{"id":10220,"date":"2007-07-02T12:00:00","date_gmt":"2007-07-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-026\/challenge-of-networked-books-gamer-theory\/"},"modified":"2020-10-25T09:30:04","modified_gmt":"2020-10-25T08:30:04","slug":"challenge-of-networked-books-gamer-theory","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-026\/challenge-of-networked-books-gamer-theory\/","title":{"rendered":"La Sfida Dei Networked Books: Gamer Theory"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Da anni ormai il web ci ha abituato a nuove forme di scrittura &#8220;partecipativa&#8221;: weblog di ogni genere e stile sorgono come fiori a primavera, tanto da aver ispirato &#8211; gi\u00e0 due anni fa &#8211; il titolo del famoso saggio <span class=\"testoscuro\">BlogGeneration<\/span>. Da quelli strettamente privati senza alcuna velleit\u00e0 artistica, a quelli letterari, a quelli militanti, fino a quelli che costituiscono veri e propri progetti artistici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sistemi di pubblicazione sempre pi\u00f9 avanzati e intuitivi, <span class=\"testoscuro\">WordPress<\/span> in questo \u00e8 padrone indiscusso, hanno indubbiamente facilitato la vita a chi, per un motivo o per un altro, sente il bisogno di rendere pubbliche e &#8220;aperte a discussione&#8221; le proprie riflessioni o le proprie informazioni. Quello che raramente accade, per\u00f2, \u00e8 l&#8217;utilizzo di blog o di altre forme di scrittura &#8220;aperta&#8221; da parte del mondo accademico, per di pi\u00f9 con la dichiarata intenzione di creare un&#8217;opera teorica partecipativa. Ecco perch\u00e9 <span class=\"testoscuro\">Gamer Theory <\/span> (o GAM3R 7H3ORY, per rispettare la grafia scelta dall&#8217;autore), progetto nato nell&#8217;aprile dello scorso anno dalla collaborazione tra <span class=\"testoscuro\">McKenzy Wark <\/span> e i fondatori di <strong class=\"testoscuro\">Future Of The Book <\/strong>, \u00e8 un caso che fa discutere.<\/p>\n<p align=\"justify\">Facciamo un passo indietro: <span class=\"testoscuro\">Future of The Book <\/span> \u00e8 un&#8217;associazione newyorkese con lo stimolante scopo di &#8220;investigare le dinamiche di trasformazione del discorso intellettuale dalla carta stampata agli schermi in rete&#8221;. Ovvero: come coniugare le potenzialit\u00e0 del digitale, e in particolare del web, al pensiero e all&#8217;analisi teorica. <strong class=\"testoscuro\">McKenzy Wark <\/strong> \u00e8 invece uno studioso e docente di cultural and media studies alla New School di New York, gi\u00e0 autore del discusso <strong class=\"testoscuro\">&#8220;A Hacker Manifesto&#8221; <\/strong>, che analizzava il concetto di propriet\u00e0 intellettuale rileggendo la teoria marxista alla luce dell&#8217;era digitale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/netart_giuliasimi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Le premesse per una buona collaborazione c&#8217;erano tutte. Nasce cos\u00ec, nell&#8217;aprile 2006, <span class=\"testoscuro\">Gamer Theory 1.1 <\/span>, ovvero un sito web in cui Wark ha pubblicato le bozze del suo lavoro sulla <span class=\"testoscuro\">game culture <\/span> (incentrato in modo innovativo sul giocatore piuttosto che sulla struttura dei computer games), con il preciso intento di condividerle con altri studiosi, giocatori, o semplici appassionati al tema che potessero contribuire, attraverso i loro commenti, all&#8217;ampliamento o alla riformulazione di alcune parti del testo. Una vera e propria &#8220;opera aperta&#8221;, o <span class=\"testoscuro\">networked book <\/span> &#8211; per usare la definizione data dallo stesso Future Of The Book &#8211; che mette in discussione in primis la figura dell&#8217;autore unico e apre nuove porte all&#8217;editoria online.<\/p>\n<p align=\"justify\">Occorre sottolineare subito che la forma scelta da <span class=\"testoscuro\">Wark<\/span>, insieme agli autori di Future Of The Book , non \u00e8 quella del blog. Quest&#8217;ultimo infatti presentava non pochi limiti per un progetto del genere, a cominciare dai commenti, che risultano indubbiamente &#8220;subordinati&#8221; al testo dell&#8217;autore, per finire all&#8217;organizzazione dei contenuti, che nonostante preveda navigazioni parallele per temi e parole chiave, \u00e8 per lo pi\u00f9 cronologica ed estremamente frammentaria, perfetta per brevi testi autoconclusivi ma non per un&#8217;opera teorica che non pu\u00f2 prescindere da uno sguardo d&#8217;insieme.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/netart_giuliasimi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ecco che l&#8217;interfaccia sviluppata ad hoc per <span class=\"testoscuro\">Gamer Theory <\/span> presenta due caratteristiche fondamentali: un&#8217;estrema facilit\u00e0 di navigazione per capitoli e paragrafi e un&#8217;alta visibilit\u00e0 dei commenti, presenti a lato di ogni paragrafo come approfondimento e rilettura dello stesso. Non possiamo ignorare il fatto che il testo di McKenzy Wark, con la sua modularit\u00e0 e la sua estrema chiarezza strutturale, abbia contribuito non poco alla declinazione dell&#8217;interfaccia: 9 capitoli costituiti ognuno da 25 paragrafi e una figura schematica riassuntiva.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nella scelta grafica\/strutturale questo si \u00e8 tradotto in un colore per ogni capitolo e la divisione in schede per ogni paragrafo, che, raggruppati in gruppi di 5, seguono una variazione in scala cromatica tono su tono. Il tutto per una semplicit\u00e0 di lettura che tenta di sovvertire l&#8217;ormai consolidata opinione dell&#8217;inadeguatezza del monitor come supporto per la parola scritta. Questo non significa sostituire la carta stampata \u0096 valga come dimostrazione la pubblicazione di Gamer Theory pochi mesi fa da parte dell&#8217; <span class=\"testoscuro\">Harvard University Press <\/span> \u0096 ma semplicemente riconoscere ai mezzi digitali, e in particolare al web, potenzialit\u00e0 alternative, soprattutto in termini di interazione con il lettore, il cui intervento &#8220;quasi&#8221; in diretta permette una continua reinterpetazione e ridefinizione dell&#8217;opera.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/netart_giuliasimi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Si tratta in qualche modo dello stesso processo messo in atto dalle installazioni interattive, laddove la presenza attiva dello spettatore\/fruitore \u00e8 parte integrante dell&#8217;opera, determinandone inoltre una continua metamorfosi. Quello che risulta stimolante, in questo caso, \u00e8 cercare di capire come e se elementi strutturali di apertura siano applicabili a un testo teorico, dove l&#8217;unicit\u00e0 del punto di vista autoriale \u00e8 in realt\u00e0 da sempre considerato un punto di forza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Potremmo obiettare, in questo senso, che la molteplicit\u00e0 dei punti di vista sia solo una ricchezza, sebbene difficilmente gestibile, e considerare quindi <span class=\"testoscuro\">Gamer Theory <\/span> &#8211; e altri progetti di networked book &#8211; come tentativi di applicare la cosiddetta &#8220;intelligenza collettiva&#8221; al pensiero teorico. La sfida \u00e8 aperta, non ci resta che cominciare a giocare.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.futureofthebook.org\/mckenziewark\/gamertheory\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.futureofthebook.org\/mckenziewark\/gamertheory\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.futureofthebook.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.futureofthebook.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da anni ormai il web ci ha abituato a nuove forme di scrittura &#8216;partecipativa&#8217;: weblog di ogni genere e stile sorgono come fiori a primavera, tanto da aver ispirato &#8211; gi\u0088 due anni fa &#8211; il titolo del famoso saggio BlogGeneration. 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