{"id":10081,"date":"2006-11-01T12:00:00","date_gmt":"2006-11-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-019\/lestetica-dei-dati-art-futura-2006\/"},"modified":"2020-10-23T10:39:30","modified_gmt":"2020-10-23T09:39:30","slug":"lestetica-dei-dati-art-futura-2006","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-019\/lestetica-dei-dati-art-futura-2006\/","title":{"rendered":"L&#8217;estetica Dei Dati: Art Futura 2006"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Ed \u00e8 arrivato alla sua diciassettesima edizione il festival <span class=\"testoscuro\">ArtFutura di Barcellona<\/span>, che si \u00e8 svolto dal <span class=\"testoscuro\">26 al 29 ottobre presso gli spazi del Mercat de les Flors<\/span>, nella suggestiva citt\u00e0 del teatro di Montju\u00efc. Il programma di quest&#8217;anno, come neli anni scorsi del resto, era denso e ricco di conferenze, proiezioni, worshop, feste e tavole rotonde.<\/p>\n<p align=\"justify\">Abbiamo seguito la ricchissima rassegna, difficile, forse impossibile da valutare nella sua fieristica globalit\u00e0: abbiamo per\u00f2 cercato di osservare e riportare le nostre impressioni sui lavori visti, sui progetti presentati e sul senso complessivo di un evento culturale e spettacolare di questa portata. Un report, questo proposto da Digicult, che cerca di essere il pi\u00f9 dettagliato possibile senza avere l&#8217;ambizione di poter raccontare un evento di questa portata nella sua globalit\u00e0: un racconto che cerca di avere al contempo una visione precisa e approfondita sulle opere esposte, cos\u00ec come una panoramica generale su un appuntamento che rappresenta uno delle massime rassegne mondiali di spettacolarizzazione della nuova cultura elettronica contemporanea.<\/p>\n<p align=\"justify\">Scendendo quindi nel dettaglia, ha aperto i lavori la proiezione a inviti in anteprima assoluta di <span class=\"testoscuro\">A Scanner Darkly<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/wip.warnerbros.com\/ascannerdarkly\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/wip.warnerbros.com\/ascannerdarkly\/<\/a>), l&#8217;ultima fatica di <span class=\"testoscuro\">Richard Linklater<\/span>. Il film, prossimamente nelle sale europee, \u00e8 la trascrizione cinematografica di uno dei racconti pi\u00f9 famosi di Philip K. Dick, maestro della letteratura fantascientifica, ed \u00e8 stato girato con attori di grande calibro, come Keanu Reeves e Robert Downey Jr., per poi essere convertito in animazione digitale tramite la tecnica della <span class=\"testoscuro\">rotoscopia<\/span>. A Scanner Darkly ha mantenuto un ruolo di protagonista nel corso di tutto il festival: se ne \u00e8 parlato nel corso dell&#8217;incontro con il suo produttore Tommy Pallotta e il trailer veniva proposto ripetutamente nel corso delle proiezioni e i suoi manifesti arredavano le hall del teatro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/newmedia_barbarasansone01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il primo giorno di conferenze sono saliti sulla scena<span class=\"testoscuro\"> Andrew Vande Moere, i Realities United e gli United Visual Artists<\/span>. Si \u00e8 trattato certamente della giornata pi\u00f9 interessante di tutto il festival e dei progetti pi\u00f9 coerenti con il soggetto dell&#8217;edizione 2006.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Andrew Vande Moere<\/span> ha presentato gli sforzi che sta operando <span class=\"testoscuro\">Information Aestethics <\/span>(<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.infosthetics.com\">www.infosthetics.com<\/a>) per trasformare la visualizzazione dei dati in un&#8217;esperienza estetica. Dopo un&#8217;analisi di diverse possibilit\u00e0 di visualizzazione nel corso della quale rifletteva sulla leggibilit\u00e0 e sulla fruibilit\u00e0 delle informazioni fornite, Vande Moere ha proposto una serie di progetti pensati per integrare le informazioni negli oggetti del quotidiano dirigendosi ai cinque sensi: ombrelli o tostapane che trasmettono le previsioni del tempo in forma rispettivamente di codici di colore o di simboli disegnati, chiavi USB che ingrassano proporzionalmente alla quantit\u00e0 di dati che contengono, una cucina &#8220;arricchita&#8221; che informa sul contenuto del frigo o sulla temperatura dell&#8217;acqua prima ancora che si intervenga con il gesto. Idee che ancora suscitano il sorriso, ma che forse permeeranno la quotidianit\u00e0 dei nostri discendenti.<\/p>\n<p align=\"justify\">I <span class=\"testoscuro\">Realities United<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.realu.de\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.realu.de<\/a>) hanno scelto di trattare il tema dell&#8217;estetica dei dati in una forma differente: integrando la tecnologia con l&#8217;architettura. I risultati dei loro lavori sono sempre meravigliose installazioni futuristiche capaci di rivoluzionare l&#8217;atmosfera degli angoli di citt\u00e0 su cui intervengono. Prima di arrivare ai progetti che li hanno resi famosi, hanno concepito soluzioni suggerite dalle restrizioni della vita cittadina. Perch\u00e8, per esempio, chi vive in un appartamento senza un balcone non deve poter sedere un momento all&#8217;aperto per prendere un po&#8217; d&#8217;aria senza uscire di casa? Nel 2001 nasce cos\u00ec <span class=\"testoscuro\">Reinhaus<\/span>, una speciale barra che si monta sulla finestra e che permettere di far scorrere fuori una comoda sedia a sdraio rotante. Nonostante il coraggioso inquilino abbia modo di assicurarsi con una corda, forse per motivi di sicurezza nessuna compagnia ha per ora voluto investire nella realizzazione di questo prodotto, ma sono sempre possibili ulteriori sviluppi. Pi\u00f9 concreti sono stati invece i progetti <span class=\"testoscuro\">Bix<\/span> e <span class=\"testoscuro\">Spots,<\/span>, realizzati in base a una matrice comune rispettivamente alla <span class=\"testoscuro\">Kunsthaus di Graz<\/span> ( <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.kunsthausgraz.at\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.kunsthausgraz.at <\/a>), degli architetti londinesi Peter Cook e Colin Fournier, e sulla facciata dell&#8217;edificio di <span class=\"testoscuro\">Postdamer Platz 10 di Berlino<\/span> ( <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.spots-berlin.de\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.spots-berlin.de <\/a>).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/newmedia_barbarasansone07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Qui la sfida era riuscire a trasformare gli edifici in installazioni mantenendosi entro i margini di un budget molto limitato ed evitando di non trasformare il media streaming in un messaggio pubblicitario. Si poneva inoltre il problema che l&#8217;architettura dura molto a lungo, mentre la tecnologia invecchia molto rapidamente e la loro integrazione doveva poter prevedere una prospettiva che meritasse l&#8217;investimento. Per questo il tutto si \u00e8 risolto con una soluzione semplice ed economica ma di fortissimo impatto: rivestire i pannelli di luci circolari che si comportino come pixel e trasmettano immagini video provenienti dalla televisione o dalle creazioni di videoartisti. Nel caso di Berlino, la struttura \u00e8 stata arricchita con enormi fogli di plastica trasparente con diverse texture. L&#8217;eccezionale risultato ha suggerito il progetto <span class=\"testoscuro\">Nix<\/span>, che consisterebbe in un semplice sistema capace di controllare l&#8217;illuminazione dei palazzi (per esempio i grattacieli dove ci sono solo uffici), senza hardware aggiuntivo, trasformandoli, durante le ore notturne, in enormi giganti di luce animati.<\/p>\n<p align=\"justify\">E la luce \u00e0 anche la materia che plasmano gli <span class=\"testoscuro\">UVA<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.uva.co.uk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.uva.co.uk<\/a>), gi\u00e0 noti per aver creato le spettacolari scenografie di LED che hanno accompagnato i concerti di <span class=\"testoscuro\">Massive Attack e U2<\/span> negli ultimi anni. Il collettivo fa uso di software generativi e di dati tratti da Internet (dal numero degli assassini compiuti negli Stati Uniti in un determinato anno, alla quantit\u00e0 di pizze mangiate in quel momento nel mondo, ai voli in atterraggio in quell&#8217;istante) per creare stringhe di dati, molecole di luce che si scompongono e ricompongono a ritmo di musica, con effetti ottici di grande eleganza. Il loro background \u00e8 piuttosto variegato: si va dal VJing, al Graphic Design, all&#8217;esperienza nella programmazione di videogiochi. E questa loro geniale (ma evidentemente non troppo scontata) identificazione di pixel e luce, mescolata alla loro creativit\u00e0 e spesso ai suggerimenti dati da effetti imprevisti come distorsioni della videocamera, ha trovato applicazione in spettacoli di danza, arredamento di night club, installazioni e performance live, come quella che hanno presentato la notte del sabato presso il tendone <span class=\"testoscuro\">Moviestar del Forum di Barcellona<\/span>, con la musica elettronica di <span class=\"testoscuro\">ScanOne (Jude Greenaway)<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/newmedia_barbarasansone09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La mattinata del venerd\u00ec \u00e8 stata invece dedicata al mondo della <span class=\"testoscuro\">robotica e ancora dell&#8217;architettura ambientale<\/span>, con il corcorso <span class=\"testoscuro\">Vida della Fundaci\u00f3n Telefonica<\/span>, con <span class=\"testoscuro\">Marcel\u00b7l\u00ed Antu\u00f1ez Roca<\/span> e lo studio <span class=\"testoscuro\">Waksman<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Daniel Canogar<\/span>, coordinatore della competizione internazionale <span class=\"testoscuro\">Arte y Vida Artificial, <\/span>di cui a breve saranno pubblicati i vincitori dell&#8217;ottava edizione, (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.fundacion.telefonica.com\/at\/vida\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.fundacion.telefonica.com\/at\/vida\/<\/a>), ha raccontato come e perch\u00e9 \u00e8 nato questo concorso. L&#8217;idea all&#8217;origine era di organizzare un premio per l&#8217;arte elettronica che investigasse la vita artificiale. La Fundaci\u00f3n Telefonica ha accettato di finanziarlo, dando il via a un evento di sempre maggior ripercussione. La giuria \u00e8 costituita da personaggi di diversa estrazione (tecnica o artistica, perch\u00e9 si possano considerare tanto il valore tecnologico quanto quello concettuale) e nel corso di ciascuna edizione si riunisce quattro giorni per discutere e selezionare i progetti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Le domande cui si cerca di dar risposta sono: cos&#8217;\u00e8 la vita artificiale? cosa innalza a livello di opera artistica un progetto di vita artificiale? Domande sicuramente non facili e che evidentemente non hanno ancora trovato una risposta, vista la grande differenza dei progetti selezionati: <span class=\"testoscuro\">Artifauna dell&#8217;olandese Theo Jansen<\/span>, meravigliosa opera scultorea vivente, molto meno semplice di quanto appaia e che non fa uso di tecnologia, ma solo di vento e ingegneria meccanica, appare nella storia dei primi premi insieme per esempio al robot <span class=\"testoscuro\">Tickle, di Erwin Driessens e Maria Verstappen<\/span>, oggetto di design per quanto dotato di un comportamento piuttosto complesso. Interessanti le riflessioni che portano la giuria a concludere il difficile processo di selezione. La versione 8, che richiedeva opere &#8220;site specific&#8221;, \u00e8 stata vinta da <span class=\"testoscuro\">AP0201<\/span>, che trasmette l&#8217;idea di solipsismo comunicativo, di vita artificiale che diventa autonoma e parallela, tagliando fuori l&#8217;umano e impedendogli di accedere alle sue informazioni. Il secondo premio \u00e8 stato assegnato a <span class=\"testoscuro\">Liveform:Telekinetics<\/span>, progetto che investiga lo spazio sociale proponendo sessioni di cucina a distanza. Il terzo premio \u00e8 andato invece a <span class=\"testoscuro\">Divine Methods\/Hidden Motives<\/span>, che assume un significato profondo dal momento che \u00e8 stato installato in una chiesa.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/newmedia_barbarasansone02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Alvaro Rey<\/span> ha presentato invece i lavori dello studio <span class=\"testoscuro\">Waskman<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.waskman.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.waskman.com<\/a>), che si occupa di pubblicit\u00e0 e arte digitale. Tra i loro progetti, alcuni non realizzati, la trasformazione di un quartiere in espansione della citt\u00e0 di Londra, in un grande teatro interattivo a cielo aperto; ma ancora, pubblicit\u00e0 per le apparecchiature mediche della Philips orientate al paziente (e da qui l&#8217;idea di pensare oggetti domestici interattivi, come il lavandino che gocciola sincronizzandosi al battito cardiaco di chi lo tocca), l&#8217;installazione nel parco di San Sebastian di 12 denti di leone alti dai 18 ai 23 metri, fatti di fibre ottiche e led, che si piegano con il vento rilasciando bolle di sapone e con cui si pu\u00f2 interagire tramite SMS. Senza dimenticare il gigantesco schermo Nokia installato a Madrid, dove appare un telefonino che risponde automaticamente agli SMS che gli inviano i passanti o una pubblicit\u00e0 olfattiva in una vetrina dotata di una ragazza in video che, quando si accorge che sta passando una persona, la chiama e soffia su una rosa emettendo realmente profumo. Questo sistema che risponde al soffio \u00e8 stato poi ulteriormente sviluppato in molte forme: dalla pubblicit\u00e0 per l&#8217;azienda di gas Endesa a un padiglione Levis, dove si interagisce con tatuaggi in stile chicano o con scene naturalistiche (fiori, farfalle).<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Marcel\u00b7l\u00ed Antu\u00f1ez Roca<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.marceliantunez.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.marceliantunez.com<\/a>), ha presentato infine la sua teoria della <span class=\"testoscuro\">Transpermia<\/span>, ossia l&#8217;inverso dell&#8217;idea secondo la quale milioni d&#8217;anni fa spore di materia organica cadendo sulla terra la fecondarono e diedero origine alla vita. La Transpermia sarebbe quindi il processo di ritorno dell&#8217;uomo all&#8217;universo, per esempio attraverso protesi che estendono i sensi o che permettono l&#8217;identificazione con altri esseri viventi. La visionaria fantasia di Marcel\u00b7l\u00ed ha cercato di immaginare cosa faremo nel molto tempo libero che avremo a disposizione quando tutto sar\u00e0 meccanizzato e non ci sar\u00e0 pi\u00f9 bisogno di lavorare e lo ha proposto con le sue divertenti animazioni pilotate dal <span class=\"testoscuro\">Dreskeleton<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/newmedia_barbarasansone08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">A partire da questo momento il festival ha cos\u00ec cominciato ad attirare un denso pubblico di giovanissimi e a spostare leggermente il tiro. Si \u00e8 partiti con un incontro tra esponenti di imprese spagnole dedite all&#8217;animazione 3D o di disegnatori e animatori locali esportati all&#8217;estero, per riflettere (come poi anche il giorno dopo in una tavola rotonda dedicata agli effetti speciali) sul ruolo di questo paese nel grande mercato o sulle possibilit\u00e0 lavorative aperte ai numerosi studenti che si formano in scuole sempre pi\u00f9 interessanti, come l&#8217;<span class=\"testoscuro\">Universit\u00e0 Pompeu Fabra<\/span> di Barcellona.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si \u00e8 continuato con lo studio britannico <span class=\"testoscuro\">Framestore CFC<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.framestore-cfc.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.framestore-cfc.com<\/a>), autore di vivaci pubblicit\u00e0 piene di animali completamente sintetizzati con <span class=\"testoscuro\">Houdini<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sidefx.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.sidefx.com\/<\/a>); la <span class=\"testoscuro\">Aardman animations<\/span> ( <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.aardman.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.aardman.com<\/a>), famosa per i suoi Wallace and Gromit e presto sugli schermi con Flushed Away; l&#8217;<span class=\"testoscuro\">Attitude Studio<\/span>, autore del lungometraggio cyberpunk <span class=\"testoscuro\">Renaissance<\/span> ( <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.renaissance-movie.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.renaissance-movie.com <\/a>), gi\u00e0 visto al festival di Sitges (ma che non torner\u00e0 pi\u00f9 in Spagna). Il film, la cui lavorazione \u00e8 cominciata ben nove anni fa, fa uso di uno stile grafico molto semplice, costituito per lo pi\u00f9 di spot bianchi su fondo nero e raramente di alcune macchie di colore. Realizzato con la tecnica del motion tracking, ha richiesto uno studio particolare per l&#8217;animazione degli occhi, che sono quelli che maggiormente conferiscono espressione al viso. Per questo sono stati progettati degli occhiali speciali, dotati di videocamera, che consentivano di registrare il movimento degli occhi degli attori mentre recitavano e di riprodurlo pi\u00f9 fedelmente in digitale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/newmedia_barbarasansone06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il festival ha quindi presentato a sorpresa un ospite d&#8217;eccezione: <span class=\"testoscuro\">Miguel \u00c1n gel Fuertes<\/span>, noto animatore spagnolo appena rientrato dall&#8217;Australia, dove ha lavorato alla realizzazione dell&#8217;imminentissimo <span class=\"testoscuro\">Happy Feet<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www2.warnerbros.com\/happyfeet\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www2.warnerbros.com\/happyfeet\/<\/a>). Si tratta di uno spettacolare musical di animazione preparato in sette anni da uno studio pubblicitario, l&#8217;australiano <span class=\"testoscuro\">Animal Logic<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.animallogic.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.animallogic.com<\/a>). Il regista <span class=\"testoscuro\">George Miller<\/span> (gi\u00e0 noto per il maialino Babe e Mad Max-Oltre la sfera del tuono) ha voluto conferire ai 200.000 pinguini movimenti unici, ottenuti grazie a numerosissime riprese di ben 27 ballerini, ed espressioni il pi\u00f9 possibile realistiche, allo scopo di ottenere un film pi\u00f9 vicino al documentario che all&#8217;animazione vera e propria.<\/p>\n<p align=\"justify\">Parallelamente alle conferenze, in un altro spazio del teatro era possibile assistere a proiezioni, raccolte di animazioni di provenienza internazionale, le animazioni 3D spagnole in concorso, l&#8217;anteprima del <span class=\"testoscuro\">Res Fest<\/span>. Nel cortile era inoltre presente un tendone dove accedere a diverse postazioni <span class=\"testoscuro\">PlayStation 2<\/span>. Il videogioco, ambito in cui le tecniche di animazione trovano facilmente sviluppo, \u00e8 stato infatti un altro tema abbondantemente trattato durante l&#8217;ultimo pomeriggio di conferenze, con la presenza di illustri relatori statunitensi e giapponesi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Chi entrava nella sala Mac, dove si sono tenuti gli incontri, veniva inoltre accolto da una bellissima installazione di poesia dinamica interattiva di <span class=\"testoscuro\">Andreas Muller<\/span>, programmatore del celebre studio di design Hi-Res! (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.hi-res.net\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.hi-res.net<\/a>)<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/newmedia_barbarasansone03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Quasi tutto il festival si \u00e8 mantenuto quindi su un altissimo livello, ma forse ha lasciato un po&#8217; deluso chi si aspettava meno cinema da botteghino e videogiochi e pi\u00f9 spazio alla ricerca vera e propria nell&#8217;ambito dell&#8217;arte e della creativit\u00e0 che spingono le nuove tecnologie al di l\u00e0 delle applicazioni per cui vengono pensate. Nel cinema di animazione delle grandi industrie di produzione si sta tentando di ottenere una riproduzione sempre pi\u00f9 fedele della realt\u00e0, obiettivo sicuramente imprescindibile per un&#8217;umanit\u00e0 che si \u00e8 dotata di macchine ogni giorno pi\u00f9 capaci di farlo. Ma l&#8217;arte non dovrebbe mirare all&#8217;interpretazione, se non addirittura all&#8217;astrazione?<\/p>\n<p align=\"justify\">Si \u00e8 trattato comunque di un evento prezioso da cui trarre utili informazioni e ispirazioni e per aggiornarsi sugli sviluppi del processo di ricreazione della realt\u00e0 ormai a portata praticamente di qualsiasi utente informatico. C&#8217;\u00e8 da sperare che dai numerosissimi giovani interessati in queste discipline e impegnati a formarsi per acquistarne la padronanza, continuino a sorgere proposte in direzioni meno segnate, capaci di aprire nuovi sbocchi creativi.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.artfutura.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.artfutura.org<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ed \u008f arrivato alla sua diciassettesima edizione il festival ArtFutura di Barcellona, che si \u008f svolto dal 26 al 29 ottobre presso gli spazi del Mercat de les Flors, nella suggestiva citt\u0088 del teatro di Montju\u00efc. 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