{"id":10022,"date":"2006-07-03T12:00:00","date_gmt":"2006-07-03T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-016\/satellite-jockey-audiovideo-2-0\/"},"modified":"2020-10-21T14:54:30","modified_gmt":"2020-10-21T13:54:30","slug":"satellite-jockey-audiovideo-2-0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-016\/satellite-jockey-audiovideo-2-0\/","title":{"rendered":"Satellite Jockey, Audiovideo 2.0"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Lo so pu\u00f2 sembrare una banalit\u00e0 parlare su una rivista come questa di progetti audiovisivi che utilizzano l&#8217;infinito campionario di contenuti multimediali che popola la Rete. Del resto \u00e8 ormai sempre di pi\u00f9 sulla bocca di tutti, esperti del settore e non: il Web 2.0 \u00e8 in arrivo, la super connessione \u00e8 cosa ormai quasi fatta, i contenuti audio e video grass root saranno sempre pi\u00f9 numerosi, di qualit\u00e0, con ottime risoluzioni e soprattattutto liberi da vincoli di appartenenza e copyright.<\/p>\n<p align=\"justify\">Sono sicuro che la maggior parte dei lettori ha sentito parlare di <span class=\"testo_iframebold\">You Tube<\/span> (ma non dimentichiamo <span class=\"testo_iframebold\">Flickr<\/span> e alcuni altri) , il nuovo fenomeno americano che anticipa l&#8217;avvento della nuova era internettiana, ospitando sin da oggi al suo interno un quantitativo impressionante di video e musica, animazioni e immagini, in un caotico condensato capace ogni tanto di valorizzare fenomeni e personaggi con la rapidit\u00e0 esponenziale ormai tipica della Rete. Questa riflessione induce l&#8217;analista attento a non distogliere lo sguardo da un fenomeno gi\u00e0 presente e in sicura e rapida ascesa: l&#8217;interpretazione di Internet come un unico ed enorme hard disk da cui attingere liberamente contenuti multimediali riutilizzabili in modalit\u00e0 differenti, seguendo tra le altrre cose quegli stessi dogmi (non c&#8217;\u00e8 veramente pi\u00f9 nulla da inventare) del cut&amp;paste del sampling e del remixing che hanno fatto la fortuna della cultura elettronica contemporanea.<\/p>\n<p align=\"justify\">Questo magazine ha gi\u00e0 posto attenzione al fenomeno presentando il progetto <span class=\"testo_iframebold\">WJS di Anne Roquigny nel Digimag 12 dello scorso Marzo<\/span> (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.roquigny.info\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.roquigny.info\/<\/a>). Al contempo il progetto dell&#8217;artista francesce non \u00e8 l&#8217;unico esistente, anzi: se da un lato \u00e8 importante ricordare per esempio il progetto <span class=\"testo_iframebold\">Vj-uberjeek di Amy Alexander<\/span>, dall&#8217;altra non si pu\u00f2 non provare sincera curiosit\u00e0 ed eccitazione di fronte alla piattaforma online in tempo reale <span class=\"testo_iframebold\"> Visitors Studio<\/span> che consente la condivisione e l&#8217;utilizzo di materiale per performance audiovisive.<br \/>\n<span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.visitorsstudio.org\/index.php?diff=-120\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">(www.visitorsstudio.org\/index.php?diff=-120<\/a>)<\/span><\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_mk01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Quello che mi preme sottolineare, e che appare chiaro gi\u00e0 a molti, \u00e8 la natura &#8220;meta&#8221; di questi progetti e l&#8217;attitudine ibrida dei loro creatori: netartisti forse, audio-video performer sicuramente, sperimentatori di forme estreme di networking in tempo reale di certo. A un certo punto le definizioni perdono di significato, le teorie (e coloro che sapientemente le dispensano in giro per il mondo) non riescono, a mio avviso, nemmeno a seguire le dinamiche e le evoluzioni in atto al giorno d&#8217;oggi tanto sono rapide e multiformi: di certo rimane affascinante pensare alla potenzialit\u00e0 che ha la Rete nel futuro delle performance multimediali &#8220;live&#8221;, soprattutto tenendo conto delle sagge parole espresse da un fine teorico e artista come <span class=\"testo_iframebold\">Terre Thaemlitz nel suo saggio &#8220;The Crisis of Post Spectacle Live Contemporary Ambient Performance<\/span> (edito in Italia da Nero Edizoni ma che potete anche leggere su <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.comatonse.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.comatonse.com<\/a>)<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Rick Silva<\/span> con il suo <span class=\"testo_iframebold\">Satellite Jockey<\/span>, presentato nella sezione <span class=\"testo_iframebold\">Digital a la Carte del Sonar 2006<\/span>, fa un paso ancora ulteriore inserendo elementi importanti dell&#8217;etica hacker all&#8217;interno delle dinamiche sopra esposte. L&#8217;artista brasiliano \u00e8 stato infatti in grado di hackerare il famoso tool <span class=\"testo_iframebold\">Google Hearth<\/span>, utilizzando ai propri fini la naturale dinamica del software di visualizzazione satellitare delle varie zone della Terra. Con questo tipo di approccio Satellite Jockey \u00e8 quindi un progetto in rete, un&#8217;installazione o una performance di wjing in cui l&#8217;audio e il video sono presi in tempo reale da Internet e dalle rappresentazioni digitalizzate del mondo che ci circonda, in un dato momento e in un dato luogo. Le metafore e le parole potrebbero sprecarsi, le analisi socio-culturali e artistiche del progetto pure: per questo vi rimandiamo al concept generale scritto da Regine Debatty per la sua curatela del Digital a la Carte del Sonar. Per un&#8217;analisi pi\u00f9 concreta di cosa significa essere artista multimediale alle soglie del <span class=\"testo_iframebold\">Web 2.0<\/span>, vi rimando invece alle parole dello stesso Rick Silva.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_mk03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Come mai hai deciso di utilizzare un tool come Google Hearth? Pensi solo che sia una buona fonte di immagini e suoni o sei ovviamente interessato a un suo significato pi\u00f9 profondo?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Rick Silva<\/strong>:<\/span> Io lavoro pi\u00f9 come un punk rocker che come un programmatore e piuttosto che costruire realmente qualcosa mi piace molto di pi\u00f9 prendere un media\/software gi\u00e0 disponibile e utilizzarlo in un modo tattico. Ci\u00f2 che quindi trovo interessante di Google Hearth \u00e8 la sua caratteristica di essere uno spazio video in 3D che rappresenta una descrizione reale e concreta del nostro mondo che pi\u00f9 si osserva e pi\u00f9 appare astratta nella sua visione glitch e pixelata. Google Hearth \u00e8 uno di quei tipici programmi che saranno sempre migliori, con immagini e suoni a risoluzione via via sempre migliore nel corso dei prossimi anni; anche se io ne adoro l&#8217;attuale versione caotica.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Come funziona tecnicamente il sistema? Come hai hackerato il software?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testo_iframebold\">Rick Silva<\/span><\/strong>: Diciamo che ho sperimentato in molti modi differenti sul software, ho creato dapprima mix di 30 minuti dove catturavo video dallo schermo e li remixavo con la musica. Pi\u00f9 recentemente presso il Media Archeology: software cinema festival di Houston, ho fatto un live set utilizzando Google Hearth connesso direttamente a Internet, in full screen e utilizzando un po&#8217; di overlays per aumentare l&#8217;effetto complessivo. Ho iniziato cos\u00ec a fare pratica su come lavorando dj e vj quando lavorano ai loro mix o ai piatti in consolle: conosco bene quali posti sulla Terra sono buoni in termini di musica e suoni, tenendo poi presente che posso mixarli in modo opportuno dal vivo utilizzando una tastiera midi e dei controllers. Quindi, nel caso del Sonar si \u00e8 trattato di inserire questi file all&#8217;interno di un semplice sito web, nel caso per\u00f2 del Futursonic si tratter\u00e0 invece pi\u00f9 di un&#8217;installazione, in altri casi infine si tratter\u00e0 di strutturare una live performance.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_mk06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Pensi che il futuro del multimedia performer sar\u00e0 legato alla sua abilit\u00e0 di utilizzare software hackerati piuttosto che software sotto licenza come sono oggi la maggior parte dei software utilizzati in campo grafico e musicale, salvo rare e felici eccezioni?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Rick Silva<\/strong>:<\/span> Beh, \u00e8 sicuramente molto interessante il fatto che Google Hearth abbia questa porta aperta per gli hacker, ne aumenta sicuramente le potenzialit\u00e0. Per me quindi \u00e8 molto pi\u00f9 interessante l&#8217;aspetto tecnico ed estetico della performance, il contenuto e il tempo, rispetto al software che viene utilizzato.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Quanto potrebbe essere importante la Rete nel futuro delle multimedia performances come un infinito hard disk di immagini e suoni e come uno spazio virtuale per il networking?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Rick Silva<\/strong>:<\/span> Sicuramente i nostri desktop si stanno rapidamente trasferendo in Rete grazie al Web 2.0. Proprio ora sto lavorando su un progetto di &#8220;jockey&#8221; ancora differente con il netartist <span class=\"testoscuro\">Abe Linkoln<\/span>: abbiamo selezionato a mano e mixato centinaia di <span class=\"testo_iframebold\">Rss Feeds<\/span> in un unico mix scorrevole. L&#8217;unico rischio che si ha, soprattutto nel caso di una performance dal vivo, \u00e8 che le immagini\/suoni\/video possono essere cancellati in ogni momento dalle persone stesse che li hanno uploadati. (<a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.rssjockey.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.rssjockey.com<\/a>)<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_mk02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Ti consideri pi\u00f9 un artista, un hacker, un audiovideo performer o piuttosto un netartista (se questa parola ha ancora un significato oggi)?<\/p>\n<p align=\"justify\"><strong><span class=\"testo_iframebold\">Rick Silva<\/span><\/strong>: Per questo progetto nello specifico penso che tutti questi termini che hai citato lavorino insieme in modo differente, ma sono tutti quanti validi. Non penso che in generale le persone apprezzino pi\u00f9 molto il termine netartist poich\u00e9 nessuno ha alla fine capito come fare soldi facendo il netartist. Ma in generale io apprezzo ancora oggi il termine e le idee che spingono molti artisti in Rete, non tanto per le loro velleit\u00e0 artistiche in quanto tali quanto appunto per il concetto di networking che li guida.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Hai mai sperimentato Satellite Jockey in una vera live performance? Se s\u00ec, quali sono state le tue sensazioni ed esperienze?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Rick Silva<\/strong>:<\/span> S\u00ec, come ti dicevo mi \u00e8 capitato di esibirmi con il Satellite Jockey. Mi piace tantissimo la sensazione di iniziare a navigare nello spazio di Google Hearth e improvvisamente zoomare proprio sullo spot dove si sta svolgendo la performance. Durante un esibizione a Houston tutto stava procedendo bene, io stavo navigando in tanti posti differenti con il software e cos\u00ec dopo un po&#8217; la gente ha iniziato a venire da me e a dirmi, per esempio: &#8220;Ehi, questo \u00e8 il posto dove sono nato in una cittadina in Per\u00f9, ci stavi girando attorno e scratchando un attimo fa&#8221;. A Houston questa performance di cui ti parlo era all&#8217;aperto, in un cortile pieno di alberi enormi: mi piace tantissimo l&#8217;idea che qualcuno possa vedere e sentire la performance in un posto come questo e poi tornare a casa e surfare Google Hearth sentendo le stesse cose in camera sua in cuffia.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_mk04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Marco Mancuso<\/strong>: Cosa ne pensi infine di altri progetti net-audio-video come il WJ-S project o piattaforme come il Visitors Studio?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Rick Silva<\/strong>: <\/span>il concept del web jockey \u00e8 sicuramente cool e sta girando e prendendo piede in tante forme differenti al momento (c&#8217;\u00e8 anche un progetto di Amy Alexander chiamato vj-uberjeek). Non ho mai visto questi progetti dal vivo per cui non ne posso parlare con vera cognizione di causa. Personalmente \u00e8 da tempo che osservavo il web come un enorme spazio remixabile in una performance, per cui questa evoluzione del web jockey non \u00e8 per me un passaggio cos\u00ec straordinario ma un&#8217;inevitabile riflessione\/metafora su ci\u00f2 che facciamo tutti i giorni con la Rete. Sicuramente poi ci sono realt\u00e0 come la Roquigny e Furhetfield che hanno iniziato a lavorarci anche perch\u00e9 vivono paesi migliori per trovare aiuti economici per sviluppare i loro progetti.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.satellitejockey.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.satellitejockey.net\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>il Web 2.0 \u008f in arrivo, la super connessione \u008f cosa ormai quasi fatta, i contenuti audio e video grass root saranno sempre pi\u009d numerosi, di qualit\u0088, con ottime risoluzioni e soprattattutto liberi da vincoli di appartenenza e copyright<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":29979,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[239,169],"tags":[53,33,58],"class_list":["post-10022","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-articles","category-issue-016","tag-interviews","tag-live-coding","tag-net-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Satellite Jockey, Audiovideo 2.0 &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/digimag\/issue-016\/satellite-jockey-audiovideo-2-0\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Satellite Jockey, Audiovideo 2.0 &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"[:en]It could seem a banality talk about audiovisual projects that use the infinite samples of multimedia contents that populates the Net on a review like ours. 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