{"id":10012,"date":"2006-07-03T12:00:00","date_gmt":"2006-07-03T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-016\/pfadfinderei-first-class-digital-shit\/"},"modified":"2020-10-21T14:57:56","modified_gmt":"2020-10-21T13:57:56","slug":"pfadfinderei-first-class-digital-shit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-016\/pfadfinderei-first-class-digital-shit\/","title":{"rendered":"Pfadfinderei, First Class Digital Shit"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Pfadfinderei<\/span><span class=\"testo_iframe\">, <\/span> per chi frequenta il mondo dell&#8217;audiovisivi e del vjing, non \u00e8 un nome che ha bisogno di molte presentazioni. Per chi invece non \u00e8 avezzo a muoversi per club e festival o semplicemente non presta troppa attenzione agli schermi che lo circondano quando va a ballare nei club (chi era presente al Sonar di quest&#8217;anno sappia che i Pfadfinderei erano l\u00ec con voi, dietro gli schermi del SonarCLub nella notte di sabato), semplicemente tenga presente che Pfadfinderei \u00e8 un collettivo di ben sette graphic designer, video artisti e programmatori con base a Berlino. Nato nel 1998 \u00e8 allo stesso tempo uno studio di design ed una delle crew di visual artist pi\u00f9 note ed acclamate al mondo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Creatori dell&#8217;immagine grafica dell&#8217;etichetta berlinese <span class=\"testo_iframebold\">B-PitchControl<\/span>, rappresentano sicuramente una realt\u00e0 storica nel panorama internazionale del vjing, vantando la partecipazione a festival e manifestazioni di ogni calibro. Il loro stile unisce dinamicamente grafica vettoriale, typography e motion graphics in una combinazione unica. La lunga collaborazione con <span class=\"testo_iframebold\">Modeselektor<\/span> li ha portati recentemente alla pubblicazione sull&#8217;etichetta parigina <span class=\"testo_iframebold\">Dalbin<\/span> del progetto audio-video<span class=\"testo_iframebold\"> Lab-land.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Li abbiamo intervistati in occasione dell&#8217;<span class=\"testo_iframebold\">UltraBeat Out festival<\/span>, tenutosi al Palazzo dei Congressi dell&#8217;Eur il 3 ed il 4 dello scorso giugno.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/audiovideo_silviabianchi01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Silvia Bianchi<\/strong>: In Italia siete ormai molto conosciuti e apprezzati. Tutti dicono di conoscervi molto bene, il vostro percorso e le tappe fondamentali della vostra carriera, ma in realt\u00e0 non \u00e8 sempre cos\u00ec per cui una prima domanda sempre molto interessante \u00e8: come nasce il progetto Pfadfinderei?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Pfadfinderei<\/strong>:<\/span> Pfadfinderei nasce in realt\u00e0 come una print design agency che produce loghi, flyer e cover per una piccola casa discografica indipendente di Berlino. La sua attivit\u00e0 cresce all&#8217;inizio degli anni novanta, in un momento di grande fermento per la scena visual Berlinese, in cui rappresentavamo una sorta di seconda generazione di video artisti, fortemente ispirati dall&#8217;architettura industriale e da una Berlino cantiere a cielo aperto. Questo spiega perch\u00e9 il nostro linguaggio \u00e8 spesso cos\u00ec definito ed incisivo. Non cerchiamo di fare nel video mash-up o di utilizzare sample, abbiamo provato negli anni a distinguere il nostro stile diffondendo un&#8217;estetica Pfadfinderei, questo \u00e8 l&#8217;obiettivo delle nostre produzioni.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Silvia Bianchi<\/strong>: Com&#8217;\u00e8 la scena berlinese in questo momento?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Pfadfinderei<\/strong>: <\/span> La scena \u00e8 molto viva, ci sono un sacco di vj che sono emersi in questo ultimo periodo ma c&#8217;\u00e8 anche una storia forte alle loro spalle iniziata dopo la caduta del muro. Quando nel 1989 il muro venne gi\u00f9, un sacco di club nacquero nella zona est di Berlino, grazie all&#8217;abbondanza di spazio dovuta alla disponibilit\u00e0 di interi palazzi ed enormi spazi vuoti trasformabili in club; si impose cos\u00ec una nuova idea di club differente e innovativa rispetto a quella affermatasi negli anno &#8217;70 e &#8217;80 in altre citt\u00e0 europee quali Parigi o Londra. C&#8217;era cos\u00ec tanto spazio che c&#8217;era necessit\u00e0 di visualizzare questo spazio, era necessario fare qualcosa con quelle stanze che erano spesso state vuote per pi\u00f9 di vent&#8217;anni. Nacque cos\u00ec la prima generazione di visual artist che lavorava sopratutto con diapositive e monitor, visto che l&#8217;acquisto dei proiettori all&#8217;epoca non erano spesso affrontabile.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/audiovideo_silviabianchi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">A met\u00e0 degli anni 90 si afferm\u00f2 una seconda generazione di visual artist caratterizzata dall&#8217;utilizzo del laptop come strumento di lavoro e influenzata dalla computer- graphic e dalle nuove tecnologie. Noi apparteniamo proprio a questa seconda generazione che ha cercato di spingere in qualche modo le cose in avanti. Al momento c&#8217;\u00e8 gi\u00e0 una terza generazione di video-artisti: a Berlino le crew di vj sono pi\u00f9 50 e tutti sono in contatto tra di loro, si riuniscono ogni settimana e c&#8217;\u00e8 una cultura molto viva rispetto a queso fenomeno. La chiave di tutto \u00e8 proprio lo spazio, i club non sono chiusi e saturi, non c&#8217;\u00e8 competizione tra vj perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 spazio per tutti. Ogni luogo vuoto \u00e8 potenzialmente un club e nel momento in cui lo diventa c&#8217;\u00e8 bisogno di un dj, di qualcuno che si occupi degli interni, di qualcuno che provveda ai visual: puoi uscire ogni settimana ed avere un club nuovo da visitare dove vedere cose impressionanti, permettendoti di scoprire sempre cose nuove.<\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Silvia Bianchi<\/strong>: Qual&#8217;\u00e8 la vostra relazione con l&#8217;audio-video e quella invece con il vjing?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Pfadfinderei<\/strong>: <\/span> Ci siamo formati in una serie di party che prese inizio quattro anni fa in un club chiamato <span class=\"testo_iframebold\">Kurvenstar<\/span>; l\u00ec facevamo il nostro show con i nostri musicisti, con alcuni dj, con alcune band e live act e uno di questi era <span class=\"testo_iframebold\">Modeselektor<\/span>. Ogni gioved\u00ec a Berlino potevi vedere audio-visual performances, in realt\u00e0 il club era un club hip-hop ma ai proprietari piacque il nostro lavoro e riservavano il gioved\u00ec sera a Lab-style. L\u00ec \u00e8 cominciata la nostra collaborazione con Modeselektor; pi\u00f9 tardi ci contatt\u00f2 da Parigi <span class=\"testo_iframebold\">Eric Dalbin<\/span> e ci chiese di produrre un dvd di 60 minuti, che contenesse il nostro lavoro e quello di Modeselektor. Questa \u00e8 stata la nostra prima produzione: ci siamo chiusi in studio e per due mesi abbiamo lavorato insieme alla realizzazione di <span class=\"testo_iframebold\">Labland<\/span>. Per questo album abbiamo creato anche uno stage show che abbiamo portato in tour in Francia e Germania.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/audiovideo_silviabianchi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Labland \u00e8 un audiovideo nel vero senso della parola, perch\u00e8 abbiamo fuso insieme le radici da cui proveniamo musicalmente e visualmente, e quella con Modeselektor \u00e8 sicuramente la nostra collaborazione preferita. La cosa che differenzia tutto questo dal live da club \u00e8 che questo prodotto \u00e8 visual-music, il che significa che immagini e musica crescono allo stesso momento, il musicista e l&#8217;artista video lavorano allo stesso tempo in campi differenti per ottenere un risultato unico; \u00e8 come un ping-pong in cui il musicista fornisce al video-artista una traccia e questo gliela rende con i suoi visual, permettendogli di rielaboare la traccia ancora, in modo da modellare nel modo migliore audio su video e viceversa.<\/p>\n<p align=\"justify\">Allo stesso tempo per noi \u00e8 molto importante lavorare con dj nuovi, con cui non abbiamo mai suonato prima, perch\u00e8 arrivi, fai il check, ed \u00e8 come se tu lavorassi a un audio-video on-demand: il tuo compito \u00e8 rieleaborare quello che senti nel dancefloor e trasferire la musica all&#8217;interno delle immagini. Ieri, ad esempio, il live con <span class=\"testo_iframebold\">Brinkmann<\/span> \u00e8 stato perfetto.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag16\/articoli\/img\/audiovideo_silviabianchi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p class=\"testo_iframebold\" align=\"justify\"><strong>Silvia Bianchi<\/strong>: Avevate gi\u00e0 lavorato con Thomas Brinkmann?<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\"><strong>Pfadfinderei<\/strong>:<\/span> No, in realt\u00e0 no. Ma lo stile della musica si adattava perfettamente a noi. E&#8217; come se fosse sempre una prova. Se sei un buon vj il tuo lavoro \u00e8 quello di ascoltare la musica e trasformarla in immagini; la decisione di quali immagini usare e di che ritmo scegliere sta nella bravura del vj, che deve nel live essere capace di sentire e reagire.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.pfadfinderei.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.pfadfinderei.com\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.dalbin.com\/en\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.dalbin.com\/en\/<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.myspace.com\/pfadfinderei\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.myspace.com\/pfadfinderei<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Andreas Schlegel, aka sojamo, si occupa di computational design presso una delle pi\u009d importanti realt\u0088 di produzione e sperimentazione di soluzioni interattive con i nuovi media: art+com di Berlino. 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