{"id":10073,"date":"2006-11-01T12:00:00","date_gmt":"2006-11-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-019\/may-6-2001\/"},"modified":"2020-10-23T10:37:22","modified_gmt":"2020-10-23T09:37:22","slug":"may-6-2001","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-019\/may-6-2001\/","title":{"rendered":"May 6, 2001"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">La notte di domenica 6 maggio 2001, <span class=\"testoscuro\">Kenneth Kirschner<\/span>, compositore americano noto per i suoi esperimenti di riproduzione random-infinita del suono, si aggira per i quartieri di New York con la sua attrezzatura per riprese audio alla ricerca di spunti per nuovi pezzi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Dal materiale acquisito, che contiene anche un prezioso documento degli spazi del Financial District di Manhattan ancora occupato dalle torri, nasce oggi un cd dal titolo <span class=\"testoscuro\">May 6, 2001<\/span><em>. <\/em>Il lavoro contiene cinque tracce per altrettante interpretazioni, tutte ottenute a partire dallo stesso materiale, ed \u00e8 stato pubblicato lo scorso settembre da <span class=\"testoscuro\">and\/Oar<\/span>, etichetta attiva dal 2002 nota ai cultori del field recording, che focalizza le sue produzioni su audio-reportage, documentazioni e registrazioni d&#8217;ambiente e minimalismo sonoro, con una particolare attenzione alle implicazioni puramente estetiche, oltre che documentaristiche, presenti in queste tecniche di audioripresa.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;acquisizione di esterni sonori (ma talvolta anche di interni&#8230;si pensi, per esempio, alla medicina) si pu\u00f2 avvalere di svariate attrezzature, pi\u00f9 o meno professionali, impiegate ad esempio nel giornalismo o nel cinema, che vanno dall&#8217;assemblato di microfono, cuffie e registratore portatile (o computer), all&#8217;utilizzo di particolari microfoni a contatto (per esempio da muro o per intercettazioni) e binaurali (cio\u00e8 auricolari), fino alla scelta di strumenti specificamente nati per la ricerca scientifica come idrofoni, geofoni e cos\u00ec via.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/elettronica_alessandromassobrio02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In fondo il concetto \u00e8 molto semplice: acquisire il suon. Lo si pu\u00f2 fare come pi\u00f9 ci piace e a seconda della quantit\u00e0 di gusto che abbiamo in dotazione: se digitiamo su Google la parola &#8220;rutto&#8221; per esempio, abbiamo immediatamente accesso a una libreria vastissima di registrazioni che documentano l&#8217;attivit\u00e0 digestiva di ignoti. La gamma dei prodotti per le registrazioni ambientali \u00e8 infatti molto vasta e la fantasia con cui questi possono essere combinati insieme \u00e8 pressoch\u00e8 infinita. Lo testimonia anche la diffusione del field recording in Italia, che spesso viene praticato con strumenti comuni e di uso tutt&#8217;altro che specialistico come minidisc portatili, walkman, telecamerine digitali ecc&#8230;<\/p>\n<p align=\"justify\">Tralasciando la musica concreta o l&#8217;utilizzo del nastro nella musica cosiddetta colta, dove l&#8217;utilizzo del materiale sonoro prodotto senza artificio \u00e8 piuttosto evidente, prendiamo in considerazione le produzioni musicali pop elettroniche degli ultimi anni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Qui il field recording viene spesso utilizzato come materiale da sottoporre a processi digitali attraverso il software e, per lo pi\u00f9, concepito come un particolare effetto sonoro: una sorta di sfondo o disturbo indifferenziato che, mescolato con altri media, \u00e8 in grado di generare connessioni casuali e inaspettate che arricchiscono una composizione, un brano o una canzone.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/elettronica_alessandromassobrio01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In questo senso moltissimi dischi che hanno fatto la storia della musica pop o folk possono rientrare a buon diritto in questa categoria; basta pensare, banalmente e senza sforzo, alla presenza delle regitsrazioni d&#8217;ambiente nei primi come poi in quasi tutti i lavori dei <span class=\"testoscuro\">Pink Floyd<\/span> (motociclette che partono in <span class=\"testoscuro\">Atom Heart Mother, <\/span>uccelli del paradiso in <span class=\"testoscuro\">Ummagumma, <\/span>colazioni a Los Angeles, fino alle mense affollate in <span class=\"testoscuro\">The Final Cut<\/span>). Si tratta spesso di un uso puramente descrittivo delle registrazioni, volto a sortire un&#8217;effetto di immedesimazione quasi visiva dell&#8217;ascoltatore in un determinato contesto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Pensando invece ad etichette come <span class=\"testoscuro\">Folkways<\/span>, impegnata da decenni a documentare e collezionare le trasormazioni del suono negli ambienti naturali ed urbani, ci accorgiamo inoltre che esiste un&#8217;arte ristretta del field recording che consiste nell&#8217;uscire di casa, possibilmente viaggiare, ascoltare e catturare dei suoni. Ma questa \u00e8 solo una questione di metodo e in fondo ci\u00f2 che conta \u00e8 che nella musica, da quando esistono strumenti in grado di acquisire il suono, niente \u00e8 mai nuovo, alla faccia dell&#8217;autoralit\u00e0 e dei primati&#8230;E meno male!<\/p>\n<p align=\"justify\">Se poi uniamo il field recording con la vera e propria filosofia dell&#8217;Open Source allora il passo \u00e8 fatto! Finalmente, come si augurerebbe Blanchot, potremmo assistere alla scomparsa, o meglio all&#8217;esaurimento dell&#8217;autore, cio\u00e8 del soggetto che percepisce illusoriamente l&#8217;opera (il suo oggetto) come frutto di una qualche attivit\u00e0 intellettuale originaria (l&#8217;ho fatto io!) piuttosto che come rielaborazione di un materiale gi\u00e0 dato. E in qualche misura questo vale anche per la musica stumentale se prendiamo in considerazione l&#8217;idea di genere&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/elettronica_alessandromassobrio03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In ogni caso <span class=\"testoscuro\">and\/Oar<\/span> propone lavori interessanti sia per chi ama la musica sia per chi \u00e8 semplicemente curioso di calarsi con le orecchie dentro differenze geografiche, come nel caso del lavoro di <span class=\"testoscuro\">Marc Behrens e Paulo Raposo <\/span> uscito a ottobre, che hanno ripreso Lisbona (citt\u00e0-sonora gi\u00e0 evocata Wim Venders nel suo film <span class=\"testoscuro\">Lisbon Story<\/span>) spostandosi su Ferry Boats, creando un ritratto di 23 minuti molto suggestivo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">May 6, 2001 <\/span> contiene cinque interpretazioni a partire dallo stesso field recording di partenza. Oltre quella di <span class=\"testoscuro\">Kirschner :Taylor Deupree, Tomas Korber, Ralph Steinbruekel e Aaron Ximm<\/span>. Ogni singola interpretazione appare particolarmente ispirata nelle intenzioni lasciando emergere suggestive riflessioni distese nel tempo, coadiuvate dall&#8217;utilizzo di strumenti musicali, equalizzazioni raffinate, tagli, sovrapposizioni o dall&#8217;accostamento di parti grezze e parti manipolate.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag19\/articoli\/img\/elettronica_alessandromassobrio04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Dal sito web di and\/Oar \u00e8 possibile scaricare l&#8217;mp3 contenente la versione grezza di 46 minuti a bassa risoluzione e l&#8217;editing (molto bello secondo me) realizzato da Kirshner sulla base di quel materiale: il ritratto che ne esce \u00e8 un paesaggio urbano sordo e desolato, fatto di echi lontani e profondi e segnato dai percorsi dell&#8217;aria ventosa di New York e da piccole raffiche di corrente che sfiorano, rivelandole, le geometrie degli edifici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto, le strade, gli uffici, i grandi spazi metropolitani appaiono immersi in una strana atmosfera, insolita rispetto al viavai e all&#8217;operosit\u00e0 che animavano il Financial Districy allora: \u00e8 normale che i critici americani siano stati colpiti dalle similitudini di quel silenzio con il silenzio di oggi a Ground Zero.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.kennethkirschner.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.kennethkirschner.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.and-oar.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.and-oar.org\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La notte di domenica 6 maggio 2001, Kenneth Kirschner, compositore americano noto per i suoi esperimenti di riproduzione random-infinita del suono, si aggira per i quartieri di New York con la sua attrezzatura per riprese audio alla ricerca di spunti per nuovi pezzi<\/p>\n","protected":false},"author":106,"featured_media":29704,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,172],"tags":[39],"class_list":["post-10073","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-019","tag-electronic-music"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>May 6, 2001 &#8226; 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