Si è tenuta a Roma, dal 10 al 12 dicembre 2021, la seconda edizione della mostra diffusa di arte interattiva metropolitana: 1 metro sotto la metro, con sette opere interattive esposte in cinque stazioni della Metro C.  Curato da Arianna Forte e organizzato da Fusolab 2.0, il progetto è stato realizzato in collaborazione con Flyer, ATAC e SIAE, ed è stato promosso da Roma Culture attraverso l’Avviso Pubblico Contemporaneamente Roma 2020-2021-2022, del Dipartimento Attività Culturali.

La metropolitana, uno dei non-luoghi per eccellenza della contemporaneità, dove la natura ibrida organica e inorganica di corpi, identità e dispositivi tecnologici viaggia sulla stessa freccia del tempo. Hackerando tragitti rigidi e predeterminati, gli artisti di 1 metro sotto la metro hanno letteralmente spezzato le caratteristiche funzionali e di controllo dei linguaggi tecnologici presenti nelle stazioni, trasformando il passaggio effimero dei viaggiatori in linguaggi di relazione, in immaginari d’innovazione.

Così, alla fermata San Giovanni, il biglietto acquistato non permette solo di iniziare il proprio itinerario. Inserendolo in Do ut das – Distributore Automatico Storie, ci dona una stampata contenente una selezione tratta dai poemi dei Poeti der Trullo. L’installazione è stata curata da Tamara Ceddi, un collettivo nato nel Fusolab 2.0, che opera per rileggere gli spazi pubblici tramite la ricerca e la sperimentazione tra strumenti tecnologici e analogici, tra network informatici e sociali.

La poesia dunque fa da sfondo al percorso che compie la sua seconda sosta a Pigneto, dove incontriamo l’installazione interattiva site specific di Piero Alfeo. Il compositore e sound artist pugliese indaga come i linguaggi artistici possono guidare e bilanciare le condizioni psicofisiche degli individui, rispetto agli effetti, diretti ed indiretti, che le attività antropiche producono nella coscienza e nell’ambiente. La sua opera Chat with a stranger, situata nel foyer d’ingresso della stazione, offre l’occasione ai passeggeri in corsa di soffermarsi a dialogare tra loro. L’installazione consiste in una chat collettiva che raccoglie messaggi restituendoli in un’ambientazione immersiva e aggregante: una danza interattiva di suoni e forme generati in tempo reale dall’attraversamento dei corpi e dalle caratteristiche dei testi inseriti, con colori che passano dalle atmosfere dell’aurora boreale al sole infuocato.

Chat with a stranger, Pier Alfeo, 2021. Photo: Elisaveta Yudina

Da questo momento in poi, il senso di alienazione tipico delle esperienze di spostamento in metropolitana è abbandonato e con questa attitudine al gioco e alla partecipazione, si scende a Teano. Qui al posto dei tipici esercizi commerciali, possiamo acquistare like e followers su Instagram, appartenenti a degli account falsi,  con Quick Fix, l’installazione di Dries Depoorter, artista belga che riflette criticamente e provocatoriamente intorno a questioni come la privacy online, l’intelligenza artificiale, la sorveglianza e i social media.

Quick fix, Dries Depoorter, 2021. Photo: Elisaveta Yudina

Dopo aver aumentato la propria popolarità fake, è possibile concedersi un’esperienza di espansione corporea e sensoriale distesi nell’installazione di Patrícia João Reis: una poltrona fornita di pareti massaggianti motorizzate che si attivano attraverso l’energia della voce che invoca un OMMM. Il suono dalle bocche dei viaggiatori è catturato da un sensore installato in un casco che abbassa la vista e l’udito di chi lo indossa, per permettere un maggiore rilassamento.

OMMM, Patrícia João Reis, 2021. Photo: Elisaveta Yudina

Con il corpo-mente stuzzicati in modo intimo, interattivo e giocoso, ci si addentra in Sensible di Bram Snijders, media artist olandese del collettivo Deframe. La sua opera è una doccia di luce e suoni, al limite tra la dimensione virtuale e il mondo fisico, che permette di fluttuare tra spazio fisico e digitale giocando tra la consistenza del primo in opposizione alle impercettibilità del secondo, per abitarli simultaneamente e creativamente.

Sensible, Bram Snijders, 2021. Photo: Elisaveta Yudina

A seguito di queste esperienze, a Mirti gli spetta-autori sono pronti a prendere il comandando della metropolitana, della capitale e del mondo intero, grazie al lavoro del giovanissimo Creative Technologist Shaune Oosthuizen, che opera all’intersezione tra arte, tecnologia e design per esplorare nuove forme di interazione uomo-macchina. La sua installazione, All Hail the Deepfake, si presenta come un sistema complesso di specchi, schermi e videocamere che, dotato di un’intelligenza artificiale, è in grado di trasformare i volti di chi si specchia in figure pubbliche di spicco: siamo Mario Draghi, Greta Thunberg e Mark Zuckerberg. Possiamo fargli pronunciare le nostre idee e fargli compiere le azioni che vogliamo!

All Hail the Deepfake, Shaune Oosthuizen, 2021. Photo: Elisaveta Yudina

Il viaggio termina alla stazione Gardenie dove i sistemi di riconoscimento facciale non servono più a controllare il traffico degli esseri umani in metro, ma per generare melodie al pianoforte con le emozioni dei volti, grazie all’intervento di Mixed-Feelings di Filipe Vilas-Boas, artista portoghese concettuale che esamina criticamente e ironicamente i nostri tempi ipermoderni e più in particolare la nozione di progresso tecnologico.

Ironia, gioco, sostenibilità e innovazione sono le chiavi che hanno aperto le rotte di questa navigazione, ma, oltre alla mostra, due workshop presso i locali del Fusolab 2.0 hanno contribuito a dare spessore alla manifestazione con un forte messaggio d’inclusione dedicato al loro ruolo delle donne e delle artiste di sesso femminile all’interno della società dell’innovazione scientifica e tecnologica, con un ulteriore attenzione alle tematiche di genere per il superamento di ogni forma di paura e discriminazione, anche attraverso la promozione delle tecnologie open source e delle arti dei nuovi media.

Il primo evento formativo Body Sonification è stato tenuto da Patricia J. Reis, che ha condotto i partecipanti alla scoperta delle proprietà elettromagnetiche del corpo “sonificandole” con alcuni materiali conduttivi e degli Arduino Nano. La media artist di origini portoghesi e attiva in Austria presso il Mz*Baltazar’s Lab, considera la costruzione di circuiti come una ricerca artistica dove praticare l’hacking inteso come cura, una sorta di “(self)care and repairing” che dal corpo umano si sposta verso l’ambiente.  Insieme ad altre hackers femministe promuove la creazione dell’hardware femminista, un tipo di hardware etico, vale a dire creato in condizioni di lavoro equo, senza danneggiare l’ambiente ed evitando catene di prodotti legati all’estrazione mineraria, con l’utilizzo di parti elettroniche autoprodotte e riciclate.

A seguire, Coded Bodies di Giulia Tomasello, interaction designer di origini italiane, opera nell’ambito delle wearables technologies e dei tessuti biologici, con particolare riferimento al benessere intimo femminile. Durante il suo workshop i partecipanti hanno appreso le basi della biotecnologia indossabile attraverso tecniche di Do It Yourself – DIY e hanno realizzato alcuni sensori elettronici in tessuto e in bio-plastica.  Giulia Tomasello è certamente un esempio virtuoso per le donne che si affacciano al mondo dell’innovazione. La designer opera per il raggiungimento dell’autodeterminazione del benessere per se stesse e le comunità in cui si vive: la definisce Girl Biophilia, una sorta di pratica di addomesticamento della biotecnologia per il controllo della cura di sé, attraverso la partecipazione delle donne alla cultura scientifica e tecnologica.

Coded bodies, Giulia Tomasello, 2021. Photo: Elisaveta Yudina

In conclusione, non si può fare a meno che complimentarsi con il team che coraggiosamente ha realizzato questa edizione, svoltasi interamente in presenza, con l’augurio che la prossima mostra, in programma nel 2022, sia la nascita di una pratica permanente e continua all’interno del tessuto sociale ed economico coinvolto.


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