{"id":10131,"date":"2007-03-01T12:00:00","date_gmt":"2007-03-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-022\/marius-watz-code-art-aesthetic\/"},"modified":"2020-12-11T11:19:02","modified_gmt":"2020-12-11T10:19:02","slug":"marius-watz-code-art-aesthetic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/marius-watz-code-art-aesthetic\/","title":{"rendered":"Marius Watz: Codice, Arte &#038; Estetica"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Programmatore, grafico, vj, sperimentatore. Edonista degli ambienti visual, amante del colore e delle forme organiche. Curatore del progetto <span class=\"testoscuro\">Generator.X<\/span> (tra conferenza, esibizionI e live concert), probabilmente la piattaforma pi\u00f9 conosciuta e competene per la diffuzione della generative art e la condivisione dei saperi legati al codice open source Processing, e di <span class=\"testoscuro\">Code &amp; Form<\/span>, una tra le pi\u00f9 preziose risorse per chi si interessa altres\u00ec di estetica computazionale.<\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; <span class=\"testoscuro\">Marius Watz<\/span>, norvegese di origine e Berlinese di adozione, uno degli esponenti pi\u00f9 rappresenentativi e autorevoli a livello internazionale di quel connubio tra arte, sperimentazione e comunicazione, che tantissimi artisti e professionisti del mondo dell&#8217;elettronica e della cultura digitale stanno oggi ricercando. Le sue tavole grafiche, le sue ambientazioni generative ricche di colori e forme sono state esposte nei principali centri espositivi del pianeta, cos\u00ec come utilizzate per vestire i pi\u00f9 importanti festival internazionali di elettronica, come accaduto quest&#8217;anno al festival Club Transmediale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Legato alla cultura techno underground dalla quale originarimante proviene, anche il lato umano di questo artista unico nel suo genere riflette questa suo background, capace con intelligenza di dialogare sia con le istituzioni che con i club, con l&#8217;arte cos\u00ec come con il mercato, con i codici di programmazione cos\u00ec come con l&#8217;estetica che da essi ne deriva. Nato graphic designer si trova oggi a vestire i panni del code artist e dell&#8217;esteta, del live artist e del conferenziere, del blogger (il suo biglietto da visita parla chiaro in questo senso) e dell&#8217;esperto di new media communication. Un ibrido professionale e artistico tipico di questa nostra era e indicativo di quello che accadr\u00e0 un domani che tutti speriamo essere molto vicino.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag22\/articoli\/img\/design_elenaravera01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Digicult, in attesa di godere della sua partecipazione alla seconda edizione di Mixed Media, intervista quindi uno dei pi\u00f9 importanti artisti generativ vivientii: <span class=\"testoscuro\">Marius Watz<\/span>.<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Elena Ravera<\/strong>:<\/span> <span class=\"testoscuro\">Se dovessi spiegare a un bambino di cosa si tratta, che parole useresti? Fabio Franchino, ad esempio, ha usato un&#8217;immagine molto bella. Ha riposto: &#8221; Gli farei osservare un gruppo di bambini mentre giocano. Sono un sistema di agenti, ciascuno munito di regole proprie immerso in un sistema di regole comuni. Immaginando che ciascun bambino abbia le scarpe sporche di vernice, inseriti in una stanza con una maestra che cerca di governarli, il pavimento diverrebbe un&#8217;opera generativa. Se avessimo a disposizione un centinaio di stanze, alcune di queste potrebbero risultare pure interessanti&#8221;. Ora \u00e8 il tuo turno: come lo spiegheresti?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> Domanda eccellente. Come rispondere? Credo che spiegherei che l&#8217;arte generativa \u00e8 come fare un disegno seguendo una regola specifica, come disegnare usando solo linee dritte. Mi ricordo che quando ero piccolo facevo cos\u00ec: mi davo da solo regole per cui mi fosse permesso disegnare unicamente unendo una linea all&#8217;altra. Non \u00e8 sorprendente che poi sia finito a fare il programmatore\u0085<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Tra le tue tante esibizioni, performance, workshop e lezioni, pochi eventi si sono tenuti fuori dall&#8217;Europa: la risonanza degli artisti europei che si occupano di arte generativa \u00e8 ancora qualcosa che rimane <em>intra muras <\/em>, cos\u00ec come accade a certi festival di new media?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> Anche se \u00e8 popolare tra il pubblico, le media art sono costose da produrre e mettere in mostra, e nello stesso tempo difficili da vendere. Come risultato, non hanno molta presa in quei paesi che non possono contare sui finanziamenti pubblici. La scena europea \u00e8 largamente supportata da infrastrutture in questo senso, che invece per esempio mancano in America. La situazione dei media festival europei \u00e8 un problema e, paradossalmente, un valore: \u00e8 un ghetto che limita il raggio d&#8217;azione dei suoi partecipanti ma che nello stesso tempo li protegge. Abbraccia una cultura DIY (Do It Yourself) e fa s\u00ec che gli artisti emergenti possano mostrare il loro lavoro, ma nel contempo non \u00e8 presa molto sul serio dal resto del mondo dell&#8217;arte.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag22\/articoli\/img\/design_elenaravera02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Credo che una delle principali differenze tra le forme d&#8217;arte tradizionali e quella generativa \u00e8 che in quest&#8217;ultima l&#8217;artista ha, rispetto al suo pubblico, la stessa possibilit\u00e0 di vivere stupore di fronte al proprio lavoro. Forse oggi lavorare sul codice per fare arte \u0096con tutto quello che ne consegue- \u00e8 l&#8217;unico modo per un artista di provare totale e sincera sorpresa di fronte alle sue opere. Non succede con le forme tradizionali di arte visiva. Qual \u00e8 la tua opinione? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> Non sono d&#8217;accordo. Forme d&#8217;arte come la pittura e l&#8217;illustrazione danno sempre importanza alla tecnica combinata con l&#8217;intuizione. In quel senso, la sorpresa \u00e8 certamente una componente. Solitamente il processo creativo \u00e8 un momento irrazionale di transustanziazione, senza dubbio un momento di meraviglia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Credo che la differenza nelle due forme d&#8217;arte invece sia il modo in cui i sistemi generativi sono caotici, nel senso che l&#8217;artista non li controlla completamente. Sono creati e coreografati dall&#8217;artista, ma una volta messi in moto fanno emergere propriet\u00e0 non previste a priori.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag22\/articoli\/img\/design_elenaravera03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Si dice che l&#8217;arte generativa appartenga alla street culture, alla cultura pop. Per me \u00e8 il contrario. Se proprio si dovesse darne una definizione, credo sarebbe inclusa in quella dell&#8217;arte colta; per coglierla \u00e8 necessario uno specifico background senza il quale si rischia di vedere il prodotto dei sistemi generativi come mere speculazioni decorative &#8211; intendo dire, l&#8217;arte generativa non \u00e8 concettualmente accessibile come una serigrafia di una zuppa in lattina. Cosa ne pensi? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> Intesa come metodo, l&#8217;arte generativa si presta in egual modo alla pop art come all&#8217;arte colta. Dipende tutto dalle intenzioni degli artisti. Alcuni di loro ne invocano gli aspetti concettuali, come la rimozione dell&#8217;autore; ci sono molti precedenti storici nell&#8217;arte colta per questo tipo di ricerca: come LeWitt, Fluxus, Riley&#8230; Ma pi\u00f9 comunemente i sistemi generativi sono diventati pi\u00f9 &#8220;pop&#8221; semplicemente perch\u00e9 hanno senso all&#8217;interno del campo dei media digitali, di cui il codice \u00e8 parte integrante. Storicamente, gli artisti che lavoravano con i sistemi generativi negli anni &#8217;60 e &#8217;70 erano &#8220;artisti professionisti&#8221;. Al contrario nella met\u00e0 degli anni &#8217;90 il movimento \u00e8 stato dominato da autodidatti che provenivano da campi estranei alle arti visive (dal design e dalla musica in particolare), quando addirittura non si imbattevano nel codice per caso. Supportati da uno scenario in cui la musica elettronica era molto forte e la cultura VJ stava prendendo piede, molti di loro hanno trovato casa fuori dal mondo dell&#8217;arte mainstream e si sono trovati quindi vicino alla cultura pop.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pi\u00f9 tardi l&#8217;arte generativa si \u00e8 vista accettare dal mondo dell&#8217;arte, si \u00e8 vista mettere in mostra nelle gallerie e comprare dai collezionisti. Come risultato, alcuni artisti si stanno spostando dalla cultura pop e descrivono il loro lavoro come arte colta. Molti di loro non si sentivano comunque a casa nella scena della media art, con i suoi pregiudizi politici e accademici. In ogni caso credo che l&#8217;arte generativa debba essere comprensibile senza nessuna nozione dei processi coinvolti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag22\/articoli\/img\/design_elenaravera05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Immagini uno scenario in cui l&#8217;arte generativa possa assumere una valenza sociale, oltre a quella estetica, come succede alla software art? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> La software art ha a che fare con i meccanismi sociali e politici del software, l&#8217;arte generativa con le possibili relazioni formali che nascono dai sistemi procedurali. Molta dell&#8217;arte generativa \u00e8 astratta, non riferisce ad altro che a se stessa. Questo non per dire che sarebbe impossibile creare lavori generativi che abbiano un contenuto sociale rilevante: vedi per esempio <span class=\"testoscuro\">&#8220;Every Playboy Centerfold&#8221; e&#8221;76 Blowjobs&#8221; di Jason Salavon<\/span>. Di mio, non pretendo di aggiungere ai miei lavori nessun messaggio esplicito. Invece, mi interessa l&#8217;esperienza percettiva spontanea che avviene quando gli spettatori si confrontano con le mie opere. Dato che i miei lavori sono astratti e non contengono riferimenti semantici espliciti, \u00e8 un confronto molto personale. Ma direi che anche questo ha una sua rilevanza sociale.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Dove si spinger\u00e0 l&#8217;uso del codice?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> Il codice, essendo in s\u00e9 materiale da costruzione, non ha limiti di suo; l&#8217;hardware e l&#8217;immaginazione del creatore invece s\u00ec. Mi aspetto di vedere sistemi di programmazione molto diversi in un prossimo futuro, con focus su compiti diversi. Uno sviluppo interessante potrebbe essere la nuova applicazione in ambienti di programmazione visual come <span class=\"testoscuro\">VVVV<\/span>, con tutto il suo potenziale per le live performance.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag22\/articoli\/img\/design_elenaravera06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Quanto \u00e8 importante per te l&#8217;open source come risorsa per la risoluzione dei problemi tecnici? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> Nei miei lavori pi\u00f9 recenti, direi che il 20-40% dello sviluppo dei processi \u00e8 andato avanti trovando soluzioni open source a certi problemi che ho incontrato. Perch\u00e9 inventare la ruota, quando puoi utilizzare strumenti generosamente messi a disposizione da altri? In cambio, provo a pubblicare pezzi di codice che so che saranno utili alla comunit\u00e0. Il mio blog Code&amp;Form \u00e8 tutto basato su quello.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Segnalaci il nome di un newcomer che credi stia facendo un buon lavoro, qualcuno che trovi stimolante. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> MI piace il lavoro di <span class=\"testoscuro\">Daniel Dessin<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sanchtv.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sanchtv.com<\/a>). Sta ottendendo risultati sorprendenti da VVVV, utilizzando le shader con grandi effetti. A volte gli esiti sono incerti, ma il suo senso del colore e della composizione \u00e8 eccellente. Star\u00f2 a guardare dove lo porter\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Prossimi progetti?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> Per me il 2007 sar\u00e0 un anno di produzione. Negli ultimi 4 anni ho creato una serie di lavori che sono diventati proiezioni. Anche se continua a piacermi creare spazi visuali in cui ci si possa immergere, comincia a incuriosirmi di pi\u00f9 la creazione di oggetti concreti. In questo senso sto pianificando di produrre stampe dei miei lavori, cos\u00ec come installazioni pensate per ambienti pi\u00f9 intimi. Recentemente ho creato il mio primissimo oggetto vero e proprio usando Rapid Prototyping: un vecchio sogno che si realizza. Mi riporta all&#8217;interesse per gli oggetti virtuali con un approccio vicino alla scultura. Questo \u00e8 senza dubbio qualcosa che porter\u00f2 avanti nel prossimo futuro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag22\/articoli\/img\/design_elenaravera08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Elena Ravera:<\/span> <\/strong><span class=\"testoscuro\">Ci sono due tipi di artisti. Quelli che sanno di esserlo e quelli che non lo ammetterebbero neanche sotto tortura. Quelli che sono coinvolti nelle electronic art di solito appartengono al secondo gruppo \u0096per cui ti chiedo: sei un artista?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Marius Watz<\/strong>:<\/span> Ho risolto la questione qualche anno fa, quando ho realizzato di non avere pi\u00f9 risposte quando alle feste la gente mi chiedeva cosa facevo, una volta preso atto del fatto che la maggior parte del mio tempo lo passavo lavorando come artista, non come qualcuno che ha un hobby. Cos\u00ec ora rispondo che sono un artista e mi preparo al peggio: \u00e8 successo che mi abbiano accusato di rubar soldi agli onesti contribuenti, oppure al contrario pu\u00f2 succedere di essere investiti da attenzioni non richieste, ma la maggior parte delle volte va tutto bene.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per di pi\u00f9, vivere a Berlino rende la risposta meno dolorosa: qui tutti quelli con cui parli sono artisti\u0085.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.unlekker.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.unlekker.net\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.generatorx.no\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.generatorx.no\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Programmatore, grafico, vj, sperimentatore. Edonista degli ambienti visual, amante del colore e delle forme organiche. 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