MUSEO D'ARTE, VILLA CIANI - LUGANO
25 OTTOBRE - 21 FEBBRAIO 2009

Il Museo d’Arte, nell’ambito delle iniziative promosse dal Polo Culturale della Città di Lugano, organizza, in collaborazione con la Fondazione Antonio Mazzotta di Milano e con la partecipazione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano e del Museo Cantonale d’Arte di Lugano la mostra “Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia”, la quale affronta con un approccio interdisciplinare il rapporto tra il corpo umano e la rappresentazione che di esso è stata data da parte delle arti, della scienza e della tecnologia, soprattutto per quanto riguarda la dinamica dell’imitazione del corpo (con gli automi) e della sua sostituzione (con i robots).

L’esposizione allestita al Museo d’Arte e a Villa Ciani, è a cura di Bruno Corà (Direttore del Museo d’Arte e Coordinatore del Polo Culturale di Lugano), Pietro Bellasi (Curatore della Fondazione Antonio Mazzotta e Professore di sociologia presso l’Università di Bologna), Gilles Caprari (Ricercatore in robotica ETHZ e Diretore della GCtronic Robotica, Mendrisio), Christoph Hänggi (Direttore del Museum für Musikautomaten, Seewen), Mario G. Losano (Professore di Filosofia del Diritto e Informatica giuridica, Università del Piemonte Orientale), Carlo Piccardi (Musicologo), Pio Pellizzari (Direttore della fonoteca nazionale svizzera, Lugano), Renato Reichlin (Direttore del Settore Spettacoli della Città di Lugano), Vivi Vassillopoulou (Direttrice delle Antichità e del Patrimonio Culturale della Grecia, Ministero greco della cultura, Atene).

Il Museo Cantonale d’Arte, collabora al progetto approfondendo la tematica del volto con una mostra intitolata “Guardami. Il volto e lo sguardo nell’arte 1969-2009” a cura di Marco Franciolli, (Direttore, Museo Cantonale d’Arte) e Bettina Della Casa (Curatrice, Museo Cantonale d’Arte). La mostra si articola in due sezioni: la prima, allestita a Villa Ciani, ripercorre la storia degli automi, proponendo un excursus dalla Grecia classica ai nostri giorni e includendo alcuni prodotti della più avanzata tecnologia quali robot, androidi, ecc. La seconda, presentata al Museo d’Arte dà spazio alla riflessione sulla creazione artistica dell’età moderna e contemporanea incentrata sul rapporto corpo-macchina e corpo-tecnologia.

Reperti archeologici, disegni, libri a stampa, documenti relativi, al teatro, al cinema e alla musica, varie tipologie di automi -fra i quali il celebre disegnatore di Jacquet-Droz- realizzati nel XVIII secolo, giocattoli, dipinti, sculture, video, installazioni, robot industriali e ludici sono presentati seguendo un allestimento a carattere prevalentemente cronologico, senza peraltro escludere ibridazioni di tipo tematico, tali da consentire la messa in dialogo delle opere esposte, provenienti da diverse raccolte sparse in tutto il mondo.

Il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano partecipa con sei modelli storici di macchine costruite negli anni ‘50 partendo dall’interpretazione dei disegni di Leonardo da Vinci e dedicate allo sviluppo di automatismi o alla traduzione di forme animali e umane, come le strutture alari e il palombaro.“Corpo, automi, robot. Tra arte, scienza e tecnologia” costituisce l’offerta culturale più rilevante della Città di Lugano nell’autunno 2009. Il progetto infatti prevede numerose manifestazioni collaterali tra cui una rassegna cinematografica a cura del cineclub Luganocinema93, una serie di iniziative organizzate da Oggi Musica e una serie di spettacoli teatrali nell’ambito della stagione
teatrale luganese.

Il catalogo bilingue (italiano/inglese) edito da Mazzotta, contiene la riproduzione a colori di tutte le opere presenti in mostra e i contributi critici dei curatori e di esperti di diverse discipline: dalla storia all’arte, alla musica, al teatro, al cinema, all’ingegneria.

Sezione 1

Gli automi nella storia. La prima sezione della mostra, allestita a Villa Ciani, intende ripercorrere le tappe fondamentali della storia degli automi, dall’età greca sino all’inizio del XX secolo. I primordi sono raccontati mediante reperti archeologici di età classica i cui apparati iconografici si riferiscono alla ricca tradizione mitologica greca. Disegni, volumi a stampa e riproduzioni di codici miniati illustrano gli incredibili automi dalle più disparate finalità realizzati dagli arabi sulla scorta dell’eredità scientifica, meccanica e tecnologica ricevuta dai greci. Non manca una riflessione sugli ingegneri senesi del Rinascimento, così come sono presenti alcuni modelli realizzati negli anni cinquanta a partire dai disegni di Leonardo da Vinci, il quale, raccogliendo l’eredità dei senesi, giunse a formulare invenzioni sorprendenti. Del grande artista vengono presentati in mostra cinque modelli storici e un’ala interattiva – messi a disposizione dal Museo della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano – e Uomo volante, modello dalla spettacolare apertura alare ispirato agli studi leonardeschi sul volo. Particolare attenzione viene data agli androidi sei-settecenteschi – di cui si espongono originali e riproduzioni – realizzati sotto l’impulso delle nuove scoperte scientifiche e fisiologiche e grazie all’apporto della sapienza meccanica e ingegneristica della manifattura orologiera svizzera. Pierre e Henri-Louis Jacquet-Droz, pionieri dell’alta orologeria – con i quali la fabbricazione degli automi raggiunse il suo apice sia dal punto di vista dell’imitazione del corpo umano sia da quello della riproduzione di una sua funzione – sono rappresentati in mostra dal Dessinateur, eccezionalmente messo a disposizione dal Musée d’art et d’histoire di Neuchâtel. L’excursus sulla storia degli automi prosegue con alcuni esemplari realizzati da costruttori contemporanei, nei quali sono riprodotte non solo le funzioni più complicate, ma anche le caratteristiche atte a rendere tali creazioni sempre più umane, con una rappresentazione non scevra da considerazioni artistiche.

La robotica. Dopo la prima guerra mondiale entra in scena un altro importante elemento che ci permette di dare una definizione di robot e che ne costituisce il discrimine rispetto all’automa: la capacità di produzione. L’automa, che svolge in maniera stupefacente un’azione umana circoscritta imitando l’uomo, è quindi uscito di scena e al suo posto appare un “corpo” autonomo che realizza un intero ciclo funzionale, addirittura fino alla comprensione e all’autocorrezione dei propri errori. Allo studio della meccanica e del funzionamento degli androidi si affianca inoltre il tentativo di riprodurre alcune funzioni sofisticate dell’essere umano, sia corporee che logiche. Decisivo è l’intervento dell’informatica, dalle prime macchine di Turing risalenti agli anni cinquanta, sino ai successivi calcolatori e ai moderni software che muovono organismi simili a noi anche dal punto di vista delle componenti biologiche.

Negli spazi espositivi dedicati alla tecnologia e alla robotica, viene dato risalto alle sempre più sorprendenti applicazioni della robotica, i cui ambiti sono sempre più numerosi: dai robot industriali che compiono operazioni ripetitive fungendo da forza lavoro nelle catene di assemblaggio usati da decenni nell’industria, ai robot mobili che posseggono ampia libertà di movimento e una certa autonomia. Sono inoltre presenti robot dalle sembianze umane in grado di fungere da guide in musei e sostituirsi ad attori di teatro, così come i giocattoli che, ampiamente diffusi nella nostra società, imitano gli esseri umani e animali nelle movenze e nelle funzioni. Non vengono trascurati i frutti della tecnologia biomedica, come apparecchi acustici e pace-maker i quali, impiantati chirurgicamente all’interno del corpo umano per migliorarne alcune funzioni, permettono di attuare la fusione uomo-macchina dando origine a ibridi o cyborg.

Sezione 2

Arte moderna e contemporanea. La sezione presentata al Museo d’Arte attraversa le principali correnti della storia dell’arte del Novecento e contemporanea illustrando i profondi sconvolgimenti prodotti dalla sempre più massaccia presenza delle macchine nella vita quotidiana a partire dalla seconda rivoluzione industriale. Le opere selezionate esplicitano i mutamenti del rapporto uomo-macchina e definiscono una nuova iconografia del corpo rispetto al meccanico e all’artificiale.

Ampio spazio è dedicato al Dada, movimento che ha trovato un’inesauribile fonte di energia creativa nel crescente conflitto tra uomo e macchina, tra società e rivoluzione industriale. La macchina, pensata come oggetto che amplifica le potenzialità dell’uomo essendo al suo servizio, è allo stesso tempo avvertita come elemento distruttore che conduce alla menomazione dell’uomo stesso. Gli artisti dada identificano nell’eros e nella sublimazione del meccanico in amore una possibile soluzione. In questo senso risulta centrale l’opera di Duchamp Il grande vetro, realizzata nell’arco di tempo dal 1915 al 1923 di cui sono presenti in mostra alcune acqueforti, le riproduzioni contenute nelle celebri Boîte- en-valise e Fantasma di Duchamp, reinterpretazione in fibre ottiche appositamente creata dall’artista Carlo Bernardini.

Dalle bizzarre e affascinanti macchine celibi di Marcel Duchamp e Francis Picabia il percorso espositivo prosegue con le glorificazioni futuriste della modernità (Giacomo Balla, Fortunato Depero, Enrico Prampolini, Mario Sironi), le più inquietanti interpretazioni surrealiste e le creazioni razionali degli artisti legati al Bauhaus (Oskar Schlemmer, Lothar Schreyer, Sophie Taeuber-Arp). L’esposizione procede poi verso l’arte contemporanea: dalle macchine di Jean Tinguely e quelle inutili di Bruno Munari ai corpi virtuali della videoarte (Marcel.lì e Stelarc) riunendo un’ affascinante serie di opere di artisti quali Vincenzo Agnetti, Louise Bourgeois, Nam June Paik, Rebecca Horn, Antony Gormley, Luigi Ontani, Panamarenko, Plensa, Kenji Yanobe d altri