Germania meridionale, regione dello Baden-Württemberg. Già sentito parlare dello ZKM | Zentrum für Kunst und Medientechnologie? Se state leggendo questo magazine la domanda potrebbe risultare scontata per il 90% dei casi a essere pessimisti.

Ma se fate parte del restante 10 per cento o semplicemente, come me, non avevate mai sfruttato occasione per visitarlo, ecco, ora avete tempo fino alla prossima primavera per saltare sul primo autobus/treno/aereo disponibile, direzione Karlsruhe, e farvi un giro tra le sale di quella che è ad oggi una delle maggiori istituzioni mondiali per la promozione e la ricerca sull’arte digitale e le nuove tecnologie.

Una ragione per tutte? GLOBALE – The New Art Event in the Digital Age: il nuovo maxi progetto curatoriale ospitato all’interno degli spazi espositivi dello ZKM che fino ad aprile 2016 presenta un imponente e variegato programma disseminato in ben 300 giorni. Un evento unico nel suo genere, in quanto dimensioni e proposta, che vede un susseguirsi di esposizioni, concerti, performance, conferenze e simposi per presentare i trend del XXI secolo, da un molteplice punto di vista artistico, sociologico e culturale.

globale2

L’obiettivo, dichiarato dagli organizzatori: offrire un quadro quanto più ricco e completo del nuovo Rinascimento 2.0, in cui il concetto di Antropocene (la nuova era antropologica che vede gli uomini come i responsabili agenti di cambiamento a livello planetario, ndr) viene supportato dai diversi lavori artistici presenti; che dimostrano, attraverso molteplici linguaggi, come realmente scienze naturali, tecnologia e politica non forniscono più soltanto stArrumenti d’interpretazione del mondo, ma anche modalità grazie alle quali l’essere umano sta concretamente apportando modifiche al pianeta.

La “scientificazione dell’arte”, lo sviluppo di strumenti tecnologici, l’uso dei diversi media nella realizzazione e fruizione delle opere, sono aspetti che lo ZKM ha da sempre posto come suoi baluardi nel costante processo di edificazione di una nuova coscienza digitale nell’arte, come nella società. Un lavoro che si svolge ad ampio raggio per far si che sempre più ambiti comunichino e interagiscono tra loro, a partire dagli artisti stessi, come anche dai rappresentanti degli altri campi coinvolti, dall’informatica alla scienza, all’ingegneria (solo per citarne alcuni).

GLOBALE intende fornire, allora, un sunto di tutto ciò, non tralasciando quello che è un altro punto nevralgico della società contemporanea: la globalizzazione. Azione globale, o azione per il cambiamento. Atto di connessione. Fenomeno che da oltre due decenni ormai è causa dei flussi – di persone, merci, dati e informazioni – che scorrono incessantemente da una parte all’altra del globo; e diviene, perciò, punto di riflessione anche in ambito creativo. Da esso si è sviluppato e introdotto anche un altro interessante concetto, che Globale, adotta appieno e promuove attraverso un’esposizione tematica: quello di “Infosfera”.

globale3globale1

Rifacendosi proprio all’idea dell’interconnessione mondiale, e parafrasando il concetto di atmosfera quale elemento imprescindibile per la sopravvivenza umana sulla Terra, l’Infosfera si fa allora necessaria per la co-abitazione di 7 miliardi di persone, non tanto come esseri viventi, ma in quanto esseri sociali. Una rete di onde elettromagnetiche che abbracciano il mondo; una sorta di guaina globale di scambio dati e organizzazione di beni attraverso la comunicazione dei dati. Tutto questo non è il futuro ma il nostro presente e lo ZKM, ancora una volta, intende farsene degno portavoce.

Se come me, dicevo, vi perdete ogni opening e venite a conoscenza di un evento giusto all’ultimo minuto; ecco, questa volta non preoccupatevi: nei mesi a seguire avrete modo di farvi comunque un degno calendario seguendo la programmazione di GLOBALE. Per mio personale giudizio, però, vi consiglierei di affrettarvi fin da subito per non perdervi il lavoro dell’artista e compositore giapponese Ryoji Ikeda.

Presentata come preludio alla mostra Infosphere, la molteplice opera di Ikeda si intitola micro / MACRO e si costituisce di due imponenti progetti installativi: Supersymmetry e The planck universe, quest’ultima direttamente commissionata dallo ZKM e qui in anteprima mondiale. Entrambi sono il frutto di una lunga residenza che Ikeda ha svolto presso il CERN di Ginevra, nel 2014. In quell’occasione l’artista giapponese, che da sempre indaga le possibilità di esprimere attraverso una visione estetica ciò che normalmente sarebbe confinato alle pareti di un laboratorio, ha avuto la possibilità di seguire le ricerche svolte dagli scienziati sulle particelle costitutive dell’universo. Un’opportunità, a ben vedere, non concessa a tutti che ha permesso a Ikeda di partecipare attivamente agli esperimenti e gli sviluppi in corso circa la riformulazione del cosiddetto Modello Standard.

globale4

Ora, non essendo io una specialista in materia, ne’ possa quantomeno annoverare uno solo esame accademico in materie affini, mi guarderò bene dallo spiegarvi in cosa consistono bosoni e fermioni, o di cosa parliamo quando ci viene detto che queste installazioni si ispirano alla teoria delle superparticelle che costituirebbero la materia nera dell’universo (per questo vi lascerò dare uno sguardo all’appositoa pagina Wikipedia.

Ma mi basterà sottolinearne la portata artistica e la possibilità, come spettatori, di sentirsi parte di un universo tanto familiare quanto sconosciuto; d’immergere la nostra figura in quadri rappresentanti ciò che è ignoto ai più. Con l’opera inedita The plank universe il visitatore fruisce di due proiezioni che ricoprono un’area di oltre 375 m2: una doppia installazione, una orizzontale e l’altra verticale, attraverso le quali la percezione umana viene messa a confronto con diverse dimensioni di grandezza, da quella microscopica fino a quella dello spazio che si cela oltre l’universo conoscibile.

Mondi invisibili allo sguardo allargati attraverso la scala di Plank (10-35 m) e che possiamo ammirare grazie a una proiezione a terra di grande formato; una riproposta del plank universe – micro, su cui i visitatori sono inviatati a camminare, sperimentando un’interazione sensoriale unica. Contemporaneamente, nella seconda sala, su un’immensa parete, alta più di tre piani, il plank universe – macro è proiettato grazie una macro scala di 1026 m: un’opera verso la quale chi osserva viene totalmente catturato dalla sua vastità e dalla potenza delle immagini riprodotte, e nello stesso tempo avviluppato dal suono che ad esse sono collegate. Il senso di sublime che ne deriva è causato, non in maniera secondaria, dal soggetto delle immagini; i visitatori, infatti, si trovano dinanzi a quello che Ikeda, in seguito al periodo svolto a fianco dei ricercatori del CERN, visualizza come quell’universo che si estende al di là dell’umanamente raggiungibile (e stiamo parlando di distanze di 13,8 miliardi di anni luce. Uno spazio che nessuno potrà mai davvero vedere, un ignoto che, secondo la teoria dell’espansione dell’universo, diverrà sempre più lontano.

Supersymmetry consiste, invece, di 80 schermi posti in modo tale da formare una sorta di lungo corridoio in cui i visitatori sono circondati dalle immagini digitali che in essi scorrono. Posto come asse centrale tra le due installazioni di The plank universe, esso prende ispirazioni dai processi di ricerca sviluppati nel centro svizzero, in cui gli scienziati sono attualmente impegnati a dimostrare la veridicità della teoria sulle particelle supersimmetriche.

Ai nostri occhi visioni matematiche e formule fisiche appaiono come flash ipnotici e luminosi, sincronizzati al suono che ne ritma l’incessante fluire. Ignari delle formule fisiche e dei dati matematici che scorrono lungo le file parallele di monitors, non ci resta che farci condurre in questo sentiero digitale, per nutrirci delle suggestioni uniche che da esso ricaviamo.


http://zkm.de/