{"id":10183,"date":"2007-04-29T12:00:00","date_gmt":"2007-04-29T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-024\/digital-art-a-market-for-strong-stomachs\/"},"modified":"2020-10-23T15:04:41","modified_gmt":"2020-10-23T14:04:41","slug":"digital-art-a-market-for-strong-stomachs","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-024\/digital-art-a-market-for-strong-stomachs\/","title":{"rendered":"Arte Digitale: Un Mercato Per Stomaci Forti"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"justify\">\n<p>Il rapporto tra le arti digitali (mi trovo sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0 a usare la espressione &#8220;new&#8221; media art) e il mercato \u00e8 un tema ovviamente importante per artisti e professionisti del settore, ma ancora troppo poco sviluppato.<\/p>\n<p>Possiamo iniziare a riflettere pensando a chi \u00e8 coinvolto (o vorrebbe esserlo). Per puro snobismo cominciamo con gli artisti, o pi\u00f9 umilmente con i creativi digitali. Questi sono coloro che come ruolo creano i contenuti digitali, siano essi manufatti, hardware software o ibridi come le comunit\u00e0 virtuali. Per creare occorre energia, che in termini economici si traduce in soldi e tempo (sia come tempo dell&#8217;artista che come tempo dei fruitori , specie nella economia dell&#8217;attenzione). Parliamo in particolare&#8230;di soldi.<\/p>\n<p>Il sistema dell&#8217;arte si muove attorno alla creazione o attribuzione di valore a oggetti o processi. Tale valore viene deciso da un sistema complesso dove critici e curatori definiscono il valore che sar\u00e0 poi decisivo nelle traslazioni verso le collezioni private o verso i musei. Nella attribuzione del valore, il sistema dell&#8217;arte non dipende molto da usi pratici dell&#8217;opera n\u00e8 tanto meno dalla sua popolarit\u00e0 o diffusione.<\/p>\n<p>Il fattore economico (e quindi sociale) non va affatto trascurato. Negli anni 80 la pratica della autoproduzione anticipava molti dei temi e dei percorsi dell&#8217;arte digitale odierna. L&#8217;autoproduzione si occupava di creare circuiti per produrre e distribuire soprattutto musica, video e libri, al di fuori del circuito normale dei mass media, ma anche al di fuori del sistema economico dell&#8217;arte.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag24\/articoli\/img\/newmedia_motor01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>La maggior parte dei titoli erano legati all&#8217;Hard-core Punk (che a differenza del punk dei Sex Pistols , non cercava pi\u00f9 di fregare il sistema, quanto di creare antagonismi), ma c&#8217;era ampio spazio per molte sperimentazioni in ambito elettronico. Da un lato c&#8217;era la necessit\u00e0 di creare il circuito perch\u00e8 non c&#8217;era altro modo di affermare la propria identit\u00e0, ma insieme l&#8217;appartenenza al circuito stesso era spesso pi\u00f9 importante che non il prodotto stesso. Inoltre la regola era quello di scambiare i pezzi su un piano di relativa parit\u00e0: un lp per un lp, una videocassetta per una videocassetta, un libro per un libro e tutto comunque a prezzi contenuti.<\/p>\n<p>Attraverso il suono elettronico poi molti sono giunti al cyberpunk e poi ancora all&#8217;arte digitale, sempre per\u00f2 con logiche economiche che andavano dalle pratiche di sharing a quelle dichiarate di pirateria: sempre quindi, almeno ideologicamente, lontani dall&#8217;establishment.<\/p>\n<p>La stessa scena rave, pur nella sua evoluzione, non privilegia il sistema dello stardom. I materiali sono concepiti come basi di infiniti remix.<\/p>\n<p>Anche gruppi mainstream come Nine Inch Nails giocano ancora molto su queste posizioni, lasciando e facilitando il remix dei propri pezzi o sfruttando tecniche di marketing virale attraverso siti finti e chiavette USB con pezzi demo lasciati dopo i concerti prima della uscita del disco. Questo tipo di operazione \u00e8 tipico di molte produzioni di arte digitale, pi\u00f9 attente a temi come comunit\u00e0 e interattivit\u00e0, ma anche con un occhio critico verso i meccanismi della creazione, distribuzione e controllo dei contenuti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag24\/articoli\/img\/newmedia_motor03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>L&#8217;artista pre-digitale (diciamo l&#8217;artista che tipicamente ha studiato arte e che di solito ha come riferimento la creativit\u00e0 anche elettronica, fino alla fine degli anni 80), ha come naturale riferimento la galleria d&#8217;arte. L&#8217;artista digitale invece spesso non ha avuto una formazione &#8220;classica&#8221;, se non altro perch\u00e8 solo da pochi anni comincia a essere normale trovare corsi e studi digitali nelle accademie.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte le gallerie d&#8217;arte pi\u00f9 attente e pi\u00f9 sperimentali, si sono accorte da tempo dell&#8217;arte digitale, ma non sanno bene come confrontarsi con essa. Il problema non \u00e8 nel fatto che le opere digitali siano difficilmente attaccabili alla parete del soggiorno (o dell&#8217;ufficio della direzione&#8230; ): buona parte delle opere importanti dagli anni &#8217;60 in poi sono ancora pi\u00f9 difficili (pensate a Mertz o a Richard Long o a Christo) mentrte d&#8217;altro conto, gallerie come Bitforms invece propongono opere digitali che sono esplicitamente pensate per essere appesi).<\/p>\n<p>In parte \u00e8 un problema di linguaggio, in parte \u00e8 difficile dare un valore a qualcosa che spesso per definizione \u00e8 infinitamente replicabile e spesso volutamente e liberamente manipolabile. In fondo buona parte della economia convenzionale si basa sul concetto di scarsit\u00e0: un oggetto utile \u00e8 tanto pi\u00f9 prezioso quanto pi\u00f9 scarso (o difficile da comprendere&#8230;). Nell&#8217;economia del digitale questo non \u00e8 sempre vero, anzi&#8230;<\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto tra le arti digitali (mi trovo sempre pi\u009d in difficolt\u0088 a usare la espressione new media art) e il mercato \u008f un tema ovviamente importante per artisti e professionisti del settore, ma ancora troppo poco sviluppato<\/p>\n","protected":false},"author":89,"featured_media":29190,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,177],"tags":[40],"class_list":["post-10183","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-issue-024","tag-focus"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Arte Digitale: Un Mercato Per Stomaci Forti &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-024\/digital-art-a-market-for-strong-stomachs\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Arte Digitale: Un Mercato Per Stomaci Forti &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]The relationship between digital art (I find it more and more difficult to use that that expression &#039;new&#039; media art) and the market, it is a subject important for artists and professionals which is however still not very developed. 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