{"id":10208,"date":"2007-07-02T12:00:00","date_gmt":"2007-07-02T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-026\/feed-visible-space-collapse\/"},"modified":"2020-10-25T09:25:13","modified_gmt":"2020-10-25T08:25:13","slug":"feed-visible-space-collapse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-026\/feed-visible-space-collapse\/","title":{"rendered":"Kurt Hentschlager. Feed: Il Collasso Dello Spazio Visibile"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Feed<\/span>, performance audiovisiva di sperimentazionale elettronica sensoriale spazializzata, dell&#8217;artista austriaco <span class=\"testoscuro\">Kurt Hentschlager<\/span> (una delle due anime dei Granular Synthesis per chi non lo conoscesse, insieme a Ulf Langheinrich) \u00e8 al momento un progetto unico nel suo genere, al di fuori dei comuni linguaggi estetici e tecnici nell&#8217;ambito delle performance e delle installazioni multimediali pi\u00f9 attuali. Su questo c&#8217;\u00e8 per una volta poco da discutere, l&#8217;opinione \u00e8 unanime e concorde da parte di pubblico e critica.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Chi ha avuto modo di &#8220;fare esperienza&#8221;, per di questo si tratta innanzitutto, con <span class=\"testoscuro\">Feed<\/span> sa bene di cosa sto parlando. Progettato per la Biennale di Teatro di Venezia del 2005, passato poi al <span class=\"testoscuro\">Netmage<\/span> 2006 e replicato a pi\u00f9 riprese in tutto il mondo fino ad arrivare poschissimo tempo fa al <span class=\"testoscuro\">Sonar<\/span> di Barcellona, Feed \u00e8 il progetto artistico e di ricerca che racchiude efficacemente tutto il percorso, le idee, le teorie di uno dei pionieri della ricerca estetica e sensoriale della relazione ta suono e immagini.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Feed<\/span> \u00e8 a mio avviso oggi il progetto artistico che pu\u00f2 rappresentare un &#8220;modello di riferimento&#8221; e un &#8220;cambio di rotta&#8221; di una scena, quella dell&#8217;arte multimediale audiovisiva per l&#8217;appunto, che non avendo sviluppato ancora a pieno le potenzialit\u00e0 offerte dall&#8217;interazione con le persone, ha con il progetto di <span class=\"testoscuro\">Kurt Hentschlager<\/span> per lo meno la possibilit\u00e0 di iniziare a indagare quelle che sono invece le relazioni fisico-sensoriali-percettive che si possono creare tra l&#8217;opera e lo spetattore appunto. S\u00ec perch\u00e8 Feed \u00e8 un progetto artistico sotto forma di live performance che gioca proprio sulla perdita delle consuete coordinate fisico-spaziali, sulla continua sollecitazione retinica e al rapporto diretto di essa con aree specifiche del cervello umano, sull&#8217;approccio multisensoriale sinestetico tra suono e pattern 2D e 3D creati autonomamente da ogni singolo soggetto presente alla performance, sull&#8217;immersivit\u00e0 fisico-sensoriale e sulla risultante emotiva che deriva dall&#8217;esperienza diretta e dalla corrispondenza diretta tra corpo e tecnologia.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/audiovideo_mk03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\">Ma alla fine, <span class=\"testoscuro\">Feed<\/span> \u00e8 &#8220;semplicemente&#8221; un&#8217;esperienza, da fare, da vivere, per riuscire a stupirsi anche delle nostre stesse reazioni di fronte a stimoli ben precisi. Ho avuto modo di parlare del progetto direttamete con <span class=\"testoscuro\">Kurt Hentschlager<\/span> in occasione del festival <span class=\"testoscuro\">Elektra a Montreal,<\/span> e tante sono le domande che inevitabilmente sono scaturite alla fine della performance. Sedetevi calmi quindi, rilassatevi, aspettate il suono digitale che salga, quando il fumo inizia a saturare velocemente la stanza fino a non vedere pi\u00f9 niente rilassatevi, abbandonatevi alla perdita di qualsiasi percezione tridimensionale dello spazio attorno a voi e guardatevi attorno: le luci strobo avvolgeranno lo spazio attorno a voi di una abbagliante luce bianca a intermittenza e bellissimi pattern 2D e 3D si disegneranno davanti a voi senza il minimo sforzo. E da quel momento in poi sar\u00e0 solo stupore, per oltre 20 mai cos\u00ec brevi minuti&#8230;.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Mi potresti raccontare quale \u00e8 il concept che sta alla base di Feed? Abbiamo avuto modo di discutere a Montreal circa la relazione tra suono, luce, percezione fisica del pubblico, perdita della percezione spaziale tridimensionale. E abbiamo parlato della relazione e della trasmissione neuronale del segnale tra la nostra retina e le immagini in specifiche aree del nostro cervello\u0085.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Kurt Hentschlager<\/strong>:<\/span> E&#8217; probabilmente inutile dire che un progetto come Feed copre in un&#8217;unica opera tutti i temi che esteticamente e psicologicamente mi sono interessati nel corso del tempo. E&#8217; al contempo la somma di una ricerca molto lunga nell&#8217;ambito dell&#8217;immersivit\u00e0 e della composizione audiovisiva, sia in termini di installazione che di performance, cos\u00ec come una anteprima di tutto quello in cui vorrei avventurarmi partendo da questo punto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Feed \u00e8 composto da due parti, apparentemente opposte un all&#8217;altra: la prima \u00e8 frontale nel modo pi\u00f9 classico, un&#8217;esperienza cinematica nel pi\u00f9 selvaggio dei sensi, non narrativa, che mostra una sorta di balletto sinistro di corpi in 3D convulsi e sonorizzati. La seconda parte \u00e8 invece il momento in cui la percezione dello spazio e quindi il classico set cinematografico svaniscono in un istante, sostituiti da un innesto considerevole di nebbia artificiale. Le proiezioni video sono sostituite da flicker stroboscopici e luci che pulsano, creando l&#8217;impressione di una completa immersione, un collasso dello spazio visibile e del senso familiare della percezione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/audiovideo_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Mentre quindi il sound-scape nella prima parte proviene prevalentemente dai movimenti dei personaggi 3D sullo schermo, nella seconda parte \u00e8 originato dalle luci stesse, in particolare da pick solari e acustici incanalati attraverso una catena di effetti e feedback. Nella seconda parte ho quindi cercato di cerare un equivalente in suono alla sublime qualit\u00e0 dei fenomeni di interferenza e di tripping che si osservano.<\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; veramente difficile cercare di descrivere cosa uno vede realmente nella parte strombo-nebbia, in quanto differisce da persona a persona e non pu\u00f2 essere certamente documentato con una videocamera. Io adoro questo, perch\u00e9 ho sempre pensato che questa fosse una delle maggiori frustrazioni, il bisogno di documentare dell&#8217;effimero per questo tipo di esperienze fisiche: trattandosi di qualcosa che pu\u00f2 essere provato solo buttandosi dentro l&#8217;evento, la documentazione diventa qualcosa di molto differente volta per volta. Quindi, la seconda parte di Feed \u00e8 assolutamente non-documentabile, perch\u00e9 le impressioni visive sono renderizzate direttamente nel cervello, non sono viste realmente, anche se un \u00e8 convinto di &#8220;vederle&#8221;. O meglio, ci\u00f2 che \u00e8 visto attraverso gli occhi e trasferito alla corteccia cerebrale in modo diretto \u00e8 causato dal contrasto del flicker delle luci strombo, mentre i pattern psichedelici 2D e 3D che ogni singolo elemento del pubblico crede di vedere sono visualizzati solo all&#8217;interno del cervello.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/audiovideo_mk05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In accordo alla mia ricerca, che non vuol dire sia esaustiva, quello che accade \u00e8 il clash tra ci\u00f2 che accade tra il ciclo di refresh del cervello interno (di quella parte del cervello dedicata al processamento delle immagini) e i cicli di flickering esterni delle luci strombo. Una volta che la nebbia \u00e8 partita, la frequenza delle strobo \u00e8 circa di 8 Hz, salendo fino alla fine del pezzo a un massimo di circa 25 Hz. Normalmente, all&#8217;inizio della parte della nebbia, il pubblico, in termini di cicli di refresh del cervello, arriva a uno stato alfa e il loro cervello, o pi\u00f9 nello specifico la loro corteccia visiva, applica un refresh tra 8 Hz e 13 Hz a seconda dei soggetti. A questo punto due cose possono accadere: a) Generalmente, i flicker delle luci strobo in un range tra 8 Hz e 13 Hz fanno collassate alcune delle barriere psicologiche tra differenti regioni del cervello e b) la frequenza di flicker esterno delle luci strobo interferisce con la frequenza di refresh della corteccia visiva del cervello interno provocando dei pattern di interferenza. Questi pattern 2D\/3D psichedelici, sperimentati in questo tipo di ambiente, sono differenti da individuo a individuo, in risposta alla personale frequenza di refresh del cervello e su altri fattori pi\u00f9 legati all&#8217;immaginazione e ad altri tipi di predisposizioni. L&#8217;intensit\u00e0 dei cambiamenti di questi pattern 2D e 3D dipende dall&#8217;aumentare o diminuire dell&#8217;intensit\u00e0 della luce delle strobo, dalla frequenza di flickering e dalla durata dei flash, tutti elementi legati alla mia improvvisazione durante lo show. Essa inoltre cambia con l&#8217;intersezione delle luci a pulsazione, che temporaneamente sottolineano e riaccendono queste visioni\/impressioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Feed quindi utilizza due sezioni indipendenti di strobo che, settate a differenti frequenze, creano interferenze che costantemente &#8220;frustrano&#8221; i tentativi del cervello di &#8220;vedere&#8221; normalmente, animandolo invece ad avere costantemente nuove interpretazioni della realt\u00e0.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/audiovideo_mk06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Quando e come hai deciso di iniziare a lavorare su Feed. Naturalmente, e me lo hai detto, \u00e8 un passo ulteriore della tua ricerca nell&#8217;ambito della sinestesia audiovisiva del concetto di immersivit\u00e0 che hai sempre seguito con Ulf Lagheinrich come Granular Synthesis. Allo stesso tempo per\u00f2, sembra veramente un passo ulteriore nel mondo delle performance audiovisive elettroniche, qualcosa al confine tra un&#8217;esperienza estetica, emotiva e fisica.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Kurt Hentschlager<\/strong>:<\/span> Ho sperimentato con il flicker nei miei lavori di video e suono con <span class=\"testoscuro\">Granluar Synthesis<\/span> per circa 6 anni, nel tentativo di spostare in qualche modo il video fuori dallo schermo piatto, in modo da farlo riverberare visivamente nello spazio. L&#8217;elemento della luce nel video diventa ugualmente importante proprio quando usi i flicker, ma \u00e8 chiaro che la piattezza intrinseca dei video proiettati rimane una grandissima fonte di frustrazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;idea quindi di lavorare con la nebbia e le luci strobo si rif\u00e0 a un paio di esperienze piuttosto intense nella nebbia, entrambe in montagna, dove camminando in un banco di nuvole in una giornata di raggi di sole sono stato trasportato in un momento sereno di pace e bellezza ma anche a una hard core techno night in un club saturato di nebbia artificiale a Brussels nei primi anni novanta. Mi sono portato dietro questa idea per un po&#8217; di anni, fino a quando ho ordinato una macchina del fumo, ho riesumato le mie luci strobo e ho iniziato a lavorare, in modo molto empirico nel mio studio. Ero molto eccitato all&#8217;inizio, nel vedere che la mia immaginazione era stata del tutto superata dai primi risultati ottenuti. Da allora, attraverso una serie di test e sequenze, ho iniziato a costruire un vero e proprio vocabolario che continuo ad espandere ancora oggi. Considero quindi il progetto un vero e proprio work in progress, che diventer\u00e0 un lavoro molto grande.<\/p>\n<p align=\"justify\">Feed quindi \u00e8 stato realizzato per la <span class=\"testoscuro\">Biennale di Teatro di Venezia del 2005,<\/span> per questo sono stati progettati gli &#8220;umani&#8221;, i pupazzi umanoidi in 3D della prima parte dello show. Anche in questa prima parte si affronta il tema del &#8220;vuoto&#8221;, non tanto nei termini di corpi che abitano uno spazio scuro interstellare, ma pi\u00f9 nel senso del loro totale isolamento. Essi appaiono come un gruppo, ma non si possono vedere l&#8217;uno con l&#8217;altro, non si preoccupano degli altri e i loro corpi si attraversano come se fossero dei fantasmi. Per questo, la seconda parte di Feed, riflette in un certo qual modo il setup virtuale della prima parte, all&#8217;interno per\u00f2 dello spazio fisico del pubblico. Quando in altri termini lo spazio fisico collassa nel vuoto, continui cambiamenti arrivano dall&#8217;esterno, non in maniera spaventosa, quanto piuttosto in maniera contemplativa, sebbene sicuramente invasiva.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/audiovideo_mk07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: A Montreal mi hai detto che hai lavorato con scienziati e neuro-psichiatri, per capire a fondo quali sono gli effettivi delle luci strobo e della loro interazione appunto con la nebbia, il suono e la percezione umana. Mi anche detto che hai studiato molto, navigato in internet e letto molti libri sul tema. Mi puoi dire quali sono stati le referenze per il tuo lavoro e come hai lavorato appunto con questi scienziati e neuro-psichiatri?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Kurt Hentschlager<\/strong>:<\/span> Al momento non ho ancora veramente lavorato con neurologi, ma ovviamente ho letto molto nello sforzo di comprendere il processo all&#8217;interno del cervello umano e tutti i possibili effetti collaterali su alcune persone, specialmente per quelli che soffrono di epilessie foto sensibili. Per le persone fotosensibili infatti, il flicker delle luci pu\u00f2 indurre effetti che spaziano dalla nausea a brevi periodi di incoscienza e di perdita della memoria. In realt\u00e0 questi effetti sono di natura benigna e del tutto effimeri e non hanno mai disturbato seriamente coloro che ne hanno fatto esperienza. Alcuni incidenti sono accaduti e quindi un modus operandi \u00e8 stato stabilito fornendo informazioni e avvertimenti per il pubblico, istruendo delle guide dentro e fuori lo spazio della performance, fornendo un team di prima assistenza in caso di necessit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto riguarda le referenze, c&#8217;\u00e8 un&#8217;introduzione perfetta nel libro intitolato &#8220;Chapel of the Estreme Experience \u0096 Brev storia del Flicker Stroboscopio e della Dream Machine&#8221; di John Geiger per la Soft Skull Press. Il libro guarda alle origine del flicker scientifico dagli anni cinquanta agli anni settanta da una prospettiva artistica in riferimento per\u00f2 alla cultura beat e psichedelica. Un altro ancora che mi \u00e8 piaciuto molto \u00e8 &#8220;A brief tour of human consciousness&#8221; di V.S. Ramachandran per la Pi Press. Questo libro guarda invece a come il cervello crea le illusioni e le delusioni, la sinestesia e la sua relazione con la metafora e l&#8217;arte, analizzando e localizzando i processi nel cervello attraverso lo studio dei difetti nella percezione di pazienti neurologici.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/audiovideo_mk08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Quali possono essere i riferimenti storici, scientifici e artisti per un opera come Feed? In altri termini, ci sono altri progetti artistici analoghi nel passato che hanno ispitato il tuo lavoro?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Kurt Hentschlager<\/strong>:<\/span> Penso che soprattutto qualcosa dai film strutturali di <span class=\"testoscuro\">Paul Sharits, Tony Konrad e Peter Kubelka <\/span>sono un riferimento piuttosto ovvio. Ho visto molti di questi film sperimentali all&#8217;inizio degli anni settanta ma per la maggior parte li ho dimenticati. Una volta che ho riscoperto il concetto di flicker come qualcosa che \u00e8 emerso dal campionatore software video che io e Ulf avevamo sviluppato nel 1997, sono tornato indietro con la memoria e ho cercato di nuovo questi films. Il lavoro di Paul Sharits per fortuna ha tra l&#8217;altro avuto una sorta di revival all&#8217;inizio di questa decade.<\/p>\n<p align=\"justify\">A ben pensarci, quando ero un giovane artista, sono stato seriamente intrigato dai lavoro di optical art del pittore ungherese <span class=\"testoscuro\">Viktor Vasarely<\/span>, soprattutto il suo lavoro negli anni ottanta. Era considerato prevalentemente un artista quasi kitsch, oppure troppo pop, ma io mi ricordo di essere andato al suo museo a Budapest di essere rimasto stupefatto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag26\/articoli\/img\/audiovideo_mk09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: In conclusione, parlavo sempre a Montreal con Scanner riguardo all&#8217;attuale necessit\u00e0 da parte delle performances e delle installazioni elettroniche multimediali, di doversi focalizzare non pi\u00f9 troppo sulla volont\u00e0 di impressionare con un forte carico nel flusso audiovisivo, quanto pi\u00f9 sul dialogo emotivo con il pubblico, sull&#8217;immersivit\u00e0 fisica e sulla perdita di percezione, oltre che magari anche sui concetti e i messaggi che si vogliono far passare. Cosa pensi di tutto questo, in relazione ovviamente a Feed?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Kurt Hentschlager<\/strong>:<\/span> Penso la stessa cosa. La mia sensazione con alcuni suoni elettronici e con l&#8217;arte digitale \u00e8 proprio quello che spesso essa si rilassa troppo sulla sensazione del suo stesso avanzamento tecnologico. Penso ci sia una chiara gerarchia stabilita nel termine &#8220;new media art&#8221;: in primo luogo la parola &#8220;new&#8221;, quindi la parola &#8220;media&#8221; e infine la parola &#8220;art&#8221;. L&#8217;aspetto formale di tutto ci\u00f2 diventa quindi dominante sull&#8217;aspetto estetico\/emotivo, comportandosi come una facciata di fronte a un qualche palazzo insistente. Sembra in altri termini che ci sia un po&#8217; di confusione nelle terminologie, dato che molte espressioni culturali di oggi devono necessariamente essere etichettate come arte, anche se sono semplicemente design o arte applicata. S\u00ec, \u00e8 vero quindi che ci sono confini sempre pi\u00f9 sottili, ma non sono ancora la stessa cosa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Io personalmente guardo ai media come a un&#8217;estensione del nostro corpo, o meglio dei nostri sensi e dei nostri organi di comunicazione. Poich\u00e9 ci \u00e8 chiaro che siamo strettamente connessi ad essi a un livello molto profondo, siamo di conseguenza coinvolti emotivamente e ci rispecchiamo estesamente in essi. Il mio lavoro \u00e8 quindi sotteso a questa relazione, in particolare al feedback loop provocato nella parte pi\u00f9 interna di noi, essendo noi sia creatori che consumatori di tecnologia e media.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.hentschlager.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.hentschlager.info\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Photosensitive_epilepsy\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Photosensitive_epilepsy<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Brain_waves\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Brain_waves<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Visual_perception\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Visual_perception <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Structural_film\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Structural_film<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.fondationvasarely.fr\/main.html?lang=fr\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.fondationvasarely.fr\/main.html?lang=fr<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Feed, performance audiovisiva di sperimentazionale elettronica sensoriale spazializzata, dell&#8217;artista austriaco Kurt Hentschlager (una delle due anime dei Granular Synthesis per chi non lo conoscesse) \u008f al momento un progetto unico nel suo genere, al di fuori dei comuni linguaggi estetici e tecnici nell&#8217;ambito delle performance e delle installazioni multimediali pi\u009d attuali. 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