{"id":10188,"date":"2007-04-29T12:00:00","date_gmt":"2007-04-29T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-024\/homage-to-alberto-grifi\/"},"modified":"2020-10-23T14:59:05","modified_gmt":"2020-10-23T13:59:05","slug":"homage-to-alberto-grifi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-024\/homage-to-alberto-grifi\/","title":{"rendered":"Omaggio Ad Alberto Grifi"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">Alberto Grifi, cineasta fotografo artigiano-inventore ci ha lasciati questa domenica 22 Aprile 2007, dopo una lunga malattia.<\/p>\n<p>La definizione di Grifi come padre del cinema underground italiano \u00e8 servita per archiviare in fretta e rivoltargli contro la sua decostruzione del ruolo di artista-regista e perch\u00e8 i suoi film diventassero oggetti di culto, possibilmente senza che fossero visti, aspettando che la consunzione della memoria delle esperienze collettive che vi \u00e8 rimasta impressa, come quella dei supporti magnetici vecchi di 30 anni, facessero il loro lavoro.<\/p>\n<p>A noi piace ridare a\u00a0Grifi, autore del seminale\u00a0La Verifica incerta\u00a0(1964 , con Gianfranco Baruchello), film di montaggio che scompone celebri film hollywoodiani suscitando l&#8217;entusiasmo di Man Ray, John Cage e Max Ernst, il diritto di non essere n\u00e9 maestro n\u00e9 padre ma un compagno tra compagni e compagne.. Questo compagno che si innamora e si fa complice di quello che avviene davanti alla camera e che proprio per questo prende posizione, lasciando impressi frammenti di espressione di cultura autonoma dei movimenti degli anni &#8217;70 in Italia come forma di azione politica anche in aperta critica di un\u00a0<em>&#8220;cinema militante in cui si vedono cortei di gente con il pugno chiuso che io non ho mai considerato cinema politico\u0085che mi sembrava al massimo che ricalcassero temi del cinema&#8230;diciamo&#8230;di regime&#8230;&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Uno dei punti di forza del dominio dello Spettacolo sulla vita sta nel paradosso costitutivo dell&#8217;immagine, in una specie di tendenza naturale a trasformare qualsiasi esperienza nel suo feticcio. Anni fa andava di moda una citazione che diceva: quando il dito indica la luna ci sono sempre coloro che si soffermano a guardare il dito. Insomma a questo paradosso non poteva sfuggire Grifi stesso che, avendo passato la vita a decostruire il suo ruolo di artista e regista svelando l&#8217;intima complicit\u00e0 di questo con il potere dell&#8217;industria culturale, si \u00e8 ritrovato con l&#8217;ingombrante riconoscimento di &#8220;padre del cinema underground italiano&#8221;. E&#8217; l&#8217;industria culturale che ha bisogno di padri, di fissare tutto in relazioni edipiche, di trasformare esperienze in rappresentazione, come il feticismo dell&#8217;immagine necessita che tutto quello che esiste sia quello che entra nell&#8217;inquadratura.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_24eng\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Grifi, che nelle sue incursioni fuori dall&#8217;orizzonte addomesticato della provincia Italia, riceve iniziazioni importanti come quella di\u00a0Marcel Duchamp, che molestato nel suo studio parigino risponde frustrando le aspettative del giovane cineasta, come dice lui stesso a distanza di anni\u00a0<em>&#8220;la bacchettata del maestro zen sulla testa del discepolo in cerca di risposte che confermino il proprio ego&#8221;.\u00a0<\/em>Bacchettata che apre\u00a0<em>&#8220;all&#8217;ascolto del flusso di creativit\u00e0 continuo e profondo del vivente&#8230;scandaloso agli occhi degli adoratori di simulacri, dei frequentatori di musei e cineteche&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>Negli incontri seguenti con\u00a0Felix Guattari, nella scoperta dell&#8217;\u00a0<em>economia libidinale\u00a0<\/em>di\u00a0Fran\u00e7ois Lyotard, insieme a quelli di compagni di strada dell&#8217;avanguardia newyorkese, Grifi affina la sua pratica delle intensit\u00e0, la ricerca sulla memoria profonda di un passato biologico:\u00a0<em>&#8220;progettare un corpo collettivo nuovo, configurare una nuova geografia di passioni molto al di l\u00e0 dei limiti angusti\u00a0<\/em><em>dell&#8217;orizzonte antropocentrico&#8221;.<\/em><\/p>\n<p>In Italia alla fine degli anni sessanta c&#8217;\u00e8 un&#8217;altra zona di intensit\u00e0 intorno all&#8217;appartamento romano di\u00a0Cesare Zavattini, altro &#8220;padre&#8221; secondo il costume edipico della cultura italiana, autore della breve ma intensa stagione del cinema neorealista italiano. Nella casa di Zavattini, teorico inoltre della tecnica del pedinamento, si riunivano allora giovani cineasti intorno all&#8217;esigenza di un &#8220;cinema rivoluzionario&#8221;. Grifi racconta di notti passate a discutere nelle quali Zavattini ottantenne saltava gridando sopra i divani del salotto, per arrivare alla scoperta che per fare un cinema rivoluzionario \u00e8 necessario abbandonare il cinema; cinema che con la sua struttura produttiva non pu\u00f2 che riprodurre la legge del denaro. E il regista? Non pu\u00f2 che essere colui che amministra la realt\u00e0 nello spazio cinematografico secondo le regole date dal capitale investito dalla produzione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_24eng\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Questo \u00e9 anche il tempo in cui Alberto conosce la persecuzione giudiziaria e il carcere, due anni di condanna senza onere di prova da parte di una polizia e una magistratura italiana ancora nelle mani di residui del regime fascista. Da questa sua esperienza nascer\u00e0 &#8220;Michele alla ricerca della felicit\u00e0&#8221;, uno dei primi esperimenti di docu-fiction. Ambientato in carcere, non saranno attori a recitare ma chi quell&#8217;esperienza l&#8217;ha veramente vissuta.<\/p>\n<p>Fuori dal carcere sono gli anni 70 e in Italia c&#8217;\u00e8 ancora la stessa primavera del 68. Per togliere spazio alla dittatura del denaro sul set cinematografico, e per sperimentare nuove forme di linguaggio e di supporti,\u00a0Grifi\u00a0inizia a girare su nastri magnetici, forse i primi ad arrivare in Italia, inventando anche un procedimento per trasferire le immagini del videotape su pellicola &#8211; una macchina che \u00e8 poi l&#8217;esatto contrario del Telecinema cui Grifi ha dato il nome di\u00a0Vidigrafo\u00a0&#8211; abbattendo i costi di produzione e permettendo l&#8217;incursione nello spazio cinematografico a porzioni di realt\u00e0 che il cinema neanche aveva la capacit\u00e0 di sognare.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_24eng\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>I film a cui lavora Grifi iniziano a esplodere dall&#8217;interno, in &#8220;Anna&#8221; del 1972 il set del film si fa il luogo di una rivolta di attori e tecnici che spontaneamente finiscono per mettere fuori la funzione di direzione del regista; tanto che l&#8217;elettricista entr\u00f2 un bel giorno in campo per dichiarare il suo amore ad Anna, la ragazza protagonista di questo lungo documentario che \u00e8 poi diventata la documentazione della vita dell&#8217;oggetto ripreso ma anche dei soggetti che stavano riprendendo.<\/p>\n<p>Grifi segue filmando in quegli anni i movimenti autonomi, l&#8217;irruzione nella politica di soggetti anch&#8217;essi politici ma alieni alla tradizione del movimento operaio, che praticavano il rifiuto del lavoro salariato, che discutevano i ruoli all&#8217;interno della famiglia, i freak, le donne, i matti :\u00a0<em>&#8220;i film che girammo in quegli anni testimoniano questo tipo di comportamenti, un tipo di cultura proletaria, di quel lumpenproletariat che non aveva mai avuto voce e che invece aveva da dire&#8230;era quello che aveva aperto porte e guardato fuori da finestre da cui nessuno aveva mai guardato&#8230;&#8221;<\/em><\/p>\n<p>Ritorna la repressione e il riflusso insieme alla falsificazione storica, i nastri di\u00a0Grifi\u00a0sembrano non interessare pi\u00f9 a nessuno in Italia, tanto che anche lui se li dimentica in qualche scaffale fino all&#8217;inizio degli anni 90. Questo \u00e9 il momento in cui si accorge che le emulsioni si sono incollate e non permettono piu&#8217; ai nastri di girare nei videoregistratori.<\/p>\n<p>Grifi passa gli ultimi 10 anni a lavorare sul progetto di un&#8217;altra macchina, che permetta il lavaggio dei nastri con speciali solventi per arrivare poi alla loro digitalizzazione, con cui riesce a recuperare gran parte del suo archivio.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_24eng\/articoli\/img\/videoart_silviascaravaggi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Alberto Grifi \u00e8 stato molto di pi\u00f9 e quello che ci preme dire ora, a cos\u00ec poco tempo dalla sua perdita, \u00e8 che ha creato comunit\u00e0 e movimento nel senso pi\u00f9 autentico che queste parole hanno.<\/p>\n<p>E tutta la sua vita, inscindibile dalle sue opere, sono state un atto d&#8217;amore.<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.albertogrifi.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.albertogrifi.com<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.interactv.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.interactv.it<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alberto Grifi, cineasta fotografo artigiano-inventore ci ha lasciati questa domenica 22 Aprile 2007, dopo una lunga malattia. 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