L’artista e fotografa Marie-Jeanne Musiol, nata in Svizzera, vive e lavora in Quebéc. Le sue installazioni fotografiche si sono evolute nella forma: da itinerari archeologici a viaggi nel presente, che esplorano la natura dell’energia. Il corpo del suo lavoro investiga la natura caleidoscopica dei campi bioenergetici. Attraverso la fotografia elettromagnetica Marie-Jeanne registra l’aura che circonda i corpi biologici e ritrae le molteplici varietà di vita, nonché vibrazioni intelligenti e frequenze.

I suoi ultimi lavori nel campo dell’elettrofotografia esplorano il significato dei campi magnetici come vettori di informazioni e metafora del cosmo sotto forma di corona luminosa delle piante. Oltre alla sua fotografia elettromagnetica, è rappresentativo il video Bodies of Light. Fields of Light. States (2000) che registra diversi aspetti dei campi elettromagnetici intorno alle piante, e il pluripremiato libro Bodies of Light (2001) che presenta le registrazioni delle emissioni energetiche intorno ai corpi biologici.

Parallelamente alle esperienze elettromagnetiche Marie-Jeanne sta tracciando una riflessione fotografica ad Auschwitz. Negli anni Novanta ha intrapreso un viaggio verso il campo al fine di catturare immagini emblematiche della memoria vivente che abita il luogo.

Marie-Jeanne Musiol2

Le installazioni fotografiche di Marie-Jeanne Musiol sono state esposte in tutto il mondo. Le sue opere sono state ospitate da gallerie, musei, spazi esterni e da numerosi eventi multimediali, come Montreal Botanical Garden (2005), ZKM (Karlsruhe, 2005), MediaLab (Madrid, 2006), Maison Européenne de la Photographie (Parigi, 2006), Ludwig Museum (Budapest, 2006), Musée de Rimouski (2008), Ricx (Riga, 2008), The Ottawa Art Gallery (2010), Canadian Museum of Nature (Ottawa, 2011), Taipei (2012). Inoltre, fanno parte di diverse collezioni pubbliche, private e aziendali (Musée National des Beaux-Arts du Québec, Canadian Museum of Contemporary Photography, National Library of France, Houston Museum of Fine Arts, Art Bank of Canada, McGill University, Ottawa Art Gallery, National Bank of Canada e Hydro-Quebec).

Donata Marletta: Una delle tecniche che utilizzi per le tue serie fotografiche, come The Radiant Forest, The Burning Bush e Mirrors of the Cosmos, è la fotografia elettromagnetica. Potresti dare ai nostri lettori una visione complessiva di come funziona il tuo processo di lavoro?

Marie-Jeanne Musiol: La fotografia elettromagnetica si è evoluta in parallelo con la scoperta dell’elettricità e del suo corollario, il magnetismo. Molti hanno familiarità con l’effetto Kirlian, la cattura dell’“aura” realizzata da Seymon e Valentina Kirlian nell’Unione Sovietica degli anni Trenta e introdotta in Occidente negli anni Settanta. Il processo consiste nel posizionare un corpo biologico su un materiale foto-sensibile come una pellicola negativa o carta fotografica e indurre un campo elettromagnetico ad alta tensione con una macchina, regolando alcuni parametri (sincronizzazione, frequenza, polarizzazione). L’immagine risultante è fondamentalmente un fotogramma, una stampa a contatto diretto della corona luminosa espressa dall’oggetto o dalla pianta e indicativa del suo stato complessivo.

Ho fotografato centinaia di queste emissioni. L’unicità della fotografia elettromagnetica – a me piace chiamarla fotografia energetica – sta nella sua potenziale costruzione di una conversazione con il mondo vivente. Le piante con le quali interagisco, rimandano immagini luminose di scambi che avvengono nel giro di un secondo. Per esempio, le piante rispondono ugualmente al taglio e alla riparazione. Gli effetti visibili di strappi o lacerazioni fanno emergere caratteristiche macchie scure sulle foglie, che possono essere invertite se sono magnetizzate, se ci si appoggiano le mani sopra o si pensa intensamente alla ricostruzione anche senza toccare la superficie.

Inizialmente, sono arrivata a questo lavoro con un approccio puramente esperienziale. Ma con il tempo gli esperimenti hanno aperto e condotto a nuove considerazione di ogni tipo. I fotoni che scendono a cascata sulla pellicola e creano un’immagine, sono emblematici della rete di luce che penetra tutto e sostiene una fitta rete di scambio di informazioni a tutti i livelli. Bioluminescenza, frequenze, trasferimenti di tutti i tipi tra varie dimensioni e scale dell’universo sono diventati il mio centro di interesse.

musiol8
Marie-Jeanne Musiol5

Estraggo immagini speculari del cosmo utilizzando uno strumento digitale puntato verso le  immagini digitalizzate di piante luminose. In zone minute della foglia siamo catapultati nell’equivalente di panorami cosmici: il molto grande avvolto nel molto piccolo. Mi viene in mente la nozione matematica dei frattali, ma mi immagino questo avanti-e-indietro tra le stelle e i dettagli vegetali come una manifestazione olografica: l’intero quadro contemporaneamente contenuto in tutti i suoi frammenti.

Donata Marletta: Di solito scatti in studio o sul campo? Quale situazione preferisci, e perché?

Marie-Jeanne Musiol: Sono legata allo studio in virtù del processo fotografico tradizionale, che richiede buio totale per l’esposizione della pellicola. Ma sto anche lavorando in giardino con numerosi alberi e piante e questo metodo favorisce uno stretto rapporto con l’ambiente naturale in tutte le stagioni, permettendomi di sentire il calore, l’umidità, le condizioni di atmosfera e suolo. Spero che l’apparecchiatura più recente che ho acquisito e la capacità di supportare la cattura video delle piante in tempo reale aprirà ulteriori possibilità oltre il mondo auto-concluso del mio spazio di lavoro.

Donata Marletta: Nelle tue opere indaghi la relazione tra natura ed esseri umani. Che cosa c’è di “magico” in questo? In futuro esplorerai altri tipi di specie e interconnessioni?

Marie-Jeanne Musiol: La nostra fascinazione collettiva per la natura sembra essere proporzionale alla sua imminente fine. Se non scopriamo nuovi canali di relazione, ammirazione e contemplazione della natura, siamo destinati a grandi sconvolgimenti.

Entrare nel mondo delle piante richiede attenzione a piccoli messaggi trasmessi in un linguaggio specifico. Mi concentro sulla cattura dell’aspetto visivo delle piante attraverso la fotografia elettromagnetica perché è molto più interessante, per esempio, delle immagini standard di dita umane che indirizzano in misura maggiore la realtà della retroazione biologica – informative ma non artisticamente significative. A causa dei limiti della pellicola e delle dimensioni della piastra, nonché dei requisiti di tensione necessari a provocare una risposta dal soggetto, la fotografia elettromagnetica non può affrontare le immagini di interi corpi di esseri umani o animali. Ma la grande estensione del mondo delle piante (500.000 specie!) garantisce che il modesto “erbario energetico” che sto costruendo con Bodies of Light e The Radiant Forest non sarà mai completamente esaustivo, ma solo indicativo di una possibile “botanica energetica”.

Abbiamo ossessivamente sondato l’interno delle cose con sofisticate tecnologie di imaging. Ma la vera rivoluzione si compierà quando inizieremo a vedere le relazioni in azione e le vere emanazioni provenienti da tutte le entità viventi, dai nostri corpi e soprattutto dai nostri pensieri. Questo cambierà radicalmente la nostra percezione di causa ed effetto. Introdurrà cambiamenti fondamentali nella nostra comprensione della scienza “basata sull’evidenza”, ma anche delle nozioni di azione, autonomia e responsabilità.

Le frequenze esplorate dalla fisica quantistica già esprimono molte strane proprietà del mondo nel quale viviamo. Ma finché vedremo queste frequenze in azioni sempre mutevoli, le nostre percezioni continueranno a essere definite dall’apparente materialità delle cose come entità solide. La mia sfida è creare immagini che mostrino quale luce e quali frequenze la scheda madre del nostro cervello trasforma realmente in forme, colori e oggetti.

Marie-Jeanne Musiol
Marie-Jeanne Musiol3

Donata Marletta: Come potresti tradurre la metafora del potere della natura nel mondo della quotidianità? In base alla tua esperienza, che cosa insegnano le piante agli esseri umani?

Marie-Jeanne Musiol: L’impronta della natura è sfuggente e la massiccia estinzione delle specie è il nostro nuovo orizzonte. Proprio come le lingue non sono semplicemente dei veicoli di comunicazione, ma gli obiettivi simbolici attraverso i quali vediamo il mondo, così le piante portano segni di evoluzione e modelli di consumo con le specifiche informazioni necessarie all’individuazione di un equilibrio globale. Le piante ci insegnano a sentire la sinfonia e abbiamo bisogno ognuno di loro. Il dibattito filosofico sullo stato delle piante, che erroneamente si considerano prive di sistema nervoso, apre questioni etiche su specie diverse dalla nostra e non può essere più ignorato.

I “corpi di luce” nel mio lavoro riprendono sia la visione della natura di Goethe sia quella di Daniel Bohm. Il poeta-scienziato Goethe immagina la vita come principio attivo in continua metamorfosi e vede la foglia sul fusto della pianta come il potenziale di crescita archetipico. Il fisico Daniel Bohm reinterpreta l’intuizione persistente che gli stati fluidi della materia si dispieghino con livelli crescenti di complessità attraverso varie dimensioni quantistiche in un universo olografico.

Donata Marletta: La dicotomia luce/ombra sembra essere un tratto comune nella tua produzione artistica. È una scelta puramente artistica o c’è un livello di interpretazione più profondo?

Marie-Jeanne Musiol: Sicuramente cerco di esprimere la tensione tra i due stati estremi di luce e oscurità. Come elemento fondamentale della fotografia, questa polarizzazione si accorda con me, perché fa emergere la natura essenziale delle immagini. La fotografia elettromagnetica con pellicola a colori è un tripudio di splendide emanazioni arcobaleno: viola, blu, rosso, rosa, arancione. Tuttavia, la bellezza può sedurre e depistare lo spettatore con i suoi effetti puramente visivi, sminuendo la natura profonda della luce e le sue implicazioni. Per la stessa ragione, continuo a stampare in scala uno a uno le immagini energetiche delle piante. La scala del rapporto tra una persona e una foglia non può essere espressa attraverso sovradimensionamenti spettacolari.

Marie-Jeanne Musiol6

Donata Marletta: Per realizzare la serie The Shadow of the Forest (Auschwitz-Birkenaw), hai intrapreso un viaggio in un campo di concentramento, fotografando gli alberi cresciuti sulle ceneri. Puoi raccontarci qualcosa in più di questa tua esperienza in un luogo così simbolico come  Auschwitz?

Marie-Jeanne Musiol: Ho cominciato a visitare Auschwitz all’inizio degli anni Novanta, subito dopo l’emancipazione della Polonia, spinta da motivi personali. La fotografia si è rivelata inadeguata in molti modi nel tradurre la risonanza di questo luogo che la maggior parte dei visitatori sente profondamente. Perciò ho deciso di cercare un mezzo di espressione che non solo potesse riportare metaforicamente la mia esperienza di Auschwitz in fotografia, ma che potesse anche imprimere realmente quelle vibrazioni su un’immagine. Anche se la fotografia energetica è proprio un processo di questo tipo, non potevo utilizzarlo ad Auschwitz a causa di limitazioni tecniche legate al trasporto della macchina, ma ha aperto ai miei occhi la realtà dei campi luminosi che circondano tutti gli organi e mi ha fatto capire la centralità della luce nella trasmissione della memoria. È uno sviluppo improbabile in uno spazio così desolato.

Io continuo a trovare nuove rappresentazioni metaforiche del campo, come le fosse per i bagni che ho recentemente fotografato per esprimere quei cosmici buchi neri di malvagità che succhiano gli individui, portando quasi alla fine della civiltà occidentale. Tuttavia, per me la luce rimane la strada fondamentale dell’universo.


http://www.musiol.ca/