Lunedi 22 Settembre alle ore 15, in occasione del Cersaie – Salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno che si svolgerà a Bologna dal 22 al 26 Settembre – presso la Galleria dell’Architettura, verranno presentati i lavori selezionati tra i partecipanti al progetto “Ceramic Futures. From poetry to science fiction – second edition”.

Ideata da Stefano Mirti e supportata da Digicult in qualità di media partner – anche questa seconda edizione del primo progetto social dedicato alla ceramica ha seguito un percorso formativo del tutto unico, nell’arco di 8 settimane tra creatività, progettazione e comunicazione, intersecando lo studio delle proprietà di lavorazione del materiale ceramico, i social network e il design.

Con il supporto di esperti e progettisti, critici e docenti di varie estrazione e formazione, gli studenti provenienti dalle quattro scuole internazionali coinvolte (l’Accademia di Belle Arti di Bologna, la École nationale supérieure des Arts Décoratifs (EnsAD), ELISAVA e il Politecnico di Milano) sono arrivati alla realizzazione di una serie di prototipi che saranno in mostra proprio durante le giornate del Cersaie. Lavori innovativi, curiosi e ricchi di ispirazione da mondi contemporanei e futuribili, che hanno interpretato in maniera varia e interessante i quattro temi: “to walk”, “to sleep”, “to love” e “to eat”.

L’incontro al Cersaie prevede la partecipazione di Stefano Mirti (Progettista Id-Lab, docente di design all’Universita’ Bocconi di Milano), Marco Lampugnani (Progettista e partner di Snark Space Making), Egidio Lomi (Progettista e Docente Accademia di Belle Arti di Bologna), Anna Bernagozzi (Docente EnsAD Parigi), Martín Azúa (Docente Elisava Barcellona), moderati da Claudio Musso (critico e curatore) per Digicult. Promette di essere un momento importante di confronto in cui verranno visti e discussi i lavori vincitori del concorso, analizzando il processo produttivo seguito nonchè le dinamiche di condivisione di contenuti e idee per mezzo della piattorma online su Google+

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Tra i progetti e gli studenti vincitori della competizione (che verranno inclusi nel catalogo della seconda edizione del Ceramic Futures book), abbiamo selezionato e intervistato Luca Acito e Francesco Pacelli del Politecnico di Milano, che sotto la guida di Marco Lampugnani e del suo staff (Yulya Besplemennova e Alexandra Coutsoucos) hanno realizzato i lavori Anomàlia e Hoop. Con loro abbiamo cercato di parlare dei loro lavori, delle dinamiche progettuali, del rapporto con l’uso dei materiali e delle tecnologie.

Al contempo, vogliamo ricordare gli altri studenti vincitori e rimandare alle pagine online in cui sono descritti i loro progetti, per un quadro completo ed esaustivo: Alice Forestan, Accademia di Belle Arti di Bologna (https://plus.google.com/112112400873355897865/posts/QTeZNHEeryA), Lena Plaschke, Accademia di Belle Arti di Bologna (https://plus.google.com/108446344508387917503/posts/4SYboacvytA), Kitiara Ferran, ELISAVA -Barcelona School of Design and Engineering (https://plus.google.com/107759386881729838368/posts/Wk3MhheCCZQ), Luis De Sousa, ELISAVA -Barcelona School of Design and Engineering (https://plus.google.com/111571754398192574223/posts/VPPsYC5NdXF), Emilie Ricada, École nationale supérieure des Arts Décoratifs (EnsAD) (https://plus.google.com/101946518871251040481/posts/ATqcTNDHtfA), Lionel Salazar, École nationale supérieure des Arts Décoratifs (EnsAD) (https://plus.google.com/113543650263818685082/posts/h2ZPJDbvz9Z)

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Marco Mancuso: Potreste descrivere il vostro progetto, come lo avete scelto in base alle tematiche proposte, quali sono state le principali fonti di ispirazione?

Luca Acito: Anomàlia è una serie di esperimenti che ho condotto sulla stampa 3d della ceramica. Questo progetto nasce da una serie di riflessioni che ho fatto considerando l’impatto che lo sviluppo delle tecnologie di fabbricazione digitale potrebbe avere sul panorama urbano futuro e in quanto tale si inserisce all’interno del tema to Walk. Lo stato dell’arte della prototipazione rapida della ceramica oggi pone ancora molti limiti sul design degli oggetti e la potenzialità che l’ambiente virtuale offre sulla generazione di forme complesse non trova riscontro nelle possibilità realizzative che questo processo comporta. Ho sentito perciò subito il bisogno di discostarmi dal tema progettuale ed iniziare a sperimentare come fosse possibile realizzare quello che volevamo realizzare.

Francesco Pacelli: Il focus del mio progetto è consistito nell’affrontare con un approccio diverso il problema del consumo del cibo e degli scarti a esso connessi in un momento storico di forte incremento demografico come quello in cui viviamo ora. Ho inizialmente sviluppato una serie di impasti ceramici mescolando argilla, carbonato di sodio e scarti alimentari di diversa tipologia come fondi di caffè o bucce di frutta essiccate. Utilizzando questi impasti, ho poi realizzato tramite stampa 3D dei mattoni di forma personalizzabile per realizzare strutture su misura legate al cibo come essiccatori, forni e sistemi di refrigerazione in ceramica che non prevedono l’uso di elettricità. Le fonti di ispirazione sono state tante, vorrei citare due libri fondamentali quali Dalla culla alla culla e Capitalismo naturale

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Paul Hawken, Amory B. Lovins, L. Hunter LovinsMarco Mancuso: Quale è stata la filosofia progettuale che avete seguito, il metodo con il quale hai lavorato per passare dalla fase di ideazione a quella di realizzazione?Luca Acito: La piattaforma online è risultata cruciale durante la prima fase di progetto, appunto quella di ideazione. In un tempo ristretto è stato possibile raccogliere un importante numero di suggestioni e riferimenti progettuali grazie proprio all’interazione tra i partecipanti che la piattaforma online facilita. Allo stesso tempo decidere di smettere di pensare e iniziare a fare è stato risolutivo a metà del processo. Ancora ricordo il momento in cui ho realizzato che mi serviva una stampante 3d e ne avrei costruita una durante la notte.Marco Mancuso: Potresti descrivere il tuo progetto, come lo hai scelto in base alle tematiche proposte, quali sono state le principali fonti di ispirazione?

Marco Mancuso: Quale è stata la filosofia progettuale che hai seguito, il metodo con il quale hai lavorato per passare dalla fase di ideazione a quella di realizzazione?

Luca Acito: La piattaforma online è risultata cruciale durante la prima fase di progetto, appunto quella di ideazione. In un tempo ristretto è stato possibile raccogliere un importante numero di suggestioni e riferimenti progettuali grazie proprio all’interazione tra i partecipanti che la piattaforma online facilita. Allo stesso tempo decidere di smettere di pensare e iniziare a fare è stato risolutivo a metà del processo. Ancora ricordo il momento in cui ho realizzato che mi serviva una stampante 3d e ne avrei costruita una durante la notte.

Francesco Pacelli: Credo che in un qualsiasi progetto la combinazione tra materiali, tecnologia e prodotto finale si trovino sullo stesso livello e vadano sviluppati e affinati progressivamente in maniera parallela: non ci si può innamorare di un’idea in astratto senza prefigurarsi almeno in parte la sua fattibilità tecnica, tantomeno si deve stressare una tecnologia come puro esercizio senza un concept valido e strutturato alla base.

Marco Mancuso: Come ti sei rapportato con le qualità del materiale con cui hai lavorato? Cosa hai scoperto nel materiale ceramico che è stato particolarmente funzionale alla realizzazione del tuo progetto…

Luca Acito: Il materiale è stato al centro del mio processo di progettazione. Già dalla seconda settimana mi sono procurato 40 kg di polvere di argilla e ho iniziato ad estruderla a mano con la siringa. Molteplici fattori influenzano il processo di stampa 3d della ceramica, uno dei quali è la concentrazione di acqua all’interno del composto di argilla. Parte degli esperimenti sono serviti anche trovare il mix corretto tra i vari elementi per assicurare il migliore risultato di stampa.

Francesco Pacelli: La ceramica offre moltissime potenzialità: ciò che ho voluto fare con questo progetto è stato sperimentare sul materiale stesso, aspetto che ha preso quasi il sopravvento sul prodotto finale. Per spiegarmi meglio, l’impasto ceramico a base di argilla e caffè permette di ottenere una corretta estrusione in stampa 3D. Nel momento in cui il pezzo essiccato viene poi cotto, la componente organica scompare dando origine a un materiale ceramico poroso e più leggero della ceramica tradizionale, che potrebbe potenzialmente trovare applicazioni in altri settori al di fuori del mio progetto.

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Marco Mancuso: Come è stata in generale l’esperienza didattica, formativa e produttiva proposta dalla formula innovativa di Ceramic Futures: la piattaforma di condivisione online, le attività di networking, gli incontri con i professionisti, i tutor. Raccontaci anche la tua esperienza in questi termini, cosa è ulteriormente migliorabile dal tuo punto di vista?

Luca Acito: Come ho già detto sono rimasto completamente soddisfatto della formula offline/online che Ceramic Futures contempla; sono convinto che rappresenti una modalità innovativa di gestione del processo creativo e mi ha permesso di comprendere i benefici che l’uso degli strumenti di interazione online comportano dal punto di vista della generazione di idee e contenuti. A valle del processo ripenserei la parte di tutoring e le sessioni di confronto all’interno dei vari gruppi di lavoro: tra i progetti sviluppati al Politecnico di Milano abbiamo notato la possibilità di unire le varie competenze dei partecipanti e i risultati dei relativi progetti; cercherei dunque una maggior connessione tra gli studenti coinvolti fin dalle prime fasi del processo, ad esempio con sessioni di team-working.

Francesco Pacelli: L’esperienza con i ragazzi e i tutor è stata seria e stimolante. Io di formazione ho studiato Design&Engineering, una facoltà di design di matrice perlopiù tecnica. Il rapporto con figure legate al mondo del progetto ma differenti da me in termini di approccio mi ha consentito di esplorare modalità alternative e nuove di impostazione del lavoro.

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Marco Mancuso: A partire dalla tua esperienza, quali ritieni possano essere dei futuri ceramici interessanti?

Luca Acito: Il mio lavoro si è concentrato sulle implicazioni formali che un’innovativa tecnica di lavorazione della ceramica comporta. Ad ogni modo ciò di cui ci siamo resi conto durante lo sviluppo del progetto è come essa abbia anche dei risvolti contestuali e addirittura filosofici ancora da approfondire (ad esempio ho suggerito la possibilità che nel futuro sia possibile alterare la realtà come oggi si altera un software con un virus). La ceramica diventa perciò un mezzo per riflettere su noi stessi e sulla società in cui viviamo.

Francesco Pacelli: A mio avviso la stampa 3D di materiali ceramici racchiude in sé delle potenzialità formali ed espressive totalmente nuove su cui poter sperimentare. Non è uno strumento che va a sostituire o soppiantare, si aggiunge semplicemente a quelli esistenti, esattamente come è successo quando è stato inventato il tornio. Nel momento in cui tutti saranno in grado di gestirle bene (software e hardware), le stampanti 3D rappresenteranno uno strumento molto potente per il settore ceramico su scala artistica, industriale e artigianale.

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Marco Mancuso: Come ritieni che il tuo progetto potrebbe (se ritieni che) svilupparsi dopo ceramic futures?

Luca Acito: Ritengo il mio progetto un lavoro di studio, una serie di sperimentazioni nel campo della ceramica. Credo con Anomàlia di aver creato una serie di spunti di riflessione per quanto riguarda la stampa 3d della ceramica. La mia piccola stampante ad esempio, nonostante non abbia nulla da competere con le stampanti 3d professionali, offre però un punto di vista alternativo su questa tecnologia e sicuramente a seguito di successivi studi potrebbe contribuire a qualche innovazione all’interno di questo campo.

Francesco Pacelli: Uno degli aspetti più interessanti del mio progetto è rappresentata dal materiale stesso. È possibile a mio avviso sviluppare nuove mescole a base argillosa in grado di offrire caratteristiche fisiche, sensoriali o meccaniche in grado di trovare impiego in diverse applicazioni.


http://www.cersaie.it/evento/Ceramic-futures-from-poetry-to-science-fiction-a-V2/64108/2014