{"id":10019,"date":"2006-07-03T12:00:00","date_gmt":"2006-07-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-016\/digital-art-week-meeting-point-a-zurigo\/"},"modified":"2020-10-21T15:00:03","modified_gmt":"2020-10-21T14:00:03","slug":"digital-art-week-meeting-point-a-zurigo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-016\/digital-art-week-meeting-point-a-zurigo\/","title":{"rendered":"Digital Art Week, Meeting Point A Zurigo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Dal <span class=\"testo_iframebold\">12 al 15 luglio a Zurigo<\/span> si susseguiranno una serie di appuntamenti che gli appassionati d&#8217;arte digitale e i ricercatori del complesso rapporto che lega l&#8217;arte alla tecnologia non potranno perdersi. La <span class=\"testo_iframebold\">Digital Art Week<\/span> e&#8217; organizzata dal <span class=\"testo_iframebold\">Computer System Institut di Zurigo<\/span> ed e&#8217; un evento parallelo al canadese <span class=\"testo_iframebold\">Interactive futures <\/span>(Steve Gibson, Julie Andreyev e Randy Adams) che si svolge a gennaio durante il <span class=\"testo_iframebold\">Victoria Independent Film and Video festival<\/span>.<\/p>\n<p align=\"justify\">Il <span class=\"testo_iframebold\">Simposio <\/span>che \u00e8 stato organizzato si intitola <span class=\"testo_iframebold\">[con.[text]], <\/span>per sottolineare l&#8217;importanza del contesto dell&#8217;opera e riportare l&#8217;attenzione sul ruolo dello spettatore che diventa sempre piu&#8217; parte dell&#8217;opera stessa, soprattutto grazie alle potenzialit\u00e0 dei nuovi media. Utilizzando le tecnologie, l&#8217;opera risulta piu&#8217; incantevole; maggiore e&#8217; la comprensibilita&#8217; del messaggio e minore la visibilita&#8217; della presenza tecnologica.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli organizzatori del Digital Art week hanno selezionato presentazioni, dimostrazioni e performances su alcuni temi specifici delle opere che utilizzano media elettronici e cercano di ridurre il distacco che si viene a creare tra performer e visitatore dalla comunicazione mediata dal computer, con una attenzione particolare al concetto di immersione dello spettatore. Ne \u00e8 un esempio la ricerca di <span class=\"testo_iframebold\">Benoit Maubrey<\/span> e le sue performance con abiti elettroacustici.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/ia_beabonfanti02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Molto attesi sono interventi di <span class=\"testo_iframebold\">Art Clay,<\/span> artista e organizzatore del symposio, e <span class=\"testo_iframebold\">Steve Gibson <\/span>che aprira&#8217; il dibattito, parlando della situazione del digital media art in Canada e ponendo l&#8217;accendo sul diffuso fenomeno del mapping: durante una serata si esibira&#8217; anche nella performance Virtual DJ.<\/p>\n<p align=\"justify\">Grande attenzione \u00e8 poi rivolta a<span class=\"testo_iframebold\"> Jan Borchers del Media Computing Group<\/span> alla RWTH Aachen University che esplora l&#8217;interazione uomo-macchina, a <span class=\"testo_iframebold\">Johnny De Philo<\/span> filosofo e artista; <span class=\"testo_iframebold\">Jason Freeman del Georgia Institute of Technology<\/span> in un intervento dal titolo <em>Glimmer: creating new connections<\/em>, <span class=\"testo_iframebold\">Atau Tanaka della Sony di Parigi<\/span> che introdurra&#8217; il discorso sul musiking network e infine <span class=\"testo_iframebold\">Paul Woodrow dell&#8217;universita&#8217; di Calgary e Alan Dunning dell&#8217;Alberta college of Art<\/span> che propongono una conferenza su <em>Body Degree Zero \u0096 the anatomy of an interactive performance<\/em>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/ia_beabonfanti04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il simposio al suo interno contiene la sezione <span class=\"testo_iframebold\">Driftings <\/span>che propone lavori generati da un computer attraverso processi concettualmente diversi. Nell&#8217;opera <span class=\"testo_iframebold\">Emergent city, lo svizzero Pascal Muller<\/span> con un approccio generativo, ricrea un network di autostrade e vie sottolineando la crescita incontrollata delle metropoli, <span class=\"testo_iframebold\">Stefan Heinrich Ebner propone Sterobilder<\/span> dove le gradazioni del colore creano una atmosfera ipnotica e di calma, e ancora<span class=\"testo_iframebold\"> Sakkara <\/span>un software creato da <span class=\"testo_iframebold\">Peter Schweri e Jurg Gutknech<\/span>t, progettato per generare immagini di arte concreta. Il processo alla base del software trasforma forme geometriche rilevanti in elementi grafici di codice formando nuove relazioni dinamiche tra la forma e il colore stesso.<\/p>\n<p align=\"justify\">Oltre a Driftings e&#8217; presente anche la sezione <span class=\"testo_iframebold\">Poster<\/span> dove vengono presentati alcuni progetti di arte interattiva come tra gli altri <span class=\"testo_iframebold\">Tai Chi sensor <\/span>che attraverso dei sensori corporei e un computer studia i movimenti benefici del tai chi, oppure <span class=\"testo_iframebold\">Px1m0d di Martin Frohlich<\/span>, un interfaccia facilmente programmabile che comunica con un protocollo MIDI. e ancora <span class=\"testo_iframebold\">Improve,<\/span> un progetto per cellulari dei finlandesi Hasan &amp; Widerberg del mediaLAB dell&#8217;Universita&#8217; di Helsinki.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/ia_beabonfanti05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Un&#8217;intera sezione e&#8217; dedicata poi ai &#8220;paesaggi sonori&#8221; <span class=\"testo_iframebold\">Soundscapes, <\/span> a sua volta divisa in tre categorie:<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">real worlds <\/span> \u0096 suoni registrati dal mondo reale, come ad esempio <span class=\"testo_iframebold\">Creatures of the ice, <\/span>progetto caratterizzato da suoni ottenuti inserendo un microfono nelle lastre di ghiaccio al Polo Nord per cogliere ogni suono dello spostamento e della rottura del ghiaccio. CI sono poi artisti come <span class=\"testo_iframebold\">Peter Kutin<\/span>, che ha registrato i suoni della citta&#8217; di Vienna o anche il giapponese <span class=\"testo_iframebold\">Hiroki Nishino<\/span> che trasferitosi a Seattle da Tokio per motivi di studi ha registrato i suoni della sua nuova citta&#8217; sotto forma di lettera privata. Da non dimenticare infine chi come <span class=\"testo_iframebold\">Leif Brush<\/span>, professore d&#8217;arte all&#8217;Universita&#8217; del Minnesota, colleziona suoni dal 1972 e utilizza il <span class=\"testo_iframebold\">Kosmphone di Jerry Chamkis<\/span> che traduce i raggi cosmici in &#8220;ambient music&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">virtual worlds <\/span>\u0096 suoni sintetici creati artificialmente, come quelli dell&#8217;americana <span class=\"testo_iframebold\">Georgina Lewis<\/span> che compie uno studio sulla dissoluzione del linguaggio. Portando a tacere la voce di un lettore delle previsioni del tempo, <span class=\"testo_iframebold\">Maximilian Marcoll<\/span> trasforma invece le pulsazioni del corpo umano in musica, <span class=\"testo_iframebold\">Billy Gomberg in Pink<\/span> ricompone materiali isolati di &#8220;pop music&#8221; per creare strutture allargate.<\/p>\n<p align=\"justify\">La terza categoria, <span class=\"testo_iframebold\">other worlds,<\/span> comprende invece suoni che appartengono sia al mondo naturale che all&#8217;elettronica o all&#8217;arte del remix. <span class=\"testo_iframebold\">Steve Bradley in oblique scatter<\/span> ricrea una struttura ritmica con dei suoni registrati in momenti particolari in zone intorno al Maryland, mentre <span class=\"testo_iframebold\">Erik La Casa<\/span> indaga sulla percezione della realta&#8217; e sulla consistenza della musica contemporanea. E ancora:<span class=\"testo_iframebold\"> Neil Rolnick<\/span> di New York si inserisce dei microfoni negli occhiali e osserva i suoi vicini in Washington Heights registrandone i particolari sonori, lo spagnolo <span class=\"testo_iframebold\">Andres Lewin-Richter<\/span> nel lavoro creato per <span class=\"testo_iframebold\">En red O festival<\/span> a Barcellona nel 1999, registra suoni di fatti quotidiani e cerimonie in Nepal e Rajastan accompagnati da una voce narrante di una giovane guida, la belga <span class=\"testo_iframebold\">Maria Blondeel presenta E(stutt)11.8.99 <\/span>del 1999, una registrazione di una installazione luminosa e sonora interattiva e il suo sviluppo durante l&#8217;eclissi solare totale. <span class=\"testo_iframebold\">Sabine Schafer e Joachim Krebs in TopoSonic<\/span> spheres presentano infine il loro microscopio sullo sviluppo del procceso del suono (<span class=\"testo_iframebold\">EndoSonoScopy<\/span>).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/ia_beabonfanti03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il 12 luglio un percorso guidato, <span class=\"testo_iframebold\">Digital Parcours, <\/span> porta alla scoperta di diverse installazioni in diverse aree della citta&#8217;: la visita dura circa due ore e tra le opere si potr\u00e0 godere della ben nota installazione di <span class=\"testo_iframebold\">Amy Alexander SVEN ( Surveillance Video Entertainment Network)<\/span>, un sistema composto da una videocamera, un video, microfoni e un software che individua elementi e caratteristiche particolari nei passanti trasformandole in informazioni sonore e visive. L&#8217;idea e&#8217; quella di esaminare il fenomeno della videosorveglianza non dal punto di vista di chi viene osservato, ma analizzando il processo di fruizione delle immagini da parte dell&#8217;osservatore. <span class=\"testo_iframebold\">Gba Core Dump<\/span> del canadese <span class=\"testo_iframebold\">Leonard J. Paul<\/span> \u00e8 invece un <span class=\"testo_iframebold\"> Game Boy Advance<\/span> con un flash ROM che esplora gli spazi pubblici e privati, mentre <span class=\"testo_iframebold\">Rosebud<\/span> di Pablo Ventura, un video di 4 minuti che riprende il nome da una scena del film Citizen Kane di Orson Welles, indaga sulle possibilita&#8217; della tecnologia 3d nella danza.<\/p>\n<p align=\"justify\">Proseguendo il percorso si incontrera&#8217; infine una installazione sonora di <span class=\"testo_iframebold\">Estuko Maesaki, <\/span> ma anche l&#8217;opera <span class=\"testo_iframebold\">China Gates di Art Clay<\/span> creata mediante l&#8217;utilizzo del sistema GPS e dei gong, e ancora <span class=\"testo_iframebold\">Will Pappenheimer<\/span> col suo progetto <span class=\"testo_iframebold\">Motion Still Life 1, <\/span>che riadatta la tradizione artistica pittorica nello spazio virtuale di internet attraverso una live web camera, mentre gli svizzeri <span class=\"testo_iframebold\">Heinrich Luber &amp; Corebounce,<\/span> che spesso lavorano sul suono, le forme e sul corpo attraverso delle installazioni &#8220;live&#8221;, presenteranno alla fine del percorso il loro lavoro <span class=\"testo_iframebold\">Almost Lost<\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/ia_beabonfanti06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto questo avverr\u00e0 durante il giorno: nelle serate dal 12 al 15 luglio e&#8217; possibile poi assistere a un altrettanto fitto calendario di performance, tra cui <span class=\"testo_iframebold\">Video Game Audio Live di Leonard J. Paul,<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">13 volts and a carrot della svedese Eve Sjuve, Video Peacock di Benoit Maubrey, Improve di Hansan e Winderberg e Grenze di Patrick Fontana<\/span> che riprone attraverso animazioni in 2d e 3d una rilettura delle parole chiave del Capitale di Marx.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.jg.inf.ethz.ch\/wiki\/DAW\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/www.jg.inf.ethz.ch\/wiki\/DAW<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/cfisrv.finearts.uvic.ca\/interactivefuture\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/cfisrv.finearts.uvic.ca\/interactivefuture<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.hcipatterns.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.hcipatterns.org\/<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.gre.ac.uk\/%7Egs04\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.gre.ac.uk\/~gs04 <\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.maybites.ch\/tikiwiki\/tiki-index.php?page=px1m0d\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.maybites.ch\/tikiwiki\/tiki-index.php?page=px1m0d<\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"> <a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.kosmophone.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.kosmophone.com<\/a><\/span><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/ascendre.free.fr\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">http:\/\/ascendre.free.fr<\/a><\/p>\n<p><span class=\"testo_iframebold\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.heinrichlueber.ch\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.heinrichlueber.ch<\/a><\/span>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Digital Art Week e&#8217; organizzata dal Computer System Institut di Zurigo ed e&#8217; un evento parallelo al canadese Interactive futures, Steve Gibson, Julie Andreyev e Randy Adams, che si svolge a gennaio durante il Victoria Independent Film and Video festival. 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