00e8 una &#8220;band creativa&#8221; formata da uno scrittore, due musicisti e due artisti visivi. Le immagini di Marco Rufo Perroni, animate da Nicola Vlla raccontano una triste storia di violenza e di difficile quanto impossibile riscatto. Una storia amara e distonica nella spensieratezza che tendenzialmente ha caratterizzato questa edizione di SonarCinema.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">My Joy Remix . Dir: Rinomad. M: Fourtet<\/p>\n<p>Con questo video Rinomad (alias Rino Stefano Tagliaferro) ha vinto il contest indetto dal canale Qoob per la realizzazione del videoclip del brano di Four Tet, riuscendo ad ottenere per quest&#8217;ottimo lavoro un&#8217;incredibile visibilit\u00e0 ed autorevolezza di passaggi che questo Sonar non far\u00e0 altro che accrescere. Qui abbiamo la totale destrutturazione dell&#8217;immagine a completo servizio del sonoro. Compionamenti di frame nella continuit\u00e0 d&#8217;un suono da illustrare &#8220;su commissione&#8221;. L&#8217;esatto contrario d&#8217;una sonorizzazione.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Spider . Dir: Nash Edgerton<\/p>\n<p>Questo cortometraggio proveniente dall&#8217;Australia \u00e8 uno degli elementi pi\u00f9 classicamente cinematografici di questo SonarCinema. Trattasi di classico cortometraggio (dura poco meno di dieci minuti) con colpo di scena conclusivo, colpo di genio propizio ad una conclusione della vicenda messa in scena. La struttura prevedibile della sceneggiatura non impedisce al regista Nash Edgerton di cogliere lo spettatore completamente di sorpresa. Essenziale e fulminante con morale posta all&#8217;inizio, sotto forma di incipit didascalico: &#8220;E&#8217; tutto un gioco, fino a che qualcuno non perde un occhio&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">&#8211; Too Much Reality<\/p>\n<p>Per la prima volta in assoluto la Cina era presente al Sonar con una nutrita rappresentativa dei suoi pi\u00f9 talentuosi musicisti di M\u00f9sica Avanzada. Anche la sezione SonarCinema ha dedicato al paese asiatico una retrospettiva, curata da <span class=\"testoscuro\">Pauline Doutreluingne e Beatriz Leanza di Platform China<\/span> (organizzazione cinese fra le pi\u00f9 attive a livello mondiale nella promozione e divulgazione dell&#8217;arte contemporanea proveniente dal colosso asiatico), che ha portato in scena cinque cortometraggi che testimoniano l&#8217;enorme variet\u00e0 dell&#8217;offerta creativa messa in campo. Selezione ovviamente tranchant, come ogni selezione che si rispetti, che nel complesso francamente non mi ha pienamente convinto ma che contiene al suo interno una delle opere migliori viste in questa tre giorni, lo straordinario cortometraggio di <span class=\"testoscuro\">Sonag Tao<\/span>. L&#8217;impressione che si ricava dalla visione di questi lavori \u00e8 quella, abbondantemente inflazionata in questi ultimi anni, d&#8217;un paese travolto da una prepotente rivoluzione consumistica che tutto trasforma a una velocit\u00e0 disumana, dalla quale ci si prova a distaccare per provarne una lettura il pi\u00f9 lucida possibile.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">My Beautiful Zhangjiang . Dir: Sonag Tao<\/p>\n<p>All&#8217;interno d&#8217;un moderno ufficio nella regione di Zhangjiang una ragazza chatta utilizzando MSN Messenger con un collega confidandogli d&#8217;essere stanca, assonnata, di avere voglia di dormire. Poco dopo si accascer\u00e0 sulla tastiera del pc colta da un sonno profondissimo. Il ragazzo giunger\u00e0 alla sua scrivania e prendendola in braccio la condurra dormiente fuori dall&#8217;ufficio. Da questo momento la giovane donna verr\u00e0 trasportata da un gran numero di uomini in giro per il paesaggio urbano di questa regione della Cina in piena esplosione urbanistica. Il risveglio giunger\u00e0 alla conclusione di questo vagabondare apparentemente senza meta. Le atmosfere sono vicine al cinema del coreano Kim Ki-duk, un qualcosa fra il suo &#8220;Ferro 3&#8243; e le panoramiche sub-urbane de &#8221; La Notte &#8221; di Michelangelo Antonioni.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Opera III . Dir: Wu Junyong<\/p>\n<p>Opera \u00e8 il terzo elemento d&#8217;una serie di animazioni realizzate dal trentenne Wu Junyong, interessantissimo talento creativo e provocatorio interprete dell&#8217;animo d&#8217;un paese in piena trasformazione. Le oscure figure protagoniste del corto in questione ricordano saltimbanchi medioevali alle prese con la rappresentazione di s\u00e9 sul proscenio d&#8217;un teatro senza limiti, inquietante metafora della classe politica cinese. Apertura verso il nuovo mediata da una controllata modulazione delle tradizioni, questa la Cina restituitaci da Junyong.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">A Miraculous Game . Dir: Feng Jiangzhou<\/p>\n<p>Feng Jiangzhou \u00e8 un popolare musicista cinese, rappresentante autorevole d&#8217;un avanguardia artistica da tempo aperta alle contaminazioni provenienti dalle migliori esperienze della M\u00f9sica Avanzada ma sempre mediate da una lettura critica della propria realt\u00e0. Nel video si vedranno allora anziani intenti a muoversi, ventaglio alla mano, seguendo i tempi d&#8217;una corale coreografia frammentati da un montaggio che gioca ad increspare la temporalit\u00e0 di svolgimento della danza di gruppo. A m\u00f2 di virus si inseriscono immagini in loop che ne favoriscono una lettura sociologicamente orientata all&#8217;illustrazione d&#8217;un paese messo sotto sopra da una modernit\u00e0 invasiva ed esplosiva capace d&#8217;alterare pratiche dalla storia millenaria.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">The Hidden Depth . Dir: Fang Er e Meng Jin<\/p>\n<p>Meng Jin e Fang Er sono due artisti originari rispettivamente delle regioni del Beijing e del Chong Qing affermatisi sull&#8217;eslosivo &#8220;mercato&#8221; dell&#8217;arte moderna cinese inizialmente come fotografi. Manco a dirlo la loro riflessione verte attorno alle profonde modificazioni antropologiche che il loro paese sta campiendo, o forse subento. L&#8217;occhio fotografico dei due si sofferma pure sulle modificazioni paesaggistiche, vera propria cifra stilistica d&#8217;una generazione che osserva sgomenta il cambiamento.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">14 Rooms . Dir: Meng Jin<\/p>\n<p>&#8220;14 Rooms&#8221; \u00e8 un lunghissimo piano sequenza impossibile, frutto d&#8217;un attento lavoro di video editing volto a rendere la continuit\u00e0 spaziale d&#8217;una struttura architettonica sterminata. Si esplorano gli spazi d&#8217;una desolata rovina industriale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati15.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">&#8211; Black and White \u0096 Electronic Short Films<\/p>\n<p>L&#8217;uso del bianco e nero, come pure di metodi anti-convenzionali, \u00e8 l&#8217;unico tratto comune che lega fra loro le differenti opere presentate in questa selezione che include alcuni dei pi\u00f9 interessanti artisti della scena audiovisiva digitale degli ultimi cinque anni. Opere in cui la grafica e la musica elettronica tendono a fondersi indissolubilmente fra loro. L&#8217;esito complessivo della sezione \u00e8 risultato, a chi scrive, decisamente soporifero, punteggiato da eterei momenti di assoluto non-sense audio visivo del quale si \u00e8 tentati di interpretarne la geroglifica grammatica, ma che sfuggono preoccupantemente verso l&#8217;ottimo esercizio di stile (fine a se stesso).<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Brilliant Noise . Dir: Semiconductor. M: Gaeoudjiparl<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Die Arten . Dir: Didi Bruckmayr. M: Fuckhead<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Order-Re-Order . Dir: Barbara Doser &amp; Kurt Hofstetter<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Void Seqz5 . Dir: n:ja<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Flicker . Dir: Christina von Greve &amp; Carsten Schulz<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/videoart_alessiogalbiati16.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Cortos sonoros \u0096 Short sound films<\/p>\n<p>Il video artista, fotografo, pittore e curatore <span class=\"testoscuro\">Zev Robinson<\/span>, responsabile del progetto <span class=\"testoscuro\">Artafterscience<\/span>, ha selezionato un&#8217;eterogenea rosa di cortometraggi in cui la musica e il suono hanno fra loro una relazione sinergica. Robinson realizza un compendio di vario materiale che muove dallo scrupoloso lavoro dell&#8217;artista belga Anouk De Clerq, per giungere alla geniale concettualit\u00e0 dell&#8217;opera di Laure Prouvost. Provocazioni politiche sono ravvisabili in opere quali &#8220;Foreing Policy&#8221; (dove viene fatto recitare a Condoleezza Rice, attraverso un minuzioso campionamento d&#8217;un suo discorso, l&#8217;ultimo intervento pubblico pronunciato da Martin Luther King), &#8220;Little Flags&#8221; (ci si aggira come sotto shok nel cuore di una patriottica New York in bianco e nero, sulle militanti note dei Fugazi) e &#8220;Mass Hysteria&#8221; (montaggio alternato fra sequenze de &#8220;La notte dei morti viventi&#8221; di G. Romeo ed immagini patinatissime dell&#8217;american way of life anni cinquanta). Provocazioni visive o semplici trovate sorreggono corti come il folle e lisergico &#8221; Gimme the Mermaid&#8221; ad opera del leggendario Negativland, o come il rapidissimo &#8220;Die Br\u00fccke&#8221; che quasi scorre davanti agli occhi troppo velocemente per essere colto, o ancora l&#8217;inquietante &#8220;The End&#8221; che mette in scena un momento di post-catastrofe.<\/p>\n<p>Il rischio d&#8217;una simile selezione \u00e8 quello di dare l&#8217;impressione dell&#8217;assoluta arbitrariet\u00e0 delle scelte compiute, rischio del quale Robinson non pare essersi minimamente curato. Frastornante!<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Horizon . Dir: Anouk de Clercq. M: Ryoji Ikeda<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Luz Lenta . Dir: Dionis Escorza. M: Kassian Troier<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Arde Lo Que Ser\u00e1 . Dir: Avelino Sala. M: Gotan Project<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\">Little Flags . Dir: Jem Cohen. M: Fugaz<\/span>i<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Decir la Verdad No Es la Verdad . Dir : Dionis Escorza<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Foreing Policy . Dir: Lyn L\u00f6wenstein<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">The End . Dir: Dan Moss<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Die Br\u00fccke . Dir: Carlos Llavata<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Mass Hysteria . Dir: Zev Robinson. M: Diego Dall Osto<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Gimme the Mermaid . Dir: Negativland &amp; Tim Maloney<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">The Meeting . Dir: Carlos Llavata. M: Bajic &amp; Stojadinovic<\/p>\n<p class=\"testoscuro\">Stong Sory . Dir: Laure Prouvost<\/p>\n<hr \/>\n<p class=\"testoscuro\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sonar.es\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sonar.es<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sonar.es\/2007\/eng\/multimedia_cine.cfm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sonar.es\/2007\/eng\/multimedia_cine.cfm <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.uipfrance.com\/sites\/zidane\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.uipfrance.com\/sites\/zidane\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.cahiersducinema.com\/article803.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.cahiersducinema.com\/article803.html <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.beastieboysmovie.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.beastieboysmovie.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.cinematical.com\/2006\/01\/21\/sundance-review-awesome-i-fuckin-shot-that\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.cinematical.com\/2006\/01\/21\/sundance-review-awesome-i-fuckin-shot-that\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.tv3.cat\/ptvcatalunya\/cercamedies.jsp?c_paraula=S%F3nar+around+the+world\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.tv3.cat\/ptvcatalunya\/cercamedies.jsp?c_paraula=S%F3nar+around+the+world <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.derailroaded.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.derailroaded.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.clubdevo.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.clubdevo.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.tsujikawakoichiro.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.tsujikawakoichiro.com\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=wcC7MSBHBxA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.youtube.com\/watch?v=wcC7MSBHBxA <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/it.qoob.tv\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/it.qoob.tv\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.platformchina.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.platformchina.org\/ <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.semiconductorfilms.com\/WorldsInFluxDVD.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.semiconductorfilms.com\/WorldsInFluxDVD.html <\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.zrdesign.co.uk\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.zrdesign.co.uk\/<\/a><\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come ogni anno l&#8217;Auditorium del Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona (CCCB) ha ospitato durante le tre giornate di festival (14, 15 e 16 giugno 2007) SonarCinema: la sezione dedicata alle evoluzioni dell&#8217;immagine in movimento.<\/p>\n","protected":false},"author":44,"featured_media":31414,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,179],"tags":[40,71,72],"class_list":["post-10228","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-026","tag-focus","tag-video-art","tag-video-clip"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Sonarcinema 2007, Musica Per Gli Occhi &#8226; 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