Vari autori di Digicult, in passato, si sono ampliamente occupati dei progetti artistici di Paul D. Miller aka DJ Spooky that Subliminal Kid, artista infaticabile i cui lavori hanno il “remix” come concetto centrale e principale forma di rappresentazione. Il seguente articolo traccia le ultime produzioni di Miller, in particolare la sua residenza presso il prestigioso Metropolitan Museum of Art di New York ed un libro di prossima pubblicazione dedicato all’immensa produzione di apps per dispositivi mobili.

La prima volta che vidi Miller esibirsi sotto lo pseudonimo di DJ Spooky that Subliminal Kid fu all’incirca verso la fine degli anni novanta in un club all’aperto nei pressi della mia città natale Catania. Conservo ancora vivido il ricordo del pubblico ipnotizzato dal suono creato da Miller. A quel tempo usava due giradischi ed un mixer, e la combinazione di suoni differenti, dal jazz al Dub Giamaicano, ambient ed hip-hop, era qualcosa mai ascoltata prima. Da allora iniziai a seguire ed interessarmi alla produzione artistica di Miller, e la passione verso il suo lavoro mi portò a scrivere un capitolo inserito nella mia tesi di dottorato, dedicato all’analisi delle sue performances multimediali, testi e progetti artistici attraverso un approccio prettamente antropologico.

Dopo i due libri precedenti pubblicati dalla MIT Press Rhythm Science (2004) e Sound Unbound (2008) e The Book of Ice (2011) per Mark Batty Publisher, l’ultimo libro di prossima pubblicazione The Imaginary App è un’antologia che si occupa di arte e dello studio sulle tecnologie applicate alle apps. Il libro si basa sull’avvento delle applicazioni per tecnologia mobile e su come queste abbiano cambiato “tutto”.

Attraverso una call for artists http://djspooky.com/imaginaryapp/call/, Miller e la co-editrice del libro Svitlana Matviyenko incoraggiano proposte per una mostra itinerante e una pubblicazione delle opere originali selezionate. Le apps hanno dato inizio ad un percorso creativo rivoluzionario ed introdotto un nuovo livello comunicativo, dando vita a nuovi canali per una più ampia circolazione di ogni tipo di informazione. Ancora una volta l’idea di campionamento, cosiddetto “sampling”, è il nodo centrale dei lavori di Miller. Il (ri)assemblaggio di frammenti diversi attraverso tecniche di campionamento sonoro favorisce la nascita di un nuovo linguaggio, che può essere modificato come un codice aperto. Fin dagli esordi della sua carriera Miller è stato attratto dalla possibilità di creare realtà differenti attraverso campioni di suono. Per Miller la musica è un “significante” aperto, un materiale malleabile e non fisso che può essere remixato in svariati modi. Attraverso la pratica del remix tutto può essere ri-espresso e ri-creato usando “oggetti trovati” (vedi Marcel Duchamp, nda).

The Met Reframed: DJ Spooky in Residence è il titolo di una artist residency della durata di un anno (da Ottobre 2012 a Giugno 2013) che segna una nuova collaborazione tra il Metropolitan Museum of Art (NYC) e Paul D. Miller. Questa collaborazione prevede cinque performances principali ed una serie di dibattiti, workshops e visite del museo. In una recente intervista per il “New York Times” http://www.nytimes.com/2012/10/26/arts/music/d-j-spooky-resident-artist-at-metropolitan-museum.html?_r=0 Miller spiega: “Per me il Met è come un’enorme collezione di dischi. (…) Ho pensato che sarebbe incredibile fare un mega mix, legato alla collezione (…) Voglio che sia concettuale. Voglio che rappresenti un rigoroso legame con l’arte contemporanea”.

Madame Freedom è la prima delle cinque performances presentate dal vivo al Met e si basa sul ri-arrangiamento di un classico del cinema Coreano datato 1956. Il film Madame Freedom rappresenta il simbolo di un’intera generazione e la metafora dell’occidentalizzazione della tradizione Coreana e la standardizzazione culturale del dopo guerra. Miller ri-arrangia la colonna sonora jazz, originale del film, utilizzando suoni elettronici creati con la sua iPad app ed eseguiti dal vivo insieme al gruppo di archi Korean Film Ensemble.

Quella che segue è un’intervista con Paul nella quale ci parla del suo libro di prossima uscita, la residency al Met ed il suo ruolo di editore di Origin Magazine, una pubblicazione ed una piattaforma che si occupa dell’interconnessione tra arte, cultura, yoga e nuove idee.

Donata Marletta: Qual’è l’idea principale su cui si basa il tuo prossimo libro The Imaginary App?

Paul D.Miller: Le Apps hanno completamente cambiato il modo in cui ci esponiamo agli schermi che usiamo. Nel XX secolo il concetto secondo il quale lo schermo di un apparecchio sarebbe diventato una finestra sull’intero universo dell’informazione era dominio della letteratura fantascientifica. Oggi è una realtà per la maggior parte di chi utilizza i media digitali. Io sono un grande estimatore di Douglas Engelbart, l’inventore del “mouse”, che ci ha permesso di muoverci NELLO schermo. Il resto è realtà.

Donata Marletta: In che modo le Apps stanno cambiando sia la creatività e sia la circolazione delle informazioni?

PDM: Secondo la mia opinione stiamo considerando le Apps come la combinazione tra cinema ed interazione. C’è una grande citazione di uno dei miei filosofi preferiti, Gilles Deleuze, che dice semplicemente: “Storicamente, il cinema fu creato in modo da diventare narrazione attraverso la rappresentazione di una storia, ed era caratterizzato dal rifiuto di qualsiasi altra direzione. La conseguenza è che, dal quel punto in poi, le sequenze d’immagini ed anche ogni singola immagine, ogni fotogramma, sono assimilate a delle proposizioni o in ogni caso ad espressioni orali (…)”. Credo che sia una buona sintesi per comprendere come la filosofia possa caratterizzare il modo in cui ci poniamo nei confronti dei media digitali. È una storia o uno strumento.

Donata Marletta: Che tipo di Apps state raccogliendo attraverso la call for artists?

Paul D.Miller: La questione principale è che abbiamo bisogno di aggiornare l’idea che abbiamo di pensare alla narrativa, il modo in cui ci approcciamo all’arte, e il modo in cui vediamo come l’arte possa creare nuovi spazi culturali ad ogni livello. È importantissimo pensare come le storie diano forma all’esperienza. Hip-hop, techno, dub step, sono tutti modi di raccontare storie attraverso il ritmo. Apps e canzoni a questo punto sono solo zero e uno (sequenze digitali, nda). Tutto il resto è come il linguaggio utilizza il modo in cui immaginiamo il mondo attorno a noi.

Donata Marletta: Come stai organizzando la tua residency al MET?

Paul D.Miller: Si tratta di remixare il museo. Per me i musei sono come degli archivi – stanno lì e non sono utilizzati in un modo che sia coerente con il XXI secolo. L’idea di remixare ti porta verso spazi irriverenti – devi essere aperto all’idea che non esiste più un lavoro finito. Ma i musei in quanto tali sono l’opposto. Si basano sull’idea che la durabilità permanente sia possibile. A me piace pensare che la cultura del DJ rivoluzioni tutte le situazioni. Io sono ispirato dal concetto del “museo invisibile” secondo il quale abbiamo bisogno di indicatori per definire il vuoto. Questo è quello che sono i “beats”. William Herschel ha coniato il termine “asteroide” nel 1802 senza avere accesso alla fotografia ad alta definizione – doveva solo immaginarli. Ma essi esistevano. In modo simile, i Greci, coniarono il termine “Artico” ed “Antartico” pur non essendo andati in nessuno dei due posti. Mi piacciono cose simili a queste.

Donata Marletta: In che modo stai interagendo con lo spazio del Met ed il suo enorme archivio?

Paul D.Miller: Tutto è remix.

Donata Marletta: Mi puoi accennare alla tua esperienza come editore esecutivo della rivista Origin?

Paul D.Miller: È un mega mix. In pratica la mia rivista è gestita direttamente da artisti. Per questo motivo l’abbiamo chiamata Origin. La mia partner nel progetto è Maranda Pleasant. Lei si occupa principalmente delle interviste, perché a me non piace intervistare … A parte questo è molto divertente entrare in contatto con molti colleghi ed amici e sostenere i loro lavori. Qualsiasi cosa si faccia dovrebbe essere divertente ed interessante. Il resto è noioso!


http://www.djspooky.com/index.php

http://www.metmuseum.org/

http://www.originmagazine.com/

http://djspooky.com/imaginaryapp/call/