{"id":10084,"date":"2006-11-01T12:00:00","date_gmt":"2006-11-01T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-019\/machinima-by-eddo-stern\/"},"modified":"2020-10-23T10:41:03","modified_gmt":"2020-10-23T09:41:03","slug":"machinima-by-eddo-stern","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-019\/machinima-by-eddo-stern\/","title":{"rendered":"I Machinima Di Eddo Stern"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">La tendenza diffusa a identificare tra loro nuove tecnologie e innovazione, induce spesso a cadere in un altro equivoco piuttosto banale, secondo cui gli artisti new media sarebbero tutti degli innovatori. In realt\u00e0 sono pochi gli artisti capaci di un uso realmente innovativo del mezzo, e ancor pi\u00f9 raramente l&#8217;innovazione produce risultati di qualit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Eddo Stern<\/span> \u00e8 probabilmente uno dei pochi casi in cui entrambe queste promesse vengono mantenute. Israeliano residente a Los Angeles, Eddo Stern ha attirato di recente l&#8217;attenzione con <span class=\"testoscuro\">Dark Game (2006)<\/span>, un prototipo di videogame in cui i due contendenti sono privati, in modi diversi, dell&#8217;uso della vista: un esperimento preceduto da progetti complessi come <span class=\"testoscuro\">Tekken Torture Tournament (2001<\/span>), un torneo a Tekken 3 in cui i colpi ricevuti dagli avatar venivano trasmessi ai partecipanti sotto forma di scosse elettriche; <span class=\"testoscuro\">Cockfight Arena (2001)<\/span> , una performance in cui i partecipanti controllavano il loro avatar sullo schermo \u0096 un pennuto impegnato in una battaglia fra galli \u0096 con il proprio corpo mascherato e ricoperto di sensori; <span class=\"testoscuro\">Runners (1999 \u0096 2000)<\/span>, in cui il giocatore controlla, con gli stessi movimenti del mouse, tre diversi avatar in Everquest, arrivando a dover scegliere quale adottare e quali sacrificare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Su un altro versante, Eddo Stern ha sperimentato con il video, realizzando, in tempi non sospetti, alcuni notevoli esempi di <span class=\"testoscuro\">machinima<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il primo, <span class=\"testoscuro\">Sheik Attack<\/span>, risale al 1999, ma dimostra gi\u00e0 una straordinaria maturit\u00e0. La riflessione sull&#8217;utopia sionista, dal sogno della costruzione dello stato di Israele ai suoi tragici sviluppi recenti, \u00e8 raccontata attraverso una colonna sonora di canti tradizionali israeliani e il montaggio di una serie di scene girate in giochi come <span class=\"testoscuro\">Sim City, Delta Force, Command &amp; Conquer<\/span>. La bassa risoluzione del girato \u00e8 in stridente contrasto con il potente impatto emotivo della colonna sonora, mentre Stern riesce a trasformare in una risorsa i limiti espressivi del mezzo: la natura ripetitiva dei gesti, la mancanza di dialogo, e soprattutto la visione in soggettiva, che sembra scaricare sullo spettatore la responsabilit\u00e0 delle azioni compiute dai protagonisti (come l&#8217;assassinio a bruciapelo di una prigioniera) senza che questi abbia la possibilit\u00e0 di intervenire.<\/p>\n<p align=\"justify\">In <span class=\"testoscuro\">Vietnam Romance<\/span>, di qualche anno pi\u00f9 tardi (2003), Stern utilizza ampi frammenti di girato in diversi giochi ispirati alla guerra del Vietnam per omaggiare il corrispondente (e fortunato) filone cinematografico, da Apocalypse Now a Platoon: complice anche una colonna sonora che volge in MIDI alcuni celebri successi degli anni Settanta, nel tentativo di evocare il sentimento di nostalgia che si collega a una guerra da molti di noi vissuta solo tramite Hollywood. Eccezionale in particolare la sequenza di apertura, con la prostituta che sfila in una periferia desolata sulle note di These Boots di Nancy Sinatra, esibendo tutti i suoi poligoni.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Deathstar (2004)<\/span>, infine, \u00e8 un video in cui la violenza \u0096 che si accanisce su un solo corpo, quello di Osama Bin Laden \u0096 \u00e8 cos\u00ec ravvicinata da risultare astratta. Il lavoro monta una serie di sequenze girate in diversi giochi dedicati all&#8217;uccisione del nemico pubblico numero uno, accompagnate dalla colonna sonora della Passione di Cristo di Mel Gibson, quasi a confrontare due versioni diverse \u0096 eppure singolarmente simili &#8211; della rappresentazione mediatica della morte.<\/p>\n<p align=\"justify\">Con <span class=\"testoscuro\">Landlord Vigilante (2006)<\/span>, il suo ultimo machinima (fino a fine ottobre in mostra a Monza), Stern sembra raccogliere finalmente la sfida della creazione di una psicologia individuale, sfidando ancora una volta i limiti del mezzo. Per farlo si avvale della collaborazione di <span class=\"testoscuro\">Jessica Hutchins<\/span>, artista e scrittrice, e si ispira a un personaggio reale, la sua ex padrona di casa: una donna dura e cinica, che guidando un taxi a Los Angeles ha messo da parte un bel gruzzolo di cui si \u00e8 servita per acquistare degli immobili da affittare.<\/p>\n<p align=\"justify\">Convinta che gli inquilini siano degli &#8220;esseri umani difettati&#8221;, Leslie Shirley \u0096 un nome che si \u00e8 inventata nella costruzione del suo credibile e rassicurante personaggio di affittacamere \u0096 capitalizza sulle loro sporche abitudini, cercando di trarre il massimo dal suo investimento, fino a che cade in uno scontro con la criminalit\u00e0 latino-americana che domina i bassifondi di Los Angeles.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/softwareart_domenicoquaranta04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Per dare un contesto credibile a questa narrazione nera, Stern si \u00e8 affidato agli scenari urbani di <span class=\"testoscuro\">GTA San Andreas<\/span>, per passare a<span class=\"testoscuro\"> The Sims <\/span>nel momento in cui ha dovuto mettere in scena la finzione di Leslie Shirley, il suo personaggio di padrona di casa educata e compiacente che vive in un &#8220;country cottage&#8221; lindo e ordinato. In altri termini, per Stern il machinima non \u00e8 un mezzo economico per girare un film tradizionale in un ambiente virtuale, ma un linguaggio dotato di potenzialit\u00e0 espressive proprie, che l&#8217;artista sfrutta per costruire una narrazione.<\/p>\n<p align=\"justify\">Esemplare, a questo proposito, il capitolo &#8220;Mirrors&#8221;. Mentre Leslie Shirley racconta il suo rapporto col proprio corpo e la costruzione progressiva del suo personaggio (avatar?), Stern la riprende in primo piano, davanti a uno specchio, mentre imbraccia una macchina fotografica come fosse un fucile e, puntando il mirino contro se stessa, si scatta delle foto. Sfruttando l&#8217;iconografia dei first person shooter, Eddo Stern illustra un processo (psicologico) di decostruzione e costruzione di una identit\u00e0, mostrando le potenzialit\u00e0 espressive di un linguaggio nuovo, ma che troppo rapidamente si sta abituando a mimare i vecchi media.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.eddostern.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.eddostern.com\/<\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.kcet.org\/explore-ca\/california-stories\/games\/landlord-vigilante\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.kcet.org\/explore-ca\/california-stories\/games\/landlord-vigilante\/<\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.clarart.com\/gamescapes.htm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.clarart.com\/gamescapes.htm<\/a><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.machinima.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.machinima.com\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La tendenza diffusa a identificare tra loro nuove tecnologie e innovazione, induce spesso a cadere in un altro equivoco piuttosto banale, secondo cui gli artisti new media sarebbero tutti degli innovatori. 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