Iscrizioni entro: 5/05/2024

Il Saas-Fee Summer Institute of Art di quest’anno, dal titolo “Art, Apparatus and Neural-Digital Entanglement in Cognitive Capitalism”, è stato organizzato a New York in collaborazione con CTHQ, lo spazio di aggregazione di Creative Time dedicato all’arte e alla politica, e Montez Press Radio, una piattaforma sperimentale di broadcasting e performance. Nel programma verrà tracciata una mappa della storia delle forme artistiche di resistenza a partire dalla fotografia passando per il cinema, i video e altre tecniche digitali al fine di scoprire come combattere le minacce che possono derivare dalle nuove tecnologie neurali e brain-based alle porte. Verrà proposta un’ampia rete di nozioni sulla mente, il cervello e la coscienza del nostro tempo, per fare un quadro del discorso contemporaneo e considerare nuove potenziali forme di insorgenza pratica.

In “What Is an Apparatus?” and Other Essays (2006), Giorgio Agamben definisce l’apparato come un tipo di rete costituita tra “un insieme eterogeneo che comprende praticamente qualsiasi cosa, linguistica o non linguistica, sotto la stessa voce: discorsi, istituzioni, edifici, leggi, misure di prevenzione, proposizioni filosofiche e così via”. Inoltre, secondo Agamben, l’apparato ha sempre una “funzione strategica concreta” che “appare all’intersezione tra rapporti di forza e rapporti di conoscenza”. Si è passati dal proletariato a lavoro nella catena di montaggio per produrre oggetti materiali al cognitariato che scorre il dito sullo schermo per produrre dati. Gli apparati digitali rivolti alle emozioni, alla creatività e alle nostre facoltà mentali si sono uniti e hanno incorporato i dispositivi analogici incentrati sul corpo del lavoratore e il suo plusvalore già in gioco. Questi dati (o ‹‹big data››) raccolti e venduti a clienti nell’ambito aziendale, militare o degli organi di sorveglianza, non sono passivi o senza ripercussioni. Ad esempio, Wendy Hui Kyong Chun ha mostrato come l’ideologia sia incorporata nel software. Le forme di pregiudizio e inclusione già presenti nel mondo del digitale potrebbero estendersi a queste applicazioni neural-based proposte?

Così come i primi teorici del capitalismo cognitivo si resero conto che l’avvento dell’economia digitale avrebbe creato una crisi per la manodopera e la produzione di soggettività, sta inoltre nascendo un’altra crisi, incarnata dagli apparati neural-based che si fondano sulle variazioni e sulla plasticità del cervello come sede di speculazione capitalistica. OpenAI e Neuralink sono solo due esempi di società che già producono tali tecnologie. Mentre, secondo le previsioni, i chatbot basati su grandi modelli linguistici come ChatGPT assorbiranno la maggior parte del lavoro cognitivo, allo stesso modo i generatori da testo a immagine per il deep learning, come DALL-E, stanno avvelenando il pozzo epistemologico e rendono obsolete molte pratiche creative. Come descritto da Slavoj Žižek in Hegel e il cervello postumano (2020), il “‹‹Cervello postumano›› si riferisce a un collegamento diretto tra i nostri processi mentali e una macchina digitale, un collegamento che – mentre mi consente di attivare direttamente gli eventi nella realtà con un semplice pensiero…permette anche alla macchina digitale di controllare i miei pensieri”. In altre parole, se un impulso celebrale può essere decodificato per aiutare una persona paraplegica a guidare un cursore sullo schermo e muovere un braccio robotico, in dieci anni accadrà di certo anche il contrario; gli impulsi elettrici progettati a imitazione degli impulsi celebrali che provengono da un’entità robotica esterna potrebbero introdursi nel cranio e reindirizzare gli schemi neurali nel cervello.

Come scrisse Frantz Fanon in Pelle nera, maschere bianche (1952), esistono la filogenesi (evoluzione), l’ontogenesi (sviluppo) e anche la sociogenesi; dal punto di vista biologico, siamo nati come esseri umani, ma possiamo fare esperienza di noi stessi solo in un contesto dotato di strutture sociologiche e linguistiche. Come afferma Sylvia Wynter in Towards the Sociogenic Principle (2001): “nel caso della specie umana, il principio sociogenetico, in quanto principio organizzativo che codifica l’informazione del criterio di essere/non essere appartenente a ogni cultura, la cui funzione è attivare artificialmente la neurochimica della via della ricompensa e della punizione, facendolo nei termini necessari per istituire nei soggetti umani un modo di essere e un senso di sé specifici della cultura e quindi verbalmente definiti, seppure fisiologicamente implementati”. Ciò è ancora più vero se si considera il cervello plastico neurale adatto, in cui anche la techne sociolinguistica e linguistica è coinvolta nel formare l’architettura del cervello, o quella che Bernard Stiegler chiama maieutica strumentale. Questo processo è ancora in corso in rapporto a una pletora di nuovi apparati in cui non solo le relazioni esterne sono sempre più mediate digitalmente, ma la struttura stessa delle reti di deep learning è basata sull’anatomia e la fisiologia del cervello biologico per elaborare informazioni.

Mentre questo modello del cervello può essere sempre più inteso come un intreccio neurale digitale, le capacità emancipatorie di queste tecnologie e la loro importanza socioculturale non si possono negare. Artisti, curatori e teorici hanno anche creato una rete di disposizioni culturali basata su proprie procedure ed elaborazioni emancipatorie che hanno tenuto il passo e si sono opposte a questa evoluzione della techne dispotica. Il concetto di immagini operative di Harun Farocki, o image data, create da macchine per macchine in cui l’azione umana scompare, come sviluppato in Eye Machine I-III (2001- 2003), sarà particolarmente importante per il nostro dibattito, mentre l’analisi di film in 3D e IMax, realtà virtuale e reti neurali artificiali ci aiuterà a generare nuovi modi di concepire sensazione, percezione e cognizione in relazione alla ricezione dello spettatore, alla soggettività e all’ideologia. Inoltre, guarderemo il lavoro di Issac Julien e di altri per comprendere il potere degli apparati cinematografici decolonizzanti e queer per alterare le narrazioni storiche.

Facoltà
Defne Ayas, Davide Balula, Suparna Choudhury, Stephanie Dinkins, Thyrza Goodeve, Lyle Ashton Harris, Isaac Julien, Liz Magic Laser, Reza Negarestani, Warren Neidich (fondatore/ direttore), Alison Nguyen, Diane Severin Nguyen, Barry Schwabsky (codirettore), Martha Schwendener, Mindy Seu, Anuradha Vikram, e altri annunciati prossimamente.

Candidature
Le candidature per SFSIA 2024 NYC sono aperte a studenti, professionisti, e studiosi provenienti dal settore artistico (inclusi video, fotografia, installazioni e multimedia), dell’ecologia, degli studi scientifici e tecnologici, della filosofia, del design, dell’architettura, della teoria critica, degli studi culturali, del cinema, dei media e altro. Per ulteriori informazioni, consultare la nostra domanda per la candidatura.

Alcune informazioni su SFSIA
La Summer Institute of Art di Saas- Fee (SFSIA) è un’accademia estiva nomade e intensiva con programmi variabili di teoria critica contemporanea che pone l’accento su un approccio interdisciplinare per la comprensione del rapporto tra arte e politica. SFSIA nasce a Saas- Fee, Svizzera, nel 2015, e arriva a Berlino, Germania, dove viene ospitata da Import Projects (2016) e Spike (2017-2019). Altri programmi sono stati accolti dall’Otis College of Art and Design di Los Angeles, Performance Space New York, The Brooklyn Rail e da Sonsbeek 2024 ad Arnhem, nei Paesi Bassi. L’accademia è stata fondata da Warren Neidich, da cui è diretta, ed è codiretta da Barry Schwabs. Sarrita Hunn è assistente alla regia.

Lo spazio CTHQ
CTHQ è lo spazio di aggregazione a supporto di artisti che lavorano all’intersezione tra arte e politica continuando a progettare, dirigere e alimentarsi attraverso lavori di organizzazione politica e sociale. CTHQ si colloca all’interno del lavoro storico e attualmente in corso di Creative Time per riunire gli artisti al fine di condividere strategie per il cambiamento politico, in particolare attraverso il Creative Time Summit, il Creative Time Reports, e la sua Global Fellowship. Crescendo all’interno di un lignaggio di momenti creativi visionari e trasgressivi, CTHQ funge da centro per le comunità odierne e future di artisti impegnati socialmente e politicamente nel quartiere, nella città, nel Paese e nel mondo.

Montez Press Radio
Montez Press Radio è una piattaforma sperimentale di broadcasting e performance. Fondata nel 2018 con l’obiettivo di incoraggiare maggiore dialogo e interazione tra artisti, scrittori e pensatori attraverso il medium della radio, MPR invita diversi angoli del mondo dell’arte a connettersi di persona e in onda, dove i media possono incontrarsi in carne ed ossa.  Noi siamo attratti verso l’arte che esiste nell’inaspettato, verso l’autenticità di condividere senza un copione, il suono delle idee in divenire, conversazioni che fanno dimenticare l’esistenza di un pubblico. Fai un salto da noi quando siamo in onda in 46 Canal Street, o consulta il prossimo programma per vedere se siamo fuori sede e stiamo trasmettendo proprio vicino a te.


Link: sfsia.art