Lo scorso 21 maggio, durante la rassegna concertistica del Progetto Primavera 2016 di Tempo Reale, si è svolta la performance di un duo di musicisti ben noti per la loro accoppiata vincente. Si sta parlando di Evan Parker e Walter Prati.

Parker, sassofonista britannico di free jazz, è colui che ha emancipato il jazz europeo aprendo le possibilità d’improvvisazione attraverso le note celate dallo strumento e dai suoni extra musicali. La sua è una ricerca che sembra fatta apposta per essere accoppiata all’elaborazione elettronica. Ed è qui che entra in gioco la collaborazione nata alla fine degli anni ’80 con il compositore ed esecutore elettronico Walter Prati. Il loro è un progetto di improvvisazione ed elettronica; progetto che porterà in seguito alla formazione del Electroacoustic Ensemble, un sestetto che vuole esplorare le possibilità dell’elaborazione in tempo reale del segnale audio in un contesto di improvvisazione.

Walter Prati d’altro canto ha alle spalle anni di ricerche sull’applicazione dell’informatica ai processi musicali, una ricerca la sua che va di pari passo ai cambiamenti apportati dalla tecnologia nelle modalità e nei contesti della produzione musicale sia a partire dal secondo 900’ ma anche dopo le svolte a livello informatico degli ultimi decenni.

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Per capire più da vicino il background e le dinamiche che hanno portato alla performance Pulse proposta dal duo per Progetto Primavera 2016, abbiamo intervistato la metà elettronica del duo, Walter Prati.

Roberta Busechian: Partiamo da prima della sua collaborazione con Evan Parker. Quali erano le ricerche musicali che ai tempi attiravano la sua sensibilità, e quali strumenti aveva per attuare ricerche di tipo strumentale-elettroniche?

Walter Prati: La mia storia musicale che coinvolge l’elettronica inizia alla fine degli anni ’70. Con la classe di Musica Elettronica del Conservatorio di Milano (allora tenuta da Angelo Paccagnini) avevamo accesso allo studio di Fonologia della RAI, in realtà già in disuso al quel tempo; tuttavia per noi era un modo per utilizzare apparecchiature che in classe non avevamo. Si tratta di strumentazione tutta analogica; e con l’analogico abbiamo proseguito ancora per alcuni anni. L’interesse fu, sin dall’inizio, concentrato su una possibile interazione tra strumenti musicali tradizionali e l’elettronica.

Roberta Busechian: Nel 1987 si trovava presso il Centro di Sonologia Computazionale dell’Università di Padova per utilizzare uno dei primi elaboratori per la sintesi e la trasformazione del suono in tempo reale progettato da Giuseppe di Giugno il, il “sistema 4i”. Ci può spiegare come veniva utilizzato e quali erano i risultati di quelle sperimentazioni?

Walter Prati: Tra il 1987 e il 1989 lavorai, insieme a Mauro Graziani a due produzioni: “Aquam flare in media labia tua” e “Combinazioni di tempo approssimato”. La prima il protagonista strumentale fu Giancarlo Schiaffini, nella seconda cominciò la collaborazione con Evan Parker. I brani prevedevano una serie di trasformazioni del suono dello strumento in tempo reale cosa che, i primi processori di segnale digitali, non era possibile fare visto la lentezza dei processori e la pochissima memoria disponibile. Le cose cambiarono radicalmente all’inizio degli anni ’90 quando, con la rapida evoluzione tecnologia velocità e memoria vennero rese disponibili su vasta scala a prezzi accessibili. Da quel momento i musicisti elettronici cominciarono una sorta di progettazione di uno “studio di musica elettronica personale”.

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Roberta Busechian: Quando ha presentato la sua prima esecuzione “interattiva” di musica informatica ed esecutore strumentale? Ha mai usato il termine iterazione uomo/macchina per descrivere la sua ricerca?

Walter Prati: Il riferimento è il 1987 con Aquam flare…con Giancarlo Schiaffini al trombone, Mauro Graziani ed io all’ 4i. Direi che in questo genere di produzione non ho mai pensato ad un rapporto uomo/macchina poiché il risultato è sempre stato generato dal rapporto tra due musicisti (strumentista tradizionale e strumentista elettronico) con i relativi mezzi (trombone e computer nel caso citato).

Roberta Busechian: Agli albori del suo lavoro con Evan Parker si parlava di “live electronics” ?Di che sistemi di elaborazione in tempo reale si trattava, analogici o digitali?

Walter Prati: Iniziai con Parker alla fine degli anni ’80 e, come accennavo poc’anzi, fu il sistema 4i ad essere il primo strumento di lavoro. La collaborazione si sviluppò in parallelo alle tecnologie disponibili passando attraverso un altro capolavoro di Di Giugno e cioè la workstation MARS per approdare, infine a Max/MSP.

Roberta Busechian: La vostra collaborazione si è presto sviluppata nel Electroacoustic Ensemble. Potrebbe parlarci della necessità che ha portato a formare questo che sembra quasi un gruppo di lavoro, una ricerca di musicisti strumentali interfacciati a musicisti elettronici?

Walter Prati: Ho avuto l’onore di far parte del gruppo iniziale dell’ensemble insieme all’amico e musicista milanese Marco Bill Vecchi. Per me fu come continuare l’esperienza del duo che si era appena concretizzata nell’incisione del CD Hall of Mirrors. Certo è che l’ElectroAcoustic Ensemble è un vero e proprio gruppo di lavoro che si sviluppa intorno alle idee generatrici di Parker. Una traccia compositiva che viene alimentata e organizzata grazie all’apporto di strumenti tradizionali ed elettronica in tutte le sue componenti: real time processing, sintesi, campionamento e regia del suono.

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Roberta Busechian: Lei è anche compositore, ci parli di come vive l’elemento di libertà artistica legato al comporre e l’impostazione di parametri a livello informatico per l’esecuzione musicale elettronica.

Walter Prati: Come per la composizione esistono dei gesti di carattere musicale che, almeno nel mio caso, generano poi strutture e sviluppi, l’impostazione e il controllo dei parametri informatici permettono di delineare un percorso che può essere ampliato o variato soprattutto in relazione al risultato dell’interazione tra i musicisti in azione.

Roberta Busechian: Per quanto riguarda la vostra live performance “Pulse” che proponete durante Progetto Primavera 2016, si parla di composizione istantanea, e non di improvvisazione. Esiste effettivamente una differenza tra i due termini? Ci parli di come con “Pulse” esplorate l’idea di impulso.

Walter Prati: Considero l’improvvisazione come una azione musicale assolutamente priva di costrizione e di “accordi preventivi” tra i partecipanti; parliamo di composizione istantanea poiché in alcuni casi (Pulse è uno di questi) ci sono materiali prestabiliti che, volenti o nolenti, hanno delle ricadute sugli atteggiamenti musicali che ne scaturiscono. Pulse è una sorta di percezione della pulsazione da diversi punti di “ascolto”.

Roberta Busechian: Vi sono, in Pulse, delle iterazioni tra improvvisazione, trasformazione del suono e campioni sonori pre registrati. Come concepite i campioni pre registrati o sintetizzati, sono anch’essi strumenti o fanno parte della trasformazione elettronica del segnale?

Walter Prati: Sono elementi “altri”, estranei allo strumento tradizionale (il sax in questo caso) che costruiscono una molteplicità di percorsi; insieme al sax, ovviamente.

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Roberta Busechian: Quali strumentazioni utilizza durante le sue performance? Si tratta di un’impostazione standard, come può essere una patch di base con Max MSP o PureData, o gli schemi cambiano in base agli strumenti, alle situazioni anche spaziali e alle tipologie di sonorità elettroniche che si vuole ottenere?

Walter Prati: Tendenzialmente le mie “azioni musicali” elettroniche sono basate sull’utilizzo di Max/MSP

Roberta Busechian: Quali sono i prossimi appuntamenti in programma dopo la rassegna di Temporeale?

Walter Prati: Nell’immediato non ci sono altre date ma…se tutto funziona, sarà possibile un breve tour nel prossimo anno integrato ad un progetto che prevede la presenza di una orchestra.


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