{"id":10000,"date":"2006-06-01T12:00:00","date_gmt":"2006-06-01T12:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.digicult.it\/digimag\/issue-015\/giuseppe-ielasi-untitled\/"},"modified":"2020-10-21T14:51:17","modified_gmt":"2020-10-21T13:51:17","slug":"giuseppe-ielasi-untitled","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/digicult.it\/it\/digimag\/issue-015\/giuseppe-ielasi-untitled\/","title":{"rendered":"Giuseppe Iealsi &#8211; Senza Titolo"},"content":{"rendered":"<span class=\"cb-itemprop\" itemprop=\"reviewBody\">\n<p align=\"justify\">Prendere atto dell&#8217;uscita di un nuovo lavoro di <span class=\"testo_iframebold\">Giuseppe Ielasi<\/span> \u00e8 quantomeno necessario per il panorama musicale italiano. Vorrei qui evitare torrenziali note biografiche ed elenchi discografici e soffermarmi nello specifico sulla pubblicazione del nuovo disco, senza titolo, del musicista, producer, distributore (ex &#8211; purtroppo, dopo la recente chiusura di <span class=\"testo_iframebold\">fringes recordings<\/span>), nonch\u00e8 organizzatore di piccoli eventi che portano grandi musicisti internazionali nel nostro paese.<\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Untitled<\/span> esce per la svedese <span class=\"testo_iframebold\">H\u00e4pna<\/span>, ormai etichetta culto, particolarmente attirata alle produzioni italiane, ha pubblicato <span class=\"testo_iframebold\">3\/4 Had Been Eliminated, Sinistri<\/span>, e non \u00e8 nuova a Ielasi stesso, con la quale pubblic\u00f2 l&#8217;anno scorso <span class=\"testo_iframebold\">Gesine<\/span>, al quale si far\u00e0 spesso riferimento nella conversazione che segue, in cui ho cercato di lasciare il pi\u00f9 possibile intatte le dichiarazioni dell&#8217;autore. Untitled \u00e8 un lavoro molto denso, complesso e stratificato.<\/p>\n<p align=\"justify\">Ad un&#8217;ascolto attento \u00e8 possibile scorgere dettagli inaspettati, che aprono ad un&#8217;immaginario pi\u00f9 ampio, non pienamente dichiarato. \u00abIl disco &#8211; dice Ielasi &#8211; \u00e8 stato composto in maniera molto simile ai precedenti Gesine e Plans . Passo in studio gran parte del mio tempo, registrando con quello che ho a disposizione. In questo caso ho usato varie chitarre elettriche, fender rhodes, percussioni, erhu, vari synth, giradischi. Molto materiale \u00e8 stato raccolto in viaggio, durante l&#8217;estate scorsa (tutti i suoni di piano, e molti ambienti arrivano da una residenza in Lettonia). Ho usato anche alcune sessioni registrate con Renato Rinaldi, in cui i vari strumenti sono stati manipolati con un Revox B77. Le singole parti vengono registrate autonomamente, spesso senza sapere in che brano verranno usate, e servono a creare una collezione di suoni dalla quale parto per definire una struttura base. La stratificazione, spesso molto densa, \u00e8 una caratteristica costante di tutti i miei lavori. In <span class=\"testo_iframebold\">Gesine<\/span> era forse meno apparente, grazie ai suoni molto pi\u00f9 omogenei (quattro brani per chitarra acustica e percussioni, uno solo per chitarre elettriche, uno per lapsteel), ma quel disco era altrettanto complesso e costruito in studio, come \u00e8 avvenuto per quest&#8217;ultimo.\u00bb<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/elettronica_simonebertuzzi02.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00c8 utile soffermarsi sugli aspetti produttivi e tecnici, chiavi di lettura certe. Poich\u00e8 l&#8217;aspetto poetico \u00e8 nascosto, stretto fra le maglie di alcune lontane pulsazioni e di resti melodici trascinati. \u00abL&#8217;ascolto attento \u00e8 dovuto, sempre, a tutti i disch &#8211; prosegue Ielasi &#8211; e sarebbe bello poter scoprire ogni volta dettagli nascosti, spostare il proprio fuoco e rendersi conto di strutture e musicalit\u00e0 non immediate. La monodimensionalit\u00e0 della maggior parte della musica che mi capita di sentire oggi, da un punto di vista produttivo e tecnico, ma anche concettuale e strutturale, \u00e8 un grosso problema. Il non dichiarato per\u00f2, quello che il disco \u00e8 davvero per me, resta tale.\u00bb<\/p>\n<p align=\"justify\">Il dettaglio \u00e8 un punto focale: \u00e8 come se il lavoro fosse strutturato longitudinalmente, come se non seguisse solamente lo sviluppo lineare della successione degli eventi, ma agisse in profondit\u00e0, seguendo un verso aggiuntivo, restituendo continuamente strati e strane aperture, mai pienamente compiute. Nel quinto e ultimo brano di Untitled, ad esempio, al calare della struttura noise che viene a crearsi nella seconda met\u00e0 del pezzo, rimane la coda di un suono che potrebbe essere riconducibile a un frammento vocale, un coro forse; non \u00e8 importante decifrarne la fonte precisa, quanto piuttosto metterlo in relazione con gli &#8220;strati&#8221; di suono precedenti, in questo caso incredibilmente pieni e narrativi.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/elettronica_simonebertuzzi04.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">Forzando un&#8217;analisi, forse eccessivamente cervellotica, di questo istante, si ottiene un risultato in bilico tra la perfetta consapevolezza della quantit\u00e0 di &#8220;strati&#8221; in cui si era immersi poc&#8217;anzi, e, contemporaneamente, lo scontro con una condizione &#8220;non dichiarata&#8221;. \u00abSi tratta proprio di un coro &#8211; ci dice il musicista milanese &#8211; non ricordo da dove proviene, ma ricordo che lavorando all&#8217;ultimo brano mi sono reso conto di una eccessiva staticit\u00e0 armonica nella parte finale. Questo suono era ci\u00f2 che mi serviva per dare movimento alla conclusione del disco, insinuare qualche dubbio (e invitare ad un riascolto). Di solito non mi interesso molto alla provenienza di un suono, o ai significati che questo pu\u00f2 assumere in un dato contesto (anche se ci sono suoni che non userei mai, o mai pi\u00f9). Mi interessa la funzione che pu\u00f2 avere all&#8217;interno di un brano, soprattutto se seminascosto come avviene in questo caso. Cerco di usare la stratificazione dei suoni come fosse l&#8217;orchestra che ho a disposizione (in una composizione per orchestra spesso non riesci a seguire le parti dei vari gruppi di strumenti, ma allo stesso tempo sai che tutti stanno contribuendo all&#8217;equilibrio ed al colore di ci\u00f2 che ascolti).\u00bb<\/p>\n<p align=\"justify\">Le differenti texture, le ricercate strutture ritmiche, talvolta sghembe, sono altri aspetti particolarmente curati e presenti. Si possono avvertire alcune influenze, quella del dub per esempio, ma l&#8217;insieme \u00e8 difficilmente collocabile in un ambito preciso: \u00abNon mi sono mai posto limiti di genere, e mi interessa tutto quello che c&#8217;\u00e8 di buono in ogni ambito. Ma \u00e8 vero che questa volta ho voluto imporre al disco, in partenza, una &#8216;pulsazione&#8217; costante, e che la nota di chitarra in tape-echo del secondo brano serve a risvegliare, in molti, memorie di ascolti\u0085 eccetera eccetera. Ed \u00e8 anche vero che spesso cerco di forzare i brani in una direzione meno codificabile. Avrei voluto lo stesso per <span class=\"testo_iframebold\">Gesine<\/span> , i cui brani sono stati costruiti in maniera molto &#8216;frustrante&#8217;, cercando di eliminare possibili appigli. Purtroppo quel disco \u00e8 uscito proprio nel bel mezzo del revival finto-weird-folk , l&#8217;ultima delle cose a cui avrei voluto essere associato. Il giorno dopo la prima recensione ho regalato la mia unica chitarra acustica a Renato [Rinaldi] .\u00bb<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/elettronica_simonebertuzzi05.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span class=\"testo_iframebold\">Gesine<\/span> ha una forma maggiormente composta, derivante soprattutto dalla riconoscibilit\u00e0 degli strumenti utilizzati; rapportato ad <span class=\"testo_iframebold\">Untitled<\/span> \u00e8 musicalmente pi\u00f9 diretto, \u00e8 un disco compatto dove la stratificazione di cui sopra si ritrova pi\u00f9 appannata e deviata da riferimenti musical-culturali in parte noti. Gli stessi che <span class=\"testo_iframebold\">Ielasi <\/span>cerca di aggirare, e perch\u00e8 no, distruggere: \u00abSono davvero cos\u00ec lampanti le differenze? si domanda Ielasi &#8211; Diresti lo stesso di un regista che passa da un crime-movie a un western, pur continuando a dirigere gli attori, usare il suono o montare le sequenze secondo gli stessi princ\u00ecpi? Ogni disco \u00e8 per me un lavoro a s\u00e8 stante, non il sequel di un disco precedente, ma credo che i tre dischi in solo usciti fino ad ora abbiano moltissimi punti in comune. Posso capire che la critica, le riviste e i distributori tentino poi di collocarli in ambiti separati, ma non ti stupire se io cerco di confondere le acque. D&#8217;altronde la superficialit\u00e0 dell&#8217;approccio critico, nella maggior parte dei casi, \u00e8 abbastanza deprimente. Quasi tutte le recensioni di Gesine facevano riferimento a Loren Connors o Fahey. Riesci a spiegarmene il motivo (a parte l&#8217;uso della chitarra, che mi sembra ben poca cosa)?\u00bb<\/p>\n<p align=\"justify\">No, non \u00e8 spiegabile, se non per i suddetti motivi legati alla superficialit\u00e0 della critica musicale, sui quali non val la pena soffermarsi. \u00c8 comunque doveroso aggiungere, a proposito del parallaleo cinematografico a cui Ielasi fa riferimento, che dietro a un scelta di genere, c&#8217;\u00e8 di conseguenza una spinta e in qualche modo un&#8217;adesione alle caratteristiche e alle norme che tale genere ha. Ovvio che che queste regole possono espandersi, distruggersi, capovolgersi ecc\u0085 ed \u00e8 in questi interstizi che va ricercata l&#8217;innovazione.<\/p>\n<table border=\"3\" width=\"100%\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td colspan=\"3\" width=\"280\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/digicult.it\/wp-content\/uploads\/archivio\/digimag15\/articoli\/img\/elettronica_simonebertuzzi06.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: xx-small; color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\">In chiusura, un accenno all&#8217;aspetto visivo, nel comunicato stampa di Untitled si utilizza la definizione &#8220;dark cinema&#8221;, assolutamente appropriata, magari non in accezione strettamente dark, ma \u00e8 certamente innegabile quanto i brani siano intrisi di atmosfere cinematiche: \u00abIl rapporto suono-immagine \u00e8 sempre stato molto importante per me &#8211; conclude Giuseppe Ielasi &#8211; e il cinema ha una grande influenza su di me. Non lavoro per\u00f2 spesso con registi e video-artisti, almeno non in progetti comuni (anche se mi capita frequentemente di lavorare a colonne sonore di film o video gi\u00e0 realizzati). Al momento l&#8217;unico progetto che trovo molto stimolante \u00e8 una collaborazione con<span class=\"testo_iframebold\"> Eugenio Premuda<\/span>, regista e studioso di cinema, su una serie di film in super8 (il primo, girato sullo stretto di Messina, \u00e8 gi\u00e0 ultimato, e stiamo montando il secondo film, girato a Trapani). Mi piacerebbe utilizzare immagini (in movimento e non) anche dal vivo, ma fino ad ora non ho trovato nessun approccio che mi convinca, per cui continuo a suonare in solo, possibilmente al buio. Per le immagini di copertina, collaboro quasi sempre con<span class=\"testo_iframebold\"> Amedeo Martegani<\/span>. Ascoltiamo il disco insieme e scegliamo, in maniera molto veloce ed intuitiva. Le immagini di Gesine sono invece di Eugenio, due polaroid scattate durante l&#8217;estate in cui abbiamo fatto le riprese in Sicilia.\u00bb<\/p>\n<p align=\"justify\">Al di l\u00e0 quindi di facili referenze di genere e contesto, Untitled, il nuovo lavoto di Giuseppe Ielasi, \u00e8 un capolavoro.<\/p>\n<hr \/>\n<p align=\"justify\"><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.risonanza-magnetica.com\/articolo.php?id_sup=01&amp;id_eti=180&amp;id_prod=1007\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.risonanza-magnetica.com\/articolo.php?id_sup=01&amp;id_eti=180&amp;id_prod=1007<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.risonanza-magnetica.com\/articolo.php?id_sup=01&amp;id_eti=180&amp;id_prod=962\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.risonanza-magnetica.com\/articolo.php?id_sup=01&amp;id_eti=180&amp;id_prod=962<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.fringesrecordings.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.fringesrecordings.com<\/a><\/p>\n<p><a class=\"testoscuro\" href=\"http:\/\/www.hapna.com\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">www.hapna.com<\/a>\n<\/span>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prendere atto dell&#8217;uscita di un nuovo lavoro di Giuseppe Ielasi \u008f quantomeno necessario per il panorama musicale italiano. 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