{"id":10016,"date":"2006-07-03T12:00:00","date_gmt":"2006-07-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-016\/sonambiente-berlin-plays-from-the-roots\/"},"modified":"2020-10-21T14:59:03","modified_gmt":"2020-10-21T13:59:03","slug":"sonambiente-berlin-plays-from-the-roots","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-016\/sonambiente-berlin-plays-from-the-roots\/","title":{"rendered":"Sonambiente, Berlino Suona Dalle Fondamenta"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">L&#8217;ultima volta era stato esattemtne dieci anni fa, estate 1996. <span class=\"testo_iframebold\">Sonambiente<\/span> \u00e8 tornato dopo una decade a far parlare di se ed \u00e8 tornato a popolare di suoni e immagini le pi\u00f9 raffinate location di una Berlino estiva sempre pi\u00f9 bella, attraente e quest&#8217;anno folle di football. Grazie a un numero impressioante di installazioni, performances, eventi di arte visuale, di sound art, video proiezioni, esperimenti di radioart e con un occhio sensibile e attento ai pi\u00f9 importanti talenti internazionali, Sonambiente vedr\u00e0 dal 1 al 16 Luglio la partecipazione di oltre 40 artisti e 20 scuole d&#8217;arte, per far risuonare la capitale teutonica dalle fondamenta.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;organizzazione e la curatela di un evento di queste dimensioni non \u00e8 operazione semplice. Strutturare un network di appuntamenti dislocati su 5 differenti location mantenendo alta la proposta artistica e la fruzione anche tecnica del suono verso il pubblico presente, richiede preparazione ed esperienza. Elementi che non sembrano certo mancare a <span class=\"testo_iframebold\">Matthias Osterwold<\/span>, co-direttore (con <span class=\"testo_iframebold\">Georg Weckwert<\/span>) di Sonambiente Festival 2006 Berlino. L&#8217;incontro \u00e8 avvenuto a Berlino nel maggio 2006 prima dell&#8217;inaugurazione della mostra e con Matthias abbiamo parlato del festival, di musica e non solo&#8230;<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f201.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>: A parte la scelta estetica e degli artisti, ho l&#8217;impressione che la vera protagonista del festival Sonambiente sia Berlino stessa, la citt\u00e0 e i suoi luoghi. Penso che la sound art non possa evitare di avere una profonda relazione con i luoghi. Nel definire il programma del festival con Georg Weckwert avete lavorato, in un certo senso, come degli esploratori in una foresta chiamata Berlino. Cosa ne pensa?<\/p>\n<p class=\"testo_iframe\" align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Ci sono numerosi aspetti da tenere presente. Penso che l&#8217;approccio della <em>sound art <\/em>, in quanto arte formale, sia un riflesso di un dato spazio di una situazione sociale. In particolare \u00e8 opportuno non solo presentare lo spazio stesso ma anche riflettere l&#8217;ambiente nel quale \u00e8 immerso. In questo senso \u00e8 vero che Berlino acquista un ruolo attivo: certe situazioni, edifici, certi spazi di presentazione giocano un ruolo attivo nel concept della mostra, ma \u00e8 vero soprattutto da quando il muro di Berlino \u00e8 crollato quindici anni fa e si \u00e8 creato un melting pot di artisti. C&#8217;\u00e8 una grossa spinta della citt\u00e0 nel lavorare con le nuove instituzioni artistiche, le gallerie, ed \u00e8 quindi essa stessa il motore produttivo dell&#8217; arte in questo momento ed \u00e8 soprattutto vero per gli artisti che si occupano di arti intermediali e di <em>sound art <\/em>, la nuova generazione di giovani artisti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto questo \u00e8 intrinsecamente riflesso nell&#8217;esibizione, e per questo abbiamo pensato che Berlino fosse un luogo appropriato per Sonambiente. Non dobbiamo dimenticare che dieci anni fa abbiamo presentato la prima edizione di Sonambiente che era, nel 1996, ancora molto vicina alla riunificazione di Berlino, e la caduta del muro. Quindi, in confronto ad allora, c&#8217;\u00e8 anche molta pi\u00f9 libert\u00e0 nel poter utilizzare l&#8217;intera citt\u00e0. Ci\u00f2 significa anche nuovi edifici, &#8220;Unfarmietete Neubauten&#8221; (edifici sfitti) , per citare gli Einst\u00fcrzende Neubauten. Saranno infatti utilizzati spazi ricavati da uffici vuoti e la moltitudine di palazzi di vetro sfitti, tipici della citt\u00e0 di Berlino.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f202.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Penso che esista una strana associazione con quello che avete fatto in passato. Mi sembra di capire che ci sia una continuit\u00e0 negli ultimi quindici anni per quanto riguarda il mettere insieme cose che secondo il mainstream non dovrebbero stare insieme. E una di queste cose \u00e8 la relazione fra suono e immagine insieme a un continuo movimento tra cultura popolare e accademica. Mi sembra di capire che ci sia una continuit\u00e0 nel tentativo di avere insieme, nello stesso luogo e allo stesso tempo, la musica tradizionale, la nuova musica, la musica classica, sound art. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Bisogna sicuramente tornare indietro fino agli anni &#8217;60 forse, ma in modo pi\u00f9 visibile negli anni &#8217;80, per notare come Berlino sia diventata sempre di pi\u00f9 il centro di una specie di approccio musicale interdisciplinare, usando strumenti appartenenti ad altri generi come i visual o anche solo una certa nozione di forma d&#8217; arte intermediale, fino a sviluppare ci\u00f2 che poi verr\u00e0 chiamata <em>sound art <\/em>, o <em>klangkunst <\/em>. Il termine era usato solo nella versione tedesca negli anni &#8217;80, ma Berlino era comunque un vero centro produttivo. Intendo per quanto riguarda gli artisti, le instituzioni o le iniziative di promozione di queste forme d&#8217; arte, nonch\u00e8 la ricerca scientifica di questi fenomeni. In seguito gli artisti si trasferirono a Berlino e queste forme d&#8217; arte cominciarono ad essere molto attive e molto influenti. Ma le radici si trovano sicuramente pi\u00f9 in profondit\u00e0 nella storia, in tempi assai pi\u00f9 lontani. \u00c8 infatti una caratteristica delle avanguardie del ventesimo secolo il voler dissolvere le barriere fra i generi artistici, e sostituirle con nozioni di arte assai pi\u00f9 ampie.<\/p>\n<p align=\"justify\">Berlino era quindi il luogo che offriva un terreno molto fertile per tutto questo, il luogo che ha reso possibile, come lei ha gi\u00e0 ricordato, <span class=\"testo_iframebold\">Augen und H\u00f6ren<\/span>, all&#8217;inizio degli anni &#8217;80, o il programma artistico <span class=\"testo_iframebold\">DAAD<\/span> sempre negli anni &#8217;80 <span class=\"testo_iframebold\">Kunstverein Gelbe Musik, Freunde Guter Musik, Inventionen Festival di DAAD<\/span>. Pi\u00f9 tardi <span class=\"testo_iframebold\">Kunst der Parochial, Podewil, Tesla<\/span>. C&#8217;erano continuamente iniziative e instituzioni che supportavano queste forme d&#8217; arte che hanno una posizione per nulla facile nel mercato dell&#8217;arte. Ma non bisogna limitarsi a vedere la questione dal punto di vista musicale. Anche nell&#8217; ambito del pop o del rock nei primi anni &#8217;80 cominciarono ad essere utilizzati dei video e allo stesso tempo nei club si incominci\u00f2 ad associare sempre la musica con dei video e ci\u00f2 si pu\u00f2 estendere anche all&#8217;ambito della scena dei compositori che cominciarono a pensare ai visual, alla luce e cos\u00ec via. Ora per me, e per Sonambiente, questo \u00e8 un aspetto altrettanto interessante, e gli artisti di <em>visual art <\/em> sono sempre pi\u00f9 interessati nell&#8217; integrazione del suono nei loro lavori.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f203.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Non solo quindi una colonna sonora ma un materiale per la produzione artistica.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> SI, un materiale per la produzione artistica, come una parte integrativa. Basta pensare alle esposizioni sopravvissute come la Biennale di venezia, Documenta eccettera: ci saranno forse un terzo, a volte anche met\u00e0, dei lavori che hanno a che fare in qualche modo con il suono, a volte udibile, a volte non udibile. Bisogna riflettere anche su questo, e su questo punto di convergenza in tutti i suoi aspetti.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>: Il suono si trova sempre nel lavoro degli artisti quando si comincia ad avere a che fare con i nuovi media. Dal momento che hai un video devi pensare anche al suono, e questo suono non pu\u00f2 essere pi\u00f9 una semplice colonna sonora o essere integrato al di fuori della post-produzione ma deve essere qualcosa che \u00e8 parte integrante del lavoro. Basta pensare ad artisti come Carsten Nicolai\/Alva Noto, che penso sia un ottimo esempio di artista berlinese che ha potuto costruire la sua estetica, che \u00e8 allo stesso tempo attivo nella visual art e nella sound art al punto che il suo stesso lavoro visuale \u00e8 in gran parte basati su processi sonori.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Carsten Nicolai \u00e8 molto bravo, ed anche un ottimo esempio del tema in questione, in quanto nelle sue opere il processo tecnico per produrre suono e immagini \u00e8 lo stesso, viene dagli stessi algoritmi, gli stessi circuiti. Questo \u00e8 un approccio veramente completo e ci riporta all&#8217; importanza della tecnologia digitale che in qualche modo ha un ruolo neutrale nei riguardi dei media. \u00c8 uno strumento che poi pu\u00f2 essere trasformato in differenti formati, pu\u00f2 essere associato a differenti sensi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f206.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>: Grazie alle nuove tecnologie, \u00e8 possibile avere un data base anche composto da diversi tipi di dati che provengono da immagini e da suoni, che poi si possono riconvertire in ulteriori formati. Quando si riesce a non perdersi in queste tecnologie digitali \u00e8 possibile lavorare in una maniera molto minimalista e sviluppare progetti basati su particelle microscopiche. L&#8217;approccio digitale ha in ogni caso a che fare con la memoria e la storia in maniera molto profonda e Berlino \u00e8 uno dei pochi luoghi in tutto il mondo dove si pu\u00f2 parlare di <em>rovine <\/em> in una maniera contemporanea. Penso ad alcuni artisti, come Paul DeMarinis per esempio, che si occupa di tecnologie e la maggior parte delle volte con materiali &#8220;vintage&#8221;. \u00c8 davvero interessante ascoltare le voci di Hitler o Stalin che sono in qualche modo attivate solamente attraverso le tecnologie odierne.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Certo, ma questa \u00e8 dialettica. L&#8217; esibizione di tutte queste tecnologie digitali, accessibili e relativamente economiche per il proprio interesse, come una specie di strumento feticista per mettersi in mostra sta diventando sempre meno interessante, allo stesso modo in cui succede nei confronti del virtuosismo. La dialettica se ce l&#8217;hai puoi benissimo usarla, ma allo stesso momento bisogna abbandonarla in modo da poter riflettere qualcos&#8217; altro, forse la storia, forse cose molto semplici, le condizioni sociali o qualcos&#8217; altro. E penso anche che Paul DeMarinis sia un maestro della dialettica, e questo da forza ai suoi pezzi e fa parlare di lui, perch\u00e8 lui \u00e8 un artista che ti lascia scoprire un sacco di cose su differenti livelli, utilizzando vecchie tecnologie ma anche vecchie icone e vecchi motivi. Si relaziona moltissimo con la storia e con la memoria. E&#8217; un artista molto forte.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f207.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Alcuni artisti si relazionano con oggetti ritrovati (ogni tipo di oggetti: suono, video, materiale ritrovato in archivi, pratiche di riscrizione) e sono capaci di mostrarci un luogo, normale e banale, in un modo del tutto differente. Per me questo \u00e8 un approccio molto interessante, anche perch\u00e8 attira anche un altro tipo di pubblico, che non \u00e8 solo fatto di specialisti, ma anche di persone di generazioni e formazioni diverse. Persone che forse non sono coinvolte nel mondo dell&#8217; arte ma sono coinvolte nel posto in cui vivono, nella loro citt\u00e0. E il fatto che si presentino lavori in spazi pubblici rende le cose differenti, perch\u00e8 lo spazio pubblico non \u00e8 solo una spazio: \u00e8 uno spazio sociale, uno spazio politico. Questi luoghi cambiano e in particolare cambiano nella percezione delle persone che normalmente vi si trovano. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> La <em>sound art <\/em>molto spesso appartiene o \u00e8 in qualche modo relazionata a una filosofia di non separazione fra vita e arte. Non vi \u00e8 pi\u00f9 l&#8217; idea di opere d&#8217; arte isolate ed ermetiche che ergono delle alte barriere di conoscenza, di pre-informazione sociale. E questo si pu\u00f2 dire per la maggior parte, o almeno per una gran parte delle opere di <em>sound art <\/em>. Si tratta invece di un intervento discreto che non spinge l&#8217;ascoltatore verso qualcosa, ma \u00e8 gi\u00e0 l\u00ec come un invito a percepire scoprendo cos\u00ec di avere un ruolo attivo nell&#8217; interazione con l&#8217;opera d&#8217; arte. E ci sono alcuni pezzi che hanno anche una particolare attitudine interattiva \u0096 tecnicamente interattiva \u0096 oppure sono un&#8217; invito all&#8217;opera d&#8217;arte stessa. La storia dell&#8217; estetica ci porta a un&#8217; idea di separazione fra arte e vita, che \u00e8 anche l&#8217;idea di Soziale Kunstwerk, plastico sociale, la scultura sociale di <span class=\"testo_iframebold\">Joseph Beyus<\/span>. il suono come scultura, come un oggetto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f208.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Questo genere di procedimenti si basano sul fatto che si possa percepire veramente il suono come un&#8217;architettura invisibile. Cos\u00ec si hanno due luoghi con la stessa importanza, e dove si \u00e8 nello stesso tempo: quello visivo e quello acustico. Ma questi due mondi si spostano creando qualcosa di diverso. Una cosa interessante del suono negli spazi pubblici \u00e8 il livello di irritazione che pu\u00f2 produrre. La gente \u00e8 talmente abitata a vedere immagini che a un certo punto non se ne accorge pi\u00f9. Ma il suono, e il particolare il suono ripetitivo, \u00e8 ci\u00f2 che spesso disturba veramente le persone. Un piccolissimo suono ripetuto per qualche ora in un posto normale non \u00e8 nulla di speciale. Ma come accade che questa cosa insignificante possa diventare cos\u00ec potente dal punto di vista percettivo? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Succede quando lo si isola. Il suono \u00e8 il medium pi\u00f9 accessibile di tutti, le orecchie non si possono chiudere!<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Vero, ma allo stesso tempo la percezione del suono \u00e8 molto elaborata. Si possono ascoltare 20 fonti diverse allo stesso tempo e selezionare tutti i volumi, tutti i livelli. Ci\u00f2 non accade con le immagini ma con il suono risulta estremamente complesso, e tridimensionale. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> A volte succede che un&#8217;opera d&#8217;arte sonora produca una reazione irritante, negativa. Capita di avere esperienze del genere. E&#8217; un equilibrio molto sensibile e complesso da mantenere, e questo ci porta alle forme di presentazione. Quando si presenta un&#8217; opera d&#8217; arte sonora bisogna essere molto cauti nel deciderne la forma di presentazione perch\u00e8 le onde sonore si sovrappongono naturalmente. Mi \u00e8 capitato di vedere esibizioni che erano molto caotiche, a volte cacofoniche. Suonare insieme differenti opere d&#8217; arte sonore, in qualche modo sottrae l&#8217;essenza del lavoro singolo perch\u00e8 allo stesso tempo ne interviene un altro. Questa \u00e8 una delle ragioni per le quali selezionamo cos\u00ec tante location differenti, e proviamo a farlo sistemando le singole opere negli edifici. In questo modo l azione \u00e8 prevista anche nella visita delle opere, perch\u00e8 bisogna spostarsi da un posto all&#8217; altro.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f209.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">In quale modo tutti questi aspetti possono relazionarsi? Non soltanto per quanto riguarda la relazione fra il dominio visivo e quello sonoro, ma anche per quanto riguarda la produzione. Janet Cardiff e George Bures Miller sono un buon esempio perch\u00e8 sono sempre al lavoro con il suono, avendo a che fare con le istituzioni, e hanno successo. Ci sono molti altri casi che non hanno altrettanto successo e famosi visual artists che sono sconosciuti nel mondo della musica. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Per l&#8217;artista questo \u00e8 un punto cruciale. Tutti vogliono vivere con l&#8217;arte, come aspetto economico, ma \u00e8 una questione di creazione di spazi, reti, dove i lavori possono essere sviluppati e creati. Sei molto fortunato se trovi un <em>sound artist <\/em> in un contesto di <em>visual art<\/em>, ed \u00e8 una cosa molto strana che <em>sound artist <\/em> riconosciuti non siano poi cos\u00ec ben piazzati nel mercato della <em>visual art. <\/em> E&#8217; davvero molto difficile da spiegare. Non ho una risposta chiara a questo quesito. Potrebbe essere che alcuni sono promossi meglio, vengono scoperti in maniera pi\u00f9 efficiente, o che sono stati fortunati a essersi trovati l\u00ec, o forse che usano strategie pi\u00f9 efficaci di autopromozione. Sono per\u00f2 certo che molti artisti nemmeno ci vogliono arrivare a questa situazione&#8230;<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>: Il punto \u00e8 che ci sono alcuni lavori fatti da sound artist negli ultimi 20 0 30 anni che sono veramente affascinanti, e che sarebbero assai interessanti da sentire ora in un contesto di visual art. Come riuscite a convincere una certa instituzione che un certo lavoro di sound art \u00e8 interessante per loro? Intendo, in quale modo Hamburger Bahnhof dovrebbe essere interessata a Carsten Nicolai, come \u00e8 successo qualche mese fa, o a Gordon Monahan, che \u00e8 un artista fantastico e che si sposta continuamente fra questi due territori?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> La risposta \u00e8 semplice. Coinvolgere la <em>visual art <\/em> \u00e8 necessario, in quanto alcuni lavori di <em>visual art <\/em>, sono molto poco sviluppati in termini di suono. Persiste ancora una certa ignoranza, o una certa trascuratezza dell&#8217;aspetto musicale. Si pu\u00f2 dire che alcuni <em>visual artist <\/em> dovrebbero curare di pi\u00f9 questo aspetto, cos\u00ec come dovrebbero i curatori. Ma poi ci si accorge che molto spesso esiste una specie di blocco nei confronti della musica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f210.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Questo significa una mancanza di educazione sul suono nelle scuole d&#8217; arte? Ed \u00e8 quindi interessante, per esempio, un certo aspetto di Sonambiente di scuola temporanea. Ma questa educazione, per Sonambiente, dovrebbe avvenire prima, durante e dopo? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Penso che sia necessario per le scuole d&#8217;arte riflettere il processo e lo svilupparsi di queste discipline artistiche intermediali, incluso il suono. \u00c8 una cosa indispensabile, cos\u00ec come \u00e8 necessario che i musei e le instituzioni dell&#8217;arte si accorgano e si curino del fatto che esistono queste opere integrative. Ci\u00f2 significa programmi, e significa anche architettura. Mi fa sempre molto arrabbiare il fatto che i nuovi musei, costruiti con enormi somme di denaro non prevedano spazi che si possano realmente prestare e siano adeguati alla presentazione di questi lavori intermediali. Questo significa trascuratezza dell&#8217;aspetto acustico e se le scuole integrassero tali strutture sarebbe gi\u00e0 un passo avanti. Sonambiente Laboratorium include venti nuovi arrivati dagli instituti d&#8217;arte, e allo stesso tempo ci sono delle cattedre che rappresentano questo approccio integrativo. Ci sono per esempio <span class=\"testo_iframebold\">Christina Kubisch<\/span> alla Hochschule der Bildenden K\u00fcnste Saar , <span class=\"testo_iframebold\">Ulrich Ellerand<\/span> alla Hochschule f\u00fcr Bildende K\u00fcnste Braunschweig , <span class=\"testo_iframebold\">Berhard Leitner<\/span> alla Universit\u00e4t f\u00fcr angewandte Kunst Wien, come architetto nella scuola di architettura di Vienna insegnando suono, <span class=\"testo_iframebold\">Nicolas Collins<\/span>, al Chicago Art Institute e persino Weimar con Robin Minard.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infine, in qualche modo \u00e8 supportato anche il &#8220;no labelling&#8221; per avere una migliore integrazione anche con il mercato artistico, perch\u00e8 gli artisti devono vivere e gli instituti di finanziamento hanno sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0. L&#8217;aspetto commerciale in questi settori dell&#8217;arte non pu\u00f2 essere trascurato.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/elettronica_robertopacidal\u00f211.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Infine, esistono dei progetti sul web nell&#8217;ambito del festival? Sono previsti dei contributi a distanza? <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Si, ma d&#8217;altra parte devo dire che, viste le limitate possibilit\u00e0, il sito di Sonambiente sar\u00e0 qualcosa di pi\u00f9 convenzionale su quel frangente, limitandosi alla presentazione e alla documentazione delle esibizioni, anche se in realt\u00e0 questo non \u00e8 del tutto vero, perch\u00e8 abbiamo alcuni progetti web e di open network. Verr\u00e0 instituita una struttura aperta invitando altri artisti e coinvolgendo collaborazioni remote mentre altre opere sono pensate direttamente per il web, ma non sono interattive. Penso che quindi questo sia un processo in via di sviluppo che deve essere supportato e moderato adeguatamente.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Roberto Paci Dal\u00f2<\/strong>:<\/span> <span class=\"testo_iframebold\">Mi piace l&#8217;idea del sito web che diventa &#8220;il&#8221; laboratorio. Il luogo quindi che prosegue oltre la mostra ed esce dal suo ruolo di catalogo. <\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Matthias Osterwold<\/strong>:<\/span> Ha assolutamente ragione. Abbiamo gi\u00e0 discusso molto di questo e ci sono iniziative come <span class=\"testo_iframebold\">Klangkunst Forum<\/span>, che \u00e8 una piattaforma di <em>soundart <\/em> in rete, che probabilmente verr\u00e0 creata. Ed \u00e8 nei piani del sito di Sonambiente di aggiungere pi\u00f9 materiale e documentazioni sul festival, sulle cose che accadono. Vedremo cosa riusciremo a fare, perch\u00e8 servono fondi e un minimo supporto materiale per mantenere questi siti web per molto tempo.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.sonambiente.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.sonambiente.net\/<\/a><\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sonambiente \u008f tornato dopo una decade a far parlare di se ed \u008f tornato a popolare di suoni e immagini le pi\u009d raffinate location di Berlino. 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