{"id":10063,"date":"2006-10-04T12:00:00","date_gmt":"2006-10-04T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-018\/abstracta-06-cinema-astratto-remake\/"},"modified":"2020-10-23T10:22:45","modified_gmt":"2020-10-23T09:22:45","slug":"abstracta-06-cinema-astratto-remake","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/abstracta-06-cinema-astratto-remake\/","title":{"rendered":"Abstracta 06: Cinema Astratto Remake"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><em>&#8220;Ma un giorno Eggelin scopr\u00ec la nuova forma artistica adeguata alle nostre esperienze. Ci\u00f2 non era n\u00e9 pittura n\u00e9 musica. Era semplicemente, ce ne siamo accorti pi\u00f9 tardi, dopo un lavoro pieno di febbre, cinema !&#8221; &#8211; <\/em><em>Hans Richter 1918.<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">A partire dagli anni venti autori provenienti dalle arti visive iniziano a manipolare il linguaggio cinematografico per strapparlo alla pura narrazione e riproduzione del reale: <span class=\"testoscuro\">Eggeling, Ruttman, L\u00e9ger, Picabia<\/span> puntano la macchina da presa oltre la realt\u00e0 fenomenica, applicano al cinema le regole musicali di ritmo e composizione, sperimentano l&#8217;uso pellicola come materia, fatta di luce e ombra. Cinema astratto, che non racconta e non mostra altro che se stesso, definito da <span class=\"testoscuro\">Rudolf Kuntz<\/span> &#8220;assoluto&#8221;, categoria contrapposta al cinema diegetico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tra i festival storici di cinema astratto l&#8217;ultimo \u00e8 datato 1951: una delle manifestazioni del gruppo <span class=\"testoscuro\">COBRA<\/span>, \u00e8 organizzato da <span class=\"testoscuro\">Jean Raine a Liegi <\/span>ed \u00e8 animato dalle opere di <span class=\"testoscuro\">Fernand L\u00e9ger, Marcel Duchamp, Germaine Dulac, Max Ernst, Luigi Veronesi, Len Lye, Hans Richter, Henry Moore<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Negli anni questo filone di ricerca si \u00e8 distaccato sempre pi\u00f9 dai percorsi del cinema commerciale. Possiamo ritrovarne il meme in una moltitudine di tipologie espressive contemporanee che vanno dalla videoarte al documentario, dal video digitale al vjing. Per fare un punto sulle poliedriche reincarnazioni del cinema &#8220;assoluto&#8221;, l&#8217;associazione romana <span class=\"testoscuro\">Abstracta<\/span> ha dato vita, dal <span class=\"testoscuro\">12 al 17 settembre<\/span>, ad <span class=\"testoscuro\">Abstracta\u00ae2006, Mostra Internazionale di Cinema Astratto<\/span>, tenutasi a Roma in quattro differenti sedi: l&#8217;Ambasciata di Francia, il Filmstudio80, l&#8217;Istituto Cervantes e la Casa del Cinema. La manifestazione, diretta da <span class=\"testoscuro\">Massimo Pistone<\/span>, ha visto la partecipazione di circa duecento autori, molto differenti nelle tecniche e nell&#8217;approccio alla tematica dell&#8217;astrazione.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Tra gli intenti espliciti degli organizzatori, il non voler creare sezioni nella programmazione, per rimanere fedeli all&#8217;impostazione data da Jean Raine al festival COBRA di Liegi. La decisione di riunire le opere proposte in un macrogruppo onnicomprensivo non ha per\u00f2 manifestato una lettura critica chiara e originale degli organizzatori di come l&#8217;astratto cinematografico si sia configurato ed evoluto nelle esperienze artistiche contemporanee: \u00e8 stata quindi fornita un&#8217;esaustiva documentazione storica tralasciando un&#8217;interpretazione della scena attuale, elaborata sia in analisi critiche che in biografie degli artisti partecipanti. Sarebbe stato utile cucire un ponte tra l&#8217;evento storico del &#8217;51 e le produzioni attuali, manifestare una propria chiave di lettura dei mutamenti subiti dall&#8217;astratto e sul significato che assume oggi questa definizione, rendere leggibili i criteri di selezione degli autori in mostra.<\/p>\n<p align=\"justify\">Da una lettura autarchica della programmazione emergono essenzialmente tre visioni dell&#8217;astratto. Innanzitutto <span class=\"testoscuro\">astratto<\/span> come decostruzione della struttura lineare, reso principalmente mediante il montaggio, utilizzato per comporre moduli visivi indipendenti, come nel lavoro di <span class=\"testoscuro\">Bj\u00f6rn K\u00e4mmer e Karoline Meiberger<\/span>, duo austriaco autore di <em>Aim (2005) e Escalator (2006)<\/em>, due video basati su un ironico e destabilizzante cut&#8217;n mix di frammenti di flim in b&amp;n, che nella loro semplicit\u00e0 rendono esplicito il meccanismo di destrutturazione semantica del materiale originale. Ma anche nel video del francese <span class=\"testoscuro\">Didier Fedelmann<\/span>, <em>Paris une r\u00e9alit\u00e9 inachev\u00e9 (2005)<\/em>, (menzione speciale della giuria), in cui la composizione digitale diviene collage di scampoli visivi riprodotti in serie e montati giocosamente insieme dal ritmo sonoro a costruire una Parigi pop e multicromatica.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Astratto<\/span> inoltre come dissoluzione della forma: creazione di scenari altri dal reale. Come nel visionario <em>Contamination (2003)<\/em>, dell&#8217;inglese <span class=\"testoscuro\">Carl Stevenson<\/span>, in uno scenario dominato da un nulla metafisico, si muovono gatti-piccione e uomini-uccello, ibridi che da un quadro di Ernst sembrano volati nella tetra bicromia di bianco e nero inchiostro del video. Astrattismo di trame digitali sono invece i video <em>Hemline (2005)<\/em>, del collettivo italiano <span class=\"testoscuro\">Otolab<\/span>, e <em>Gestalt (2003)<\/em> del tedesco <span class=\"testoscuro\">Thorsten Fleish<\/span>, opere di sperimentazione e stimolazione percettiva diretta, generata digitalmente in evoluzioni frattaliche minimali.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infine <span class=\"testoscuro\">astratto<\/span> come poesia visiva: data sia dall&#8217;amalgama di visione e parola che dal racconto muto di immagini che, nella loro presenza bypassano la comunicazione verbale. Sembrano versi visivi i tre &#8220;video-poemi&#8221; di T<span class=\"testoscuro\">orben Skjodt Jensen,<\/span> artista danese che dal &#8217;92 al &#8217;98 ha realizzato una triade di opere intitolata <em>Fl\u00e2neur<\/em>, ispirata alla vita e alle opere di altrettanti autori letterari, Baudelaire, Calvino e Benjamin, figure che emergono da un racconto che non \u00e8 narrazione ma trama discontinua di parole sospese, tessute insieme da un ordito di immagini. Anche il video digitale di <span class=\"testoscuro\">Fabio Franchino<\/span>, <em>Les Neuvelles<\/em> (2004), sembra voler raccontare senza voce i corridoi del carcere di Torino, non luogo in cui la visione \u00e8 bloccata contro pareti bianche e la narrazione diviene schizoide, alternando velature e dissolvenze quasi immobili a loop che arrestano lo sguardo (e le vite) sul cartello con la scritta (&#8220;1\u00b0 BRACCIO&#8221;).<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/videoart_claudiadalonzo03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La scelta della giuria, composta da Americo Sbardella, presidente di Filmstudio80, Fernando M\u00e9ndez-Leite, direttore dell&#8217;ECAM di Madrid, ed Umberto Massa, produttore indipendente, ha premiato il videoartista italiano <span class=\"testoscuro\">Saul Saguatti<\/span>. L&#8217;opera vincitrice, <em>Basmati<\/em> (2006), rappresenta un punto d&#8217;incontro\/mediazione tra le soluzioni tecniche-formali del digitale contemporaneo, il montaggio estemporaneo-musicale del vjing e un&#8217;estetica visiva mutuata dall&#8217;astrattismo pittorico della avanguardie di inizio novecento.<\/p>\n<p align=\"justify\">Si tratta di immagini realizzate a mano, pittura animata in digitale per creare loop, monadi da montare in cortometraggi o mixare in live set. Saguatti realizza &#8220;musica cromatica&#8221;, teorizzata dai futuristi Ginna e Corra. Non ha elaborato un linguaggio originale ma ha saputo proporre una rivisitazione di ci\u00f2 che a inizio novecento era reale sperimentazione, dandole una struttura processuale nuova: un sogno di novant&#8217; anni fa avverato grazie alle tecnolgie digitali.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.abstractacinema.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.abstractacinema.com\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A partire dagli anni venti autori provenienti dalle arti visive iniziano a manipolare il linguaggio cinematografico per strapparlo alla pura narrazione e riproduzione del reale: Eggeling, Ruttman, L\u008fger, Picabia puntano la macchina da presa oltre la realt\u0088 fenomenica, applicano al cinema le regole musicali di ritmo e composizione, sperimentano l&#8217;uso pellicola come materia, fatta di luce e ombra<\/p>\n","protected":false},"author":40,"featured_media":29801,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,171],"tags":[65,71],"class_list":["post-10063","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-018","tag-report","tag-video-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Abstracta 06: Cinema Astratto Remake &#8226; 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