Perte de Signal è uno dei centri più creativi e dinamici nel supporto di artisti Canadesi e internazionali che utilizzano nuove tecnologie e lavorano con il suono.

Con sede a Montreal (QC), città che incoraggia la media art e gli artisti indipendenti, incentivati e protetti da diverse istituzioni culturali, Perte de Signal ha a che fare con un’ampia gamma di media differenti e un’altrettanto ampia varietà di approcci. Fra i membri di Perte de Signal si trovano artisti quali: Erin Sexton, Sofian Audry (che qui abbiamo intervistato), Pavitra Wickramasinghe, Nicolas Bernier, Robin Dupuis e Maxime Damecour, giusto per citarne alcuni.

I principi fondamentali del Centro sono la promozione dei suoi membri, l’enfasi data alla ricerca innovativa e alla sperimentazione, la crescita della conoscenza critica riguardo le arti digitali e l’estensione del pubblico attraverso la promozione e la diffusione dei nuovi artisti e dei progetti innovativi.

Perte de Signal è nato nel 1997 come un collettivo di artisti e nel 2000 è diventata un’organizzazione no-profit. I suoi principali obiettivi sono sempre stati la difesa e la diffusione di lavori sperimentali, sia a livello locale che internazionale, e la creazione di nuove reti con altri media artist e collettivi.

Nicolas Bernier, Frequencies Light QuantaNel 2007, per incoraggiare la sperimentazione artistica e sostenere la crescita delle pratiche elettroniche, audiovisive e performative, Perte de Signal ha lanciato Rustines|Lab, centro di ricerca/creazione e luogo d’incontro che ha accolto artisti da ogni parte del mondo sin dal suo avvio. Rustines|Lab non solo sostiene progetti di digital art e new media, ma fornisce anche un luogo di collegamento fisico nel quale gli artisti, i membri della comunità e i professionisti possono riunirsi, condividere idee e collaborare tra loro.

Ho avuto il piacere di intervistare Sofian Audry, direttore del centro artistico Perte de Signal dal 2011 e rinomato artista nell’ambiente internazionale di new media/digital art. Sofian possiede una formazione accademica nel campo del trattamento automatico delle informazioni e ha un interesse per i linguaggi di modellazione. I suoi lavori rispecchiano fortemente questi due aspetti e sono caratterizzati da diversi livelli di interattività e dalla combinazione continua di strutture meccaniche e naturali.

Nell’intervista che segue Sofian Audry non parla solo di Perte de Signal e degli ultimi lavori dei suoi membri, ma anche dei suoi progetti artistici, delle sue visioni e idee.

Projectors, Maxime BouchardDonata Marletta: I lavori artistici al centro Perte de Signal sembrano essere altamente improntati sull’informatica e sulla matematica. Potresti parlarci della principale filosofia che si trova dietro al Centro?

Sofian Audry: Il lavoro al Perte de Signal spazia attraverso un’ampia gamma di approcci e mezzi. Il nostro obbiettivo è quello di promuovere lo sviluppo del digital art e degli innovativi usi artistici della tecnologia. Le visioni artistiche del Centro non sono immutabili nel tempo, anzi evolvono costantemente insieme alla comunità di artisti che ne forma il cuore. In questo modo, se alcuni dei nostri membri utilizzano la programmazione e la matematica direttamente come parte della loro pratica, ciò è più una conseguenza della loro personale ricerca artistica piuttosto che un risultato della filosofia del Centro.

Donata Marletta: Potresti darci una panoramica delle produzioni più recenti degli artisti associati al Centro?

Sofian Audry: I lavori recenti al Perte de Signal includono PROJECTORS di Martin Messier, che vede l’utilizzo di proiettori 8mm che l’artista manipola personalmente per creare distorsioni in una performance audiovisiva. Erin Sexton sta portando avanti il lavoro su strutture cristalline, elettricità e chimica nella sua performance Phase Space e nella sua serie di installazioni Crystalline Domain. Maxime Damecour lavora al suo pezzo Temporeal, un’installazione che vede gli interlocutori azionare reti in plastica sottile.

In Take Hold Lightly, Let Go Lightly di Pavitra Wickramasinghe, gli aerei di carta tagliata a laser sono appesi a sostegni di metallo motorizzati che si muovono lentamente e proiettano luce, creando ombre sulle pareti dello spazio espositivo. Vortical Filaments di Patrick Harrop, utilizza la persistenza dell’immagine per creare onde tridimensionali usando rapidamente fili oscillanti. Nicolas Bernier con Frequencies (Light Quanta), che è stato co-prodotto da LABoral e Perte-de-Signal, prende in considerazione i concetti chiave della fisica quantistica come base per un’installazione audiovisiva che comprende 100 “quantum” di suono e luce che percorrono una struttura fatta di 100 finestre trasparenti.

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Donata Marletta: Quanto è importante risiedere in una città come Montreal dove le arti digitali sono appoggiate e promosse da molte istituzioni pubbliche e private? C’è uno spirito di comunità o una relazione tra Perte de Signal e gli altri laboratori di ricerca locali, Università, organizzazioni e festival – Hexagram, Agence TOPO, Université du Québec à Montréal (UQAM), Concordia, Société des Arts Technologiques (SAT), Elektra, Mutek?

Sofian Audry: Riunendo una comunità di artisti indipendenti di spicco nel campo delle arti digitali, Perte de Signal ha svolto un ruolo fondamentale nell’ecosistema delle discipline a Montreal, ma anche a livello regionale e nazionale. I nostri membri sono attivamente impegnati non solo nel loro lavoro, ma anche nella comunità come operatori culturali, nei consigli di altre organizzazioni o come insegnanti in scuole, istituti e università. Perte de Signal fa parte dell’iniziativa LabàLab del CQAM – Conseil Québécois des Arts Médiatiques, che ha lo scopo è di creare una rete locale di laboratori artistici. Inoltre stiamo lavorando su un mercato online per le arti digitali insieme ad altri centri gestiti da artisti a Montreal e nella città del Québec.

Donata Marletta: Il Rustines|LAB è un laboratorio di ricerca-creazione e un luogo d’incontro all’interno di Perte de Signal che sostiene i progetti di digital art e new media art. Quale tipo di lavori/artisti accettate e come avviene il procedimento di accesso?

Sofian Audry: Accettiamo ogni proposta di artisti che sono impegnati nella pratica di media, audio e digital art. I progetti vengono valutati in base al merito artistico. Questi possono essere una produzione, una ricerca o un ibrido. Il nostro obiettivo è quello di sostenere gli artisti durante una parte del loro processo creativo, il che significa andare al laboratorio e sperimentare strumenti e materiali per un certo periodo di tempo o finire un progetto e documentarlo. Abbiamo due programmi principali che sono aperti ai non membri. I laboratori di ricerca-creazione forniscono pieno accesso allo spazio e all’attrezzatura del laboratorio e le persone possono presentare una proposta in qualsiasi momento. Le domande vengono esaminate e approvate da un comitato di membri. La residenza presso il centro di ricerca/creazione funziona in modo simile, ma applichiamo all’artista selezionato una tariffa per accedere ai nostri servizi. C’è un solo posto all’anno e la selezione viene svolta da una giuria di colleghi.

Donata Marletta: In quanto artista impegnato nell’uso della tecnologia e nelle sue implicazioni sociali, i tuoi lavori più recenti sembrano essere estremamente influenzati dall’ambiente naturale/ecologico – mi riferisco in particolar modo alle tue installazioni acquatiche e subacquee Vessels (2010-2014) e Plasmosis (2013). Come traduci questa metafora nei tuoi progetti artistici?

Sofian Audry: Mentre le tecnologie informatiche sono spesso viste come un qualcosa di freddo e artificiale, quando si considera la storia dell’informatica, puoi chiaramente vedere quanto in realtà queste siano state enormemente influenzate dalla vita naturale. Credo che, come artista, una delle cose che ho cercato di fare nei miei ultimi progetti sia stata quella di metter in dubbio quel divario tra naturale e artificiale.

Donata Marletta: Accrochages (2008) e Absences (2008-2011) sono due progetti d’intervento urbano all’esterno estremamente interessanti che collocano dei dispositivi elettronici autonomi fuori dai convenzionali spazi espositivi e che interagiscono con l’ambiente esterno. Potresti parlarci della sua esperienza di lavoro in un contesto urbano? Le città come rispondono a questi interventi?

Sofian Audry: Effettivamente, Accrochages e Absences si differenziano soprattutto per la loro ambientazione. Accrochages è ambientato in un contesto urbano, come hai accennato. La maggior parte dei nostri interventi è molto effimera e sperimentale. Ciò che più mi ha interessato e sorpreso è stato il fatto che, quando abbiamo installato i nostri dispositivi, un gran numero di persone ci veniva incontro, erano curiose, facevano domande. I dispositivi sono diventati una scusa per intraprendere un dialogo con i passanti. Absences era molto diverso in quanto si collocava in ambienti con pochissime persone, o del tutto assenti. La documentazione è così diventata una parte importante del progetto; ho pensato a una mostra retrospettiva per spazi interni, la quale è stata esposta a Chiang Mai (2011) e a Montreal (2013).

Donata Marletta: Ritieni che i progetti open source e collettivi stiano cambiando i modi in cui l’arte viene creata dagli artisti e poi trasmessa al pubblico, che sta diventando sempre più interattivo e con una maggior dimestichezza informatica?

Sofian Audry: Credo che molti artisti stiano mettendo alla prova le istituzioni in campo tecnologico e artistico, sviluppando i propri strumenti e collaborando fra di loro. Tuttavia, sembra esserci ancora molta riluttanza da parte delle istituzioni artistiche in generale, le quali sono ancora bloccate ai modelli tradizionali, come la posizione eroica dell’artista solitario, e che continuano a tenere il pubblico a dovuta distanza dalle opere d’arte, ma credo che lentamente tutto ciò cambierà. Come hai affermato, il pubblico si sta mostrando sempre più a suo agio con la pratica digitale. Negli ultimi anni, Perte de Signal si è impegnata a coinvolgere direttamente il pubblico attraverso alcune attività di mediazione, come la creazione partecipativa in tempo reale e laboratori pratici con risorse software e hardware open source.


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