{"id":10162,"date":"2007-04-01T12:00:00","date_gmt":"2007-04-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-023\/andreas-broeckmann-contemporary-new-media-art\/"},"modified":"2020-10-23T14:46:40","modified_gmt":"2020-10-23T13:46:40","slug":"andreas-broeckmann-contemporary-new-media-art","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-023\/andreas-broeckmann-contemporary-new-media-art\/","title":{"rendered":"Andreas Broeckmann, New Media Art Contemporanea"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<div align=\"justify\">\n<p>L&#8217;ultima edizione di <span class=\"testoscuro\">Transmediale<\/span> \u00e8 stata a nostro avviso un&#8217;edizione di cambiamento e, raccogliendo nei giorni del festival opinioni e impressioni, per molti un&#8217;edizione di difficile comprensione. Suo malgrado, come appuntamento di riferimento per tutti coloro che si occupano di nuovi media, Transmediale \u00e8 sempre sulla bocca di tutti, anche per molto tempo dopo la chiusura dei battenti. E come tutti gli appuntamenti importanti \u00e8 sempre sotto la luce dei riflettori, dettando tempi e rotte, dando conferme e spiazzando nei suoi cambiamenti, per l&#8217;appunto.<\/p>\n<p>In generale \u00e8 sembrato che Transmediale abbia definitivamente rotto gli argini verso una spinta all&#8217;interno del mondo dell&#8217;arte contemporanea mainstream: cosa questa non nuova oggetivamente per chiunque abbia avuto modo di girare per festival ngli ultimi tempi. Se da una parte esistono festival che rimangono fedeli alla prospettiva di proporre i new media come trade union tra scienza, tecnologia, arte, design e comunicazione, dall&#8217;altra un certo numero di rassegne sembrano impegnate pi\u00f9 a legittimare certe opere di new media art come pezzi storicizzati, legittimati e autorizzati di arte contemporanea. Questa separazione \u00e8 risultata a nostro avviso evidente come non mai in questa edizione di Transmediale, come vertice di un iceberg le cui basi galleggiano bel al di sotto del pelo dell&#8217;acqua; e questo si \u00e8 riscontrato a nostro avviso sia nelle opere esposte, che negli incontri organizzati che anche nel differente tipo di pubblico presente di giorno e di notte al Ctm, che fino a prova contraria \u00e8 parte integrante del festival berlinese.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;edizione 2007 sar\u00e0 anche ricordata per l&#8217;addo ad <span class=\"testoscuro\">Andreas Broeckmann<\/span>, direttore artistico dall&#8217;auunno del 2000 dopo essere stato per anni project maganer al V2 center di Rotterdam, diretto da Alex Adriaansen. Broeckmann \u00e8 colui che ha trasformato Transmediale da momento di ricerca per &#8220;pochi&#8221; (perch\u00e8 s\u00ec, noi del 2001 c&#8217;eravamo eccome, anche se pi\u00f9 giovani e inesperti e non nel ruolo cos\u00ec esposto di oggi, ndr) a evento mainstream, appuntamento imperdibile per tutti, grande fiera della new media art, momento di riflessione &#8220;alta&#8221; e pietra di paragone per moltissimi professionisti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag23\/articoli\/img\/newmedia_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Non so se siamo riusciti nel nostro intento, ma forse ha ragione Andreas: spesso si tratta di un problema di prospettiva e di quello che noi ci aspettiamo da un festival cos\u00ec importante come Transmediale. Per\u00f2 sentivamo il dovere di analizzare il fenomeno, convinti che la sua parola alla fine sia il metro di paragone pi\u00f9 importante<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso e Lucrezia Cippitelli<\/strong>: Andreas, qual \u00e8 il bilancio di questo ultima edizione di Trasmediale? Quali visione hai oggi dell&#8217;arte digitale e delle professioni ad esso associate, nonch\u00e8 della crescente attenzione dei media in questi ultimi anni? <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Andreas Broeckmann<\/strong>:<\/span> Con Transmediale quest&#8217;anno volevamo creare un programma che desse il tempo al pubblico per riflettere e che offrisse progetti e artwork che non corressero solo dietro all&#8217;ultimo trend del digital life-style, ma che piuttosto articolassero il ruolo che l&#8217;arte pu\u00f2 avere per riflettere e guidare la nostra situazione attuale. L&#8217;audience del festival \u00e8 abbastanza varia e diverse persone hanno dato differenti feedback rispetto all&#8217;evento; siamo soddisfatti quando le persone si stupiscono e quando possono portare via con s\u00e9 cose che non si sarebbero aspettati. Sfortunatamente, l&#8217;attenzione dei media \u00e8 spesso superficiale, i giornalisti vedono solo quello che vogliono vedere, e la maggior parte delle volte perdono il punto focale: e cio\u00e8 che il festival ha un programma che dura sei giorni e ha pi\u00f9 di 80 eventi individuali, molti dei quali sono legati l&#8217;uno con l&#8217;altro.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso e Lucrezia Cippitelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Dalla prima edizione che hai diretto, il festival ha ottenuto una rilevante posizione internazionale, criticando, analizzando, presentando e affrontando temi legati ai nuovi media in senso ampio. Nel 2001, DIY &#8211; Do it yourself fu un importante punto di arrivo per presentare le pratiche relative all&#8217;attiismo e all&#8217;hacking nonch\u00e8 alle forme artistiche distribuite tramite Internet. Ora, anni dopo, Transmediale sembra pi\u00f9 una reificazione della stabilit\u00e0 che il festival stesso ha costruito per se stesso come &#8220;evento mainstream&#8221;. In altri termini: meno domande e pi\u00f9 visiblit\u00e0 come istituzione. Cosa ne pensi a riguardo? <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Andreas Broeckmann<\/strong>:<\/span> Non sono sicuro se avete effettivamente visitato il festival nel 2001, ma c&#8217;\u00e8 da discutere se la focalizzazione nel programma si \u00e8 spostata tanto quanto \u00e9 stato suggerito dalla tua domanda. Sin dall&#8217;inizio, la formulazione dei temi nella cultura digitale attraverso i linguaggi dell&#8217;arte ha sempre giocato il ruolo pi\u00f9 importante, mentre l&#8217;hacking e l&#8217;attivismo non sono mai stati trattati come temi centrali in nessun festival fino al 2001: in quell&#8217;edizione erano stati presentati come un aspetto e un uso specifico nella cultura digitale, ma la vostra lettura del festival DIY (o piuttosto la sua pubblicazione documentata) sembra essere determinata pi\u00f9 dalle vostre aspettative che dal festival effettivo. Inoltre, ho trovato difficile seguire i vostri reclami sulla stasi istituzionale e la reificazione di questo ultimo festival: &#8216;mainstream&#8217; \u00e9 soprattutto un concetto di prospettiva, e se per questo intendete dire che non abbiamo pi\u00f9 lottato per una auto-marginalizzazione, posso probabilmente essere d&#8217;accordo. Non posso altres\u00ec dire quante delle vostre domande hanno trovato una risposta, ma entrambe le conferenze nella hall principale e nel salone non sono mai state seguite da cos\u00ec tante persone, che tra l&#8217;altro sono rimaste dentro: quindi devono pur avere ascoltato cose di loro interesse.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag23\/articoli\/img\/newmedia_mk03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso e Lucrezia Cippitelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">La complicata relazione tra nuovi media e arte contemporanea sta cambiando nel corso degli ultimi anni. Molti &#8220;critici&#8221; e &#8220;curatori&#8221; che normalmente lavorano nel sisteam mainstream dell&#8217;arte, adesso devono iniziare a occuparsi di temi relativi a media e tecnologie, spesso senza la necessaria competenza cercando di appicare categorie che sono spesso troppo ristrette e chiuse. Ed \u00e8 anche vero il contrario, le persone non affatto specializzate d&#8217;arte devono occuparsi del sistema dell&#8217;arte: il focus sul punto di vista della tecnologia \u00e8 sempre troppo basic e semplificato, e porta l&#8217;interesse su progetti che probabilmente non sono affatto progetti &#8220;artistici&#8221;. Cosa ne pensi alla luce della tua esperienza con Transmediale?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Andreas Broeckmann<\/strong>:<\/span> Trovo la vostra descrizione piuttosto schematica. La mia principale esperienza \u00e8 che il tecno-feticismo degli anni 90 nella media art \u00e8 diminuito, e che mentre ci sono ancora molte persone che stanno facendo molti esperimenti con le ultime tecnologie c&#8217;\u00e8 anche un crescente numero di artisti che utilizzano i loro media in modo molto pi\u00f9 coscienzioso che in passato. Le installazioni che potevamo esporre, per esempio, nella mostra del festival di quest&#8217;anno, sono un risultato di questo processo: dove \u00e9 diventato possibile presentare un insieme di lavori che hanno una relazione tematica interessante l&#8217;unco con l&#8217;altro me che sono anche forti artworks individuali. Non \u00e9 per\u00f2 una sorpresa per me che c\u00f2 che \u00e8 la qualit\u00e0 artistica e la sua presentazione appropriata, venga letta e interpretata come &#8220;reificazione&#8221; e &#8220;mainstream&#8221;; ancora, credo che sia una questione di prospettive, e di scelte fatte come curatore e come critico.<\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso e Lucrezia Cippitelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">La conferenza &#8220;Media Art Undone&#8221; era focalizzata principalmente sul cercare di trovare un modo per spingere la pratica della media art nel mondo dell&#8217;arte contemporanea e istituzionale. Questa \u00e8 stata la sensazione generale, sulla mostra, le tavole rotonde e gli artisti invitati. Il pubblico sembrava essere diviso: da un lato quelli che arrivavano dal &#8220;mondo dell&#8217;arte&#8221;, con il loro background ed esperienze, dall&#8217;altro lato quelli che provenivano dal mondo della &#8220;cultura techno&#8221; e dal mondo pi\u00f9 commerciale\/professionale. I primi spingevano per non avere pi\u00f9 distinzione tra i termini &#8220;arte contemporanea&#8221; e &#8220;media art&#8221; , i secondi sembravano spingere verso la creazione di un corto-circuito arte\/tecnologia\/comunicazione, senza nessuna preoccupazione di termini e distinzioni tra mercato e gallerie, tra commissioni e artworks. Pensi che questa divisione diventer\u00e0 pi\u00f9 ampia nel prossimo futuro? Pensi che ci saranno due approcci separati differenti (culturale, artistico, professionale) nel mondo dell&#8217;arte elettronica? <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Andreas Broeckmann<\/strong>:<\/span> Nei festival Transmediale degli ultimi anni, abbiamo tentato di trovare un buon bilancio tra la cultura digitale e l&#8217;arte. La relazione tra le due \u00e8 problematica perch\u00e9, per molto tempo, l&#8217;intero campo \u00e8 stato completamente marginalizzato: in questo modo artisti, attivisti, teorici, curatori, chiunque facesse cose con i &#8220;nuovi media&#8221;, erano accomunati tutti insieme. Poich\u00e9 la cultura digitale \u00e8 diventata una condizione generale della vita contemporanea, c&#8217;\u00e8 anche molta differenziazione in questa scena e le persone devono dolorosamente capire che non potranno essere questi grandi &#8220;noi&#8221; nella scena della media art (non pi\u00f9). Credo sia necessario confrontarsi con questo cambiamento: questo \u00e9 il motivo per il quale abbiamo deciso di organizzare questa tavola rotonda.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag23\/articoli\/img\/newmedia_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso e Lucrezia Cippitelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Uno dei principali problemi che influiscono attualmente sul mondo dei nuovi media \u00e9 spesso la generale mancanza di qualit\u00e0, soprattutto in ambito attivista: parlo per esempio di Indymedia che qui in Italia sta avendo grandi problemi concettuali, dovuti all&#8217;incapacit\u00e0 di lavorare con la corretta consapevolezza dei contesti e della qualit\u00e0 dei progetti. Pensi che questo tipo di analisi possa toccare la scena dei nuovi media a largo spettro?<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Andreas Broeckmann<\/strong>:<\/span> Puoi intuire dalla mie ultime risposte che credo nel rigore, soprattutto quando porta a metodi e risultati di lavoro. Per quello che penso, le cose non sono spesso portate a un certo livello per poter essere presentate, affinch\u00e8 cio\u00e8 le persone al di fuori di un piccolo gruppetto possano effettivamente capire quello che l&#8217;autore o il collettivo vuole dire o mostrare. Questo ci riporta al precedente argomento sulle installazioni.<\/p>\n<p>Tu puoi certamente scegliere di mantenere i processi aperti e di comunicare la fluidit\u00e0 dei concetti e dei conflitti politici. Tuttavia, io vedo un festival come Transmediale avere un ruolo che va al di l\u00e0 di un piccolo cerchio di persone che condividono le stesse idee sui media activism e sulla pratica dei critical media. Ho voluto raggiungere un audience pi\u00f9 ampia, che fosse curiosa e critica sul modo in cui i media e le tecnologie digitali stanno influenzando la nostra cultura. Questi sono spesso persone giovani che non hanno idea di che cosa sia Indymedia, ma sentono che c&#8217;\u00e8 qualcosa di sbagliato nel modo in cui lavora YouTube. Il festival \u00e9 anche l\u00ec per queste persone.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag23\/articoli\/img\/newmedia_mk05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Marco Mancuso e Lucrezia Cippitelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Perch\u00e9 hai deciso di lasciare la direzione artistica di Transmediale in questo momento? La tua scelta \u00e8 collegata in qualche modo ai di cui abbiamo discusso? Cosa farai nel prossimo futuro o cosa ti piacerebbe fare? E quale sar\u00e0, secondo te, la futura direzione del festival? <\/span><\/p>\n<p><span class=\"testoscuro\"><strong>Andreas Broeckmann<\/strong>:<\/span> Non so al momento come Transmediale si svilupper\u00e0, tuttavia credo pienamente che Stephen Kovats dar\u00e0 un interessante nuova svolta. Le ragioni di lasciare il festival sono per lo pi\u00f9 personali: dopo sette anni ho voglia di fare qualcosa di diverso, in modo da spezzare la routine ed esplorare altre idee che ho per me stesso. Nei prossimi mesi lavorer\u00f2 su un libro. Stiamo preparando la conferenza re:place del 2007 e sto lavorando qui a Berlino con il laboratorio di media art TESLA. E oltre a tutto questo terr\u00f2 sicuramente aperti gli occhi e le orecchie&#8230;<\/p>\n<\/div>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ultima edizione di Transmediale \u008f stata a nostro avviso un&#8217;edizione di cambiamento e, raccogliendo nei giorni del festival opinioni e impressioni, per molti un&#8217;edizione di difficile comprensione. Suo malgrado, come appuntamento di riferimento per tutti coloro che si occupano di nuovi media, Transmediale \u008f sempre sulla bocca di tutti, anche per molto tempo dopo la chiusura dei battenti. 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STRP, Nemo, V2, Elektra, Todaysart, Impakt tra gli altri. \u00c8 il fondatore della piattaforma Digicult, co-fondatore di SSH - Sound Studies Hub presso l'Universit\u00e0 Iuav e membro dell'advisory board per il progetto \"Future Innovation\" presso il Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. \u00c8 anche autore dei libri \"Arte, Tecnologia e Scienza\" (2018) e \"Intervista con New Media Art\" (2020).","sameAs":["http:\/\/www.marcomancuso.net","https:\/\/www.facebook.com\/marcomancuso.digicult","https:\/\/twitter.com\/digicult"],"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/marco-mancuso\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10162","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10162"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10162\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59295,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10162\/revisions\/59295"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29283"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10162"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10162"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10162"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}