{"id":10164,"date":"2007-04-01T12:00:00","date_gmt":"2007-04-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-023\/klaus-obermaier-the-strange-dance-of-new-media\/"},"modified":"2020-10-23T14:47:17","modified_gmt":"2020-10-23T13:47:17","slug":"klaus-obermaier-the-strange-dance-of-new-media","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-023\/klaus-obermaier-the-strange-dance-of-new-media\/","title":{"rendered":"Klaus Obermaier: la strana danza dei Nuovi Media"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><strong><span class=\"testoscuro\">Klaus Obermaier<\/span><\/strong>, musicista elettronico e artista digitale austriaco, ideatore di numerose opere multimediali e crossmediali (dalla video art ai progetti web, dalle installazioni interattive, alla computer music), ha partecipato il <strong>14 Febbraio scorso all&#8217;iniziativa <span class=\"testoscuro\">Mercoled\u00ec da Naba<\/span><\/strong>, appuntamenti e incontri culturali della <strong>Nuova Accademia di Belle Arti di Milano<\/strong> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.mercoledinaba.info\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.mercoledinaba.info<\/a>).<\/p>\n<p align=\"justify\">Come studenti del <strong>Master Naba in <span class=\"testoscuro\">Digital Environment Design<\/span> <\/strong>abbiamo incontrato e intervistato l&#8217;artista presso i nostri laboratori prima della conferenza pubblica; in questa occasione l&#8217;artista ci ha illustrato il suo percorso artistico e l&#8217;uso della tecnologia all&#8217;interno delle sue creazioni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Klaus Obermaier<\/span><\/strong> ha realizzato sin dagli anni Ottanta opere innovative nei campi della danza, della musica, del teatro, dei nuovi media; ha partecipato ai maggiori festival internazionali (<strong>Ars Electronica di Linz, Intermedium\/ZkM, Singapore Arts<\/strong>) e ha collaborato con i danzatori del <strong><span class=\"testoscuro\">Nederlands Dans Theatrer, Chris Haring, DV8<\/span><\/strong>, con gruppi musicali come i <strong><span class=\"testoscuro\">Kronos Quartet, l&#8217;Art Ensemble of Chicago, il Balanescu Quartet<\/span>,<\/strong> e con musicisti del calibro di<strong><span class=\"testoscuro\"> Ornette Coleman, John Scofield, Peter Erskine.<\/span><\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><em><strong>D.A.V.E<\/strong><\/em>.<\/span>spettacolo di video-danza, \u00e8 stato presentato a <strong><span class=\"testoscuro\">Villette Numerique<\/span> a Parigi nel 2002<\/strong>; <em><strong><span class=\"testoscuro\">Apparition<\/span><\/strong><\/em>, coreografia interattiva, ad <strong><span class=\"testoscuro\">Ars electronica<\/span> 2004.<\/strong> L&#8217;ultima produzione allestita per il <strong>Bruckner Fest di Linz nel 2006<\/strong> davanti a diecimila persone \u00e8 <em><strong><span class=\"testoscuro\">Le Sacre Du Printemps <\/span><\/strong><\/em> da Igor Stravinsky, concerto per orchestra, danza interattiva e immagini 3D stereoscopiche prodotto da <strong><span class=\"testoscuro\">Ars Electronica Futurelab<\/span><\/strong> (<a href=\"http:\/\/www.aec.at\/futurelab\/en\/\">http:\/\/www.aec.at\/futurelab\/en\/<\/a>). Attualmente l&#8217;artista insegna e collabora con varie Universit\u00e0 e prestigiosi istituti culturali internazionali e da alcuni anni \u00e8 <strong>visiting professor allo IUAV di Venezia<\/strong> per la materia di &#8220;Nuovi media nella danza, musica e performance teatrali&#8221;.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/64624233\" width=\"680\" height=\"382\" frameborder=\"0\" align=\"justify\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0La riflessione di <strong>Klaus Obermaier<\/strong> inizia da un chiarimento del valore culturale della tecnologia, della &#8220;normalit\u00e0&#8221; della sua applicazione nel mondo dell&#8217;arte, ma sottolinea anche la necessit\u00e0 di un&#8217;integrazione narrativa di tutti i linguaggi scenici, incluse appunto le nuove tecnologie<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;Per me \u00e8 assolutamente naturale l&#8217;uso delle tecnologie digitali nei miei progetti e nelle mie performance perch\u00e9 la componente tecnologica fa ormai parte della cultura di ogni giorno, non c&#8217;\u00e8 nulla di straordinario in questo. Personalmente la uso semplicemente perch\u00e9 sono abituato a farlo, sono abituato a usare tecnologia per i miei lavori ormai da vent&#8217;anni e non mi domando pi\u00f9 perch\u00e9 lo faccio. Come per la luce, nessuno si domanda pi\u00f9 quale tipo di contributo possa dare alla narrazione teatrale, ma \u00e8 evidente che sia cos\u00ec! Allo stesso modo per me la tecnologia \u00e8 parte integrante della performance, a volte addirittura il punto di partenza e non soltanto un oggetto aggiunto&#8221;. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">A questo punto Obermaier si sofferma a spiegare come la progettazione tecnologica debba svilupparsi in parallelo con il concept stesso e non materializzarsi durante l&#8217;ultima fase. Individuare la tecnologia preventivamente \u00e8 fondamentale perch\u00e9 questa, come ogni altro elemento della composizione scenica, modifica l&#8217;assetto stesso della creazione. Il paragone proposto dall&#8217;artista \u00e8 particolarmente pregnante: come \u00e8 fondamentale individuare sin dall&#8217;inizio il costume per un performer, perch\u00e9 questo cambia radicalmente il suo modo di prepararsi, di recitare e di stare in scena. Cos\u00ec deve essere per le tecnologie! Ma le logiche della produzione teatrale impongono troppo spesso delle gerarchie tra i materiali impiegati per l&#8217;allestimento, nonch\u00e8 delle priorit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;I registi teatrali tradizionali lavorano prima di tutto su testi drammatici cos\u00ec per i primi mesi si danno da fare sul palco con il copione, la gente parla, cammina in scena, insomma quel genere di cose l\u00ec. Solo alla fine, ma proprio alla fine, aggiungono la tecnologia e giusto per essere adeguati ai tempi, ai nostri tempi. E&#8217; un grosso problema perch\u00e9 bisognerebbe aggiungere la tecnologia sin dall&#8217;inizio: solo cos\u00ec questa cambier\u00e0 completamente il significato dell&#8217;opera! Se tu la aggiungi tardi, cio\u00e8 alla fine del processo creativo rimarr\u00e0 una semplice appendice, non un elemento veramente sostanziale di un allestimento&#8221;.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25576\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier2.png\" alt=\"obermaier2\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier2.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier2-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Annamaria Monteverdi:<\/strong> Klaus, come cambia l&#8217;approccio alle tecnologie con il tempo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Klaus Obermaier:<\/span><\/strong> L&#8217;approccio alle tecnologie muta con il passare del tempo cos\u00ec come la tecnologia stessa cambia e dunque cambiano anche le possibilit\u00e0 creative; fino a quindici anni fa non era possibile fare alcun lavoro interattivo veramente significativo, per esempio. Personalmente non vado alla ricerca della tecnologia pi\u00f9 nuova n\u00e9 voglio essere il primo a usarla, insomma, non \u00e8 la cosa che cerco. Se questa non mi d\u00e0 stimoli per qualche performance, non ha alcun valore per me, non mi interessa. Nella mia esperienza ho sempre dovuto aspettare molto tempo per poter applicare la tecnologia nel modo adeguato, fino a quando per esempio non ci fosse stato un livello di potenza di calcolo e di sofisticazione tale che mi permettesse di usarla come volevo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ricordo quando ho cominciato a lavorare con il video: il mio primo vero strumento professionale fu un Mac che comprai agli inizi degli anni Novanta perch\u00e9 a quel tempo il Mac era appunto l&#8217;unico computer con cui era possibile fare manipolazione delle immagini video. In questo senso cambiano le possibilit\u00e0 creative perch\u00e9 cambiano le tecnologie. Forse ricorderete alcuni pionieristici lavori interattivi all&#8217;interno di performance di danza con musica, cose molto semplici in realt\u00e0, un movimento fatto da un danzatore che generava e controllava il suono&#8230;questo impressionava molto il pubblico! Personalmente quando voglio fare qualcosa con le tecnologie \u00e8 perch\u00e9 \u00e8 arrivato il momento giusto per il lavoro a cui sto pensando, perch\u00e9 significa qualcosa, perch\u00e9 \u00e8 realmente comunicativo, e non soltanto di effetto! Non lavoro solo per mostrare cosa pu\u00f2 fare la tecnologia!<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Annamaria Monteverdi:<\/span><\/strong> <span class=\"testoscuro\">L&#8217;artista deve avere un&#8217;adeguata competenza tecnica per comprendere le possibilit\u00e0 di un suo sviluppo creativo in relazione con gli altri media in scena<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Klaus Obermaier:<\/span> <\/strong>Immagina un regista teatrale che chieda agli attori: &#8220;Che cosa possiamo fare in scena?&#8221;. No, il regista sa cosa pu\u00f2 fare l&#8217;attore! Cos\u00ec io voglio sempre essere in grado di sapere cosa pu\u00f2 fare la tecnologia, poi posso cambiare i margini di azione con i tecnici, con i programmatori e arrivare magari a nuove soluzioni. Questo significa che voglio provarci da solo! <strong><em>D.A.V.E. (Digital Amplified Video Engine)<\/em><\/strong> \u00e8 uno spettacolo di danza interpretato da <strong>Chris Haring<\/strong> sul tema dell&#8217;ibridazione, clonazione e manipolazione del corpo umano in epoca di riproducibilit\u00e0 biotecnologica. La tecnologia interviene sugli organi: strati di immagini video vanno a depositarsi direttamente sul corpo del danzatore (quasi come un &#8220;innesto&#8221;), apportando membra, occhi e bocche che lo deformano virtualmente senza per\u00f2 intaccarlo fisicamente. Il corpo diventa figura mitologica: met\u00e0 uomo e met\u00e0 animale, met\u00e0 donna e met\u00e0 uomo, ma anche met\u00e0 uomo e met\u00e0 macchina.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per un momento lo spettatore rimane spiazzato: il dubbio \u00e8 se quello che sta vedendo in scena sia un ologramma o un essere umano in carne ed ossa poich\u00e9 il corpo si trasforma continuamente sotto i suoi occhi senza che abbia la percezione del mutamento di stato. Mutazione come seconda natura, &#8220;felice&#8221; alienazione dell&#8217;uomo nella sfera tecnologica, passaggio indolore ad una nuova realt\u00e0, a una nuova &#8220;artificialit\u00e0 naturale&#8221;. Il video fa parte del corpo, o meglio, il danzatore fa parte del video. La difficolt\u00e0 nell&#8217;affrontare spettacoli come D.A.V.E., in cui l&#8217;intenzione \u00e8 quella di riuscire a coniugare la danza performativa con le nuove tecnologie, sta proprio nel riuscire ad ottenere una perfetta integrazione tra le diverse componenti: proiezioni video, danzatore, musica, spettatore.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25577\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier1.png\" alt=\"obermaier1\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier1.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier1-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Annamaria Monteverdi:<\/span><\/strong> <span class=\"testoscuro\">Parlamo della diversa complessit\u00e0 nella parte di programmazione dei vari spettacoli&#8230;<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Klaus Obermaier:<\/span> <\/strong>Se parliamo di programmazione il primo problema che si incontra \u00e8 legato ai limiti del software; per ovviare a questo inconveniente, ne utilizzo diversi. Ne \u00e8 un esempio D.A.V.E., completamente realizzato da me in Mac con diversi tipi di programmi: editing, video cutting, compositing, 3D programme, e sempre &#8220;learning by doing&#8221;. In progetti come <span class=\"testoscuro\">Apparition<\/span> o in <span class=\"testoscuro\">Le Sacre du Printemps<\/span>, in cui il livello di interattivit\u00e0 \u00e8 maggiore, collaboro con un programmatore. Da un lato programmare significa avere molta libert\u00e0, ma a me non interessa veramente programmare, bens\u00ec capire cosa posso ottenere con questi programmi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Annamaria Monteverdi: <\/strong>Qual \u00e8 il rapporto tra performer e tecnologia?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Klaus Obermaier:<\/strong> In <em>D.A.V.E <\/em>e in<strong><em> Vivisector<\/em><\/strong> i performer sono costretti a reagire in relazione al video, essendo le parti programmate in stretta relazione con la forma dei loro corpi; per questo la progettazione del software deve seguire dei parametri molto precisi. La transizione tra i due status, tra immagine e corpo, \u00e8 fondamentale: una segue l&#8217;altra armonicamente, anche se il limite \u00e8 dato dall&#8217;impossibilit\u00e0 di improvvisazione da parte del danzatore. Il movimento del corpo reale diventa un attimo dopo una proiezione video, e ci si interroga se siamo di fronte al corpo reale o al corpo virtuale!<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier4.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25578\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier4.png\" alt=\"obermaier4\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier4.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/04\/obermaier4-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em><strong>Vivisector<\/strong> <\/em>\u00e8 basato sul concept video-tecnologico della proiezione sul corpo in movimento come <em>D.A.V.E<\/em>. ma va oltre : la differenza sta nella proiezione video come unica fonte di luce, senza l&#8217;utilizzo di altre luci teatrali. Il corpo appare cos\u00ec molto strano, provoca un sentimento molto speciale: questa combinazione di immagine video, corpo, spazio acustico produce inoltre un effetto scenico di grande unit\u00e0. Un altro tipo di luce utilizzata \u00e8 quella del flash, completamente programmabile e in queste parti dello spettacolo il performer \u00e8 pi\u00f9 libero. In <strong><em>Apparition<\/em><\/strong> la tecnologia \u00e8 completamente interattiva, le immagini e i suoni sono generati real time: il motion detection permette di percepire gli spostamenti dei danzatori i quali non essendo pi\u00f9 vincolati alla posizione del proiettore, sono liberi di improvvisare. Lo scopo era quello di creare un sistema interattivo che fosse qualcosa di pi\u00f9 di una semplice estensione del performer, addirittura un suo partner. Tre sono i parametri fondamentali nell&#8217;interazione dei danzatori: la vicinanza, la velocit\u00e0 e l&#8217;ampiezza del movimento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per <strong><em>Le Sacre du Printemps<\/em><\/strong> lo spazio \u00e8 concepito come immersivo grazie agli occhialetti polarizzati indossati dal pubblico: immagini stereoscopiche sono generate real time da telecamere stereo poste sul palco e un complesso sistema computerizzato permette di trasferire il corpo della <strong>danzatrice Julia Mach<\/strong> all&#8217;interno di uno spazio virtuale tridimensionale: Il corpo umano \u00e8 ancora una volta un&#8217;interfaccia tra realt\u00e0 e virtualit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Grazie a 32 microfoni, inoltre, l&#8217;intera orchestra \u00e8 integrata nel processo interattivo perch\u00e9 sia i motivi musicali sia le voci individuali e gli strumenti influenzano la forma, il movimento e la complessit\u00e0 sia delle proiezioni 3D dello spazio virtuale sia quelle della danzatrice. La musica non \u00e8 pi\u00f9 solo un punto di partenza ma anche un completamento stesso della coreografia.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/62275012\" width=\"680\" height=\"510\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Annamaria Monteverdi<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Come si realizza il giusto equilibrio tra libert\u00e0 creativa del danzatore e programmazione?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Klaus Obermaier:<\/span> <\/strong>All&#8217;interno della libert\u00e0 creativa bisogna anteporre una struttura di base, che si modifica durante il lavoro; il sistema digitale diventa il terzo elemento della performance e ha gli stessi limiti e le stesse potenzialit\u00e0 di una drammaturgia teatrale o di una coreografia. Il primo pensiero \u00e8 comunque quello di lavorare nel modo pi\u00f9 semplice, ed \u00e8 proprio quando non pensi di creare qualcosa di nuovo, che crei invece elementi innovativi!<\/p>\n<hr \/>\n<p><a href=\"http:\/\/www.exile.at\/ko\/\">http:\/\/www.exile.at\/ko\/<\/a><\/p>\n\n<p>&nbsp;\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Klaus Obermaier, musicista elettronico e artista digitale austriaco, ideatore di numerose opere multimediali e crossmediali (dalla video art ai progetti web, dalle installazioni interattive, alla computer music), ha partecipato il 14 Febbraio scorso all&#8217;iniziativa Mercoled\u00ec da Naba, appuntamenti e incontri culturali della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano<\/p>\n","protected":false},"author":109,"featured_media":25575,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,176],"tags":[53,63],"class_list":["post-10164","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-023","tag-interviews","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Klaus Obermaier: la strana danza dei Nuovi Media &#8226; 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