{"id":10111,"date":"2007-01-31T12:00:00","date_gmt":"2007-01-31T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-021\/roosegaarde-a-interactive-sustainable-world\/"},"modified":"2020-10-23T11:23:16","modified_gmt":"2020-10-23T10:23:16","slug":"roosegaarde-a-interactive-sustainable-world","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/roosegaarde-a-interactive-sustainable-world\/","title":{"rendered":"Daan Roosegaarde. Un mondo interattivo e sostenibile"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\"><span class=\"titoloscuro\"><strong>Daan Roosegaarde<\/strong> <\/span>(1979) \u00e8 un giovane scultore e architetto. Lavora a Rotterdam, nei Paesi Bassi, dove ha da poco inaugurato lo <strong><span class=\"testoscuro\">Studio Roosegaarde<\/span><\/strong>, uno spazio di progettazione e creazione di sculture ed architetture interattivi ad alta tecnologia.<\/p>\n<p align=\"justify\">Daan ha studiato all&#8217;<strong><span class=\"testoscuro\">Academie of Fine Arts di Enschede, e si \u00e8 perfezionato al Berlage Institute \u0096 Laboratorio di Architettura di Rotterdam<\/span>.<\/strong> Esplora da sempre la relazione dinamica tra uomo, architettura e nuovi media. Progetta e realizza sculture in cui tecnologia e corpo umano entrano in collisione. Questa interazione genera una condizione di estrema vicinanza tra pubblico e spazio, che tendono ad immergersi l&#8217;uno nell&#8217;altro.<\/p>\n<p align=\"justify\">Durante il 2006 i progetti di Daan Roosegaarde sono stati presentati a <strong><span class=\"testoscuro\">Montevideo <\/span> (Netherlands Media Art Institute, Amsterdam), al <span class=\"testoscuro\">NAI <\/span> (Netherlands Architecture Institute, Rotterdam) ed al <span class=\"testoscuro\">V2 <\/span> (Institute for Unstable Media, Rotterdam)<\/strong>. La sua ultima scultura <strong><em><span class=\"testoscuro\">Flow <\/span><\/em><\/strong> \u00e8 presente alla<strong> <span class=\"testoscuro\">Triennale di Ljubljana<\/span>, <\/strong>in Slovenia. while here you can see all his early works <a href=\"http:\/\/www.studioroosegaarde.net\/project\/more-works\/photo\">http:\/\/www.studioroosegaarde.net\/project\/more-works\/photo<\/a><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan5.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25674\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan5.png\" alt=\"daan5\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan5.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan5-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Non si pu\u00f2 dire che tu prosegua lentamente nel lavoro di progettazione e realizzazione delle opere. Dal 2001, con <strong><em>22 Beds<\/em><\/strong>, all&#8217;inizio del 2007, con <em><strong>Flow 5.0<\/strong> <\/em>alla Triennale di Ljubljana, hai ideato e realizzato ben 11 progetti, tra cui gli ultimi 5 sono interattivi. Non perdi tempo\u0085<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Daan Roosegaarde<\/span>:<\/strong> Beh no. Si pu\u00f2 dire che la pazienza non sia mai stata una delle mie virt\u00f9!<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Vista la determinazione con cui procedi, sono curiosa di sapere come hai sviluppato questo percorso, che ha sicuramente basi ed obiettivi solidi. Parlando dei tuoi lavori pi\u00f9 recenti<em><strong> Liquid Space, Wind, Dune e Flow<\/strong><\/em>, come si sono sviluppati? Qual \u00e8 il filo rosso che li lega? Come sei arrivato ad unire arte e tecnologia, scultura ed architettura?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Daan Roosegaarde<\/strong>: <\/span> Appena uscito dall&#8217;Accademia ho viaggiato nel sud dell&#8217;Europa. Nel deserto del Marocco sono rimasto affascinato dai paesaggi: l&#8217;orizzonte sempre presente come una linea astratta e continuamente sotto l&#8217;influenza dei nomadi in viaggio. Ho fatto un sacco di disegni in quel periodo. Tornato in Olanda volevo tradurre quegli schizzi in qualcosa di materiale: questa \u00e8 la fascinazione di uno scultore. Basandomi su quei disegni ho realizzato <span class=\"testoscuro\"><em>22 Beds<\/em> <\/span> (2001), che \u00e8 composto di reti da letto piegate con il calore in forme fluide e trasformate in un paesaggio dinamico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nonostante fosse un lavoro interessante, mancava qualcosa di fondamentale: l&#8217;attivit\u00e0. Fare arte per me \u00e8 come avere un sapore in bocca di cui non conosci gli ingredienti. A partire da questa sensazione ho iniziato ad esplorare: leggere, scrivere, viaggiare, parlare\u0085per trovare i giusti ingredienti. Ho capito che la cosa pi\u00f9 importante per me era il processo creativo, con tutte le sue dinamiche, il disegno e la costruzione. La scultura statica \u00e8 come vento chiuso in una bottiglia: non \u00e8 pi\u00f9 vento. Cos\u00ec ho iniziato a lavorare sull&#8217;idea che il visitatore dovesse essere parte integrante dell&#8217;installazione in tempo reale. La tecnologia \u00e8 diventata presto una necessit\u00e0. Non sono quella che si potrebbe definire una persona tecnologica, ma fu in conseguenza di questa scoperta che lo divenni.<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Sentirti dire che non sei una persona &#8220;tecnologica&#8221;, effettivamente stupisce!<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong>Daan Roosegaarde: <\/strong>No, \u00e8 cos\u00ec, sono realmente interessato all&#8217;aspetto umano della ricerca: l&#8217;architettura, la tecnologia mi interessano perch\u00e9 sono strettamente connesse agli aspetti generativi e sensibili della realt\u00e0. Con me lavorano ingegneri e tecnici che si occupano prettamente degli aspetti tecnici delle opere.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan2.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25675\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan2.png\" alt=\"daan2\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan2.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan2-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Potremmo dire che &#8220;pi\u00f9 la cosa diventa umana, pi\u00f9 ti avvicini a quello che stai cercando\u0085&#8221;&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Daan Roosegaarde:<\/strong> <\/span>Esattamente, questo tipo di esplorazione \u00e8 il centro del mio lavoro. Ho una tensione quasi masochistica a mettermi in situazioni che non conosco e la vera sfida per me \u00e8 proprio quella di creare una nuova grammatica attraverso cui comunicare. Ad esempio, lo spostamento da un&#8217;Accademia di Belle Arti al Berlage Institute (un laboratorio post laurea di architettura) \u00e8 un vero e proprio cambiamento della grammatica che non rende necessariamente pi\u00f9 semplice la tua vita, ma che di sicuro aiuta a scoprire i tuoi parametri.<\/p>\n<p align=\"justify\">Vorrei realizzare delle sculture che abbiano lo stesso parametro di diversit\u00e0 nel loro aspetto. <strong><span class=\"testoscuro\">&#8220;Liquid Construction&#8221;<\/span> <\/strong>infatti \u00e8 una serie di sculture interattive che reagiscono al suono e al movimento del visitatore. Qui l&#8217;ingrediente principale \u00e8 proprio l&#8217;interazione umana. E sono anche connesse l&#8217;una all&#8217;altra dal loro nome, che si riferisce sempre a qualcosa di fisico (la natura) e di virtuale (l&#8217; <em>upgrade<\/em>). <strong><em><span class=\"testoscuro\">Liquid Space <\/span><\/em><\/strong>\u00e8 un<em>a <\/em>specie di guscio interattivo che si attiva con il suono e con le emozioni, cambiando toni, luminosit\u00e0 e dimensione a seconda dell&#8217;intensit\u00e0 delle sensazioni umane. \u00c8 un animale interattivo. <strong><em><span class=\"testoscuro\">Wind <\/span><\/em><\/strong>\u00e8 un oggetto pi\u00f9 sensibile in cui dei ventilatori appesi a una parete reagiscono alla voce ed al movimento, mettendo in moto centinaia di fibre che seguono il visitatore. <strong><em><span class=\"testoscuro\">Dune <\/span><\/em><\/strong> \u00e8 invece un territorio interattivo, un paesaggio di fibre reattive e luminose attraverso cui camminare.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Quest&#8217;ultimo lavoro e anche <em>Flow 5.0 <\/em> sono progetti site-specific. Con <em>Dune 4.0 <\/em>, ad esempio, hai raggiunto l&#8217;audience selezionata di Montevideo. Cosa succederebbe se decidessi di installare le tue sculture senza preavviso in mezzo a delle piazze, in un luogo qualunque, pubblico?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Daan Roosegaarde:<\/strong> <em>Dune 4.0 <\/em><\/span> \u00e8 nato per <span class=\"testoscuro\">Montevideo \u0096 il Netherland Media Art Institute di Amsterdam<\/span> \u0096 e come tutti gli altri lavori \u00e8 stato esposto nei Paesi Bassi e all&#8217;estero e poi implementato allo <span class=\"testoscuro\">Studio Roosegrade<\/span> per essere inserito in spazi pubblici. Sono estremamente interessato alla &#8220;scala&#8221; dei miei lavori, alla relazione che si instaura tra il corpo e l&#8217;ambiente circostante. Tutto cambia se sopra le nostre teste abbiamo un soffitto di 10 cm o di 10 metri. Il punto chiave del mio lavoro \u00e8 diventato capire come usare e differenziare questi parametri per personalizzare lo spazio in base al pubblico. Essere un artista \u00e8 per me un compito da giocoliere: artisticamente, finanziariamente, concettualmente. Nella capacit\u00e0 di sintonizzare questi elementi risiede la propria qualit\u00e0 artistica e la propria autenticit\u00e0. Ogni contesto in cui si situa un lavoro (dalla <em>concerthall <\/em> al museo) fa emergere diverse qualit\u00e0 dell&#8217;opera, che si fa a volte pi\u00f9 sensuale, pi\u00f9 integrata e altre anche pi\u00f9 pericolosa\u0085.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25676\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan1.png\" alt=\"daan1\" width=\"680\" height=\"681\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan1.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan1-150x150.png 150w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan1-300x300.png 300w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan1-125x125.png 125w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Non \u00e8, dunque, sottile la linea che separa il coinvolgimento dell&#8217;<em>audience<\/em>, l&#8217;interazione, dalla manipolazione del visitatore, dalla confusione tra la libert\u00e0 di chi interagisce con l&#8217;opera e l&#8217;ordine tecnico di ci\u00f2 che la scultura \u00e8 programmata per fare?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Daan Roosegaarde: <\/span><\/strong>Certo, c&#8217;\u00e8 un confine sottile tra l&#8217;uso che si pu\u00f2 fare del proprio pubblico e l&#8217;intenzione di offrirgli spazi nuovi d&#8217;azione. L&#8217;arte esplora, cerca di re-inventare la propria grammatica; mentre il commercio tende ad una sicurezza emozionale che incontri l&#8217;ambiente dei possibili clienti. Quello che interessa a me \u00e8 far nascere una relazione, costruire a pi\u00f9 livelli un dialogo, un equilibrio tra la scultura e l&#8217;uomo. Appunto per quello che dicevo all&#8217;inizio: non \u00e8 la tecnologia, ma lo spazio personale e umano di intervento ad attrarmi. Quando scegliamo e quando seguiamo solamente quello che gi\u00e0 \u00e8 presente? Il visitatore gi\u00e0 intuitivamente si confronta con questa questione interagendo con l&#8217;opera d&#8217;arte.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> E quanti livelli di interazione puoi rintracciare nella tua esperienza tra opera e pubblico?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong class=\"testoscuro\">Daan Roosegaarde: <\/strong> Il lavoro reagisce al suono e al movimento. In accordo con questi <em>input<\/em>, il <em>software <\/em> regola e innesca diversi atteggiamenti; ad esempio se chi interagisce si muove con passo frenetico, lo stesso far\u00e0 la scultura. Nel contempo, il lavoro sviluppa una propria personale attivit\u00e0 che seduce lo spettatore e lo chiama a partecipare. C&#8217;\u00e8 chi si ferma 1 secondo, 1 minuto, 10 minuti: a ognuno corrisponde una diversa risposta. Se batti forte le mani, otterrai un chiaro effetto; pi\u00f9 persone che applaudono pi\u00f9 volte noteranno che la scultura reagisce in modo diverso, perch\u00e9 il <em>software <\/em> riconosce il contrasto e l&#8217;attivit\u00e0 seriale. Altri registreranno la differenza tra l&#8217;interazione del singolo rispetto a quella di un gruppo. Ogni cosa tende a creare ambienti differenti per l&#8217;esplorazione umana.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/73261453?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" width=\"680\" height=\"382\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> L&#8217;interattivit\u00e0 \u00e8 dunque in grado di modificare lo &#8220;status&#8221; del visitatore in qualcosa di diverso? \u00c8 una forma nuova di dialogo con lo spazio, che implica un&#8217;idea innovativa del design, dell&#8217;uso di abitare i luoghi, dagli ambienti privati a quelli pubblici?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Daan Roosegaarde:<\/strong> <\/span> L&#8217;interazione con il pubblico \u00e8 per me l&#8217;aspetto pi\u00f9 entusiasmante della ricerca. C&#8217;\u00e8 una parte rigida, formata dai materiali e dall&#8217;architettura, e una parte flessibile: il <em>software <\/em> e il comportamento dell&#8217;uomo. L&#8217;istante in cui questi due aspetti si incontrano rappresenta il punto di progresso. L&#8217;ingrediente principale \u00e8 l&#8217;interazione: c&#8217;\u00e8 un attimo particolare in cui il visitatore si avvicina all&#8217;opera e si rende conto che la realt\u00e0 del lavoro si sintonizza con il suo modo di porsi. Non osserva pi\u00f9, ma partecipa.<\/p>\n<p align=\"justify\">E con un&#8217;installazione come <span class=\"testoscuro\"><em>Dune 4.0<\/em> <\/span> si va un passo oltre: il visitatore diventa un performer, nel senso che l&#8217; audience diviene un elemento essenziale dell&#8217;identit\u00e0 del lavoro. Tutto accade in un ambiente super-naturale: camminare attraverso un corridoio in cui la tecnologia collima con il corpo che vi si trova, come un&#8217;estensione reale della sua pelle \u0096 come in un'&#8221;Alice nel paese delle tecno-meraviglie&#8221;. Nel contemporaneo, il mondo fisico e quello virtuale sono sempre pi\u00f9 vicini: scompariranno le affissioni pubblicitarie, e le informazioni che vorremo saranno trasmesse attraverso mezzi tecnologici, collegati sempre pi\u00f9 intimamente al nostro corpo e alle nostre esigenze. In questo senso, le mie sculture sono come un secondo livello di esperienza personale e di informazione, che si sovrappone all&#8217;architettura esistente; un&#8217;interfaccia dinamica. Il presente \u00e8 relativo. Gli spazi pubblici sono in continua trasformazione: \u00e8 nelle pieghe di questa trasformazione che vorrei creare un ambiente che sia veramente personalizzato, per il tempo in cui lo si vive. Che reagisca in modo diverso in relazione a chi lo frequenta. Nella migliore delle ipotesi l&#8217;opera diventa uno strumento di mediazione, un luogo per la comunicazione attraverso l&#8217;interazione umana.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/player.vimeo.com\/video\/43466752?title=0&amp;byline=0&amp;portrait=0\" width=\"680\" height=\"382\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> In che modo arte, tecnologia, architettura si integrano? La tecnologia \u00e8 essa stessa una struttura indipendente, o soltanto un medium che permette di ottenere dei risultati in campo creativo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Daan Roosegaarde:<\/strong> <\/span> La tecnologia \u00e8 uno strumento, cos\u00ec come una matita: ha in s\u00e9 gli stessi intrinseci valori se \u00e8 utilizzata in campo artistico. Usarla in opere interattive contiene in s\u00e9 un curioso paradosso: la tecnologia dovrebbe emergere naturalmente dalle mie sculture nel momento di attivazione dell&#8217;interattivit\u00e0, ma affinch\u00e9 sia cos\u00ec, deve funzionare perfettamente, e quindi essere programmata al millimetro. Per questo motivo lavoro con ingegneri, programmatori, costruttori di materiali; talvolta realizzo i miei prototipi, oppure sviluppo sezioni speciali di <em>software <\/em> o utilizzo ricerche in campo elettronico provenienti da fonti esterne. Proprio a questo scopo ho lanciato lo Studio Roosegaarde, che funziona come un laboratorio per progetti di arte e tecnologia, una piattaforma che include la ricerca.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sono un grande sostenitore della &#8220;velocit\u00e0&#8221;: quando qualcosa \u00e8 in movimento \u00e8 anche in trasformazione. Tutti i progetti di <em><span class=\"testoscuro\">Liquid Construction<\/span> <\/em>sono cos\u00ec: in uno stato costante di <em>copy\/morph<\/em>, cercano l&#8217;un l&#8217;altro le proprie uguaglianze e differenze. Le relazioni mi ossessionano. Perch\u00e9 le cose reagiscono tra loro? Perch\u00e9 appaiono in un modo anzich\u00e9 in un altro? L&#8217;interattivit\u00e0, in questo senso, non \u00e8 soltanto presente tra visitatore ed opera, ma \u00e8 se stessa un ingrediente in costante mutamento nella scultura stessa, una delle sue essenze. Questa \u00e8 per me l&#8217;idea di bellezza: avere la capacit\u00e0 di essere svariate cose nello stesso tempo.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Osservando dall&#8217;esterno le tue sculture mi viene subito in mente un concetto fondamentale ed attuale: la sostenibilit\u00e0. Cosa pensi di un&#8217;arte, un&#8217;architettura, un&#8217;urbanit\u00e0 sostenibile?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Daan Roosegaarde:<\/span> <\/strong>Penso che ci siamo: questo tema attrae sempre di pi\u00f9 la mia attenzione. Sintonizzarsi con le esigenze del nostro tempo e i bisogni del momento: questi aspetti riguardano per certo l&#8217;interattivit\u00e0, e sono sicuro che nel futuro prossimo i benefici ecologici del suo utilizzo saranno un fattore importante. Mi interessa di pi\u00f9 interagire con ambienti urbani, per portare un valore aggiunto nell&#8217;habitat quotidiano, come un parcheggio inguardabile che va integrato all&#8217;ambiente, piuttosto che essere presente a un Expo d&#8217;Arte in un bellissimo padiglione\u0085Anche le citt\u00e0 devono iniziare a confrontarsi con le funzioni emergenti degli spazi pubblici. Quale sar\u00e0 la funzione della natura in un ambiente a totale urbanizzazione? Forse comprender\u00e0 non solo alberi e verde, ma anche un <em>update <\/em> alla natura, una Natura 2.0.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan4.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25678\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan4.png\" alt=\"daan4\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan4.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan4-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Questi temi sono attualissimi, e di grande impatto pubblico. Come si rapportano alla politica? Non credi che le tue creazioni possano essere appetibili per soddisfare certi meccanismi di un sistema come quello dell&#8217;arte?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Daan Roosegaarde<\/strong>: <\/span>Devo dire che i Paesi Bassi hanno una ricca industria che cerca di incorporare sviluppi creativi nel proprio <em>business<\/em>. Per i miei progetti interattivi ho concluso accordi con diversi <em>partners<\/em>. Le compagnie olandesi hanno realizzato di dover fare di pi\u00f9 che la semplice compra-vendita, e hanno iniziato a lanciare a livello comunicativo i propri prodotti. Questo mi aiuta nella ricerca e nell&#8217;elaborazione di progetti di alta qualit\u00e0, che possono affrontare anzitutto le questioni legate al pubblico negli spazi urbani. Ad esempio, ho da poco incontrato una compagnia di elettricit\u00e0, che ha ritenuto interessante uno dei miei lavori proprio per le sue caratteristiche interattive. Hanno valutato che fosse un&#8217;ottima soluzione per affrontare il problema della sicurezza in zone poco illuminate della citt\u00e0: la luce che si sprigiona dalla scultura all&#8217;avvicinarsi dell&#8217;uomo, e che illumina l&#8217;ambiente circostante, potrebbe prevenire alcune spiacevoli situazioni. Anche se questo argomento rimanda inevitabilmente all&#8217;uso-abuso o controllo del fruitore\u0085 In ogni caso credo che l&#8217;interattivit\u00e0 possa realmente cambiare e migliorare la nostra realt\u00e0 urbana, se usata correttamente.<\/p>\n<p align=\"justify\">Quanto all&#8217;approccio con il sistema dell&#8217;arte, la separazione che ancora esiste tra un&#8217;espressione come la pittura e l&#8217;uso creativo della tecnologia, disturba, a mio parere, lo sviluppo e l&#8217;innovazione che i nuovi media possono portare. Mi sembra che Paesi emergenti, in cui la tecnologia \u00e8 stata recentemente introdotta, ad esempio Slovenia o Corea del Sud, abbiamo un potenziale molto elevato nel diventare territori fertili e creativi.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan6.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-25680\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan6.png\" alt=\"daan6\" width=\"680\" height=\"496\" srcset=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan6.png 680w, https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2007\/01\/daan6-300x218.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Silvia Scaravaggi:<\/strong> Non a caso <em>Flow<\/em>, il tuo ultimo lavoro, si trova attualmente alla Triennale di Ljubljana. Nuovi territori da esplorare? Che progetti hai per il futuro?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testoscuro\">Daan Roosegaarde: <\/span><\/strong> Con <em>Flow <\/em>ho pensato a qualcosa di estremamente semplice. Una parete di 20 metri composta da ventilatori che interagiscono con l&#8217;ambiente circostante. Doveva essere qualcosa di terribilmente ordinario e allo stesso tempo nuovo: cos\u00ec semplice, cos\u00ec facile, da sembrare comune. L&#8217;idea di flessibilit\u00e0 sta alla base di questa nuova ricerca, e la sua utilit\u00e0 anche. Un&#8217;opera come <em>Flow 5.0 <\/em> potrebbe essere perfettamente integrata negli spazi chiusi di una discoteca, o in ambienti con problemi di alte temperature, come gli ospedali in India. Voglio guardare sempre di pi\u00f9 alle potenzialit\u00e0 future. Sono a caccia di nuovi spazi da manovrare; in questo senso il 2007 sar\u00e0 un anno esaltante! Dalle industrie automobilistiche alle fondazioni d&#8217;arte. Ci\u00f2 che deve restare chiaro \u00e8: in che modo il contesto pu\u00f2 attivare nuove potenzialit\u00e0 dell&#8217;opera? Voglio veramente muovermi nella direzione di architetture e spazi pubblici. Pi\u00f9 sar\u00e0 ordinario l&#8217;ambiente in cui lavorare, pi\u00f9 il lavoro funzioner\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">I luoghi condivisi sono sempre molto complessi. Un test in questo senso me sar\u00e0 l&#8217;evento <span class=\"testoscuro\">Explorations in Art &amp; Technology<\/span>, in programma il <span class=\"testoscuro\">15 febbraio 2007 allo Studio Roosegaarde<\/span>, quando metter\u00f2 a disposizione del pubblico tutte le sculture create, e avr\u00f2 uno strumento efficace per verificare in che modo il visitatore interagisce con il mio lavoro e discuterne le funzionalit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u00ec avr\u00f2 per un giorno le mie dune!<\/p>\n<hr \/>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.studioroosegaarde.net\/?project_id=5%20\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.studioroosegaarde.net<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.studioroosegaarde.net\/?project_id=6\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.studioroosegaarde.net\/?project_id=6<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Daan Roosegaarde (1979) \u008f un giovane scultore e architetto. 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