{"id":10064,"date":"2006-10-04T12:00:00","date_gmt":"2006-10-04T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/"},"modified":"2020-10-23T10:22:55","modified_gmt":"2020-10-23T09:22:55","slug":"simply-ars-electronica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/","title":{"rendered":"Semplicemente Ars Electronica"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">La contemporaneit\u00e0 si trova ad essere irrimediabilmente influenzata, nei suoi molteplici ambiti, dall&#8217;utilizzo della tecnologia, che dovrebbe servire a semplificare la nostra esistenza e a rendere pi\u00f9 immediata la condivisione delle esperienze. Le nuove tecnologie, tuttavia, ci condizionano e ci inducono a comportamenti non sempre spontanei, per permettere l&#8217;interazione fra l&#8217;uomo e la macchina; e obbligandoci a tali azioni, in qualche modo, esse complicano la nostra stessa vita.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ci troviamo cos\u00ec in uno stato di intermittenza fra due condizioni, non opposte ma complementari, fra due termini che mescolandosi caratterizzano la nostra quotidianit\u00e0; siamo oggi incessantemente in bilico fra semplicit\u00e0 e complessit\u00e0. L&#8217;arte che utilizza come strumento creativo le nuove tecnologie racchiude in se stessa entrambi gli aspetti, e l&#8217;artista che si esprime con tali mezzi cerca spesso di occultare il lato tecnologico, di renderlo meno visibile, con lo scopo di accorciare la distanza psicologica che ci separa dall&#8217;inorganico, e farci &#8220;dimenticare&#8221; la complessit\u00e0 della macchina, per ottenere un&#8217;interazione pi\u00f9 spontanea e umana.<\/p>\n<p align=\"justify\">In questa direzione si muove il lavoro dell&#8217;artista <span class=\"testoscuro\">John Maeda <\/span>, autore del libro <span class=\"testoscuro\">The Laws of Simplicity<\/span>; egli cerca di creare strumenti in grado di tradurre il suo linguaggio espressivo in quello della macchina, creando modelli di interazione alternativi che facilitino l&#8217;accesso alle tecnologie. Lo stesso Maeda \u00e8 l&#8217;ispiratore del tema dell&#8217;edizione 2006 del festival <span class=\"testoscuro\">Ars Electronica, tenutosi dal 31 agosto al 5 settembre a Linz. <\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/newmedia_tizianagemin01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il titolo del festival, <span class=\"testoscuro\">Simplicity &#8211; The art of complexity<\/span>, rappresenta proprio la duplice essenza che caratterizza molti fenomeni sociali, artistici, ma anche politici del mondo d&#8217;oggi; e le opere esposte durante il festival descrivono bene questo concetto.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fra i lavori in mostra presso l&#8217;<span class=\"testoscuro\">O.K. Centrum di Linz<\/span>, <span class=\"testoscuro\">The Messanger di Paul DeMarinis<\/span> ha vinto il <span class=\"testoscuro\">Golden Nica,<\/span> premio assegnato da Ars Electronica, nella sezione<span class=\"testoscuro\"> Interactive Art<\/span>. L&#8217;installazione connette in modo metaforico nuove tecnologie con altre pi\u00f9 datate; e nel particolare accosta Internet al telegrafo elettrico creato dallo scienziato Francesco Salv\u00e0. Nel concreto, un computer riceve messaggi contenuti in email provenienti dalla rete, li transcodifica lettera per lettera, e li riemette in altra forma.<\/p>\n<p align=\"justify\">Uno dei dispositivi di ricezione \u00e8 composto da 26 vasi di vetro, ognuno dei quali \u00e8 riempito con un elettrolito e contiene degli elettrodi di metallo, rappresentanti ognuno una lettera dell&#8217;alfabeto. La corrente elettrica fa in modo che gli elettrodi cambino aspetto, da brillante a opaco, e producano bolle di idrogeno attorno alla lettera attivata dal messaggio proveniente dal web. Un secondo dispositivo consta di 26 scheletri, ognuno dei quali indossa un poncho con la lettera che rappresenta, e quando questa viene selezionata per trasmettere il messaggio, lo scheletro salta. Un ultimo dispositivo \u00e8 composto da 26 vasi da notte di metallo, che emettono il messaggio tramite 26 differenti voci preregistrate. Le informazioni viaggiano attraverso il mondo per poi spegnarsi cos\u00ec.<\/p>\n<p align=\"justify\">(<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.well.com\/%7Edemarini\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.well.com\/~demarini\/<\/a>)<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/newmedia_tizianagemin03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Un&#8217;altra installazione in bilico fra principi tradizionali e innovazione, \u00e8 <span class=\"testoscuro\">Hello world di Yunchul Kim <\/span>, una sorta di memoria analogica temporanea esteticamente molto interessante.<\/p>\n<p align=\"justify\">Essa si presenta come una sorta di colonna, composta da 246 metri di tubi di rame, attraverso i quali viaggiano vibrazioni acustiche. Il messaggio vocale &#8220;Hello world &#8221; codificato da un computer circola nel sistema e attraverso il ritardo acustico provocato dalla lunghezza dei tubi \u00e8 possibile immagazzinare i dati. Pi\u00f9 lungo \u00e8 il percorso che le onde modulate devono percorrere, maggiore sar\u00e0 il ritardo, e con esso pi\u00f9 grande sar\u00e0 la capacit\u00e0 di memoria. In questa installazione il ritardo \u00e8 approssimativamente di 0,8 secondi, che equivale a un kilobit di capacit\u00e0 di memoria; dopo aver viaggiato all&#8217;interno dei tubi il suono \u00e8 decodificato, e spedito a un monitor dove la frase viene infine visualizzata, e il messaggio pu\u00f2 essere compreso.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Drawn , di Zachary Lieberman <\/span>, \u00e8 un lavoro che propone invece un tipo di interazione pi\u00f9 immediata e intuitiva; esso fa in modo che un semplice disegno fatto a inchiostro prenda vita e di interagisca con le mani di chi l&#8217;ha creato, in modo spontaneo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Su un tavolo si trova un foglio bianco sopra il quale l&#8217;utente \u00e8 invitato a lasciare un segno con inchiostro e pennello. Una telecamera posta sopra la postazione di disegno riprende l&#8217;immagine, un software di animazione digitale elabora dunque il segnale video in real time, e lo proietta. Il risultato \u00e8 un segnale video ibrido, che combina realt\u00e0 effettiva e virtuale, dove la mano del fruitore pu\u00f2 interagire con il segno che ha creato spingendolo e muovendolo attraverso lo schermo come se esso fosse animato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/newmedia_tizianagemin09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Un&#8217;altra opera interattiva molto curiosa \u00e8 <span class=\"testoscuro\">The Khronos Projector di Alvaro Cassinelli <\/span>, che permette di vedere video preregistrati in un modo alternativo rispetto alla modalit\u00e0 alla quale siamo normalmente abituati. Essa propone al fruitore di manipolare fisicamente una superficie di proiezione deformabile, per causare un effetto sul tempo della proiezione; toccando cio\u00e8 lo schermo, l&#8217;utente pu\u00f2 mandare cronologicamente avanti o indietro, porzioni dell&#8217;intera immagine.<\/p>\n<p align=\"justify\">Su un altro tipo di interattivit\u00e0 si basa il lavoro del gruppo <span class=\"testoscuro\">G.R.L. (Graffiti Research Lab)<\/span>, che racchiude diversi progetti. G.R.L. vede lo spazio pubblico come luogo di hacking e di azione; l&#8217;idea \u00e8 quella di usare la tecnologia per potenziare le possibilit\u00e0 espressive personali nella comunicazione urbana. Gli studi del gruppo hanno portato allo sviluppo di dispositivi che attraverso le nuove tecnologie cercano di migliorare i consueti strumenti da street art; le loro creazioni comprendono led magnetici lanciabili per essere attaccati su varie superfici, proiezioni urbane mobili, electro-graffiti, stickers con circuiti.<\/p>\n<p align=\"justify\">(<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/graffitiresearchlab.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/graffitiresearchlab.com\/<\/a>)<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/newmedia_tizianagemin05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ancora sulle strade, ma con tutt&#8217;altro intento si sviluppa il progetto <span class=\"testoscuro\">The Road Movie<\/span>, che cerca una modalit\u00e0 di proiezione del locale sulla sfera globale. Gli artisti tedeschi e giapponesi del gruppo <span class=\"testoscuro\">Exonemo <\/span> hanno installato su pullman, che viaggiano attraverso il Giappone, webcam che riprendono immagini del panorama circostante durante il tragitto e le inviano a un sito internet. Le immagini possono quindi essere stampate sopra modelli di carta del bus, da piegare in maniera precisa, per creare una versione tridimensionale ridotta del Road-Movie bus e allo stesso tempo per mostrare parte del panorama nel quale il mezzo \u00e8 immerso in un dato luogo e momento.<\/p>\n<p align=\"justify\">(<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/exonemo.com\/RM\/index.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/exonemo.com\/RM\/index.html<\/a>)<\/p>\n<p align=\"justify\">Coinvolge invece la sfera esclusivamente fisica, il lavoro di<span class=\"testoscuro\"> Kaffe Matthews &#8211; Sonic Bed_London <\/span>; un&#8217;installazione dal design semplice e sobrio che offre un modo alternativo di sentire la musica. Per utilizzare questo sistema audio bisogna stendersi su un enorme letto, sotto il quale sono posizionati una serie di 12 altoparlanti in grado di riprodurre frequenze sonore molto alte e molto basse, che possono essere percepite sulla pelle e sulle ossa, pi\u00f9 che tramite l&#8217;udito. L&#8217;effetto \u00e8 quello di un massaggio di frequenze armoniche, che passano vibrando attraverso il nostro corpo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Installazioni a parte, Ars Electronica anche quest&#8217;anno ha saputo creare una serie di eventi decisamente coinvolgenti. La programmazione musicale \u00e8 stata molto interessante, soprattutto nella serata domenicale dal titolo <span class=\"testoscuro\">Some Sounds and Some Fury<\/span>, che ha saputo prendere le linee della tradizione e allargarne i confini, mettendo in luce le possibilit\u00e0 offerte dalle nuove tecnologie di espandere le modalit\u00e0 di comporre musica, ma anche di fruirla. Fra i live \u00e8 stato particolarmente apprezzato quello di <span class=\"testoscuro\">Ryoichi Kurokawa<\/span>, precedentemente visto in Italia al festival <span class=\"testoscuro\">Mixed Media di Milano lo scorso Maggio 2006<\/span>, che con le sue performance mette in luce quanto suono e immagine possano combinarsi in un&#8217;unica risultante in modo estremamente armonioso, senza che una delle parti prevalga sull&#8217;altra; oltre a regalare forti suggestioni tramite una grafica astratta, mescolata indissolubilmente a ritmi minimalisti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/newmedia_tizianagemin08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E ancora \u00e8 stata suggestiva l&#8217;esecuzione di <span class=\"testoscuro\">Naut Humon (Recombinant Media Labs)<\/span> agli effetti sonori, con <span class=\"testoscuro\">Ulrich Maiss al violoncello, e Masako Tanaka agli effetti visivi<\/span>; un modo elegante, ma potente, di proporre l&#8217;influenza fra suono e immagine.<\/p>\n<p align=\"justify\">Fra le altre performance ricordo inoltre quella del duo <span class=\"testoscuro\">Matmos (Drew Daniel, Martin Schmidt) assieme a Zeena Parkins <\/span>, eseguita su una barca presso il porto di Linz, i quali riuscivano a creare sonorit\u00e0 da grandi diapason appoggiati sopra blocchi di ghiaccio secco, le cui vibrazioni, date dal progressivo cambiamento di stato del ghiaccio, venivano amplificate e fornivano un&#8217;insolita cornice sonora.<\/p>\n<p align=\"justify\">Inconsueto nell&#8217;ambito della musica elettronica, quanto trascinante, \u00e8 stato infine <span class=\"testoscuro\">Black One , del duo SUNN O))) <\/span>, nato dalla collaborazione di Stephen O&#8217;Malley e Greg Anderson provenienti entrambi dalla scena black metal\/doom. Il live dalle sonorit\u00e0 primitive, e al contempo drammatiche, ha evocato un&#8217;atmosfera esoterica, a base di suoni estremamente lenti e pesant; e ha dimostrato che il loro motto funziona: &#8220;il massimo volume rende ottimi risultati&#8221;.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/newmedia_tizianagemin07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La vera novit\u00e0 di Ars Electronica 2006 \u00e8 stata comunque la giornata del sabato, dal titolo: <span class=\"testoscuro\">Going to the Country &#8211; A Day-trip to the Hinterland in Search of Simplicity<\/span>. Il pubblico del festival \u00e8 stato trasportato tramite pullman a St. Florian, a circa 15 km da Linz, dove all&#8217;interno del monastero barocco della cittadina si sono tenute performance musicali e conferenze, e sono state esposte diverse installazioni. Uno dei problemi della location \u00e8 stato l&#8217;eccessivo sovraffollamento delle sale destinate alle lecture, che rendevano in alcuni casi impossibile l&#8217;accesso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Una giornata davvero insolita all&#8217;interno del consueto programma del festival e con tanti ospiti presenti. Fra le varie proposte, un concerto suonato con le campane del monastero, da una composizione di <span class=\"testoscuro\">Michael Nyman<\/span>. Una serie sperimentale di opere che riflettono sulla forma del codice, con un nuovo modo di guardare il linguaggio di programmazione e le strutture del software, di <span class=\"testoscuro\">Ben Fry<\/span>. Esempi di animazioni generative a cura di <span class=\"testoscuro\">Lia e Miguel Carvalhais <\/span>e la curiosa performance sonora di <span class=\"testoscuro\">Hilke Fahrmann e Jurgen Schneider <\/span> con uno strumento musicale di loro invenzione, lo &#8220;Scapha&#8221;, una lunghissima chitarra d&#8217;acciaio da suonare a pi\u00f9 mani e collegata a un software che ne elabora e riproduce il suono.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per quanto riguarda gli altri eventi legati al festival, sono rimaste invariate le location nella citt\u00e0 di Linz, come l&#8217;<span class=\"testoscuro\">Ars Electronica Center<\/span> con la sua esposizione permanente, dove si sono anche tenuti interessanti panel e sono stati esposti nuovi lavori accanto a quelli degli anni passati. Fra le nuove opere, molto interessante <span class=\"testoscuro\">Morphovision \u0096Distorted House di Toshio Iwai <\/span>, un sistema che mette in rilievo i fenomeni legati all&#8217;effetto della luce sugli oggetti, dove una casetta in miniatura ruota ad alta velocit\u00e0 e sembra cambiare consistenza e morfologia come se fosse un&#8217;animazione e non un solido. Ma il cambiamento in realt\u00e0 \u00e8 solo simulato tramite l&#8217;illuminazione data da speciali luci. La trasformazione varia selezionando con un bottone uno dei diversi pattern previsti, che modificano la forma della luce e la combinano con il movimento di rotazione, creando una nuova realt\u00e0.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/newmedia_tizianagemin06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Presso il <span class=\"testoscuro\">Lentos Museum of Art<\/span> \u00e8 stato invece possibile vedere il lavoro <span class=\"testoscuro\">Nature <\/span> dello stesso curatore dei simposia di questa edizione <span class=\"testoscuro\">John Maeda<\/span>. <em>Nature <\/em> \u00e8 una serie di brevi ed ipnotiche sequenze video, generate da un software creato dall&#8217;artista stesso, ispirandosi all&#8217;espressionismo astratto; lo scopo di Maeda era di poter &#8220;dipingere&#8221; con il computer in una maniera gestuale. I suoi motion painting presentano immagini astratte, che possono in qualche modo evocare forme naturali, in costante evoluzione attraverso sottili cambi di colore e forma.<\/p>\n<p align=\"justify\">La Linz&#8217;s University of Art, che ogni anno presenta un diverso showcase di lavori provenienti da istituti d&#8217;arte di tutto il mondo, in questa edizione ha esposto i progetti degli studenti provenienti dalla<span class=\"testoscuro\"> University of Art and Design di Helsinki<\/span> con una scelta di lavori che spaziavano dal video, alle installazioni, a dispositivi per scopi ludici.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infine la piazza principale di Linz, Hauptplatz, ospitava diversi altri progetti interattivi. Fra questi <span class=\"testoscuro\">Moon Ride di Assocreation <\/span>, dove gli spettatori erano invitati a partecipare pedalando su apposite biciclette, al fine di generare l&#8217;energia necessaria per alimentare una grande batteria che andava ad accendere un enorme pallone luminoso sospeso in aria sopra piazza. Una luna artificiale accesa sulla comunit\u00e0 digitale che ha preso parte a Ars Electronica 2006.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.aec.at\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.aec.at<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La contemporaneit\u0088 si trova ad essere irrimediabilmente influenzata, nei suoi molteplici ambiti, dall&#8217;utilizzo della tecnologia, che dovrebbe servire a semplificare la nostra esistenza e a rendere pi\u009d immediata la condivisione delle esperienze. Le nuove tecnologie, tuttavia, ci condizionano e ci inducono a comportamenti non sempre spontanei, per permettere l&#8217;interazione fra l&#8217;uomo e la macchina; e obbligandoci a tali azioni, in qualche modo, esse complicano la nostra stessa vita.<\/p>\n","protected":false},"author":138,"featured_media":29809,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,171],"tags":[65],"class_list":["post-10064","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-issue-018","tag-report"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Semplicemente Ars Electronica &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Semplicemente Ars Electronica &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]The contemporaneity is irremediable influenced, in its various domains, by the use of the technologies, which should be used to simplify our life and to make the sharing of our experiences more direct. But the new technologies influence us and persuade us to not always spontaneously behaviours in order to permit the interaction between the mankind and the machine[:it]La contemporaneit\u0088 si trova ad essere irrimediabilmente influenzata, nei suoi molteplici ambiti, dall&#039;utilizzo della tecnologia, che dovrebbe servire a semplificare la nostra esistenza e a rendere pi\u009d immediata la condivisione delle esperienze. Le nuove tecnologie, tuttavia, ci condizionano e ci inducono a comportamenti non sempre spontanei, per permettere l&#039;interazione fra l&#039;uomo e la macchina; e obbligandoci a tali azioni, in qualche modo, esse complicano la nostra stessa vita.[:]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2006-10-04T12:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-10-23T09:22:55+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/newmedia_tizianagemin02.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"280\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"210\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Tiziana Gemin\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Tiziana Gemin\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"19 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/\",\"name\":\"Semplicemente Ars Electronica &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/newmedia_tizianagemin02.jpg\",\"datePublished\":\"2006-10-04T12:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-10-23T09:22:55+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/63c599dc4793e76119a50413a631e6cc\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/newmedia_tizianagemin02.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/newmedia_tizianagemin02.jpg\",\"width\":280,\"height\":210},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Semplicemente Ars Electronica\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/63c599dc4793e76119a50413a631e6cc\",\"name\":\"Tiziana Gemin\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/gemin-96x96.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/gemin-96x96.jpg\",\"caption\":\"Tiziana Gemin\"},\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/tiziana-gemin\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Semplicemente Ars Electronica &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Semplicemente Ars Electronica &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"[:en]The contemporaneity is irremediable influenced, in its various domains, by the use of the technologies, which should be used to simplify our life and to make the sharing of our experiences more direct. But the new technologies influence us and persuade us to not always spontaneously behaviours in order to permit the interaction between the mankind and the machine[:it]La contemporaneit\u0088 si trova ad essere irrimediabilmente influenzata, nei suoi molteplici ambiti, dall'utilizzo della tecnologia, che dovrebbe servire a semplificare la nostra esistenza e a rendere pi\u009d immediata la condivisione delle esperienze. Le nuove tecnologie, tuttavia, ci condizionano e ci inducono a comportamenti non sempre spontanei, per permettere l'interazione fra l'uomo e la macchina; e obbligandoci a tali azioni, in qualche modo, esse complicano la nostra stessa vita.[:]","og_url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2006-10-04T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-23T09:22:55+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/newmedia_tizianagemin02.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Tiziana Gemin","twitter_misc":{"Scritto da":"Tiziana Gemin","Tempo di lettura stimato":"19 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/","url":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/","name":"Semplicemente Ars Electronica &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/newmedia_tizianagemin02.jpg","datePublished":"2006-10-04T12:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-23T09:22:55+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/63c599dc4793e76119a50413a631e6cc"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/newmedia_tizianagemin02.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/10\/newmedia_tizianagemin02.jpg","width":280,"height":210},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/simply-ars-electronica\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Semplicemente Ars Electronica"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/63c599dc4793e76119a50413a631e6cc","name":"Tiziana Gemin","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/gemin-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/gemin-96x96.jpg","caption":"Tiziana Gemin"},"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/tiziana-gemin\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10064","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/138"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10064"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10064\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59169,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10064\/revisions\/59169"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/29809"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10064"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10064"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10064"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}