{"id":10005,"date":"2006-06-01T12:00:00","date_gmt":"2006-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-015\/offf-festival-graphic-design-con-amore\/"},"modified":"2020-10-21T14:46:09","modified_gmt":"2020-10-21T13:46:09","slug":"offf-festival-graphic-design-con-amore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/design\/offf-festival-graphic-design-con-amore\/","title":{"rendered":"Offf Festival, Graphic Design Con Amore"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Una volta un musicista pose una domanda piuttosto comune: &#8220;Qual \u00e8 il senso per il pubblico nell&#8217;incontrarsi fisicamente con gli autori di web art? Ovviamente il senso \u00e8 umano, ma allora perch\u00e9 gli enti pubblici (o sponsor privati) dovrebbero pagare questa cosa? Di solito le conferenze le fanno bene i filosofi. Gli artisti normalmente li si fa parlare del loro lavoro, quando si trovano nel luogo dell&#8217;esibizione, gi\u00e0 che sono l\u00ec&#8221;.<\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 sempre difficile rispondere a questa domanda per chi, oltre a non concordare con molte di queste affermazioni, trova che il senso \u00e8 pi\u00f9 che ovvio. \u00c8 come quando ti chiedono perch\u00e9 nella tua lingua madre si dice una certa cosa o la si dice in un certo modo. Difficile dare spiegazioni. \u00c8 normale e basta. Chi ancora ha dubbi di questo genere, continua a non capire perch\u00e9 sarebbe importante e prezioso organizzare incontri con gli artisti e i creativi del Web, avrebbe dovuto partecipare alla sesta edizione del festival\u00a0OFFF\u00a0, tenutosi dall&#8217;11 al 13 maggio 2006 a Barcellona, organizzato da\u00a0Inofffensive\u00a0e diretto da\u00a0H\u00e9ctor Ayuso\u00a0gi\u00e0 incontrato da Digimag qualche mese fa..<\/p>\n<p align=\"justify\">Avrebbe dovuto respirare l&#8217;energia frizzante che circolava negli spazi del\u00a0CCCB (Centro de Cultura Contempor\u00e1nea de Barcelona): nel cortile organizzato a mercatino e a chill-out, dove giovani e meno giovani di tutto il mondo riposavano e si scambiavano idee sdraiati al sole pallido di maggio; nell&#8217;Auditorio, dove si alternavano concerti audiovisivi elettronici e conferenze; nel Cinexin, dove, adagiati su comodi puff o sulla soffice moquette, si potevano guardare sequenze tematiche di opere presentate da artisti presenti e non al festival; nello Showplace, dove si poteva interagire con le creazioni e in alcuni casi anche con i creatori, disegnando con loro, entrando a far parte delle loro pitture dinamiche; nella Hall, dove si poteva provare l&#8217;esistenza reale di esseri umani sempre conosciuti in forma di opere che viaggiano lungo i fili del telefono, sentire la loro voce, ascoltarli raccontare la loro esperienza e descrivere il backstage del loro lavoro, ridere con loro, amarli ancora di pi\u00f9 (non ha caso il titolo di questa edizione del festival era proprio\u00a0Love Days).<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/design_barbarasansone02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Avrebbe dovuto provare tutte queste emozioni. Quella dell&#8217;attesa. Quella di cercare di indovinare tra i volti dei presenti quello dell&#8217;artista preferito di cui ancora non si conoscevano i lineamenti. Quella di accorgersi come ancora alla settima conferenza, dopo ore di attenzione e di pazienza per gli immancabili disguidi tecnici (ma si sa, \u00e8 il prezzo che la tecnologia fa pagare in cambio del suo essere a disposizione di tutti e di permettere a chiunque abbia una buona idea di diventare un creatore, che non \u00e8 poco), i personaggi che salivano sul palco erano capaci di infondere energia, di tenere il pubblico incollato alla sedia, desideroso di ascoltare e di divertirsi con i suoi beniamini.<\/p>\n<p align=\"justify\">Un paio di anni fa,\u00a0Carla Diana, prima di un suo intervento in Italia dove la situazione tecnica sembrava profilarsi disastrosa, si dimostr\u00f2 incredibilmente tranquillla e disse che anche senza computer, microfono e proiettore l&#8217;evento sarebbe stato interessante. Nonostante alla fine pot\u00e8 disporre di tutto quello che meritava di trovare a sua disposizione, dopo il suo screening fu chiaro per tutti che quello che aveva detto era una sacrosanta verit\u00e0. Questi personaggi sono animati da un&#8217;enorme passione, hanno scelto di vivere seguendo il loro daimon, pur rischiando ogni giorno nell&#8217;incertezza economica. Tutto questo rafforza il loro carisma e li rende vulcani che il pubblico potrebbe restare ad ascoltare per giorni senza distrarsi mai. E di vulcani, in questa edizione dell&#8217;OFFF, ce ne sono stati parecchi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/design_barbarasansone03.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.joshuadavis.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Joshua Davis\u00a0<\/a>, per esempio, ormai di casa al festival, che quest&#8217;anno doveva restare barricato nello Showplace per far partecipare il pubblico con i suoi disegni all&#8217;opera\u00a0Dynamic Canvas. Un disguido grave che ha reso impossibile la presenza di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.jmunk.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Bradley Grosh<\/a>, per\u00f2, ha fatto s\u00ec che fosse chiamato d&#8217;urgenza sul palco, dove la selvaggia creativit\u00e0 delle sue opere e della sua persona (il suo aspetto \u00e8 quello di una rock star: \u00e8 coperto di tatuaggi e si esprime con un linguaggio e una gestualit\u00e0 estremamente informali) hanno dissolto il tempo come in un effetto speciale.<\/p>\n<p align=\"justify\">Oppure\u00a0<a href=\"http:\/\/www.zefrank.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Ze Frank<\/a>, vero e proprio showman votato alla risata, che non sta fermo un attimo sul palco: mentre presenta in modo esilarante il suo lavoro, in cui procede a indagare con intelligenza il mondo e il comportamento della gente su Internet e nella vita reale attraverso il filtro dell&#8217;ironia e del prendersi gioco di tutto, cammina continuamente avanti e indietro sul proscenio, parla usando tutto il corpo, fa facce alla Jerry Lewis.<\/p>\n<p align=\"justify\">O ancora Santiagio Ortiz, in arte\u00a0<a href=\"http:\/\/www.moebio.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Moebio<\/a>, sottile ed elegante come le sue opere, dove esplora e visualizza le connessioni che esistono tra genetica, codice di programmazione e linguaggio, in cui cerca metafore che rappresenta in modo intrigante (se a scuola la insegnassero cos\u00ec, la scienza\u0085!) e con una cura estetica impeccabile. Le sue spiegazioni sono pacate e rasserenanti e allo stesso tempo molto divertenti e cos\u00ec chiare da far sembrare il complesso miracolo della vita il pi\u00f9 semplice e ovvio dei meccanismi. Particolarmente interessante il suo recente lavoro\u00a0<a href=\"http:\/\/www.educared.net\/divulgabiotec\/mitozoos\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Mitozoos\u00a0<\/a>, sviluppato con il suo gruppo di collaboratori di nome\u00a0<a href=\"http:\/\/bestiario.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Bestiario\u00a0<\/a>e di cui \u00e8 in fase di prototipo una versione che rappresenti in forma di suoni il corso della vita e le interazioni degli organismi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/design_barbarasansone05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">O\u00a0<a href=\"http:\/\/www.thesystemis.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Zach Lieberman\u00a0<\/a>e\u00a0<a href=\"http:\/\/www.flong.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Golan Levin\u00a0<\/a>(il duo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.tmema.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Tmema\u00a0<\/a>che sempre Digimag ha incontrato qualche tempo fa), responsabili di un esplosivo gran finale, pi\u00f9 performance e chiacchierata tra amici che conferenza. I due, che quasi si assomigliano e sicuramente sono animati dallo stesso carattere giocoso, hanno spiegato e mostrato alcuni video di loro installazioni come l&#8217;opera\u00a0Messa di Voce, dove il sistema \u00e8 stato dato in pasto a Joan La Barbara e Yaap Blonk. Dal vivo, in mezzo a un pubblico a dir poco entusiasta, Zach e Golan hanno &#8220;suonato&#8221; le opere\u00a0The manual input sessions, Drawn\u00a0(con cui era stato possibile giocare nello Showplace per tutta la durata del festival) e\u00a0Scrapple. Nei siti dei singoli artisti e del duo, si possono ottenere maggiori informazioni sulle loro opere e visionare clip video.<\/p>\n<p align=\"justify\">Non \u00e8 possibile qui dedicare qualche riga a tutti, ma val la pena ancora ricordare la presenza, tra gli altri, di:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.natzke.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Eric Natzke<\/a>, personaggio ormai storico, sempre a caccia di nuove possibilit\u00e0 estetiche e di tecniche di animazione che conferiscano un&#8217;organicit\u00e0 sempre maggiore agli oggetti e ai sistemi di navigazione;\u00a0Florian Schmitt\u00a0degli\u00a0<a href=\"http:\/\/www.hi-res.net\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Hi-Res!\u00a0<\/a>, sempre impegnati nella realizzazione di trailer cinematografici online particolarmente suggestivi e personali, mentre sperimentano nuovi percorsi interattivi, alcuni dei quali in collaborazione con\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nanikawa.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Nanika<\/a>;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.nandocosta.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Nando Costa<\/a>, altro nome ormai nelle orecchie di tutti gli appassionati di grafica, le cui strutture aggrovigliate e complesse si ispirano ai cavi elettrici che pendono ammassati e disordinati per le strade delle citt\u00e0 brasiliane.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag_15eng\/articoli\/img\/design_barbarasansone06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">E ancora\u00a0Ben Fry e Casey Reas, artisti, informatici e fondatori del progetto\u00a0<a href=\"http:\/\/www.processing.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Processing<\/a>, che in questo festival, come sta facendo nella storia della creativit\u00e0 digitale, si \u00e8 conteso con Flash il ruolo di software protagonista (i due hanno anche tenuto un seminario della durata di cinque giorni che si \u00e8 tenuto presso i locali dell&#8217; Hangar);\u00a0<a href=\"http:\/\/www.scratchdisk.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">J\u00fcrg Lehni<\/a>, che ha portato il suo\u00a0<a href=\"http:\/\/www.hektor.ch\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Hektor\u00a0<\/a>(macchina creata in collaborazione con Uli Franke, in grado di disegnare da sola con una bomboletta spray sospesa con dei cavi e pilotata da un computer) e ha presentato i video di altri progetti tra cui uno analogo, ma pi\u00f9 sofisticato, di nome Rita;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.theronin.co.uk\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Rob Chiu\u00a0<\/a>, affascinante mago di After Effects;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.prologuefilms.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Kyle Cooper<\/a>, direttore artistico specializzato in titoli, tra cui quelli di molte famose pellicole hollywoodiane, videogiochi e pubblicit\u00e0;\u00a0<a href=\"http:\/\/www.number27.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Jonathan Harris<\/a>, che, insieme a\u00a0<a href=\"http:\/\/www.marumushi.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Marcos Weskamp<\/a>, hanno presentato i loro progetti, incentrati sul rilevamento e sulla visualizzazione grafica e statistica dei dati che viaggiano su Internet, e tra i quali spicca il database di emozioni\u00a0<a href=\"http:\/\/www.wefeelfine.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">We Feel Fine<\/a>, di cui \u00e8 possibile scaricare e utilizzare l&#8217;API.<\/p>\n<p align=\"justify\">Perch\u00e9 perdersi tutto questo? La bellezza non \u00e8 solo nutrimento per l&#8217;occhio, ma anche e soprattutto per l&#8217;anima e tutti i sensi. E la si ottiene creando possibilit\u00e0, sinergie, comunicazione. Quello che \u00e8 avvenuto quest&#8217;anno, ancora una volta, all&#8217;OFFF di Barcellona.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.offf.ws\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.offf.ws<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inofffensive.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.inofffensive.org\/<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una volta un musicista pose una domanda piuttosto comune: Qual \u008f il senso per il pubblico nell&#8217;incontrarsi fisicamente con gli autori di web art? Ovviamente il senso \u008f umano, ma allora perch\u00e9 gli enti pubblici dovrebbero pagare questa cosa? Di solito le conferenze le fanno bene i filosofi. 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