Un pomeriggio a Ginevra, durante l’ultima edizione del Mapping Festival (http://www.mappingfestival.com/2013/) ho avuto l’occasione di incontrare ed intervistare Sougwen Chung, che durante il festival ha presentato la sua nuova installazione Chiaroscuro presso il Bâtiment d’art Contemporain (BAC).

Sougwen Chung è un’artista interdisciplinare il cui lavori esplora quei territori di confine in cui il tratto a mano incontra il segno digitale, dove la luce incontra il suono e la forma incontra l’astrazione. Se quindi il disegno è assimilabile alla più semplice modalità espressiva dell’uomo, cosa può significare il fatto che il disegno venga ibridizzato e catalizzato con il software, la luce e il rapporto con lo spazio? Lavorando a cavallo tra tecniche di stampa, digitale e tecnologie ambientali, i lavori immersivi della Sougwen giocano con i contrasti e le transizioni, laddove una serie di esperienze di confine diventano il territorio in cui il nostro essere umani gode dell’uso e della relazione profonda con la tecnologia.

Chiaroscuro, come suggerisce il titolo stesso, esplora la relazione tra luce (Chiaro) e oscurità (Dark), tra gli aspetti esteriori ed interiori della nostra esistenza. In un mondo saturo di produzioni artistiche digitali, Sougwen è in grado di creare uno spazio liminale, attraverso la costruzione minuziosa di un proprio linguaggio visivo e la combinazione di forme astratte disegnate a mano, suoni evocativi e luci a LED proiettate.

È stato un enorme piacere conoscere e dialogare con Sougwen su cosa significa oggi essere un artista, e apprendere la sua dedizione nell’esplorare nuove traiettorie espressive, sempre infrangendo i confini fra tradizione e innovazione.

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Donata Marletta: Mi puoi parlare della tua formazione artistica?

Sougwen Chung: Sono un’artista nata in Canada e di origine Cinese. Ho un’educazione nelle belle arti, media digitali e arte interattiva, accompagnata da una formazione classica in violino dalla quale si è sviluppata una fascinazione per la forma astratta e il processo interdisciplinare. Il mio lavoro si è sviluppato dall’esplorazione delle similitudini tra strumentazione (creare composizioni sonore attraverso gesto e input tattile) e mark-making (produrre tracce grafiche nda) (creare composizioni visive attraverso gesto e input tattile), spesso espresse sotto forma di disegno. Sono attraversata da margini transitori – in generale lo spazio in cui ciò che è creato manualmente interagisce con ciò che è creato con le macchine, il performativo con il digitale, l’intuitivo con il tecnico, e come investigazioni in quel senso possano aumentare o distorcere espressioni semplici.

Donata Marletta: Tradizione e tecnologia sembrano essere i fili conduttori de gran parte della tua produzione artistica. Come riesci a combinare elementi così diversi e contrastanti?

Sougwen Chung: Non vedo tradizione e tecnologia come opposti o che si escludono reciprocamente. Io uso la tecnologia della tradizione, e poi non stiamo crescendo nella tradizione della tecnologia? Nella misura in cui possiamo racchiudere una narrazione attorno alla tradizione come quella creata manualmente, e la tecnologia come quella creata dalla macchina, il lavoro che sto facendo è certamente un’esplorazione delle possibilità nell’intersezione delle due … un’esplorazione che sta acquistando chiarezza man mano che procedo. Si potrebbe affermare che sto investigando i mezzi con i quali lavoro come lo sviluppo di un lavoro finito è ispirato da come l’opera si trasforma attraverso le modalità stesse. Muovendosi dal reale e virtuale e vice versa.

Fin qui queste investigazioni hanno preso la forma di installazione, performance, e immagine fissa – sviluppando astrazione organica con uno spiccato senso del ruolo del suono e/o della partitura, associata ad un’affinità per il dettaglio ossessivo, forma e composizione.

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Donata Marletta: Quale idea ha ispirato il tuo ultimo lavoro Chiaroscuro?

Sougwen Chung: L’installazione esposta al piano superiore al BAC in occasione del festival Mapping è intitolata Chiaroscuro. “Chiaroscuro” è un termine che descrive la reciprocità tra luce e oscurità; è un riferimento ai dipinti antichi che ho voluto applicare a questo spazio. L’installazione si sviluppa in due modi; Chiaro: un’opera di disegno scultoreo in larga scala, e Oscuro: elementi visivi proiettati e livelli di luce interna ed esterna. La forza di Chiaroscuro sta nel suo essere intricato e nella composizione formale. Quando è illuminato dalle fasce di LED e dalle immagini proiettate, crea uno scambio tra luce e ombra che comunica una narrazione astratta e avvolge lo spettatore. L’illusione ottica che si crea quando illuminazione interna ed esterna si intrecciano provoca uno stato ipnotico ed espressivo.

Donata Marletta: Mi puoi parlare del processo di installazione di Chiaroscuro? Come hai interagito con lo spazio espositivo?

Sougwen Chung: L’opera presentata al festival Mapping è la più grande versione di Chiaroscuro che ho realizzato sino ad ora. È un processo di installazione altamente manuale ed adattato allo spazio; una combinazione di disegni molto grandi assemblati e tagliati a mano ed anche disegni a mano creati sul posto. Ogni installazione è unica ed adattata allo spazio in cui lo posiziono. Poiché è stato un impegno fisico costruire la forma da sola, il processo di installazione finisce per assumere le caratteristiche di una performance, in quanto mi immergo totalmente per giorni improvvisando sul posto. C’è una sorta di suspense nel creare, che alimenta il processo creativo, cosa che in futuro intendo documentare.

Il successo dell’opera dipende dall’effetto dei numerosi minuscoli dettagli che vengono fuori formando un mondo parallelo, un ambiente intricato di forme astratte. In future interazioni intendo creare qualcosa sulle qualità performative del mark-making che comprenda anche la costruzione di Chiaroscuro. Poiché i livelli di luce trasformano la scultura, la costruzione della scultura stessa trasforma lo spazio. Come comunicherebbe l’opera se entrambe fossero create in tempo reale difronte ad un pubblico?

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Donata Marletta: Che tipo di strumenti/materiali usi (analogici/digitali)?

Sougwen Chung: Carta e inchiostro nero, anche tela e pittura… gessetto e stoffa… magneti, tondino d’acciaio, LEDs, legno, pellicola, acetato… seta… Photoshop, Illustrator, Cinema4D, Processing, nano-controllers, violino elettrico, tavoletta grafica Wacom, Arduino, proiettori, Madmapper… Uso in concreto qualunque materiale/strumento/software che in qualche modo possa ispirarmi.

Donata Marletta: Come selezioni i suoni adatti ai tuoi lavori?

Sougwen Chung: In Chiaroscuro ho avuto il piacere di collaborare con Praveen Sherma (Sepalcure / Braille – http://www.residentadvisor.net/dj/sepalcure), talentuoso e prolifico compositore di New York, un raro talento il cui lavoro evocativo spazia tra vari generi e mezzi espressivi. In generale, alcuni compositori / composizioni hanno una particolare risonanza in quanto io tendo a gravitare intorno a suoni con una particolare tessitura o arco compositivo. Per un prossimo progetto ho sperimentato con la creazione di paesaggi sonori con il violino elettrico che può funzionare come controller o audio input per dirigere i visuals.

Donata Marletta: Vorresti creare una delle tue opere in un sito/luogo/edificio specifico?

Sougwen Chung: Mi piacerebbe… se lo spazio giusto o l’opportunità si presentasse.

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Donata Marletta: Stai lavorando a qualche nuovo progetto al momento?

Sougwen Chung: Sto lavorando ad una mostra personale in collaborazione con Public Functionary http://publicfunctionary.org/ a Minneapolis (US). Durante le prossime settimane, il loro spazio sarà trasformato in diverse sale che mostreranno il mio lavoro attraverso disegno, proiezione, film, e installazione. Anticipo che è una progressione lineare immersiva che sono felice di condividere. Pubblicherò i vari aggiornamenti sul mio sito Web e sui canali dei social media.

Donata Marletta: C’è un chiaro riferimento all’antica tradizione pittorica nelle tue opere, in particolare in Scilicet e Field. Potresti illuminarci su questi tuoi lavori così affascinanti e altamente suggestivi?

Sougwen Chung: Scilicet e Field furono sviluppati all’interno di una collezione di disegni in inchiostro e grafite creata nel 2012. In Scilicet, la vertiginosa immagine rappresenta la forma transitoria – un dislivello visivo se vuoi… iniziando con un intricato e preciso lavoro di linee che si trasforma in morbidi intrecci simili a piume. In Field, il lavoro di linee vertiginose è controbilanciato da una forma geometrica. La gamma di colori è deliberatamente austera al fine di enfatizzare la tensione tra organico e geometrico.

Sono affascinata dal potenziale dinamico dell’immagine fissa per comunicare una storia e stimolare emozioni e ricordi.  Uso tratti disegnati a mano e software per esplorare ed espandere la mia concezione di cosa può essere un’immagine e quello che può evocare. La combinazione delle qualità di improvvisazione del mark-making (l’insieme composto da linee, motivi e trame nda) e le qualità procedurali del software crea una tensione o armonia che dipende da come viene utilizzato. Scilicet rappresenta quell’armonia mentre Field parla più di caos e inquietudine. Ognuno dei lavori mantiene una qualità effimera, poiché il tratto sembra emergere da fuori la pagina. La fusione del tratto a mano con quello creato al computer permette il nascere di momentanee e sincere espressioni visive, che è al centro di ambedue le opere.

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Donata Marletta: La serie Étude Op. 2 che contiene Cocoon (No. 1), Bloom (No. 2), Flight (No. 3), e High Tide (No. 4) sembra evocare la forza della natura. Ci puoi dire se i temi all’interno della serie sono in qualche modo collegati tra loro? Esiste una sorta di narrazione all’interno di Étude Op. 2?

Sougwen Chung: Con Étude Op. 2, il mio obiettivo era di invocare una narrazione astratta attraverso la forma – un arco trasformativo. Il legame con la natura è stato totalmente inaspettato ed è emerso in modo spontaneo durante il processo. Nonostante non sia mai stata mia intenzione creare immaginari figurativi, in questa serie si è rivelata in modo particolare. Il mio messaggio artistico sui lavori: “Étude Op. 2, No 1-4 è la seconda creazione di una serie in corso di meditazioni sulla forma e la memoria. L’approccio deliberatamente minimale di Études allude alla narrazione astratta della perdita e della rinascita. I temi in successione: Cocoon, Bloom, Flight, High Tide. Variazione formale, sfumature colore contenute e composizioni austere invitano lo spettatore all’interno di mondi composti da trame intricate che riverberano oltre la superfice dell’immagine. Il disegno chiarisce il carattere di questa serie di Études. La forma dimensionale e la composizione di ogni opera sono ispirate da trame ed elementi all’interno di una serie originaria di disegni a grafite improvvisati, conservando un senso di immediatezza nella serie finale.”

Donata Marletta: Nella serie di installazioni luminose e scultoree Optogenesis (Étude Op. 3, No. 1), che include anche Prélude (No. 2) e Chiaroscuro (No. 3), l’interscambio tra luce e oscurità  viene fuori come tema comune e principale. Qual’è il messaggio artistico contenuto nella serie?

Sougwen Chung: Étude Op. 3 erano studi sulle proprietà visive della luce nelle sue molteplici forme. Dipingere con la luce su strutture di varia complessità, da puramente organiche a quelle angolari e geometriche, rivela come le proprietà della luce possano svelare una forma ed anche creare un’immagine impressa con la sua ombra.. una forma di spazio in negativo, oltre il tempo. C’è qualcosa di poetico nel modo in cui luce ed ombra interagiscono.

Prélude è il secondo video nella Optogenesis Series. È stato ispirato dal concetto di Optogenetica, una branca della neuroscienza che concerne l’attivazione della memoria attraverso la luce, e la genesi, il venire alla luce da un preciso punto di origine. Inizia con un fascio di luce, (Order; un punto di origine centrale e chiaro), separandosi in molteplici raggi nello spazio (Disruption), trasformandosi in una corrente organica (Direction; che forma identità/movimento), e diventando prismi frantumati (Dissolution; forma estatica).

La scultura sulla quale la luce è proiettata è formata da una superfice piana rettangolare. Le piegature della superfice funzionano da memoria; la sua struttura è creata dalla direzione e dal disegno di queste impressioni. La forma stessa è rivelata dall’illuminazione, prendendo diverse caratteristiche visive in base al punto della narrazione. Lo scambio tra materiale e immateriale crea distorsioni all’interno della geometria dell’opera, e rimanda ad una sorprendente dimensionalità. L’opera proiettata è una metafora visiva per la memoria, un processo dinamico ed evolutivo, composto da svariate distorsioni.

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