{"id":10021,"date":"2006-07-03T12:00:00","date_gmt":"2006-07-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-016\/no-brands-world\/"},"modified":"2020-10-21T14:54:16","modified_gmt":"2020-10-21T13:54:16","slug":"no-brands-world","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-016\/no-brands-world\/","title":{"rendered":"No Brand&#8217;s World"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Dal 15 al 17 giugno il primo piano del CCCB di Barcellona ha ospitato <span class=\"testo_iframebold\">Sonarmatica, <\/span>sezione di cultura digitale e progetti di utilizzo critico e creativo dei nuovi media del <span class=\"testo_iframebold\">Sonar<\/span> festival, che quest&#8217;anno si \u00e8 sottotitolata <span class=\"testo_iframebold\">Always On<\/span><em>.<\/em> Ovvero: la cultura della comunicazione mobile e i progetti basati sulla nozione di localit\u00e0, con alcune delle applicazioni interattive pi\u00f9 accessibili e performative della scena digitale, pensate per un palcoscenico fatto di strade e spazi pubblici e che si esprimono soprattutto attraverso la partecipazione e il coinvolgimento del pubblico.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non stupisce quindi che in questo contesto rientri una figura originale come quella di <span class=\"testo_iframebold\">Jens Brand<\/span>. Di lui non si sa molto: compositore, musicista, artista audiovisivo e &#8216;agitatore culturale&#8217; di nazionalit\u00e0 tedesca. La maggior parte delle sue installazioni sono anche sonore e la maggior parte delle sue composizioni considerano l&#8217;immagine importante quanto i suoni. I suoi concerti, performance e installazioni sono tutti concepiti in base al luogo (site-specific), e spesso si basano su giochi logici ma assurdi tra il pubblico e l&#8217;artista. Con i suoi originali esperimenti, Brand negli ultimi anni si \u00e8 esibito in tutta Europa, e poi a Cuba, in Botswana, Giappone e negli U.S.A.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_miriampetruzzelli03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">A Barcellona, Brand ha presentato Il <span class=\"testo_iframebold\">Global Player<\/span>, opera concepita nel 2004. Apparentemente un normale riproduttore di CD\/mp3 salvo per il fatto che invece dei tradizionali supporti &#8220;suona&#8221;, \u00e8 proprio il caso di dirlo, il nostro globo terrestre. Il <span class=\"testo_iframebold\">G-Player o gPod<\/span> in sostanza conosce la posizione di pi\u00f9 di mille satelliti e permette, tramite l&#8217;uso di un modello 3D del pianeta, di ascoltare in real-time una traccia immaginaria di un dato oggetto volante.<\/p>\n<p align=\"justify\">E&#8217; possibile quindi selezionare un satellite sul menu e il dispositivo analizzer\u00e0 in tempo reale il profilo topografico della regione che il satellite sta sorvolando con la possibilit\u00e0 di determinare le posizioni di circa 1.000 satelliti ufficiali. La simulazione dei percorsi orbitali e la rilevazione della distanza tra il satellite e i vari punti della regione sorvolata produce insospettabilmente suoni pressoch\u00e8 infiniti: dal silenzio degli oceani alle alte frequenze delle pianure fino ai bassi delle aree montagnose. Un autentico concerto di satelliti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il dipositivo non fa che mostrare il nome, il tipo, l&#8217;altezza e la posizione del satellite selezionato sopra la terra (latitudine e longitudine) e trasportare un&#8217;ampia variet\u00e0 di dati e di posizioni talvolta parzialmente contradittori. Il gPod diventa cos\u00ec un dispositivo dispari o generatore di un&#8217;esperienza audio interessante, ma pu\u00f2 essere anche interpretato come metafora sociopolitica. Abbiamo allora provato a fare qualche domanda a Jens Brand sul suo lavoro, ma non solo.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_miriampetruzzelli05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Miriam Petruzzelli<\/strong>: Penso che il tuo gPod sia un lavoro estremamente poetico; quale relazione pensi che esista tra poesia e tecnologia nel tuo lavoro? Quanto influisce la tecnologia nel processo creativo?<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><strong>Jens Brand<\/strong>:\u00a0Questo \u00e8&#8217; un tema complesso perch\u00e8 non sono sicuro di sapere che cosa significa &#8220;poetico&#8221; o che cos&#8217;\u00e8 la poesia (e cosa non lo \u00e8). Per me il G-player non \u00e8 un pezzo di tecnologia, ma una combinazione di segni, parole, gesti. Anche la tecnologia del G-player si basa sul linguaggio. E&#8217; un linguaggio di programmazione, ma come uno spartito musicale anche il suo linguaggio pu\u00f2 essere metaforico e ricco quanto il linguaggio utilizzato nella poesia o nella pittura. La tecnologia stessa non \u00e8 preconfezionata, ma \u00e8 sviluppata da Sukandar Kartadinata (il programmatore) e da me. Poteva avere l&#8217;aspetto di un vaso di argilla o di una tavolo pieno di cavi perch\u00e8 ci\u00f2 che mi interessa \u00e8 il significato della tecnologia, non la sua funzione. In questo senso la tecnologia non influenza il processo creativo, ma, in maniera pi\u00f9 astratta, pu\u00f2 contenere la creativit\u00e0: il suo significato o la sua espressione (non la sua funzionalit\u00e0) possono risultare influenti. Infatti penso che uno dei maggiori problemi nell&#8217;area delle nuove tecnologie nella media art sia quello che si passa molto tempo a concentrasi sulla tecnologia o sull&#8217;aspetto inventivo dell&#8217;opera piuttosto che sull&#8217;espressione o l&#8217;intenzione.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Miriam Petruzzelli<\/strong>: Qualcuno ha interpretato il gPod in chiave sociopolitica. Lo trovi eccessivo o ti riconosci in questa lettura? Perch\u00e9?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Jens Brand<\/strong>:<\/span> Il player e il pod sono costruiti in modo da offrire una moltitudine di significati e interpretazioni, alcune delle quali si contraddicono. Ovviamente il fatto che io utilizzi un oggetto di vita quotidiana come l&#8217;Ipod per farne un Gpod ha un senso e pu\u00f2 essere considerato come una dichiarazione sociale. L&#8217;uso di un gadged fetish pu\u00f2 intensificare la comunicazione; \u00e8 spiritoso, ma nello stesso tempo abusivo. Abusivo come lo \u00e8 un Ipod che genera, rappresenta e sfrutta una cultura dell&#8217;I. Lavoro con queste idee perch\u00e9 un aspetto della percezione del contemporaneo ha a che fare con la moda e rappresenta uno degli sviluppi di quello stesso tempo di cui anch&#8217;io faccio parte.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_miriampetruzzelli04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Miriam Petruzzelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Vista la tua poliedricit\u00e0, pensi di poter individuare uno o pi\u00f9 elementi comuni alla tua ricerca artistica?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Jens Brand<\/strong>:<\/span> Penso che una delle forze propulsive del mio lavoro sia il mio interesse per la comunicazione. Imparo molto dalla comunicazione, cos\u00ec come imparo da attivit\u00e0 pi\u00f9 passive come il leggere, il guardare, l&#8217;ascoltare. L&#8217;aspetto pi\u00f9 interessante della comunicazione \u00e8 che crea dei passaggi. Ma una volta che conosci il sentiero tendi a prenderlo sempre. Siccome a me interessa di pi\u00f9 quello che non so e quello che non capisco, cerco dei nuovi metodi e approcci. Un&#8217;altro elemento base \u00e8 il mio interesse per ciascun individuo e il fatto di voler sapere come mai le cose accadono e come mai non accadono. Non mi interessa cambiare o creare, ma piuttosto descrivere e discutere le percezioni. Mi piace veramente mostrare le cose cos\u00ec come non sono, o almeno condividere la mia esperienza: pi\u00f9 studio un oggetto o un soggetto con attenzione, pi\u00f9 io e lui ci confondiamo e ci opponiamo.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Miriam Petruzzelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Credi che l&#8217;arte deve proporre nuovi modelli di relazione? E se s\u00ec, come?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Jens Brand<\/strong>:<\/span> In generale non credo che l&#8217;arte debba servire a qualcosa o essere utile. Il fatto che io creda in alcune cose non mi porta a credere che esse siano vere per l&#8217;arte in quanto tale. E&#8217; soltanto il mio modo di fare le cose. Ogni buon lavoro che si pu\u00f2 definire artistico \u00e8 un&#8217;eccezione. Questa \u00e8 l&#8217;unica regola che conosco.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/netart_miriampetruzzelli06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Miriam Petruzzelli<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Puoi parlarci dei tuoi progetti per il futuro?<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Jens Brand<\/strong>:<\/span> Al momento ci\u00f2 che mi preme di pi\u00f9 e di finire il progetto Gplayer con lo sviluppo di una sua propria piattaforma internet. Sar\u00e0 una replica del fantomatico negozio virtuale I-tunes, ma ovviamente con intenzioni del tutto differenti e l&#8217;obbiettivo di essere commercialmente assolutamente inutile.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.jensbrand.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.jensbrand.com<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo piano del CCCB di Barcellona ha ospitato Sonarmatica, sezione di cultura digitale e progetti di utilizzo critico e creativo dei nuovi media del Sonar festival, che quest&#8217;anno si \u008f sottotitolata Always On. 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