Eindhoven è una città perfetta per l’interazione tra arte e scienza. Una delle principali organizzazioni che si muove parallelamente tra arte, design e tecnologia sono i Baltan Laboratories, all’interno dei quali si catalizzano nuove energie che generano collaborazioni insolite e non possono essere incasellate attraverso una singola definizione.

La distanza tra arte e scienza è quindi un aspetto superato in questo contesto, tanto che i Baltan Laboratories organizzano una serie di workshop in collaborazione con Holst Centre, favorendo l’interazione tra scienziati altamente specializzati e new media artists. Holst Centre e’ un centro di ricerca indipendente che sviluppa Wireless Autonomous Sensor Technologies e Flexible Electronics e, insieme ai Baltan Laboratories, sono state numerose le collaborazioni negli ultimi anni. Uno dei punti cruciali dell’interazione tra questi due campi apparentemente così lontani, ma profondamente interconnessi, è generare una riflessione critica intorno al potenziale che può essere sprigionato attraverso questo tipo di nuove connessioni.

Sonia Cillari, un’artista di cui abbiamo più volte parlato su Digicult, ha presentato durante lo scorso STRP Festival in Novembre, il risultato della collaborazione con le due organizzazioni, ovvero un’indagine su come le emozioni che proviamo influenzano il nostro ritmo cardiaco. E lo ha fatto grazie all’impiego di una delle tecnologie dell’Holst Centre, l’ECG necklaces. (http://www.baltanlaboratories.org/?p=3487#more-3487 ).

Ludivine Lechat (http://www.krop.com/ludivinelechat/#/) e Christophe De Boeck (http://www.staalhemel.com/about-staalhemel) hanno impiegato lo stesso prototipo, un wireless EEG (un sistema mobile per misurare le onde cerebrali) sviluppato dall’Holst Centre, ma l’anno declinato in due modi diversi. Ludivine ha creato Valence, un vero e proprio computer game sviluppato attraverso NodeBox (http://www.cityinabottle.org/nodebox/) in grado di rappresentare il livello di rilassamento individuale attraverso la misurazione delle onde alpha che aumentano man mano che ci si rilassa. Si tratta di una vera e propria esperienza in cui lo spettatore diventa il soggetto dell’esperimento attraverso il quale può letteralmente controllare il suo livello di rilassamento.

Christophe invece ha impiegato il prototipo per creare Staalhemel (‘steel sky’) un’installazione interattiva costituita da ottanta pannelli metallici sospesi e fissati al soffitto. Piccoli martelli picchiano sui pannelli generando un feedback sonoro; i martelletti sono attivati dal visitatore che attraversa lo spazio indossando il wireless EEG. Il risultato è la risposta sonora alla nostra attività cerebrale che diventa suono.

Ho assistito all’ultimo workshop organizzato con Danielle Roberts, new media artist olandese ed è stato rivelatore di come artisti e scienziati, pur appartenendo a due mondi così lontani, abbiano la tendenza a reinventare e ripensare la loro conoscenza pregressa. Uno dei progetti più interessanti di Danielle è Collecting Silence un progetto sul silenzio iniziato nel 2007 e ancora in corso. L’artista ha creato un dispositivo rudimentale per registrare il silenzio, inteso come assenza di attività umana (traffico, vocio, rumori industriali) e i suoi effetti in quanto esperienza, in luoghi differenti sparsi principalmente tra l’Olanda, il Belgio e la Francia, individuati in base ad alcune caratteristiche specifiche come la lontananza rispetto al luogo in cui vive, il fatto di non essere luoghi interessanti da visitare e spazi che le ricordano un momento particolare.

Il risultato delle varie registrazioni non è mai stato scontato cosicché uno dei luoghi più stressanti per Danielle è stato il periodo di meditazione che ha trascorso in un monastero, mentre il più silenzioso un giardino urbano collocato in cima a un palazzo in pieno centro a Bruxelles. 

Il lavoro è fruibile online attraverso il sito http://www.collectingsilence.org/ attraverso il quale Danielle ha organizzato i dati raccolti, in due modalità: una mappa geografica in cui sono evidenziati tutti i luoghi visitati e la visualizzazione di un album in cui sono classificati i luoghi con l’aggiunta di un’immagine, un breve testo sull’esperienza e la registrazione del suono.

Collecting Silence e’ stato il progetto che ha condotto Danielle a scoprire la comunita’ devota al  Quantified Self (http://quantifiedself.com/about/), sostanzialmente un gruppo di persone sparse per tutto il globo che attraverso la raccolta costante e quotidiana di dati raccolti sulle proprie abitudini, siano esse legate allo sport, all’alimentazione, allo stile di vita e così via, condividono i propri risultati per raggiungere una maggiore autocoscienza supportata da dati concreti.

Con l’idea quindi di monitorare ogni momento della sua vita Danielle ha concepito Hermitage 3.0 che è stato oggetto del workshop ad Holst Centre. Gli scienziati e l’artista hanno lavorato un’intera giornata intorno all’idea di un ambiente in cui arte, silenzio e contemplazione, sostenibilità e tecnologia si compenetrassero a vicenda. Il progetto consiste nella costruzione di una vera e propria casa per un solo occupante, una sorta di eremita contemporaneo in cui la tecnologia diventa lo strumento per raggiungere la piena consapevolezza del sé attraverso la totale autosostenibilità sia dell’ambiente sia dell’individuo. (http://www.baltanlaboratories.org/?p=3760#more-3760)

Breathing_time e’ l’ultima performance presentata il mese scorso al TIK Festival di Bruxelles (http://timeinventorskabinet.org/?p=869) e la metodologia si ricollega all’idea promossa da Quantified Self. Danielle ha creato un dispositivo in grado di registrare il ritmo del respiro con l’intento di creare una nuova nozione di tempo in base al proprio ritmo fisiologico. La domanda che si è posta riguarda la possibilità di modificare la scansione temporale attraverso una maggiore consapevolezza del nostro corpo, in questo caso nel controllo del respiro. La visualizzazione del ritmo avviene attraverso un’animazione digitale ispirata alla tecnica giapponese ensō, e il colore cambia in base all’intensità’ dell’aria emessa. Così ha chiesto a cinque persone diverse di respirare semplicemente all’interno del dispositivo per esplorare se e come la simultaneità dell’azione potesse influenzare a vicenda i partecipanti in modo da raggiungere, con lo scorrere del tempo, la completa sincronizzazione. 

Il 4 giugno infine, in collaborazione con la Dutch Techology Week (http://dutchtechnologyweek.com/nl), e’ in programma l’ultimo workshop della serie arte e scienza che questa volta sarà incentrato sull’energia con gli artisti Raitis Smits (RIXC, Riga, LT) e Arturs Gruduls (Faculty of Biology, Latvian University), Bartaku (BE), Myriel Milicevic and Hanspeter Kadel (DE). (http://www.baltanlaboratories.org/?cat=107).

http://www.numuseum.nl/blog/author/danielle/

http://www.numuseum.nl/blog/category/collecting-silence/

http://timeinventorskabinet.org/