{"id":10008,"date":"2006-06-01T12:00:00","date_gmt":"2006-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-015\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/"},"modified":"2020-10-21T14:46:55","modified_gmt":"2020-10-21T13:46:55","slug":"mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/","title":{"rendered":"Mixed Media: S&#8217;alzi Il Sipario Sul Digitale"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">L\u2019occasione per Milano \u00e8 ghiotta: la location spettacolare su cui tutto \u00e8 gi\u00e0 stato detto e scritto, un programma dal respiro internazionale e convincente nel percorso trasversale a cui ambiva, sugli schermi i contenuti dell\u2019arte digitale ed elettronica, disciplina che raramente trova spazio nella programmazione culturale della nostra citt\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019Hangar Bicocca\u00a0ha ospitato lo scorso weekend, 25-28 Maggio, la prima edizione di\u00a0MixedMedia, un festival di quattro giorni specificatamente ideato e realizzato come momento di riflessione estesa e continuativa sulle pi\u00f9 recenti manifestazioni dell\u2019arte veicolata dalle tecnologie digitali. L\u2019evento si inserisce nella tradizione dei festival sul live media, con il preciso intento di indagare gli estremi e le estensioni della riflessione sul modo in cui il digitale sta modificando le strutture culturali e le modalit\u00e0 percettive della societ\u00e0 moderna.<\/p>\n<p align=\"justify\">Gli aspetti estetici dei media digitali sono infatti ormai consolidati. L\u2019arte generativa dei software, l\u2019evoluzione elettronica della musica, il vjing, il ritorno alla psichedelia e alle rappresentazioni non figurative appartengono ad un linguaggio che ha propri riferimenti artistici e precise direttrici di evoluzione, e lo dimostra innanzitutto il proliferare di comunit\u00e0 soggetti e ambiti di discussione e pratica di questi temi. Ci\u00f2 che attualmente \u00e8 oggetto d\u2019indagine non sono tanto i riferimenti culturali o la possibilit\u00e0 di definire una identit\u00e0 coesa e coerente: la partecipazione delle arti elettroniche ad un panorama culturale pi\u00f9 ampio \u00e8 infatti riconosciuta.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi08.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019evento si concentra invece sugli estremi a cui \u00e8 giunta la riflessione sul digitale oltrepassando gli aspetti estetici e di rappresentazione e interrogandosi in maniera specifica sugli aspetti dell\u2019interazione, sulla natura paradigmatica del digitale e sulla ricchezza a cui \u00e8 arrivato il nostro dialogo con essa. La tecnologia \u00e8 l\u2019elemento principe di questa interazione; tecnologia senza alcun accento strumentale ma considerata elemento centrale della ricerca, tecnologia nell\u2019accezione di soggetto, oggetto e luogo del progetto creativo. Lo scenario che stiamo osservando esprime concretamente la coincidenza di medium e messaggio, per quanto ormai sia abusato questo assunto; lo fa per\u00f2 al di fuori di una convergenza estetizzante che limita e vincola il contenuto alle scelte di stile, quanto piuttosto nell\u2019orizzonte dell\u2019apertura che il digitale ci consente, ovvero la possibilit\u00e0 di progettare anche il medium. In quanto spazio della progettazione stessa il medium diventa strumento di raccolta, elaborazione, produzione e di condivisione dell\u2019informazione, esprimendo potenzialmente tutta la capacit\u00e0 insita alle dinamiche di rete.<\/p>\n<p align=\"justify\">Chi manipola da vicino la tecnologia digitale \u00e8 mediatore dell\u2019immateriale, con il duplice ruolo da una parte dell\u2019auto apprendimento (processo necessario all\u2019interno della rete e fondato sulla piena e libera relazione delle conoscenze e delle attivit\u00e0 di conoscenza) e dall\u2019altra dell\u2019orientamento, ovvero di testare e indicare, forse come precursori di comportamenti e attitudini che avranno un respiro pi\u00f9 allargato nei prossimi anni, quali strade tecnologiche sono utili ed espressive ai fini di una pi\u00f9 esplicita e contemporanea comunicazione e produzione culturale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi10.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">MixedMedia pone questi interrogativi agli artisti che hanno partecipato all\u2019evento, e alle persone che vi hanno interagito per il tramite di un palinsesto che non pretende di offrire prodotti simbolici e totalmente rappresentativi di cui fruire, ma che piuttosto si \u00e8 presentato come il tentativo di condividere un avanzamento di fase, uno sguardo lucido e per qualche giorno fortemente messo a fuoco sul terreno delle discipline liquide e delle identit\u00e0 culturali ibride cos\u00ec come si presenta il panorama artistico legato alle esperienze digitali. Si parla di discipline liquide per la difficolt\u00e0 di un inquadramento tassonomico rigoroso: l\u2019evento \u00e8 stato suddiviso in macro aree, architettura, media arte e live media, distinzione utile pi\u00f9 a tenere in ordine le cose che non a distinguere in maniera netta gli artefatti e le creazioni tra di loro.<\/p>\n<p align=\"justify\">La sezione di\u00a0Architettura\u00a0\u00e8 stata costruita e montata sfruttando una installazione stessa, ovvero una serie di pilastri di legno a diverse altezza, quadrati e disposti secondo una matrice regolare; l\u2019altezza variabile \u00e8 stata determinata da un taglio della materia derivato da una curva la cui funzione \u00e8 stata elaborata digitalmente. Alcuni di questi pilastri, o mozzi pilastri, ospitavano computer e schermi per la visualizzazione dei lavori in mostra sul tema architettonico; l\u2019impressione un po\u2019 persistente \u00e8 che l\u2019architettura stenti ancora a interpretare in maniera complessa i fenomeni digitali e inserirli in maniera coerente nella propria metodologia progettuale se non come estensione strumentale.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Ci\u00f2 limita l\u2019interazione su un piano della rappresentazione, e continua a fornire l\u2019idea di una citt\u00e0 verticale, di spazi chiusi e delimitati tra di loro, mostrando lavori superiori da un punto di vista della tecnica ma che non sempre arrivano a degli interrogativi comprensibili e condivisi sulle nuove forme dell\u2019ibridazione. Questo svela un terreno ricco e ancora fertile dove indagare e procedere con la ricerca e la sperimentazione; d\u2019altra parte la nozione spaziale \u00e8 uno dei riferimenti culturali codificati che viene messo maggiormente in crisi dalla natura digitale, come in effetti ci suggeriscono riflessioni teoriche e applicazioni che invece partono dall\u2019idea di una citt\u00e0 orizzontale, senza aree separate, una citt\u00e0 pensata per i flussi e non per gli stanziali, pronta a recepire il movimento e la trasformazione e a rimetterlo in gioco sul terreno dell\u2019esperienza dello spazio.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019interazione tra architettura e digitale non pu\u00f2 limitarsi alla sofisticazione della rappresentazione, ma la mutazione che architettura e design stanno interagendo non determina un processo chiuso, anzi la maturit\u00e0 di questo processo \u00e8 ancora all\u2019orizzonte e lo dimostrano le prospettive emerse in alcune lectures che hanno compensato con il giusto slancio prospettico le riflessioni embrionali delle installazioni.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">La sezione della\u00a0New Media Art\u00a0\u00e8 in parte complementare poich\u00e9 non arriva alla definizione di un percorso strutturato, in parte subendo il limite di una disciplina che ha una notevole eterogeneit\u00e0 espressiva e tecnica, ma riuscendo sicuramente a fornire esempi sufficientemente variegati e in grado di suggerire e far comprendere gli estremi della sperimentazione. Media art \u00e8 infatti un termine generico che unifica gli artefatti artistici sotto il segno della tecnologia, sebbene l\u2019uso centrale che esse assumono pu\u00f2 dipendere e orientarsi verso obiettivi comunicativi e di senso molto diversi; gli ultimi anni hanno infatti visto l\u2019emergere di una tassonomia reticolare: net-art, software-art, web-art, network-installation, componenti o parti che sono autonome e specifiche nell\u2019elaborazione di una tecnica e di un linguaggio, ma che si riferiscono ed inseriscono in un percorso culturale comune chiaramente distinguibile sullo sfondo.<\/p>\n<p align=\"justify\">Obiettivo della mostra mi \u00e8 sembrato descrivere un percorso spontaneo e irregolare tra le tecniche, che si \u00e8 velocemente diffuso fino a toccare quasi tutto lo scenario artistico elettronico; la selezione delle installazioni in mostra \u00e8 piuttosto eterogenea, non si basa su un tema specifico e ci\u00f2 probabilmente (e fortunatamente) ha consentito la rappresentazione di una diversit\u00e0 interessante che spazia da rappresentazioni visuali a esempi di software in cui interagiscono musica e video, a oggetti in grado di interagire con l\u2019ambiente o con le persone che attraversano gli ambienti.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019installazione di\u00a0Jim Campbell, Ambigous Icon, per esempio propone una serie di micro pannelli che presentano studi sul movimento dei corpi, renderizzato per\u00f2 accentuando il low quality, tramite un utilizzo articolato dei led; l\u2019esperimento va oltre il concetto del campionamento digitale e della relativa risoluzione proponendo immagini digitali sgranate che riportano non al dettaglio ma ad un riflessione e percezione sui macro-movimenti. Ancora, i\u00a0forestbot (progetto di installazione a cura di\u00a0LEMUR, League of Electronic Music Urban Robots &#8211; http:\/\/www.lemurbots.org\u00a0) hanno animato la sala mostre con il loro rumore-suono: venticinque lunghi steli di metallo ancorati a piedistalli dotati di contrappeso, alla cui sommit\u00e0 sono montati sonagli di plastica ovali. Il peso dei sonagli fa inarcare gli steli e attiva i contrappesi, i sonagli e gli steli interagiscono l\u2019un l\u2019altro emettendo suoni.<\/p>\n<p align=\"justify\">L\u2019interazione \u00e8 magica poich\u00e9 toccando gli steli si va a influenzare il movimento e a veicolare specifiche collisioni tra i sonagli; masse differenti di persone o gesti diversi producono oscillazioni imprevedibili e di conseguenza una sonorit\u00e0 ambientale mutevole e contestuale. Questo genere di installazioni si rif\u00e0 ad una tradizione di progetto immersivo, che realizza coreografie d\u2019interazione tra suono e movimento.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Altrettanto interessanti sono progetti pi\u00f9 contemplativi come\u00a0Distributed Projection Structure di Aether Architecture<br \/>\n(http:\/\/www.aether.hu\/distributedprojection.htm), architetti ungheresi che propongono una architettura luminosa variabile in cui un fascio di luce proiettato su una composizione di oggetti geometrici va a generare proiezioni colorate sullo sfondo. Il fascio di luce ha gradazione cromatica dinamica ricavata tramite il computer da un sensore che rileva la densit\u00e0 dello spazio: avvicinandosi o allontanandosi fisicamente dalla struttura, i sensori passano ad un computer i dati di distanza, che vengono trasformati in colore e proiettati sulla struttura stessa, modificandone il colore globale e ottenendo una trasformazione della materia fisica tramite luci algoritmiche.<\/p>\n<p align=\"justify\">Mi \u00e8 sembrata degna di attenzione un\u2019altra installazione, orientata ad una riflessione sul media televisivo:\u00a0Osman Khan e Daniel Sauter\u00a0\u201cinterrompono il regolare svolgimento dei programmi\u201d (il titolo dell\u2019opera \u00e8 infatti\u00a0We interrupt your regularly scheduled programs &#8211; www.osmankhan.com\/weinterruptyourregularlyscheduledprogram) e propongono un nuovo sistema per approcciare la televisione: la luce dello schermo si riflette e viene diffusa da una superficie opaca. Il segnale emesso viene catturato da un computer che processa in tempo reale le sequenze di immagini scomponendo i frame in un\u2019unica striscia verticale di colori estesa un pixel solo. Le strisce sono ordinate in una sequenza orizzontale che parte dallo schermo della tv ma procede la proiezione sulla superficie continua accanto, come se le immagini in questa nuova forma potessero liberarsi dello schermo, e di fatto definendo una storia di colori e immagini astratte. Cambiando canale, come in ogni apparecchio televisivo, cambia la storia.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Che queste e le altre opere esposte da s\u00e9 non bastino per esaurire una rassegna sull\u2019arte digitale \u00e8 palese, ma ci\u00f2 che ha espresso e definito questa area espositiva sono i margini di una sperimentazione che si rivela ancora fertile e aperta agli input e alle sollecitazioni; per la prossima edizione una cura maggiore per la segnaletica e le didascalie potrebbe aiutare ancora di pi\u00f9 gli spettatori a farsi strada tra i percorsi immaginari, occasionali e percettivi che vengono a crearsi sul terreno della fruizione dell\u2019arte digitale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Tutto ci\u00f2 a dire il vero si \u00e8 svolto nell\u2019area finale dell\u2019Hangar, nelle stanze adiacenti al salone principale dove \u00e8 ospitata l\u2019installazione monumentale di\u00a0Anselm Kiefer, i Sette Palazzi Celesti. Questa famosa e impressionante opera contemporanea ha fatto da sfondo all\u2019area in cui si sono svolti i live set della sezione\u00a0Sound&amp;AUdiovideo, sicuramente la sezione pi\u00f9 intensa del festival. Lo stage proponeva cinque maxi schermi collocati proprio di fronte alle torri; la collocazione spaziale e la strumentazione sono state usate in vari modi dagli artisti che sono stati invitati per i live media, interagendo e dialogando con lo spazio e dando tutti un peso specifico a questa relazione. Un senso forte di ambiente si \u00e8 infatti costruito nelle serate, ad intensit\u00e0 variabili e legato alle singole performance, anch\u2019esse piuttosto diverse sul piano tecnico e sul piano percettivo. I quattro performer invitati per ogni sera fanno in qualche modo riferimento a metodologie diverse per il live media, e ci\u00f2 ha consentito di costruire anche nelle serate un percorso trasversale nella disciplina, molto affascinante per la progressione emotiva che si \u00e8 generata.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Gli esperimenti di live media partono anni fa dalle riflessioni sulle sinestesie ma oramai sono qualcosa di pi\u00f9 che una semplice interazione di layer sonori e visivi. Siamo ben oltre l\u2019esercizio tecnico e di stile, entriamo nella sfera del gioco e della performance in cui in maniera dialogica suono e immagine veicolano i significati e li ritrasmettono in maniera diffusa nell\u2019ambiente e sugli spettatori. I live hanno presentato lavori sul tema dei \u201ccorpi performativi\u201d, che riprendono le performance sceniche, in particolare il lavoro del giapponese<\/p>\n<p align=\"justify\">Suguru Goto (http:\/\/suguru.goto.free.fr\/)\u00a0ritorna sul concetto della performance come danza, per quanto sia una danza minimale e di micro movimenti di parti che ci porta ad una piena fruizione e ad un pieno apprezzamento solo al termine dell\u2019opera, di fronte alla rappresentazione della danza unitaria e non ai singoli movimenti delle parti. Questo libera la performance, che \u00e8 piuttosto rigida in alcune parti, e la inserisce in un contesto di percezione sistemica dove l\u2019insieme supera il valore dei momenti: in diversi stacchi la sensazione \u00e8 quella di un movimento primordiale, ancestrale e quasi mitologico, lontano quindi da una umanit\u00e0 organica, che per\u00f2 nel complesso della rappresentazione sa esprimere ritmo e sincronia omnicomprensivi. \u00c8 interessante notare come \u00e8 sempre dall\u2019Oriente che arrivano le proposte coreografiche pi\u00f9 bizzarre, che pongono attenzione alla fattura e all\u2019estetica dell\u2019abito, all\u2019espressione del viso e alla tensione del corpo, oltre che alla coreografia gestuale che \u00e8 oggetto di progettazione usuale nello scenario delle performance.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi09.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il secondo gruppo di artisti ha lavorato sulla tradizionale integrazione audiovideo, portando l\u2019interazione ad un livello che non \u00e8 solo tecnico ma ha una profonda valenza immersiva. In scena su questo tema innanzitutto\u00a0Otolab (http:\/\/www.otolab.net), i quali hanno presentato\u00a0Op7, performance progettata appositamente per i cinque schermi dello stage e per dialogare direttamente con le torri di Kiefer. L\u2019immaginario presentato da Otolab in questo lavoro \u00e8 profondamente spaziale e architettonico, parte di un\u2019idea di tunnel come ingresso per un viaggio e considera le torri come tunnel, si avvale di texture, deformazioni percettive dell\u2019immagine che ambiscono e riescono a suggerire l\u2019idea di una deformazione dell\u2019ambiente aggiungendo ulteriori significati all\u2019architettura mastodontica del luogo, e nuove sensazioni all\u2019atmosfera tangibile e magica che in esso si realizza. Il viaggio metaforico e l\u2019esprienza optical si compongono in un\u2019unit\u00e0 finale molto coinvolgente e che ha riempito la sala di applausi. L\u2019unico rammarico \u00e8 che la pianta dell\u2019Hangar non consentiva un angolo prospettico ampio sullo stage, e non ha reso semplice una fruizione contemporanea e diretta dei tutti e cinque gli schermi, senza riuscire a togliere per\u00f2 alcuna dose di espressivit\u00e0 alla performance.<\/p>\n<p align=\"justify\">Completamente diverso il lavoro di\u00a0Scanner + Tez (http:\/\/www.scannerdot.com &#8211; http:\/\/www.tez.it\/ )\u00a0che invece si fonda su un uso maturo e potente della sincronia audiovisiva in cui non esiste alcuna priorit\u00e0 tra gli elementi. Un ulteriore caratteristica che rafforza la performance \u00e8 l\u2019abilit\u00e0 di entrambi, quindi sia nell\u2019audio che nel video, di usare materiali ricavati in tempo reale da campionamenti o sensori. I gesti degli artisti sembrano quasi la regia di un\u2019orchestra; l\u2019audio \u00e8 ricavato dall\u2019ambiente e le immagini sono invece generate grazie ad un software specifico che ha la funzione vera e propria di \u201cstrumento d\u2019artista\u201d; ci\u00f2 che percepiamo \u00e8 una sequenza di immagini complesse ed articolate che ci trasportano dal film all\u2019onirico e viceversa sul procedere di una musica trascinante.<\/p>\n<p align=\"justify\">Infine, grande successo ha riscosso la performance del giovane astro nipponico Ryioichi Kurokawa, un fenomeno che lavora contemporaneamente sia sull&#8217;audio che sul video dei suoi lavori. Giocando con un alternanza di stili e generi sempre incentrati sull&#8217;approccio grafico minimale e rarefatto ad accompagnare le matrici glitch dei suoi suoni, Kurokawa ha messo in atto 40 minuti di talento audiovisivo, lasciando esterefatti pubblico e critica per la spontaneit\u00e0 e l&#8217;abilit\u00e0 nell&#8217;uso dei software (Isadora e Processing su due pc differenti) e delle regole dell&#8217;estetica del live media.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi11.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sensazioni pi\u00f9 introspettive sono state l\u2019obiettivo di performance dichiaratamente spettacolari e orientate ad una materializzazione del suono e delle immagini, affinch\u00e9 possiamo percepire suoni e luci come attori dello spazio che ci circonda e non elementi statici appartenenti ad esso. Sia\u00a0Skoltz_Kolgen con la performance Askaa (http:\/\/www.skoltzkolgen.com\/)\u00a0che\u00a0Ulf Langheinrich con Drift (http:\/\/www.granularsynthesis.info\/)\u00a0hanno avvolto la platea con un flusso potentissimo. Quest\u2019ultimo progetto usa immagini cinematografiche sgranate, traslate, astratte: \u00e8 riuscito a trascinare il pubblico in una danza di linee al limite del noize, piuttosto intenso e amplificato dai riverberi dello spazio, dalla silente dimensione lineare delle torri, dal silenzio del pubblico e dell\u2019ambiente che ha dialogato di continuo con un\u2019onda sonora accuratamente progettata.<\/p>\n<p align=\"justify\">I canadesi invece, con Askaa, propongono un viaggio ai limiti dell\u2019organico, in apparenza freddo come ci sembrano freddi gli organismi se li guardiamo scomposti, ma che nella durata e procedere della performance ha mostrato microfenomeni, microevoluzioni, microtrasformazioni di sistemi naturali che suggeriscono l\u2019idea di una fortissima potenza costruttiva in grado di equilibrare gli opposti. In alcuni momenti gli elementi in movimento sullo schermo sembrano aver generato un dialogo tra elementi, per emergere, e la musica ha condotto il pubblico alla fine di questa astratta e poetica discussione tra forme.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/newmedia_francescavalsecchi12.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Chiudono due esempi di DVJing, tecnica mista di utilizzo di suono e immagini in maniera molto libera e orientata alla spettacolarizzazione di ci\u00f2 che \u00e8 messo in scena. Divertente e al limite della sperimentazione che ha trascinato il pubblico nel ballo intenso innanzitutto la performance folle di\u00a0Additive TV (http:\/\/www.addictive.com\/), che si presentano in scena con una strumentazione pi\u00f9 che completa e realizzano una performance di intrattenimento ai limiti del surreale, sfruttando le citazioni visive e sonore, un ritmo vorticoso della narrazione, una dose notevole di ironia e malizia nella scelta dei frammenti.<\/p>\n<p align=\"justify\">Di tutt\u2019altro genere ma non meno entusiasmante il live che ha chiuso le serate, e che ha visto il famoso artista\u00a0dj Franko B e il vjset di Tina Frank (http:\/\/www.franko-b.com\/ &#8211; http:\/\/www.frank.at\/)\u00a0dialogare e proporre una session di danza senza sosta, tenuta fino all\u2019ultimo al massimo dei battiti e in grado, un po\u2019 come se quest\u2019ultima performance potesse anche essere un tributo, di abbracciare e tenere insieme la diversit\u00e0 dei riferimenti culturali a cui il live media si riferisce, senza prediligerne o mostrarne alcuno in particolare ma riunendoli in un dialogo visuale e sonoro eclettico, coinvolgente e liberatorio.<\/p>\n<p align=\"justify\">Anche se la performance che pi\u00f9 rimarr\u00e0 nel cuore e negli occhi del pubblico presente rimane quella di Edwin Van Der Heide con la sua laser sound performance, gioco tanto semplice quanto unico al mondo di dialogo sincrono tra suoni e raggi laser, capaci di creare architetture tridimensionali tracciando i propri contorni all&#8217;interno di un muro di fumo. Il dialogo contrapposto tra l&#8217;artista sul palco, le sue linee colorate di luce e le torri sul lato opposto, dipinte e quasi sezionate nella danza audiovisiva, hanno reso un omaggio del tutto unico al festival, integrando completamente le tecniche digitali con le architetture materiali. Il sipario cala sulla musica che ancora vibra sotto la copertura di 30 metri d\u2019altezza dell\u2019Hangar Bicocca.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;occasione per Milano \u008f ghiotta: la location spettacolare su cui tutto \u008f gi\u0088 stato detto e scritto, un programma dal respiro internazionale e convincente nel percorso trasversale a cui ambiva, sugli schermi i contenuti dell&#8217;arte digitale ed elettronica, disciplina che raramente trova spazio nella programmazione culturale della nostra citt\u0088<\/p>\n","protected":false},"author":104,"featured_media":30108,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[323,239,36,168],"tags":[29,39,65,67],"class_list":["post-10008","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-art","category-articles","category-design","category-issue-015","tag-audiovideo","tag-electronic-music","tag-report","tag-software-art"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.4 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Mixed Media: S&#039;alzi Il Sipario Sul Digitale &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Mixed Media: S&#039;alzi Il Sipario Sul Digitale &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"L&#039;occasione per Milano \u008f ghiotta: la location spettacolare su cui tutto \u008f gi\u0088 stato detto e scritto, un programma dal respiro internazionale e convincente nel percorso trasversale a cui ambiva, sugli schermi i contenuti dell&#039;arte digitale ed elettronica, disciplina che raramente trova spazio nella programmazione culturale della nostra citt\u0088\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2006-06-01T12:00:00+00:00\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2020-10-21T13:46:55+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/newmedia_francescavalsecchi07.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"280\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"210\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Francesca Valsecchi\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Francesca Valsecchi\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"31 minuti\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/\",\"name\":\"Mixed Media: S'alzi Il Sipario Sul Digitale &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/newmedia_francescavalsecchi07.jpg\",\"datePublished\":\"2006-06-01T12:00:00+00:00\",\"dateModified\":\"2020-10-21T13:46:55+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/ac3d3706ce295db726eda5037843a646\"},\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/newmedia_francescavalsecchi07.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/newmedia_francescavalsecchi07.jpg\",\"width\":280,\"height\":210},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/digicult.it\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Mixed Media: S&#8217;alzi Il Sipario Sul Digitale\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#website\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/\",\"name\":\"Digicult | Digital Art, Design and Culture\",\"description\":\"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/ac3d3706ce295db726eda5037843a646\",\"name\":\"Francesca Valsecchi\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/valsecchi-96x96.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/valsecchi-96x96.jpg\",\"caption\":\"Francesca Valsecchi\"},\"url\":\"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/francesca-valsecchi\/\"}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Mixed Media: S'alzi Il Sipario Sul Digitale &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Mixed Media: S'alzi Il Sipario Sul Digitale &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","og_description":"L'occasione per Milano \u008f ghiotta: la location spettacolare su cui tutto \u008f gi\u0088 stato detto e scritto, un programma dal respiro internazionale e convincente nel percorso trasversale a cui ambiva, sugli schermi i contenuti dell'arte digitale ed elettronica, disciplina che raramente trova spazio nella programmazione culturale della nostra citt\u0088","og_url":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/","og_site_name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","article_published_time":"2006-06-01T12:00:00+00:00","article_modified_time":"2020-10-21T13:46:55+00:00","og_image":[{"width":280,"height":210,"url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/newmedia_francescavalsecchi07.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Francesca Valsecchi","twitter_misc":{"Scritto da":"Francesca Valsecchi","Tempo di lettura stimato":"31 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/","url":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/","name":"Mixed Media: S'alzi Il Sipario Sul Digitale &#8226; Digicult | Digital Art, Design and Culture","isPartOf":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/newmedia_francescavalsecchi07.jpg","datePublished":"2006-06-01T12:00:00+00:00","dateModified":"2020-10-21T13:46:55+00:00","author":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/ac3d3706ce295db726eda5037843a646"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#primaryimage","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/newmedia_francescavalsecchi07.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2006\/06\/newmedia_francescavalsecchi07.jpg","width":280,"height":210},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/digicult.it\/design\/mixed-media-salzi-il-sipario-sul-digitale\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/digicult.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Mixed Media: S&#8217;alzi Il Sipario Sul Digitale"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/digicult.it\/#website","url":"https:\/\/digicult.it\/","name":"Digicult | Digital Art, Design and Culture","description":"Dal 2005 Digicult \u00e8 una piattaforma che esamina l&#039;impatto delle tecnologie sull&#039;arte, il design, la cultura e la societ\u00e0 contemporanea","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/digicult.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/ac3d3706ce295db726eda5037843a646","name":"Francesca Valsecchi","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/digicult.it\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/valsecchi-96x96.jpg","contentUrl":"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/valsecchi-96x96.jpg","caption":"Francesca Valsecchi"},"url":"https:\/\/digicult.it\/it\/author\/francesca-valsecchi\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10008","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/104"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=10008"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10008\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":59101,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/10008\/revisions\/59101"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=10008"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=10008"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/digicult.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=10008"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}