{"id":10103,"date":"2006-12-06T12:00:00","date_gmt":"2006-12-06T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-020\/motus-essential-return\/"},"modified":"2020-10-23T10:54:46","modified_gmt":"2020-10-23T09:54:46","slug":"motus-essential-return","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-020\/motus-essential-return\/","title":{"rendered":"Motus. Ritorno Essenziale"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Il <span class=\"testoscuro\">Teatro Maddalene <\/span> di Padova, all&#8217;interno della rassegna <span class=\"testoscuro\">Contrappunti 06- 07<\/span>, ha ospitato lo scorso 24 novembre il nuovo spettacolo videoperformativo dei <span class=\"testoscuro\">Motus , A place [that again]<\/span> , pi\u00e8ce diretta da <span class=\"testoscuro\">Daniela Nicol\u00f2 <\/span>ed <span class=\"testoscuro\"> Enrico Casagrande <\/span>tratta da <em>All strange away <\/em>di <span class=\"testoscuro\">Samuel Beckett. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Occasione unica per riassaporare un ritorno, una tranquilla degustazione scenica, corporea e visiva ridotta ai minimi termini, senza particolari dispositivi trascendenziali, niente parola, niente interazione, niente luogo come eccesso installativo. Lo spettacolo \u00e8 il tentativo di descrivere l&#8217;anticamera dell&#8217;attesa della morte, una riflessione sulla rappresentazione, una descrizione dell&#8217;inesistente. Si indaga il rapporto fra attore e piano bidimensionale illuminati solamente di luce bianca. Uno schermo bianco e una teca trasparente al centro del palco sono i presupposti della performance silenziosa e raffinata, simultanea e poetica, in cui due attori giovanissimi abitano il loro tempo fra movimenti sensuali ed eccessi erotici.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;accento \u00e8 messo sulla lentezza dell&#8217;azione, sull&#8217;essenzialit\u00e0 umana, su questo gioco di sguardi e segni, di entrate e uscite, di neri e bianchi, di carni. E poi ancora disegni con i pennarelli e sfilate in sincronia alternate a godimenti malinconici. Contenitore invisibile. Ed ecco il senso della vita solitaria, imprigionata, immobilizzata. Luce nera, bianco, ancora luce, buio. Parole infinite che escono dal video e scorrono nel video, la societ\u00e0 dello spettacolo ci si presenta senza pi\u00f9 significati fino alla nostra fine. Montaggio, suoni, geometrie che delimitano. Cosi come \u00e8, senza veli ne artefatti, immediatezza e ossessione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag20\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Motus <\/span>torna a lavorare su Beckett dopo dieci anni: risale infatti al 1994-95 lo spettacolo che ha coalizzato la compagnia rendendola capace di abitare-trasformare luoghi non teatrali con delle vere e proprie &#8220;invasioni&#8221; artistiche, ovvero <span class=\"testoscuro\">L&#8217;occhio belva<\/span> . Gi\u00e0 il titolo dello spettacolo deriva da una definizione beckettiana, quella che usa per nominare la camera da presa\u0085 e lo spettacolo tutto ruotava attorno a questa ossessione per lo sguardo, anche se i principali riferimenti erano Quad e lo Spopolatore . L&#8217; Occhio Belva \u00e8 stato un grande atto d&#8217;amore per le liriche visive di Beckett, per il periodo &#8220;bianco&#8221;, fatto di &#8220;atti senza parole&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">&#8220;Azione. Un luogo, ancora quello. Mai un&#8217;altra domanda. Un luogo, poi qualcuno, ancora quello. Di nuovo Beckett dopo 15 anni per Ripartire da l\u00ec . Pick it up. Ancora le sue scarne parole che ci perseguitano come quella luce abbagliante che invade e folgora. Ovunque. Never see, never find, no end, no matter . Ancora quello spazio vuoto. Bianco. Assoluto. Dove tutto si vede. In cui tutto precipita. Senza alternative. All strange away. Diabolico tentativo di\u00a0 fermare il tempo, di dilatare l&#8217;istante del trapasso, definitivo, verso il momento in cui\u00a0 &#8220;nessun rumore di respiro \u00e8 percepibile&#8221;. Immagina gli occhi bruciati azzurro cenere e le ciglia scomparse. Solo carne silenziosa. Mangiata dallo sguardo. Occhio belva . Che cerca negli angoli senz&#8217;ombra. La cinepresa filma indaga entra nelle pieghe della pelle. Con rigore scientifico. Espone. Cos\u00ec \u00e8 la morte, o meglio, la caduta secondo Beckett. Precipitare all&#8217;inferno dove l&#8217;immaginazione muore. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 visione? O forse il vedere inizia da l\u00ec? Stop. Ora decidiamo di tornare su quelle linee &#8211; nello spazio di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato &#8211; come un\u00a0 viaggio d&#8217;Orfeo &#8211; sapendo di rischiare &#8211; sapendo che potremmo\u00a0 vedere il dissolvimento &#8211; il nulla &#8211; ci proviamo non cercando il possesso &#8211; per lavorare sul Beckett non-teatrale, cos\u00ec essenziale e depurato, occorre essere posseduti.\u00a0 Entriamo di nuovo nelle straordinarie descrizioni di una &#8220;dimora per corpi&#8221; geometrica fatta di linee e lettere all&#8217;interno della quale i corpi si muovono appena, in attesa di una fine che tarda ad arrivare\u0085 dove l&#8217; Imagination va immaginata morta e l&#8217; unico assoluto \u00e8 il tempo che scorre.\u00a0 L&#8217; unico modo per sottrarsi al flusso temporale \u00e8 &#8211; (come avrebbe detto Murphy)- &#8221; andar via da s\u00e8 &#8221; &#8211; sedersi su una sedia dondolo e dondolare &#8211; rannicchiarsi all&#8217; ombra di una pietra &#8211; come Belaqua &#8211; l&#8217; indolente del Purgatorio\u00a0 dantesco &#8211; o lasciarsi abbagliare dalla luce esponendo ogni angolo del proprio corpo a una cinepresa che indaga senza piet\u00e0. Cos\u00ec \u00e8 All strange away , la composizione &#8220;pornografica&#8221; di Samuel Beckett , che non prelude ad alcun paradiso , &#8220;&#8230;..dove la colpa consiste nel non sapere quale e la pena nel\u00a0 continuare a cercarla&#8230;&#8221; . L&#8217;attore \u00e8 ridotto ai minimi termini, esposto sotto una luce accecante cos\u00ec &#8220;Come \u00e8&#8221;. Via ogni egocentrismo &#8211; via ogni ornamento &#8211; ogni inutile parola &#8211; solo Occhio e Oggetto. Ecco, l&#8217; Immagine \u00e8 Fatta, ora&#8230; &#8221;\u00a0 trovi un senso chi pu\u00f2&#8221; .&#8221; (testi di Motus)<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag20\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La collaborazione tra <span class=\"testoscuro\">Enrico Casagrande e Daniela Nicol\u00f2<\/span>, fondatori e direttori artistici della compagnia, inizia nel 1990 e si concretizza nella produzione di <span class=\"testoscuro\">Stati d&#8217;Assedio <\/span>, primo lavoro indipendente, ispirato all&#8217;omonimo testo di Albert Camus. Il nome attuale della compagnia risale per\u00f2 all&#8217;anno successivo, anno in cui il gruppo inizia ad occuparsi di Samuel Becket, un autore che Motus esplorer\u00e0 in diversi spettacoli e che fa sentire distintamente la propria eco anche nelle ultime performances. A Becket si ispirano <span class=\"testoscuro\"><em>Strada Principale <\/em> e <em>Strade Secondarie<\/em><\/span> (1991 \u0096 il cui nome deriva da un&#8217;opera di Paul Klee), <span class=\"testoscuro\">Ri-partire da l\u00ec <\/span>(1992), infine <span class=\"testoscuro\">L&#8217;occhio Belva <\/span> (1995) su cui viene elaborato anche il video omonimo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Lo spettacolo debutta all&#8217; <span class=\"testoscuro\">Interzona<\/span> di Verona all&#8217;interno di una cella frigorifera 70 m x 30 in metallo che lo spettatore \u00e8 costretto ad attraversare in un percorso itinerante, tra installazioni sonore e visive. Solo allucinazioni riempiono lo spazio freddo, svuotato, dove le ossessioni di ognuno trovano rimbombo. In questo &#8220;purgatorio becketiano&#8221; l&#8217;occhio si muove alla ricerca di una memoria, infine di un senso che probabilmente non riuscir\u00e0 mai a toccare. Svuotamento, attesa, desolazione sono temi che in Becket e in altri autori hanno nutrito il percorso di Motus . Nel 1994, la casa della compagnia ospita lo spettacolo itinerante <span class=\"testoscuro\">Cassandra. Interrogazioni sulla necessit\u00e0 dello sguardo <\/span>(1994), ispirato a Cassandra di Krista Wolf.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag20\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Dedicato invece a <span class=\"testoscuro\">J. G. Ballard<\/span>, autore di fantascienza, \u00e8 lo spettacolo <span class=\"testoscuro\">Catrame <\/span>(1995), interamente ambientato all&#8217;interno di una scatola di plexiglas trasparente di 8&#215;3 m. In questa messa in scena <em>&#8220;Il rapporto con lo spazio \u00e8 sconvolto rispetto a tutti i precedenti lavori, il campo operativo del corpo \u00e8 chiuso, separato dall&#8217;ambiente esterno da tutti i lati, una sorta di cella d&#8217;isolamento, sterilizzata, un sottovuoto, come sottovuoto \u00e8 la percezione continua che abbiamo del mondo, dall&#8217;abitacolo dell&#8217;automobile allo schermo televisivo&#8221; <\/em>. Nel 1997, Motus si cimenta in <span class=\"testoscuro\">Orlando Furioso impunemente eseguito da MOTUS <\/span>, spettacolo in sei tracce che &#8220;sventra&#8221; il poema di Ariosto per strapparne i nodi profondi e riprodurli nell&#8217;esecuzione scenica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non si tratta di &#8220;rappresentare&#8221; l&#8217;Orlando furioso con le sue battaglie e i suoi amori, ma di &#8220;eseguirlo&#8221;. Sono due le cose che interessano Motus : la struttura circolare e labirintica dell&#8217;opera, e, parallelamente, l&#8217;ossessione feticista di Orlando per Angelica. Si tratta in fondo di due ossessioni gemelle, una sul piano del linguaggio l&#8217;altra sul piano del contenuto, che fanno eco a un&#8217;analoga ossessione, quella del teatro alla continua ricerca di uno sguardo e di una carne vera; <em>&#8220;facciamo una croce sulla rappresentazione, per scavare in profondo, per fare uscire sangue e mettere a nudo la vergogna&#8230;&#8221; <\/em>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag20\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ampio e impegnativo \u00e8 il <span class=\"testoscuro\">Progetto Rooms <\/span>, che prende il via da un viaggio di Enrico e Daniela nei deserti dell&#8217; Arizona e del Nevada, e che procurer\u00e0 alla compagnia il terzo dei <span class=\"testoscuro\">Premio Speciale Ubu <\/span>per &#8221; il gioco di sdoppiamento delle immagini e del racconto nell&#8217;evoluzione del Progetto Rooms&#8221; . Il lavoro si realizza in pi\u00f9 tappe: <em>Vancancy Room <\/em>(2001), a sua volta work-in-progress , e <em>Twin Room <\/em>(2002). A Jean Genet si ispira <span class=\"testoscuro\">Splendid&#8217;s <\/span>(2002), ma i due autori che pi\u00f9 hanno segnato l&#8217;ultima produzione di Motus sono Pasolini e Fassbinder.<\/p>\n<p align=\"justify\">A Pasolini \u00e8 dedicato il progetto<span class=\"testoscuro\"> L&#8217;Ospite<\/span> , di cui fanno parte <em>L&#8217;Ospite <\/em>(2003), ispirato al film Teorema, e <span class=\"testoscuro\">Come un cane senza padrone <\/span>(2004), tratto da Petrolio. La solitudine dell&#8217;uomo contemporaneo, la desolazione dei terrains vagues delle moderne periferie dove il grido rimbomba inumano e infine cade nel vuoto, inascoltato; questi sono i temi che intessono il dialogo tra Motus e Pasolini. Lo squallore della vita borghese, fatta di procedure standardizzate e di scenari asettici, \u00e8 il punto pi\u00f9 distante dalla vita reale, \u00e8 terrain vague, ormai completamente desemantizzato; l&#8217;urlo dell&#8217;artista si alza da questo deserto per scuoterlo, \u00e8 un urlo che si eleva direttamente dalla carne e si fa cos\u00ec inumano, nel tentativo di rilanciare la significazione dal principio.<\/p>\n<p align=\"justify\">A testi, opere e film di Fassbinder \u00e8 invece dedicato il nuovo progetto, inaugurato nella primavera del 2005 e che delinea due sentieri di ricerca. Il primo sentiero approfondisce il tema del potere e dell&#8217;intolleranza, e trova realizzazione in <span class=\"testoscuro\">Pre-paradise Sorry Now ( Piccoli Episodi di Fascismo Quotidiano)<\/span>, dal nome del testo di Fassbinder. Il secondo percorso riprende le atmosfere melodrammatiche di Le lacrime amare di Petra Von Kant, Marta , Un anno con tredici lune , e si ricompone nelle messa in scena di <span class=\"testoscuro\">Rumore Rosa <\/span>(2006).<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.motusonline.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.motusonline.com<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Teatro Maddalene di Padova, all&#8217;interno della rassegna Contrappunti 06- 07, ha ospitato lo scorso 24 novembre il nuovo spettacolo videoperformativo dei Motus, A place [that again], pi\u008fce diretta da Daniela Nicol\u0098 ed Enrico Casagrande tratta da All strange away di Samuel Beckett.<\/p>\n","protected":false},"author":131,"featured_media":29615,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,173],"tags":[63],"class_list":["post-10103","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-020","tag-performing-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Motus. 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