Kunsthalle Münster - Münster, Germany
30 / 05 / 2021 - 12 / 09 / 2021

Il nostro mondo si gioca su scala planetaria: è segnato da infrastrutture e luoghi di produzione decentralizzati, flussi logistici che si estendono su tutto il globo e una condizionalità tecnologica collettiva, un complesso materiale di dati e reti di comunicazione globali. Come si possono descrivere e interrogare i processi che avvengono all’interno di strutture così altamente ramificate?

Con Sensing Scale, la Kunsthalle di Münster affronta la questione di come le reti, il traffico di dati e le megastrutture tecnocratiche che operano su scala planetaria si inscrivono nel nostro mondo, come influenzano le nostre vite, il nostro pensiero, le nostre azioni, la nostra cultura visiva e anche la nostra percezione. Sono questi sistemi collegati e interconnessi che Tekla Aslanishvili, Pedro Barateiro, Emma Charles, Geocinema (Asia Bazdyrieva e Solveig Suess), Bahar Noorizadeh e Wolfgang Tillmans esaminano nelle loro opere.

Nella loro preoccupazione per questo particolare soggetto, gli artisti si sono trovati di fronte a interrelazioni difficilmente distinguibili e a grandezze virtualmente incomprensibili. Illuminano intensamente questi sistemi da varie angolazioni e misurano la loro estensione. Analizzando cosa c’è “dietro” le reti, tracciano i loro percorsi sotterranei e in superficie, e rivelano le infrastrutture nascoste della nostra vita quotidiana digitale. Allo stesso tempo, stanno tenendo d’occhio il modo in cui il progresso tecnologico influisce sui sistemi di valori come il tempo, la produttività e il lavoro.

Si pone quindi la questione di come la nuova scala planetaria della società iper-capitalizzata stia alterando la nostra precedente prospettiva sul mondo. Da quali idee consolidate bisogna allontanarsi? Allo stesso tempo, tali grandezze modificate sfidano anche le convenzioni estetiche. Se per molto tempo l’iconica foto “Blue Marble” scattata dall’Apollo 17 è stata vista come un’adeguata rappresentazione della terra, lo storico scatto è stato da tempo sostituito da immagini continuamente aggiornate (immagini esistenti in forma plurale). Si tratta di capire e misurare il pianeta, nonostante siamo intrappolati in processi di produzione di immagini e di significato così come in nuove configurazioni di potere distribuite in tutto il mondo. Concepito come una metafora delle culture dell’immagine globalizzate e interconnesse, il nome del progetto “Geocinema” può essere reso produttivo.

Le infrastrutture tecnologiche trasmettono costantemente ciò che possiamo vedere, sentire e percepire (e ciò che non possiamo vedere, sentire e percepire). È questo tipo di immaginario, direttamente o indirettamente collegato alle megastrutture o generato da esse, che interessa gli artisti e costituisce la base del loro sguardo produttivo. Basandosi su traduzioni del mondo contenute in un enorme accumulo di dati, tratti dalle complesse reti e infrastrutture mediatiche, i sei artisti hanno sviluppato concetti e immagini che sono lontani dall’essere esaustivi.

Eppure, le narrazioni soggettive sottostanti rivelano in modo articolato che influenza determinante ha la tecnologia nel XXI secolo sulla geopolitica e quali reazioni (emotive) è in grado di scatenare. Affrontano, tra l’altro, esperienze affettive con i sistemi di navigazione (Pedro Barateiro, Bahar Noorizadeh), riguardano la percezione sensoriale di cavi, antenne e computer (Emma Charles, Geocinema, Wolfgang Tillmans) e quindi puntano al futuro in modo altrettanto concettuale e scettico (Geocinema, Tekla Aslanishvili).