Nato nell’antica città di Kyoto (Giappone) nel 1975, Kohei Nawa ha studiato presso la Kyoto City University of Art. Nel 1998 si trasferisce a Londra e frequenta un corso di scultura presso il Royal College of Art.

A Londra viene esposto alle opere di artisti contemporanei come lo scultore Britannico Antony Gormley. L’arte simbolica del Buddismo e lo Shintoismo Giapponese sono altre influenti fonti d’ispirazione per Nawa che caratterizzano molte delle sue idiosincratiche opere.

Nawa è diventato uno degli artisti più famosi in Giappone e la sua produzione artistica spazia dalle sculture agli interventi architettonici, installazioni e moda. Nawa è all’avanguardia di una nuova generazione di menti creative Giapponesi, raggruppate in una vecchia fabbrica di panini situata fuori Kyoto, denominata SANDWICH, il cui scopo è di oltrepassare le popolari etichette di manga e anime, per offrire una visione meno scontata della cultura e dell’arte contemporanea Giapponese.

nawa2Nawa è stato premiato con fondi provenienti da istituzioni Giapponesi, Americane ed Europee e ha presentato i suoi lavori a livello internazionale in mostre personali e collettive. Sue opere fanno parte di importanti collezioni in giro per il mondo; alcuni esempi sono ilMori Art Museum (Tokyo, Giappone), il Metropolitan Museum of Art (New York, USA), la Franks-Suss Collection (Londra, GB), e il Daimler Chrysler Contemporary (Berlino, Germania).

Filo conduttore nel lavoro di Nawa è il cosiddetto “PixCell” (un termine coniato da lui stesso collegando le parole Pixel + Cellula). Il “PixCell” è un concetto che combina cellule organiche con pixel – le più piccole unità di un’immagine digitale. Coprendo la superficie di oggetti e animali imbalsamati con perle di vetro di diverse dimensioni, egli afferma che li sta “PixCellizzando”. Attraverso questo tipo di manipolazione Nawa (ri)definisce gli oggetti esistenti e cambia il modo di percepire e interagire con essi. Nelle serie Prism (Prisma), Liquid (Liquido), Glue (Colla) e Scum (Feccia), Nawa trasforma la natura stessa degli oggetti in qualcosa che è (solo apparentemente) senza significato. Da questo processo riesce ad attivare la percezione del pubblico, creando diversi sistemi metaforici di rappresentazione.

Recentemente ho avuto l’onore e il piacere di intervistare Kohei Nawa per conoscere un po’ di più da vicino le sue opere affascinanti, suoi riferimenti culturali e i suoi processi creativi. Quello che segue è il risultato di questo scambio d’idee.

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Donata Marletta: Cultura digitale e antiche tradizioni Giapponesi sembrano elementi interconnessi nella tua produzione artistica. Potresti dirci in quale misura le tue origini geografiche e culturali hanno avuto un impatto sui tuoi lavori?

Kohei Nawa: Piuttosto che da un determinato paese o regione, tento sempre di accostarmi alle cose dal punto di vista dell’intero universo. Per esempio, se una certa sensibilità esiste nello spazio, e qualcosa comunicata da quella sensibilità verso una diversa sensibilità tramite materia riesce a creare un collegamento producendo una storia, sento il bisogno di catturare quella singola connessione attraverso la scultura.

Donata Marletta: Nella maggior parte delle tue opere – come Prism, Liquid, Glue e Scum, riesci ad attivare l’immaginazione degli spettatori e stimolare i loro sensi. Qual è il punto di partenza nel tuo processo creativo?

Kohei Nawa: All’inizio ho solo un’immagine oscura di quello che sto per creare. Ho un’immagine concreta dell’output finale solo dopo aver completato la mia ricerca, a quel punto passo al processo di esplorazione materiale. Le opere seriali non saranno mai complete. Ogni volta che si crea un lavoro nuovo risuona con le opere del passato appartenenti a quella serie, in tal modo riaffermo questo collegamento. La mia nuova sfida sorgerà proprio da quel punto di riconoscimento e collegamento.

nawa6nawa5Donata Marletta: Il cervo è un’immagine ricorrente in alcuni dei tuoi lavori. Ad esempio, nella serie PixCell – un termine da te coniato che deriva da Pixel (elemento dell’immagine) + Cellula, le immagini di un determinato oggetto sono acquisite attraverso il computer e incapsulate in uno strato di cellule sferiche. L’osservazione di queste sfere permette di “vedere” contemporaneamente diversi dettagli al suo interno. Il cervo appare anche nella serie Scum, nella quale tu crei una forma con lo strato schiumoso che si crea sulla superficie di un liquido quando viene bollito o fermenta. Il risultato è una schiuma di poliuretano espanso che aumenta di volume in modo da evocare una divisione cellulare incontrollata. Nello Shintoismo il cervo è considerato un messaggero sacro e divino. Qual è il messaggio che desideri trasmettere attraverso questa immagine fortemente simbolica?

Kohei Nawa: Vorrei che la serie “PixCell” non fosse riferita esclusivamente al “cervo”. Il processo dietro la serie PixCell inizia raccogliendo soggetti attraverso Internet. In quella fase in primo luogo trovo un soggetto come immagine (un gruppo di pixel) che appare sullo schermo del computer. In seguito acquisisco l’oggetto effettivo sul quale creo una pelle composta da un numero indeterminato di cellule. Quando il soggetto è completamente ricoperto dalle cellule, diventa uno dei diversi motivi che hanno tutti la stessa sensazione e lo stesso senso della distanza. Gli effetti delle lenti delle cellule di diverse dimensioni permettono di vedere contemporaneamente una serie di dettagli dell’oggetto. Questo produce un’esperienza visiva che implica una profondità e una continuità uniche.

Ai nostri sensi della vista e il tatto, il mondo è un continuum di superfici, e tutte le cose sono coperte da una sorta di pelle. Perché percepiamo e diventiamo consapevoli degli oggetti attraverso la loro pelle, è la qualità della pelle che determina o no la sensazione che qualcosa è reale. La pelle diventa un’interfaccia che collega la sensibilità con la materia, e le immagini sono prodotte secondo questa interazione tra sensibilità e materia.

nawa1Donata Marletta: Nell’installazione Force, recentemente esposta presso la Pace Gallery a Londra (9 – 19 settembre 2015), esplori l’idea di forza e la sua potente influenza sulla nostra esistenza, utilizzando la gravità come strumento. Potresti dirci di più su questo affascinante processo e la relativa opera che ne risulta?

Kohei Nawa: Ho usato Force come titolo di un nuovo lavoro nel mese di Marzo, e ho usato lo stesso titolo qui perché il tema della mostra è la visualizzazione della gravità e di altre forze invisibili presenti nel cosmo. Per questa mostra ho progettato uno spazio con opere che incorporano fenomeni fisici come la gravità e l’inerzia. Lo spazio risultante dell’installazione induce alla consapevolezza che siamo afferrati tra tempo, spazio e materialità.

Nella serie Direction i lavori sono formati da tracce di gravità e le opere della serie Ether sono anch’esse una visualizzazione della gravità. Nella serie Moment, le tracce sono formate da una combinazione di movimenti della tela e la velocità di movimento circolare. Affrontando concetti quali velocità, direzione e gravità, queste tre serie sono collegate tra loro dal tema delle forze presenti in uno spazio. La serie Catalyst utilizza un materiale che corrisponde agli elementi fisici, e il lavoro è prodotto strisciando intorno allo spazio basandosi solo sul senso del tatto. In questo senso, rappresenta un modello naturale che emerge dai sensi presenti nel nostro corpo.

Donata Marletta: Quali sono le sfide e gli stimoli principali del lavorare con elementi chimici e organici, come pigmenti, poliuretano espanso, olio di silicone, acqua, adesivi termoplastici, bolle, inchiostro e fogli prismatici?

Kohei Nawa: L’approccio di fare scultura partendo dai materiali granulari alla fine è emerso quando ero alla ricerca del mio personale mezzo di espressione, ed è collegato al concetto che il mondo intero è costituito da cellule e strutture cellulari. A livello molecolare, tutti i prodotti naturali e artificiali sono gruppi di particelle.Inoltre, se si guarda alle cellule animali, sono piene di DNA e di altre forme d’informazione. Il mio lavoro parte dal concetto che la cellula stessa rappresenta informazione, e inoltre conferisce al materiale la sua forma. 

Donata Marletta: La tua produzione artistica evoca diverse dicotomie – reale/virtuale, percezione/illusione, organico/inorganico. Qual è la logica nell’affrontare tali temi contrastanti?

Kohei Nawa: Queste contraddizioni o polarità – ad esempio gravità e gravità zero, micro e macro, vita e morte – sono molto importanti per la mia pratica. Io continuo a fare domande del tipo: Qual è la distinzione tra questi due estremi? Esiste realmente una linea di confine? Queste domande mi aiutano a chiarire le cause di queste contraddizioni e mi forniscono tensioni utilie motivazioni per il mio lavoro. 

Donata Marletta: Immagino che SANDWICH sia il tuo quartier generale. Puoi darci una panoramica sul processo di creazione e produzione? Lavori abitualmente con un team fisso di esperti e collaboratori?

Kohei Nawa: SANDWICH è iniziata nel 2009 quando abbiamo ristrutturato una vecchia fabbrica di panini e abbiamo lanciato una piattaforma creativa che accoglie e riunisce architetti, progettisti, studenti e altre persone di diverse generazioni e che lavorano in settori differenti. All’interno di SANDWICH impostiamo un nuovo team per ogni progetto.Oltre alla produzione di arte ci occupiamo di progetti in settori quali architettura, la progettazione grafica e le arti dello spettacolo. Abbiamo strutture residenziali disponibili per artisti provenienti da altre regioni o da fuori dal Giappone, e questo contribuisce a rendere SANDWICH un luogo per attività di scambio e interazione a livello internazionale. Qualche volta in ogni singolo progetto cambiamo i membri dei gruppi di lavoro.


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