{"id":10007,"date":"2006-06-01T12:00:00","date_gmt":"2006-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-015\/the-new-on-the-stage\/"},"modified":"2020-10-21T14:46:41","modified_gmt":"2020-10-21T13:46:41","slug":"the-new-on-the-stage","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-015\/the-new-on-the-stage\/","title":{"rendered":"In Scena Il Nuovo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Un lavoro di <span class=\"testo_iframebold\">Mario Merz <\/span> identifica l&#8217;undicesima tornata del <span class=\"testo_iframebold\">Festival delle Colline Torinesi<\/span> una serie di Fibonacci che dall&#8217;uno cresce verso una moltitudine di numeri. Proprio nella sede di <em>Hopefulmonster <\/em>, la casa editrice di <span class=\"testo_iframebold\">Beatrice Merz <\/span>, aveva iniziato a lavorare lo staff del Festival nel 1996. Oggi che il Festival delle Colline Torinesi raggiunge la seconda decina, l&#8217;omaggio al grande maestro ha molti significati simbolici.<\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;edizione 2006, che si qualifica anche come <em>Torino Creazione Contemporanea, <\/em> rivela uno sguardo rivolto ai territori di confine tra il teatro e l&#8217;arte, tra il teatro e la letteratura, proponendo sinergie con quelle realt\u00e0 che fanno di Torino la capitale del libro e dell&#8217;arte contemporanea, ma soprattutto dando spazio a quegli artisti della scena che con passione genuina cercano di rinnovarne i linguaggi.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<p>Dal 7 giugno al 7 luglio il Festival presenta cinque coproduzioni in varie fasi di lavoro relative agli attesi nuovi spettacoli di <span class=\"testo_iframebold\">Pippo Delbono , Antonio Latella , Valter Malosti<\/span> e delle compagnie <span class=\"testo_iframebold\">Motus e Fanny &amp; Alexander<\/span> , quattro spettacoli stranieri di <span class=\"testo_iframebold\">Alexis Forestier , Rodrigo Garc\u00eda , Amir Reza Koohestani , Ludovic Lagarde <\/span> e le ospitalit\u00e0 di <span class=\"testo_iframebold\">Franco Branciaroli , Michele Di Mauro e Graziano Piazza , La Girandola , Soc\u00ecetas Raffaello Sanzio , Teatrino Giullare <\/span>.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni01.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>Una scelta che, tra l&#8217;altro, ribadisce, per il Festival una funzione di ponte culturale con l&#8217;Europa e con la vicina area francese in particolare. Non sono stati casuali infatti, negli ultimi anni, i rapporti produttivi e le collaborazioni con <em>Chamb\u00e9ry, Lausanne, Gen\u00e8ve, Avignon, Annecy<\/em>, una rete di relazioni premiata dal riconoscimento dell&#8217;AFAA. Uno nuovo ruolo internazionale del Festival, incoraggiato dagli Enti pubblici, dalle Fondazioni bancarie e dagli sponsor, che non sarebbe stato possibile e non lo sar\u00e0 in futuro senza il decisivo sostegno del Teatro Stabile di Torino, locomotiva del sistema teatrale in Piemonte. Un Teatro che ha accettato di condividere la difficile scommessa di un Festival di creazione contemporanea davvero europeo e sempre pi\u00f9 premiato dal pubblico anche nelle sue scelte meno convenzionali, proprio in un periodo della storia italiana che ha troppo trascurato la cultura.<\/p>\n<\/div>\n<p align=\"justify\">In apertura del programma 2006 si colloca lo spettacolo dei <span class=\"testo_iframebold\">Motus<\/span>, <span class=\"testo_iframebold\">Rumore rosa<\/span>, liberamente ispirato a <em>Le lacrime amare di Petra Von Kant <\/em> e dedicato anche alle celebri attrici di <span class=\"testo_iframebold\">Fassbinder<\/span>. Un omaggio al grande cineasta tedesco completato dalla messa in scena di <em>Piccoli episodi di fascismo quotidiano <\/em>tratto da un suo anomalo testo, <em> Pre-paradise sorry now. <\/em>Due lavori che rimarcano come le responsabit\u00e0 sulla &#8220;storia&#8221; e le colpe che ne derivano siano collettive e si possano individuare anche nella pi\u00f9 ordinaria, a volte crudelissima, quotidianit\u00e0.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Il progetto Motus-Fassbinder, che idealmente prosegue l&#8217;impegno del gruppo romagnolo su Pasolini, \u00e8 il primo indizio di come il Festival delle Colline Torinesi 2006 proponga eventi teatrali di stampo monografico, offra cio\u00e8 la possibilit\u00e0 ad alcuni artisti di incontrare il pubblico con pi\u00f9 di uno spettacolo. \u00c8 il caso del trittico di <strong class=\"testo_iframebold\">Antonio Latella <\/strong> su <em>Medea <\/em> la cui prima parte ha debuttato a Berlino nell&#8217;autunno del 2005. Tre installazioni di un caos che evoca la memoria dei corpi, con la carne che prende il sopravvento sulla parola e da ultimo sublima nell&#8217;ascesi i propri istinti. Vera &#8220;personale&#8221; della <span class=\"testo_iframebold\">Compagnia Fanny &amp; Alexander <\/span> \u00e8 l&#8217;integrale di <em>Ada, cronaca familiare<\/em>, tratto da Nabokov, che riunisce alla Cavallerizza Reale di Torino quattro spettacoli e due installazioni.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ci sono i protagonisti, Ada e Van, giunti alla vecchiaia, che ripercorrono un&#8217;ossessiva relazione ed evocano una saga familiare segnata dalla loro vocazione incestuosa. Alle varie &#8220;dimore&#8221; della messa in scena si affiancano un concerto per voci, pianoforte e flauto dal titolo <em>Adescamenti<\/em>, in programma al Teatrino del Castello di Rivoli, una Mostra fotografica di <span class=\"testo_iframebold\">Enrico Fedrigoli <\/span> e la presentazione di un raffinato volume Ubulibri. Il complesso progetto, quasi dieci ore di spettacolo, \u00e8 realizzato in collaborazione con Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma e con il Castello di Rivoli Museo d&#8217;Arte Contemporanea.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Egualmente articolato \u00e8 il tradizionale incontro con <span class=\"testo_iframebold\">Pippo Delbono <\/span> che presenter\u00e0 il primo esito del suo attesissimo <em>Studio per <\/em><em>Questo buio feroce <\/em>, ennesima tappa di una dolente e poetica indagine nella contemporaneit\u00e0, nel sadismo che l&#8217;accompagna alla ricerca comunque di qualche ragione di speranza, ma sar\u00e0 in scena anche con il suo primo, storico, lavoro <em> Il tempo degli assassini, <\/em>in repertorio dal 1987 <em>, <\/em>nel cui titolo c&#8217;\u00e8 un&#8217;eco di Rimbaud ma che narra delle piccole cose, della paure, dei sogni della vita <em>. <\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Prosegue il viaggio nel festival pure l&#8217;ispano-argentino Rodrigo Garc\u00eda. Della sua compagnia <span class=\"testo_iframebold\">La Carnicer\u00eda Teatro <\/span>sar\u00e0 in cartellone la novit\u00e0 <em>Aproximaci\u00f3n a la idea de desconfianza<\/em>, coprodotto da Bonlieu Sc\u00e8ne Nationale. Un approccio visionario e crudo all&#8217;idea della perdita di fiducia dell&#8217;uomo per l&#8217;uomo, che pu\u00f2 riguardare i suoi comportamenti privati, ma anche la politica e l&#8217;esercizio del potere. Ancora un ritratto di un mondo ingiusto diviso tra chi ha troppo ed \u00e8 fagocitato dal consumismo e chi non ha nulla.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 il completamento di un significativo ciclo di fedelt\u00e0 al Festival il <em>Concerto <\/em>, <em>The Cryonic Chants <\/em> della <span class=\"testo_iframebold\">Soc\u00ecetas Raffaello Sanzio<\/span>, firmato da Scott Gibbons e Chiara Guidi, che sviluppa una parte dell&#8217;universo musicale della <em>Tragedia Endogonidia <\/em>utilizzando una ricombinazione di fonemi, secondo una originale sequenza di natura biologica.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Sono la prosecuzione di un rapporto fecondo anche i due spettacoli francesi: <em>Sunday Clothes <\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Alexis Forestier<\/span> gi\u00e0 presente nelle passate edizioni della rassegna torinese con due allestimenti e <em>Fairy Queen, <\/em>regista <span class=\"testo_iframebold\">Ludovic Lagarde <\/span>, tratto da un testo di Olivier Cadiot, autore di cui \u00e8 stato presentato nel 2005, sempre con la regia di Lagarde, <em>Le <\/em><em>Colonel des Zouaves <\/em>. <em>Fairy Queen <\/em>sviluppa scenicamente il racconto di un invito a casa di Gertrude Stein, papessa dell&#8217;avanguardia, nel cui salotto si incontrarono, tra gli altri, Hemingway, Fitzgerald, Matisse, Picasso. Quasi un <em>flash-back <\/em> cinematografico alla ricerca di quell&#8217;energia creativa che rese possibile il passaggio dalla cultura del XIX secolo a quella del XX.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 un secondo contatto, invece, quello con l&#8217;iraniano <strong class=\"testo_iframebold\">Amir Reza Koohestani <\/strong> che dopo il grande successo di <em>Dance on Glasses <\/em> presenta, con <em>Amid the Clouds <\/em>, un suo originale confronto tra oriente e occidente, storia di clandestini e di sbarchi. Esplora il rapporto scrittura filosofica-teatro-arte lo studio <em>Nietzsche Ecce Homo <\/em> di <span class=\"testo_iframebold\">Valter Malosti <\/span>, presente con un&#8217;anteprima alla Fondazione Merz e molte recite alla Pinacoteca dell&#8217;Accademia Albertina delle Belle Arti, edificata proprio in quel segmento di citt\u00e0 nel quale visse e forse estremizz\u00f2 il suo slancio dionisiaco il filosofo tedesco. Una nuova creazione, che il regista torinese ha progettato insieme a <span class=\"testo_iframebold\">Michela Lucenti <\/span> e alla videoartista <span class=\"testo_iframebold\">Marzia Migliora <\/span>, che corona anche la collaborazione del Festival con l&#8217;Accademia Albertina, la Fondazione Merz e Torino Capitale Mondiale del Libro. Su frequenze simili, derivando cio\u00e8 dall&#8217;adattamento teatrale di un romanzo, sono lo studio <em>Cosmetica del nemico <\/em> da Am\u00e9lie Nothomb, realizzato da <span class=\"testo_iframebold\">Michele Di Mauro <\/span> e <em>Bussando alle porte del paradiso <\/em>, uno studio su Pavese di <span class=\"testo_iframebold\">Pietra Selva Nicolicchia <\/span>, con <span class=\"testo_iframebold\">Franco Branciaroli <\/span>, in scena nella bella villa neoclassica di Castagneto Po.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/performing_massimoschiavoni07.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">L&#8217;avvio di un nuovo accompagnamento del Festival \u00e8 invece quello con <span class=\"testo_iframebold\">Teatrino Giullare <\/span>, giovane compagnia toscana che al Castello di Moransengo, sede anch&#8217;esso di una interessante collezione di arte contemporanea, presenta <em>Finale di partita <\/em> di Beckett. Un omaggio ad uno dei padri del teatro contemporaneo nel centenario della nascita, presentato insieme al Festival Incanti e all&#8217;Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare. Completa il programma lo spettacolo <em>Io sono <\/em> dell&#8217;associazione <span class=\"testo_iframebold\">La Girandola <\/span>, esito di uno straordinario laboratorio che ha riunito attori con diverse abilit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"justify\">Nel mese di luglio il Festival delle Colline Torinesi ceder\u00e0 il passo, in una ideale continuit\u00e0 nell&#8217;esplorazione della creazione contemporanea, ai saggi della Scuola di Teatro dello Stabile di Torino, diretti da <span class=\"testo_iframebold\">Mauro Avogadro, Ola Cavagna, Marise Flach e Bruce Myers<\/span>. Le sedi degli spettacoli saranno ancora le sale teatrali di Torino e del suo hinterland e alcune ville, castelli e chiese della collina torinese. Tra questi ultimi, per la prima volta, il Castello di Rivoli, nell&#8217;ambito della collaborazione con il Museo d&#8217;Arte Contemporanea, e la Cappella dei Batt\u00f9 di Pecetto Torinese. Incontri e dibattiti, avranno luogo invece al Punto Festival di Atrium nella centralissima Piazza Solferino, sede anche della biglietteria, uno spazio che per un anno rappresenter\u00e0 la vocazione internazionale di Torino Capitale Mondiale del Libro.<\/p>\n\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un lavoro di Mario Merz identifica l&#8217;undicesima tornata del Festival delle Colline Torinesi una serie di Fibonacci che dall&#8217;uno cresce verso una moltitudine di numeri. Proprio nella sede di Hopefulmonster , la casa editrice di Beatrice Merz , aveva iniziato a lavorare lo staff del Festival nel 1996. 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