{"id":10050,"date":"2006-10-04T12:00:00","date_gmt":"2006-10-04T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-018\/cartsen-nicolai-error-aesthetic\/"},"modified":"2020-10-23T10:29:03","modified_gmt":"2020-10-23T09:29:03","slug":"cartsen-nicolai-error-aesthetic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/cartsen-nicolai-error-aesthetic\/","title":{"rendered":"Carsten Nicolai, L&#8217;estetica Dell&#8217;errore"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Si chiama <span class=\"testoscuro\">Xerrox<\/span>, si ispira al processo di fotocopiatura, ed \u00e8 un progetto che esplora i confini della riconoscibilit\u00e0 di un&#8217;informazione. E&#8217; l&#8217;ultima creatura di <span class=\"testoscuro\">Carsten Nicolai, a.k.a. alva noto<\/span>: un live per laptop e video, dove la campionatura originale viene riprodotta e variata, disturbata in modo da creare un prodotto che ne sfuma le caratteristiche senza perdere completamente l&#8217;identit\u00e0. Il risultato \u00e8 una sinestesia in cui noise e glitch trasfigurano le informazioni per creare un nuovo codice, che pure mantiene alcune propriet\u00e0 dell&#8217;origine.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\">Carsten Nicolai<\/span> \u00e8 da anni uno degli indiscussi maestri della musica elettronica sperimentale a livello internazionale. Immerso da tempo in un flusso creativo che raramente sottende ai colpi della ripetitivit\u00e0 e della banalit\u00e0, Nicolai \u00e8 altres\u00ec soggetto a un costante processo di evoluzione musicale del quale non si vede ancora la fine. Nel solco dei grandi maestri che hanno portato nel secolo scorso la musica elettronica all&#8217;interno degli ambiti accademici pi\u00f9 ristretti, Nicolai ha saputo diventare punto di riferimento non solo per coloro che vedono in lui un solido ponte con la musica sperimentale di domani, ma anche per tutti coloro che rimangono affascinati dalla sua estetica glitch, noise e minimale, capace di coniugare in un unicum perfetto di suono e immagini sia la componente tecnica che quella estetica pi\u00f9 moderna, ricca di rimandi alle tradizioni culturali del passato che costituiscono la spina dorsale dell&#8217;analisi audiovisiva di oggi.<\/p>\n<p align=\"justify\">Capace di attirare su di se le attenzioni di un&#8217;intera communit\u00e0 di artisti dediti alla ricerca musicale elettronica e alle potenzialit\u00e0 di raffigurazione visiva dei suoni digitali, <span class=\"testoscuro\">Alva Noto<\/span> ha in questo senso fondato, insieme a <span class=\"testoscuro\">Olaf Bender<\/span>, negli anni scorsi la <span class=\"testoscuro\">Raster-Noton<\/span> (il vero prototipo della label di culto, curata fin nei pi\u00f9 infinitesi dettagli del suo packaging, nonch\u00e8 cento di aggregazione di musicisti e sperimentatori di talento indiscusso come nell&#8217;idea originale di Nicolai del suo seminale progetto <span class=\"testoscuro\">Noton.archiv fuer ton und nichtton<\/span>, da <span class=\"testoscuro\">Ikeda a Basinski, da Lippok a Cascone, da Nibo allo stesso Nicolai<\/span>) e instaurato una serie di collaborazioni artistiche tra cui quella, universalmente conosciuta, con il musicista giapponese <span class=\"testoscuro\">Ryiuchi Sakamoto<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/audiovideo_monicaponzini01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Non vuole essere compito di questa rivista rassumere tutte le produzioni di Carsten Nicolai, per questo \u00e8 sufficiente uno sguardo al sito della Raster Noton solo per farsi una prima idea. Di <span class=\"testoscuro\">Xerrox<\/span> quindi e molto altro, abbiamo parlato in occasione della premiere americana al <span class=\"testoscuro\">The Kitchen di New York<\/span>, storico centro dedicato a video, musica, performance e danza d&#8217;avanguardia.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Ci puoi parlare di xerrox? In che modo la riproduzione e deformazione di suoni diventa il processo e il contenuto del progetto?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Cartsen Nicolai<\/strong>:<\/span> Per me \u00e8 un progetto interessante, ho registrato suoni per quasi un anno e in un certo senso \u00e8 la prima volta che utilizzo materiali sonori che contengono melodie. <em>Xerrox <\/em>\u00e8 piuttosto <em>melody-oriented <\/em>, e c&#8217;\u00e8 una ragione precisa: memorizzare suoni per noi \u0096 chi e&#8217; relazionato con il copiare, moltiplicare, nella paura di perdere qualcosa dell&#8217;originale &#8211; \u00e8 strettamente connesso con la melodia. Io sono interessato a capire in che punto del processo compositivo si perde l'&#8221;immagine&#8221; della melodia, a che punto si perde l&#8217;informazione iniziale operando delle possibili distorsioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel processo di fotocopiatura, a forza di copiare e copiare si producono degli artefatti che, pur avendo degli &#8220;errori&#8221;, distorsioni, interpolazioni artificiali, hanno affinit\u00e0 con l&#8217;originale. Ecco, io ho realizzato un&#8217;applicazione che funziona un po&#8217; come una fotocopiatrice: si carica un file e si copia cambiando di volta in volta i parametri. Come nella fotocopia si pu\u00f2 cambiare per esempio il contrasto, cos\u00ec posso cambiare la bit-rate o la frequenza. E&#8217; un mezzo digitale molto semplice, ma quello che mi interessa \u00e8 la qualit\u00e0 dell&#8217;artefatto: e ho visto che pur interpolando dei suoni <em>noise <\/em>, nel sottofondo rimane una melodia riconoscibile. Anche da un punto di vista filosofico\u00e8 interessante capire se un artefatto pu\u00f2 portare su di se le informazioni dell&#8217;originale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/audiovideo_monicaponzini03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Si pu\u00f2 comparare a una traccia del DNA che si mantiene attraverso le generazioni?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Cartsen Nicolai<\/strong>:<\/span> Si, in certo senso \u00e8 coinvolta una mutazione rispetto al file originale. Alla fine si sente rumore ma si riconosce la melodia di fondo, anche se \u00e8 quasi scomparsa, e la performance si svolge in un crescendo. L&#8217;idea della fotocopia \u00e8 un processo ancora in corso per me: metto insieme una serie di registrazioni e ogni volta che ripeto la performance sono in un certo senso curioso di sentire il risultato. Per me \u00e8 interessante soprattutto dal punto di vista della percezione: quanto in l\u00e0 mi posso spingere nel distruggere il suono, pur mantenendo una certa riconoscibilit\u00e0?<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo progetto \u00e8 qualcosa di inusuale per me, prima ho realizzato lavori pi\u00f9 &#8220;puliti&#8221;, <em>source-oriented <\/em>. In un certo senso \u00e8 il seguito della serie di CD <span class=\"testoscuro\">Transall <\/span>, in particolare di <span class=\"testoscuro\">Transspray <\/span>, che gi\u00e0 dal titolo indicava il concetto di &#8220;spruzzare&#8221; le informazioni. In <span class=\"testoscuro\">Xerrox <\/span>la parte visual in particolare \u00e8 molto pixelata, spruzzata, \u00e8 un&#8217;immagine ma allo stesso tempo non lo \u00e8, non \u00e8 nulla di definito. Diventa un&#8217;interpretazione di te stesso, di quello che ci puoi proiettare dentro\u0085 Ognuno ci vede qualcosa di diverso!<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: So che hai discusso questo aspetto anche con Scanner: qual&#8217;\u00e8 la differenza tra registrazione e performance? Quali sono le implicazioni di ognuna?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Cartsen Nicolai<\/strong>:<\/span> Registrare e fare una performance sono due cose diversissime. Certo, prima viene sempre la registrazione: specialmente se fai musica elettronica la registrazione \u00e8 la fase primaria, mentre la performance arriva dopo. La performance \u00e8 una cosa completamente diversa: quando registri non hai nessun tipo di problema tecnico o spaziale, puoi perfezionare l&#8217;ambiente di lavoro, sei in una situazione ideale, hai sempre la possibilit\u00e0 di ritoccare. Nella performance dipendi dal momento. Se compari la performance al suonare uno strumento, lo studio \u00e8 una sorta di prova.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/audiovideo_monicaponzini04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Per il Festival Sintesi l&#8217;anno scorso, Lev Manovich ha postato sul sito del festival alcune domande sulla cultura digitale. Una era: dato che viviamo in una cultura del remix, ci devono essere dei limiti noch\u00e8 una possibile etica del remixing?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Cartsen Nicolai<\/strong>:<\/span> Domanda interessante. Ma prima di tutto mi chiedo se veramente viviamo in una cultura del remix. E&#8217; un concetto molto post-moderno, ma sono convinto che siamo ancora in grado di produrre contenuti nuovi senza basarci sul remix. Io stesso produco sound da zero, ovviamente rifacendomi a un certo contesto culturale, a delle referenze. Penso quindi che si debba contestualizzare l&#8217;uso dei samples: c&#8217;\u00e8 un annoso dibattito in musica sul loro uso e su quello del remix. Se il sampling non fosse esistito, non avremmo musica: sono cose intimamente connesse. Prima infatti si memorizzavano e si ripetevano le melodie, \u00e8 una pratica radicata nella cultura. Oggi sampling e remixing sono piuttosto problemi connessi a questioni economiche dell&#8217;industria discografica; non vedo una grossa differenza tra il memorizzare un pezzo e salvarlo su un computer in eterno, ovviamente senza rubare nulla, nel rispetto della propriet\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Hai dichiarato tempo fa che per te era importante attraversare le categorie nel tuo lavoro, ma che poi critici e pubblico lo giudicavano applicando categorie. Pensi che la situazione sia cambiata?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Cartsen Nicolai<\/strong>:<\/span> Penso che non ci sia stato progresso, anzi! Forse \u00e8 per come trattiamo le informazioni. Guarda per sempio Google: se vuoi trovare qualcosa devi usare parole chiave. Ci sono un sacco di informazioni, ma dobbiamo sapere quale ha valore e quale no, per cui dobbiamo classificarle, altrimenti non le potremmo gestire. Abbiamo bisogno dei motori di ricerca, di filtri, che per\u00f2 funziono in categorie. E queste diventano per l&#8217;appunto fondamentali\u0085.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag18\/articoli\/img\/audiovideo_monicaponzini06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: Beck ha realizzato un album, Guero, che \u00e8 un progetto multimediale e interattivo. Dalla preview e mashups dei fans online a una versine CD\/DVD con videoarte interattiva, poi un remix, Guerolito. Ora medita copertine costumizzabili. Pensi che l&#8217;interattivit\u00e0 stia diventando sempre pi\u00f9 popolare, meno relegata al mondo della sperimentazione?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Cartsen Nicolai<\/strong>:<\/span> Non sono appassionato di questo tipo di progetti. O meglio: sei anni fa ho realizzato un lavoro interattivo, <span class=\"testoscuro\">Polar <\/span>, in Giappone per Canon Artlab. L&#8217;opera in se era molto bella, ma alla fine abbiamo avuto un grosso problema: era troppo costoso e complesso documentare il lavoro, che si \u00e8 svolto nell&#8217;arco di un anno. E poi per ora si possono documentare le performance interattive con i classici DVD, ma rimangono sempre qualcosa di fisso, di non modificabile. Niente a che vedere con il mondo delle performance.<\/p>\n<p class=\"testoscuro\" align=\"justify\"><strong>Monica Ponzini<\/strong>: E Internet?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testoscuro\"><strong>Cartsen Nicolai<\/strong>:<\/span> Certo, c&#8217;\u00e8 Internet, ma non sono interessato al momento. Sento che con l&#8217;interattivit\u00e0 non si ha pi\u00f9 il controllo del processo creativo e del prodotto, manca un risultato che io possa approvare completamente. Tutto diventa arbitrario e mi manca il desiderio di fare. Se ben fatta l&#8217;interattivit\u00e0 pu\u00f2 produrre risulati notevoli, ma mi sembra che al momento sia un po&#8217; sopravvalutata. Tornando al pezzo realizzato in Giappone: era basato su un touch screen e non avevamo considerato quanto questo fosse vicino alla cultura del videogioco. Nel momento in cui fornisci delle interfacce, la gente pensa sia qualcosa di ludico e ci si trova intrappolati in quel sistema. E questo per me e un grosso problema, mi sembra di combattere contro un&#8217;enorme, potente industria.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.raster-noton.de\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.raster-noton.de\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.alvanoto.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.alvanoto.com\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.thekitchen.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.thekitchen.org\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si chiama Xerrox, si ispira al processo di fotocopiatura, ed \u008f un progetto che esplora i confini della riconoscibilit\u0088 di un&#8217;informazione. \u00e9 l&#8217;ultima creatura di Carsten Nicolai, a.k.a. alva noto: un live per laptop e video, dove la campionatura originale viene riprodotta e variata, disturbata in modo da creare un prodotto che ne sfuma le caratteristiche senza perdere completamente l&#8217;identit\u0088<\/p>\n","protected":false},"author":52,"featured_media":29781,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,171],"tags":[29,53,55],"class_list":["post-10050","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-018","tag-audiovideo","tag-interviews","tag-live-media"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Carsten Nicolai, L&#039;estetica Dell&#039;errore &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-018\/cartsen-nicolai-error-aesthetic\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Carsten Nicolai, L&#039;estetica Dell&#039;errore &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]It is called Xerrox, it is inspired to the photocopy process, and it is a project that explores the borders of recognizability of an information. 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